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La Nuova Sardegna - 10 - 12 2002

La Maddalena
Da sinistra
no alla Base

LA MADDALENA. I Ds sono molto decisi, contro la base americana della Maddalena. Non semplicemente contro il potenziamento. Contro e basta. Scavalcano a sinistra Rifondazione. Cogodi ha uno spaesamento dopo il discorso di Cugini. Un ex sindaco democristiano, Pasqualino Serra, dice loro, a mo' di slogan pubblicitario: «Quando governo, americani Ok. Quando opposizione, americani go home». Serra, solitamente ben informato, alla fine dell'intervento aggiunge: «Sento dire che il porto canale di Cagliari finirà per ospitare navi militari. Nato o americane. Indagate».
La mattina di lunedì, la sala consiliare del municipio, semipiena. È, nella convocazione, l'assemblea degli eletti dell'Ulivo sardo, dei consiglieri regionali e dei parlamentari del centrosinistra, l'Ulivo più i sardisti e Rifondazione. L'iniziativa era annunciata così, di centrosinistra, unitaria. Ma i Ds restano per tutta la mattina i soli dell'Ulivo, con i comunisti italiani. La Margherita nel pomeriggio dirà con una nota ufficiale di Piazza del Gesù (l'addetto stampa è un giovane maddalenino): «Noi non c'entriamo niente, i Ds hanno fatto tutto da soli, comunque senza di noi».
Mancano anche i parlamentari di casa e di partito, manca il senatore tempiese, Murineddu. Manca Gianni Nieddu, senatore ds, membro della commissione difesa del senato. Si prenderà un rimbrotto, per essersi dichiarato soddisfatto qualche giorno fa, della risposta di un sottosegretario all'interrogazione sul potenziamento della base Usa alla Maddalena. «Si può essere soddisfatti delle bugie?», ha chiesto Salvatore Sanna. Sanna, ex membrod el Comitato misto paritetico contro le servitù militari, ha ribadito ieri: «La base di Santo Stefano è già tutto quello che gli americani vogliono che sia. È già stata raddoppiata, triplicata, quadruplicata rispetto a trent'anni fa. Nel mistero, avvolta dai segreti, sarà di nuovo quel che vogliono loro».
C'è il vertice regionale del partito Ds: il segretario Cugini e l'ex, Emanuele Sanna, con tre altri consiglieri regionali, Giacomo Spissu, Antonio Calledda, Silvio Lai. La schiera di amministratori locali, dall'ex sindaco ed ex senatore Mario Birardi al capo dell'opposizione oggi in consiglio comunale, Pierfranco Zanchetta. Ci sono per Rifondazione il segretario regionale Valentini e quella federale gallurese Gabriella Mulas, con Luigi Cogodi. Per il Pdci lo storico Pietro Doneddu.
Sono, tutti questi ultimi, sorpresi dalla spinta dei Ds così nettamente antimilitarista. Li vedono avvicinarsi così vistosamente alle loro posizioni, sembra ricostituirsi il vecchio Pci anti-atlantico, quello del 1972 contro il patto segreto di Andreotti con il governo Usa che ha messo in mora da allora la sovranità maddalenina sulla Maddalena.
Cugini dice che nel programma del suo partito, dai prossimi giorni, entrerà la contestazione della presenza Usa nell'arcipelago, perché incompatibile con i progetti di sviluppo, inconciliabile con il parco, con il turismo, l'ambiente, la Gallura e il suo profilo. Giacomo Spissu ed Emanuele Sanna, pongono il primo una questione di "potere concorrente" fra regione e stato in materia di uso del territorio («Non si possono saltare le popolazioni nella programmazione dell'uso del territorio»); il secondo, Sanna, dice: «Riapriamo una battaglia generale, del popolo sardo, anche se la maggiroanza tace, a Cagliari, e tace qua alla Maddalena».
Il no al potenziamento della base di Santo Stefano è netto anche dall'altra parte della sala, dove siedono i rappresnetati di Rifondazione, del Pdci e di "Gettiamo le basi". «Alla vigilia di una guerra contro l'Iraq, La Maddalena entra nel gioco bellico degli Usa al quale l'Italia non deve partecipare, non può partecipare», ha detto Valentini.
Cosa opporre ai progetti degli Usa? Schiena dritta delle istituzioni regionali, contrattazione con il governo italiano. Così dice Birardi («C'è già un tavolo aperto, sulla dismissione dell'arsenale militare italiano, quella è una sede»). Così dice il suo predecessore, Pasqualino Serra. Netto è il no di Giuseppe Deligia, era il sindaco Dc di trent'anni fa. «Subimmo quella scelta, per ragioni magari valide allora. Ma ora che il mondo è cambiato, che pensavamo di avere scelto noi un certo sviluppo non solo militare, cercano di imporci di nuovo un disegno che non ci appartiene». Gian Piero Scanu, ex sindaco di Olbia, dal versante degli ex Dc di governo, chiede agli americani: «Fateci una proposta di pace, per l'arcipelago: una Silicon Valley gallurese. O è solo la guerra la prospettiva?».
Qual è l'opinione corrente, nell'isola popolata di più di tremila militari Usa? Dice Serra: «Non so. L'opinione la fanno i venditori di foccacce. E chi sa parlare e spiegare più le cose a questa città che dorme e subisce?». Finisce la riunione. Pierfranco Zanchetta dice: «Non mi sento più solo». All'una i consiglieri regionali se ne vanno. Sul traghetto, stravaccati sui sedili, alcuni militari in mimetica e anfibi, con le loro donne. Tornano a casa. Palau.

 

 

 

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