| Torna a: Altre storie sull'Arcipelago |
|
Il colera a La Maddalena
L'insorgere delle epidemie che nel secolo scorso imperversavano nei paesi del Mediterraneo e le salvaguardie sanitarie che dovettero essere adottate per scongiurare i pericoli di contagio, specialmente negli scali marittimi, resero particolarmente difficile la vita delle popolazioni costiere ed in particolare di quelle isolane la cui sopravvivenza è legata al mare. Le lunghe contumacie che le navi dovevano scontare al loro arrivo nei porti rendevano difficili gli approvvigionamenti e spesso le comunità isolane, se non avevano qualche risorsa locale, restavano prive delle derrate essenziali per intere settimane e in tali occasioni la popolazione maddalenina corse sempre seri pericoli perché, a fronte delle pur rigide norme che regolavano gli approdi, frequenti erano gli sbarchi clandestini dei contrabbandieri ed ancor più frequenti gli arrivi di navi corsare al servizio di potenze straniere. Pur tuttavia l'isola, malgrado le discrepanze sull'osservanza delle salvaguardie sanitarie, fu fortunata; Il cielo la tenne sempre immune dalle grandi epidemie di peste e febbre gialla del settecento e dei primi dell'ottocento ed in particolare dal "Cholera Morbus" del 1835 che decimò intere comunità costiere. Ma il cielo non liberò l'isola dall'epidemia di colera del 1854, ricomparsa con maggior virulenza l'anno successivo in quasi tutto il nord della Sardegna ed in particolare a Sassari dove i morti, furono oltre cinquemila. Non Sappiamo quanti furono i morti a La Maddalena, ma certamente come traspare da una lettera inviata al sindaco Giò Leonardo Bargone dall'intendente provinciale di Tempio il 31 agosto 1854, la situazione non doveva essere rosea. E a soffrirne maggiormente erano i più poveri che, colti dal morbo, si trovavano nell'impossibilità di lavorare e quindi di procacciarsi il necessario per sopravvivere e curarsi. Il Bargone per venire in soccorso alla popolazione afflitta dalle privazioni, e ritenuto che i maddalenini ricchi non erano stati affatto generosi nei confronti di quelli poveri, aveva fatto ricorso all'intendente, che, il 31 agosto 1854, sia pure in maniera singolare, era venuto in aiuto degli isolani. "La deplorabile situazione di codesto luogo - scrive l'intendente al sindaco - ove è scoppiato e infierisce il Cholera Morbus, stato ormai dichiarato tale, come rivelasi dal rapporto del Dr. Tamponi, sta sommamente a cuore dello scrivente, il quale in vista della mancanza di mezzi di codesta comunità, e della nessuna offerta privata si è determinato di inviare al Sig. Sindaco di Maddalena la somma di lire trecento da erogarsi nei bisogni attuali, massime a beneficio della classe povera". La premurosa sovvenzione dell'intendente non era però a titolo grazioso; egli infatti, aggiungeva che la somma inviata sarebbe dovuta in seguito essere restituita. A sobbarcarsi gli oneri di quelle tristi giornate non fu però il sindaco Bargone, anche lui colpito dal morbo, ma il consigliere Nicolò Susini chiamato ad assumerne le funzioni. E l'intendente, venuto a conoscenza dell'impegno da lui profuso, non mancò, visto che almeno quelli non costavano nulla, di tributarli sperticati elogi. Anche La Maddalena, dunque, malgrado tutte le cautele sanitarie adottate, dovette pagare, con grave perdita di vite umane, lo scotto di una delle tante temibili epidemie oggi fortunatamente scomparse o quanto meno sopite.
|
| Torna a: Altre storie sull'Arcipelago |