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L'Unione Sarda 09 Febbraio 2003

La prefettura lo consegnerà al sindaco tra due mesi
Emergenza nucleare: il piano sarà pubblico

La Maddalena Il piano di evacuazione, tormentone degli ultimi venticinque anni di presenza americana nell’isola, non è più top secret. O almeno non lo sarà tra due mesi, il tempo di stralciare la parte militare che giocoforza resterà riservata, mettere a punto quella sanitaria, rendere il tutto comprensibile alla popolazione che quel piano, nel malaugurato caso di incidente nucleare, dovrebbe tutelare. Parola di sindaco.
La notizia arriva all’indomani di un analogo provvedimento adottato a La Spezia che pure con il nucleare ha meno frequentazione dell’arcipelago, sede di una nave appoggio per sommergibili a propulsione atomica. Ma, assicura Rosanna Giudice, è solo una coincidenza. «Sono sindaco da otto mesi e da quando ho messo piede in quest’ufficio mi sono preoccupata di sapere cosa contenesse il piano di evacuazione, - spiega - e mi ha molto preoccupata sapere che nessuno dei miei predecessori ha mai conosciuto una riga di quanto contenuto nel documento della prefettura».
Un piano talmente segreto da far dubitare della sua effettiva esistenza. E le poche cose saltate fuori, fondate o leggende metropolitane che siano, si collocano a metà tra il ridicolo e l’inquietante. Si è parlato di una misteriosa pilloletta per ridurre la radioattività (ma dove si trova?) e di abbondanti docce (con quale acqua?).
Troppo poco per Rosanna Giudice che, all’indomani della sua elezione, è andata alla carica con la prefettura. «Ho chiesto di conoscere nei dettagli il piano e qualche mese fa la situazione si è finalmente sbloccata. Ci sono già da tempo delle sottocommissioni al lavoro che stanno preparando il documento. Ieri, dopo le notizie da La Spezia, ho telefonato chiedendo un termine preciso e mi hanno parlato di due mesi». Tanto lavoro fa intuire che il famoso piano, non doveva essere poi tanto pronto ed efficiente.
Nella città ligure è stato il prefetto Luigi Piscopo che ha chiesto ed ottenuto dalla presidenza del Consiglio dei ministri il declassamento da segreti a liberi dei piani di evacuazione. Il documento, quattrocento pagine, è stato messo a punto da un gruppo di lavoro tecnico, composto da militari, esperti nazionali di nucleare, tecnici di Asl e Comune. Ora sarà studiato dall’amministrazione e poi comunicato, secondo varie forme, alla popolazione. In caso di allarme si interverrà anche con gli sms. Anche perché un piano sconosciuto non può svolgere un efficace ruolo di prevenzione.
A La Spezia si parla di esercitazioni che coinvolgeranno migliaia di persone. Esempio che pensa di seguire anche Rosanna Giudice. Che ha qualche problemino in più di La Spezia. «Anzitutto questa è un’isola e la prima cosa che voglio sapere è come dev’essere organizzata un’eventuale evacuazione - spiega - mica noi ce ne possiamo andare in macchina e solo per il traghettamento ci vogliono quindici minuti. E poi è fondamentale sapere come ci si deve comportare con i ragazzini delle scuole, i malati negli ospedali, le fasce deboli. Sono tutti problemi che un sindaco non si può non porre quando il suo comune ospita una base militare dell’importanza della nostra».
La questione era stata posta con forza anche dal capogruppo d’opposizione Pierfranco Zanchetta durante il Consiglio comunale dedicato all’ipotesi di rafforzamento della base americana. «Qui è rimasto tutto come nel 1972 - spiega - nessuno sa cosa sia esattamente previsto».
Ma i più tenaci sostenitori della trasparenza sui piani di evacuazione, finora sono stati gli ambientalisti. Il Wwf Gallura aveva chiesto ufficialmente una copia del piano alla prefettura nell’ottobre del 2000. L’associazione ambientalista aveva fatto riferimento a precise norme legislative e alla direttive dell’Euraton in materia di radiazioni ionizzanti. In particolare, aveva sostenuto leggi alla mano, «le informazioni previste devono essere fornite alle popolazioni senza che le stesse debbano farne richiesta. I dettagli devono essere accessibili al pubblico sia in condizioni di normalità che di preallarme o di emergenza radiologica». La risposta? È arrivata dopo molti mesi e parecchi solleciti. «La Prefettura alla fine ci ha risposto che i piani sono segreti e tali devono rimanere», spiega Paola Buioni. Ora pare abbiano cambiato idea. Ma la certezza arriverà solo tra qualche mese quando quel piano, atteso da un quarto di secolo, arriverà sul tavolo del sindaco.

Caterina De Roberto

 

 

 

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