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In caso di incidente alla base-appoggio per sommergibili nucleari

La doccia e la pillola

Sarà reso noto il piano per evacuare l'isola


LA MADDALENA Forse dopo tanti anni di misteri, i maddalenini conosceranno finalmente il mitico piano di emergenza che in caso di incidente della base appoggio per sommergibili nucleari che si ritrovano in casa dal '72, dovrebbe consentir loro di salvare la pelle. Sempre ovviamente che il malaugurato e mai auspicabile incidente, sia di proporzioni modeste. Altrimenti, almeno a dar retta alle pochissime indiscrezioni filtrate in tutto questo tempo, ci sarebbe comunque da stare poco allegri. La chiave per aprire la cassaforte del prefetto che fino ad ora ha custodito i famosi manuali dalla copertina rossa (l'altra copia è in mano alla Marina militare), è la decisione della prefettura di Sassari di consegnare al sindaco di Porto Torres il piano di sopravvivenza legato ai rischi degli impianti petrolchimici della zona. Un piano con carte planimetriche dei punti più pericolosi, schede tecniche, istruzioni alla gente per i primissimi adempimenti. Il comitato tecnico regionale ne ha chiesto ora la massima diffusione a iniziare dalle scuole, d'accordo con il Provveditorato agli studi.

In questo senso si è mosso nei giorni scorsi anche il sindaco di La Maddalena Pasqualino Serra, che pare abbia avuto finalmente risposte positive. Anche se per la verità il piano maddalenino che neppure i sindaci isolani sono mai riusciti a sbirciare, non è che contenga, stando ai si dice, istruzioni tanto complicate da esigere il top secret. Da sempre infatti si parla di una doccia per lavare via eventuali radiazioni, di una pillola capace di limitare i danni e da assumere nel più breve tempo possibile. Chi custodisca il medicinale sufficiente per sedicimila persone invece non lo sa nessuno, se i medici, i farmacisti, i militari o chissà chi. Il clou dell'operazione dovrebbe essere poi l'imbarco della popolazione su tutti i natanti disponibili per allontanarsi dalla zona contaminata a tempo di record. Illazioni o istruzioni nero su bianco, lo si saprà fra poco. A circa 24 anni di distanza dall'installazione della base e dopo migliaia di sollecitazioni inascoltate. Troppo spesso da parte del Governo, ma anche dei militari, si è risposto alle richieste con un ottimismo forse degno di miglior causa sulle presunte garanzie di sicurezza che escluderebbero a priori incidenti gravi. Ma, come scriveva Salvatore Sanna nel 1984 «gli insuperabili problemi che pongono le inadempienze e le omissioni circa le garanzie di sicurezza ecologica e sanitaria in relazione alla base nucleare», restano tutt'oggi nella testa della gente. Abituata a convivere con l'inquietante presenza ma convinta che l'imponderabile può essere dietro l'angolo. Un pessimismo ampiamente giustificato dalla cortina fumogena che per troppo tempo ha circondato nave appoggio e missili quando addirittura ne veniva smentita la presenza sui sottomarini.

Per le conferme ufficiali e a portata di opinione pubblica si arrivò fino al 1984 quando sulla rivista "Panorama Difesa" comparve una nota in cui si affermava: «A prescindere dai Tomahawk che nella versione land-attack diverranno operativi nell'U. s. Navy a partire dalla metà del 1984, l'attuale gamma di armamento disponibile comprende anche missili antisom Subroc». Oltre a precisare che «sui primi 33 battelli della classe Los Angeles sono disponibili per l'impiego dell'armamento, quattro tubi lancia siluri da 533 millimetri situati nella zona prodiera, due a dritta e due a sinistra dello scafo e orientati verso l'esterno visto che l'installazione prodiera tradizionale è resa impossibile sulla classe Los Angeles come anche sui precedenti battelli del tipo Sturgeon dalla posizione del trasduttore principale del sonar, una grossa struttura sferica che occupa interamente l'estremità anteriore dello scafo.

 
TINA SULAS

 

13-04-96

LA MADDALENA: In caso di incidente alla base-appoggio per sommergibili nucleari

La doccia e la pillola

Sarà reso noto il piano per evacuare l'isola


LA MADDALENA Forse dopo tanti anni di misteri, i maddalenini conosceranno finalmente il mitico piano di emergenza che in caso di incidente della base appoggio per sommergibili nucleari che si ritrovano in casa dal '72, dovrebbe consentir loro di salvare la pelle. Sempre ovviamente che il malaugurato e mai auspicabile incidente, sia di proporzioni modeste. Altrimenti, almeno a dar retta alle pochissime indiscrezioni filtrate in tutto questo tempo, ci sarebbe comunque da stare poco allegri. La chiave per aprire la cassaforte del prefetto che fino ad ora ha custodito i famosi manuali dalla copertina rossa (l'altra copia è in mano alla Marina militare), è la decisione della prefettura di Sassari di consegnare al sindaco di Porto Torres il piano di sopravvivenza legato ai rischi degli impianti petrolchimici della zona. Un piano con carte planimetriche dei punti più pericolosi, schede tecniche, istruzioni alla gente per i primissimi adempimenti. Il comitato tecnico regionale ne ha chiesto ora la massima diffusione a iniziare dalle scuole, d'accordo con il Provveditorato agli studi.

In questo senso si è mosso nei giorni scorsi anche il sindaco di La Maddalena Pasqualino Serra, che pare abbia avuto finalmente risposte positive. Anche se per la verità il piano maddalenino che neppure i sindaci isolani sono mai riusciti a sbirciare, non è che contenga, stando ai si dice, istruzioni tanto complicate da esigere il top secret. Da sempre infatti si parla di una doccia per lavare via eventuali radiazioni, di una pillola capace di limitare i danni e da assumere nel più breve tempo possibile. Chi custodisca il medicinale sufficiente per sedicimila persone invece non lo sa nessuno, se i medici, i farmacisti, i militari o chissà chi. Il clou dell'operazione dovrebbe essere poi l'imbarco della popolazione su tutti i natanti disponibili per allontanarsi dalla zona contaminata a tempo di record. Illazioni o istruzioni nero su bianco, lo si saprà fra poco. A circa 24 anni di distanza dall'installazione della base e dopo migliaia di sollecitazioni inascoltate. Troppo spesso da parte del Governo, ma anche dei militari, si è risposto alle richieste con un ottimismo forse degno di miglior causa sulle presunte garanzie di sicurezza che escluderebbero a priori incidenti gravi. Ma, come scriveva Salvatore Sanna nel 1984 «gli insuperabili problemi che pongono le inadempienze e le omissioni circa le garanzie di sicurezza ecologica e sanitaria in relazione alla base nucleare», restano tutt'oggi nella testa della gente. Abituata a convivere con l'inquietante presenza ma convinta che l'imponderabile può essere dietro l'angolo. Un pessimismo ampiamente giustificato dalla cortina fumogena che per troppo tempo ha circondato nave appoggio e missili quando addirittura ne veniva smentita la presenza sui sottomarini.

Per le conferme ufficiali e a portata di opinione pubblica si arrivò fino al 1984 quando sulla rivista "Panorama Difesa" comparve una nota in cui si affermava: «A prescindere dai Tomahawk che nella versione land-attack diverranno operativi nell'U. s. Navy a partire dalla metà del 1984, l'attuale gamma di armamento disponibile comprende anche missili antisom Subroc». Oltre a precisare che «sui primi 33 battelli della classe Los Angeles sono disponibili per l'impiego dell'armamento, quattro tubi lancia siluri da 533 millimetri situati nella zona prodiera, due a dritta e due a sinistra dello scafo e orientati verso l'esterno visto che l'installazione prodiera tradizionale è resa impossibile sulla classe Los Angeles come anche sui precedenti battelli del tipo Sturgeon dalla posizione del trasduttore principale del sonar, una grossa struttura sferica che occupa interamente l'estremità anteriore dello scafo.

 
TINA SULAS

 

 

 

 

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