La Nuova Sardegna 06 febbraio 2003
Salvi grazie a una boccata
d'ossigeno
La camera
iperbarica della Maddalena
provvidenziale per una famiglia intossicata
l.d.
LA MADDALENA. Se non fosse stato per la tempestività del 118, una famiglia
avrebbe probabilmente perso la vita. Una corsa in piena notte, alla 1,30 tra
mercoledì e giovedì, per raggiungere la camera iperbarica dell'ospedale Paolo
Merlo della Maddalena. Mamma e tre fratellini erano rimasti intossicati da
ossido di carbonio nella loro casa di Badesi, mentre guardavano un programma
televisivo. Ad accorgersi di tutto, il padre che era in un'altra stanza e che è
riuscito a chiamare i soccorsi. I medici sono intervenuti subito e hanno
prestato le prime cure. Poi è stata una lotta contro il tempo.
Tutti, infatti, mostravano sintomi neurologici importanti: in più nausea,
vomiti ed irritazione cerebrale. Un bambino, poi è rimasto privo di sensi. Non
appena arrivati all'ospedale sono stati trattati in camera iperbarica e dimessi
nella prima mattinata di ieri dopo che la situazione era sotto controllo. «Siamo
dovuti ricorrere a questo tipo di cure - spiega il primario Carlo Randaccio -
perchè la percentuale di ossido di carbonio superava un certo livello di
pericolo. Lo abbiamo fatto proprio per evitare quelle che possono essere delle
conseguenze neurologiche che capitano a distanza anche di un mese. Quando poi i
valori si sono ridotti al minimo abbiamo dimesso i pazienti».
Il centro iperbarico del Paolo Merlo è uno dei due di tutta la Sardegna che è
autorizzato ad operare in regime di urgenza e terapia insieme a quello
dell'ospedale Marino di Cagliari.
«Solo due centri, però - ha osservato Randaccio - sono insufficienti perché
il lavoro qui è tanto. Per quanto riguarda l'isola spesso ci troviamo a dover
lottare per l'esiguità dei posti letto che sono solo trentanove, tanto da dover
rinunciare alle richieste esterne, oppure mettere i pazienti in attesa. Facciamo
mediamente dai 15 ai 18, anche 25 urgenze di malattia da decompressione, ma non
solo nella stagione estiva. Ad esempio, una settimana fa c'è stata un' urgenza
dall'isola di Tavolara da parte di un subacqueo che era in difficoltà a 48
metri ed è stato trattato qui».
Ma le grosse difficoltà si vedono quando insieme capitano diversi incidenti.
Infatti il reparto è costituito da soli due medici anestesisti: Carlo Randaccio
e Fausto Scotto; tre infermiere professionali Carla Curreli, Alessandra Mameli e
Rosalba Lubino; due tecnici Gianni De Roberto e Antonello Masu. Le cifre
comunque parlano chiaro: nell'anno appena trascorso sono stati effettuati circa
1530 sedute di ossigeno-terapia iperbarica, 45 sedute di malattia della
decompressione da incidente subacqueo, 15 urgenze fra cui la cangrena gazzosa,
dello scroto, l'intossicazione di ossido di carbonio e tante altre patologie.
«Non è assolutamente poco - conclude dottor Carlo Randaccio il primario - se
si pensa che l'altro centro iperbarico ha a disposizione ben altre risorse in
termini di personale, con 11 tecnici, sette infermieri e diversi medici. Questo
significa che, anche se siamo in periferia, riusciamo a mandare avanti con
serietà e competenza determinate attività. Noi auspichiamo di diventare almeno
tre anestesisti per poterci concedere la possibilità di corsi di aggiornamento
o altro. E la stessa cosa vale per gli infermieri e i tecnici».
Andrea Nieddu
BREVI
LA MADDALENA
Sempre più buche
nelle strade
«Non è possibile che le strade debbano essere lasciate in queste condizioni».
E' una frase che ormai rimbomba ogni giorno nelle orecchie degli amministratori
per come la circolazione stia diventando disagevole e pericolosa. Nonostante
questo le buche aumentano sempre più a causa delle piogge e nessuno prende
provvedimenti.
LA MADDALENA
«Assurdo pagare
il parcheggio»
I quattro autisti della scuolabus del comune della Maddalena sono alquanto
perplessi. Raccontano: «Dopo essere stati convocati dal sindaco per discutere
sulla questione degli alunni e quant'altro occorre per il loro trasporto, dopo
essere rimasti a coloquio il tempo necessario ed essere ritornati nel parcheggio
a pagamento perché dalle altre parti non vi era posto, ci siamo visti costretti
a pagare la sosta perché il proprietario ha negato che vi siano posti
riservati, alle auto dell'amministrazione cioè al pullman dello scuolabus:
francamente ci è sembrata un'assurdità. Per carità, abbiamo pagato, ma si
trattava pur sempre di un servizio per la cittadinanza».