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L'Unione Sarda 03 Febbraio 2003

Mentre nelle isole di Caprera e Spargi si contano centinaia di suini
Vietati i cani da caccia: doppiette contro il Parco
Per la battuta al cinghiale l’Ente proibisce l’utilizzo della muta ed esplode la rabbia dei 200 iscritti alle associazioni venatorie

La Maddalena Salta il calendario per la battuta al cinghiale ed esplode la rabbia delle doppiette. Un protesta durissima quella di 200 cacciatori contro il Ministero dell’Ambiente e l’Ente Parco che hanno vietato l’uso dei cani. «Una norma assolutamente incredibile - dicono in coro i cacciatori di La Maddalena -. Com’è possibile pensare che si possa fare l’abbattimento selettivo dei cinghiali che infestano Caprera e la nostra isola, senza i cani che ci aiutano a stanarli?». Senza muta al seguito (oppure con i cani al guinzaglio), quindi, nulla da fare.
Emergenza ambientaleIl braccio di ferro tra associazioni venatorie (200 iscritti, tra questi 70 alla Federcaccia, 25 al “Lasc” e una cinquantina a “Cpa”) e il Parco ha portato a una situazione di paralisi, sicché le quattro giornate previste in calendario - 18, 23, 25 e 30 gennaio - sono saltate tutte. E intanto si acuisce l’emergenza ambientale causata dal grande numero di cinghiali a Caprera e a Spargi. Secondo un rilevamento fatto dagli stessi cacciatori solo a Caprera vivrebbero non meno di 150 cinghiali, mentre le stime più pessimistiche parlano di 250, 300 capi. Un vero flagello per la flora e la fauna stanziale.
Abbattimento selettivoIl problema nasce dunque dalla scelta delle tecniche per intraprendere l’eliminazione selettiva degli animali. Categorici i cacciatori: «Nelle zone protette, come il Parco nazionale dell’Arcipelago, non si può certo parlare di caccia perché è assolutamente vietata, semmai di abbattimento selettivo che deve avere le sue regole, certo. Ma non tali da costringerci a restare a casa. È assolutamente impossibile una caccia senza cani», ripetono in coro». Senza cani al seguito, insomma, non se ne discute nemmeno. Ormai tuttavia le cose sono giunte ad un punto tale che non è più possibile tergiversare: la presenza dei suidi è talmente pressante, specie nell’isola di Caprera (ma anche nell’isola di La Maddalena, evidentemente individui isolati sono riusciti a passare sul ponte e portarsi nell’isola madre dove si sono moltiplicate) che una soluzione per il ridimensionamento della popolazione diventa un impegno pregiudiziale. Gli incontri ravvicinati tra cinghiali e visitatori non si contano più, ma il danno principale gli animali lo stanno recando alla vegetazione bassa e alle specie, come i conigli, che sono quasi del tutto scomparsi o ai nidiacei di specie volatili. Altri cacciatori parlano di sicurezza. «Nessuna battuta può essere intrapresa senza che vi sia la sicurezza per i cacciatori impegnati e, ovviamente, per la popolazione che abita nell’isola di Caprera». Proprio il problema della sicurezza non aveva permesso, due anni fa, di usare i fucili nel primo esperimento di cattura degli animali. Si deve tener conto, tra l’altro, della presenza umana nel borgo di Stagnali.
L’esperimentoNel novembre del 2001 sotto la supervisione del Parco nazionale e del biologo olandese Helmut Schenk, venne perciò avviata la cattura, (con sei gabbie-trappola), dei capi ammansiti per via di un continuo contatto coi turisti, per i quali erano diventati un’attrazione. Allora ne furono catturati 22, quasi tutti piccoli e praticamente inoffensivi.
La protesta«Un palliativo per far fuori gli animali più miti», dissero subito i cacciatori che non avevano partecipato all’operazione, convinti che per stanare i cinghiali davvero selvatici e protetti dal sottobosco dei roccioni impenetrabili come Teialone, Candeo, Messa del Cervo o Punta Galera, occorra ben altro che allettante cibo dentro la gabbia. «Ci vuole addestramento per cani e per uomini Ñ affermano convinti Ñ e in particolare sicurezza per noi e per gli altri». A ragione. Caprera, abbandonate le postazioni militari dal 1975 è ormai diventata impenetrabile per almeno due terzi del territorio: un habitat ideale per i cinghiali che possiedono mille nascondigli e mille anfratti per sfuggire all’inseguimento. Figurarsi se si può andare alla loro ricerca senza cani come vorrebbero le norme ministeriali. Proposte? «Non ne abbiamo Ñ concludono i cacciatori Ñ ci deve pensare il Parco. Attendiamo nuove disposizioni, poi ne riparleremo».

Francesco Nardini

 

 

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