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VELI D’ACQUA

 

STORIA DELLE ISOLE INTERMEDIE DAI PRIMI POZZI ALLE CONDOTTE SOTTOMARINE

 

A cura di Gian Carlo Tusceri

                      

 

L’isola di cui Gian Carlo Tusceri parla non può essere confusa con nessun’altra al mondo. Essa è, per l’isolano delle Bocche, la madre, la sorella, la matrigna e l’amante. E’ “ l’isola “ o addirittura “ lo scoglio “. Quando un isolano delle Bocche cita “ l’isola “, nessuno può dubitare che si parli di qualcosa di diverso della sua terra.                                                         

                     

Premessa.  

Il problema dell’approvvigionamento dell’acqua potabile è insito nello stesso concetto dell’isola, “ immersa “ nel contesto meteorologico e nel sistema geofisico delle terre che fanno quasi da ponte tra la Corsica e la Sardegna.

Merito dell’autore di questo prezioso lavoro, fondato quasi esclusivamente su documenti inediti e sulle opere ormai classiche che riguardano l’arcipelago, è quello di aver intuito che, ripercorrendo con cura adeguata la storia dell’approvvigionamento idrico, si sarebbe ricostruita la storia dell’evoluzione civile della comunità maddalenina, coi suoi pregi e coi suoi difetti, ma soprattutto coi suoi complessi problemi di sempre.

Ciò che state per leggere è una semplice sintesi di un’opera vastissima di prossima pubblicazione che Gian Carlo Tusceri ha voluto concederci grazie ad una vecchia e sincera amicizia. Una primizia, quindi, di inestimabile valore, una anticipazione inedita esclusiva per questo sito.

 

 

L'isola delle Bocche.

 

L'isola sorge tra la Corsica e la Sardegna, nel centro del Tirreno, contornata da un arcipelago,  in una zona dal clima particolarmente mite, battuta a lungo dai venti. Il maestrale e il ponente, tenendo sgombro il suo cielo dalle nubi, scuotono nelle campagne le fronde dei corbezzoli, dell'erica, dei ginepri selvatici e asciugano implacabili, più dello stesso sole, ogni goccia d'acqua che cade dal cielo o che può scaturire, per un indecifrabile gioco dei flussi sotterranei, dalle viscere della terra. Essendo l’isola costituita da una massa granitica di circa venti chilometri quadrati,  con una sola collina sui centocinquanta metri di altezza, non è in grado di trattenere le piogge, soprattutto quelle torrenziali. Queste sostano per breve tempo sullo scarso manto superficiale di terra, per poi correre velocemente verso il mare negli alvei scavati nei millenni, là, dove la crosta granitica è meno compatta e addirittura friabile sono, questi corsi d'acqua, le vadine ad andamento torrentizio che pur non costituendo un capitale idrico controllabile, alimentano da secoli, nell'isola, piccole sorgenti, dopo essersi disperse in parte sotto terra, ed aver incontrato nel granito sacche e fenditure superficiali, che ne rallentano soltanto per breve tempo il deflusso verso il mare.

Dei torrentelli che scorrono in questa terra, degno di nota è il fosso Zanioli, affluente di destra del Vena Longa, che riceve a sinistra il fosso di Valle Gambino. Il fosso d'acqua di Ferrante e il fosso d'acqua di Stefano, nell'isola di Caprera, costituiscono la sua risorsa principale. Questa isola, da oltre un secolo, può considerarsi, dal punto di vista idrico, complementare all'isola madre, essendo a questa legata ormai indissolubilmente mediante una diga - ponte di alcune centinaia di metri. Per la descritta natura del suolo, dunque, non si trovano, all'interno dell'isola, acque di sorgenti montane, di fiumi, di laghi, o di altri depositi naturali. Le condizioni termiche e pluviometriche, dipendendo in maniera diretta dalla piovosità, essendo inconsistente e quasi sempre "stagionale" l'apporto delle sorgenti, non possono in alcun modo garantire l'autonomia idrica di questa terra per una consistente popolazione. Questo dato non può non inquietare chi si accinga ad amministrare l'isola,  all'interno  del Parco  Nazionale  e Internazionale, nelle Bocche di Bonifacio, per una media giornaliera di presenze, tra luglio e agosto, di almeno trentamila persone.

 

VELI D’ACQUA

 

Veli d'acqua, talvolta, Si accumulano nelle fenditure del terreno, nell'interno della massa rocciosa, per venire poi restituiti "per filtrazione e spesso per trasudazione, a seconda della compattezza del granito", ma rappresentano sempre ben poca cosa. Separata dalla costa sarda da un canale marittimo di circa due chilometri, l'isola, coi suoi nudi scogli che declinano a ponente, tende al cielo, nei periodi di siccità, l'ampio ventre protetto da lastroni levigati di pietra grigia.Le differenti masse d'aria che si incontrano alla "porta del vento", nell'imboccatura delle Bocche di Bonifacio, concorrono ad esprimere situazioni bariche piuttosto caratteristiche. Queste, installando i loro fronti nel sistema sardo - corso, sono, da sempre, all'apice di ogni storia della mia isola. Anche di questa che sto per scrivere, legata intrinsecamente ad episodi isolati, come frammenti d'acqua, alla più grande leggenda della “ vena madre “. Proveniente dalle montagne della Corsica, questo presunto fiume sotterraneo, raccoglierebbe straordinarie quantità d'acque di una purezza inimmaginabile in qualche sacca sotterranea mai identificata. La scienza dice che si tratta soltanto di leggenda.

 

Un laboratorio di sperimentazione.

 

L'isola, senza che nessuno ne sia veramente consapevole, è, da secoli un laboratorio di sperimentazione e di ricerca nel settore idrico. Ogni individuo nato e cresciuto su questi scogli, dovendo fare i conti, per le sue più elementari necessità,  con le scarsa disponibilità d'acqua,  finisce col dedicare, nel corso della propria esistenza, parte del proprio tempo a studiare come poter ovviare a questo problema. Le poche e povere sorgenti ed i pozzi scavati lungo i corsi d'acqua a carattere stagionale, a cui si rivolge, ancora oggi, in alternativa,  buona  parte  della  popolazione  locale,  non riusciranno mai a dare una quantità di acqua superiore a cinque litri per abitante al giorno.

Problema, questo, che diventa ben più grave man mano che la popolazione locale, dai centottantacinque miseri pastori corsi, censiti subito dopo lo sbarco sardo - piemontese del 1767, viene aumentando in maniera tumultuosa, fino a raggiungere i sedicimila abitanti, in piena espansione militare, alla vigilia della seconda guerra mondiale. All'inizio della prima guerra mondiale il problema di base, 1'approvvigionamento idrico, con circa undicimila abitanti da soddisfare, rappresenta il più grave handicap per il sereno mantenimento della già consistente base militare e quindi per l'ulteriore sviluppo socio - economico cittadino. Alcune batterie e fortini del '700, abbandonati, a distanza di un secolo circa, perché ormai inutili ai fini difensivi, serbano gelosamente, come in uno scrigno, un piccolo tesoro: le acque di cisterna o quelle dei pozzi asserviti al mantenimento in vita del distaccamento militare. Nel luglio del 1777 in un documento dell'Archivio di Stato di Cagliari, (a cui fa riscontro una copia, con qualche piccola ininfluente variazione, depositata presso l'Archivio di Stato di Torino), firmato dal Capitano Ingegnere Cochis, si relaziona sullo stato delle acque potabili delle Isole Intermedie. Del plico citato faceva parte una carta, contrassegnata in punti particolari con le lettere dell'alfabeto, da A a Q, che oggi risulterebbe preziosa e il cui furto risulta "registrato" soltanto nel 1984, anche se si ha motivo di credere che esso risalga addirittura al 1967. "Le principali sorgenti - scrive il Capitano Ingegnere Cochis -sono tre, che con poca differenza restano in vicinanza del luogo denominato Collo Piano (Lettera A) nel centro di dett'Isola.

La sorgente denominata della Villa (Lettera B) esiste verso Levante dal detto luogo in distanza di passi ottocento circa, la di cui acqua è buonissima, ed abbondante…

 

Una commissione di probiviri.

 

Il Consiglio Comunale (Gio Battista Zicavo, Giuseppe Coliolo, Anton Giovanni Variano, Giacomo Polverino) costituisce  una commissione di probi viri ed esperti conoscitori degli usi e dei costumi dell'isola (Tomaso Ornano, Sebastiano Zonza, Vincenzo Variano, Quirico Zonza), incaricata di setacciare l'isola in lungo e largo per effettuare poi una deposizione giurata nelle mani del Bailo Agostino Carzia. 'L'acqua - dichiara la Commissione - della Cala di Chiesa che possiede il sig. Agostino Millelire, e quella che ultimamente si rinserrò Salvatore Ornano, detto "Lo Spasso", si trovano di grave pregiudizio al bestiame per non esservi altre acque in quella cussorgia. Altresì trovano che le acque del monte della Rena con quella detta di Abbatoggia con quel canale, tutto deve lasciarsi in libertà, per beveraggio di quei bestiami e non rinserrarle come da quei vicini pretendono

…"Per molto tempo - riportano i documenti dell'Archivio Comunale - non rimase agli abitanti dell'isola che scavare altri pozzi e costruire nuove cisterne per la raccolta delle acque piovane cadute sui tetti, soprattutto di edifici pubblici", e invocarsi, nel negozio di tele di Zicavo, coordinatore della fabbriceria della chiesa, al crocifisso d'argento lasciato al Parroco Biancareddu da Nelson duca di Bronte, in cambio pure di tanta acqua fresca fornita alla squadra navale britannica nel corso di quegli anni…

 

Il compromesso con la Parrocchia.

 

I 4 febbraio 1809 il Comune raggiunge un compromesso con la parrocchia per l'uso della "fonte comunale sita in via Santa Maria Maddalena. Il sindaco Pietro Pittaluga ritiene infatti giusto che anche la Chiesa abbia la possibilità di attingere acqua autonomamente e gratuitamente, per i propri bisogni, da una fontana da considerarsi però a tutti gli effetti "comunitativa” … Nell 833 l'Angius scrive che "le acque in poche parti e in poca copia sorgono, come porta la natura del luogo, tuttavolta le rare fonti bastano al bisogno della popolazione e somministrano un purissimo umore. Meritano menzione nell'isola, la fonte, che è nel paese, e l'altra che trovasi in Cala di Chiesa".

La popolazione, in questi anni oscillerebbe - secondo il valery -attorno alle 1500 persone, ma non si conosce la fonte presso cui attinge tale informazione.

Nel corso di quest'anno, comunque, la fonte di Cala di Chiesa è già soggetta ad una nuova "indispensabile riparazione". Il Delegato Economico della Gallura, da Tempio, scrive al sindaco Pietro Semidei, il 10 settembre, autorizzando per il ripristino di detta fontana l'esborso  finanziario  di  lire settantatre, che verrà  "somministrato  poco per volta" dall'Esattore, e "di cui il Consiglio (...) dovrà rendere ragione, dopo eseguito il lavoro, il conto con tutte le carte in appoggio, per poter spedire l'opportuno mandato definitivo".

Nei documenti dell'Archivio di Stato di Sassari, all'inizio degli anni  '40, risulta, a margine del "Quadro generale dei terreni rimasti ancora aperti, un prezioso elenco di "Fonti e abbeveratoi pubblici, che vengono censiti con particolare cura, sia per il valore che conferivano ai terreni, sia per la garanzia che costituivano per i viandanti che si avventuravano lungo certi camminamenti, sia per semplice documentazione geofisica dei luoghi Riconosciuti  ufficialmente. Essi sono nell'ordine di trascrizione, nell'isola madre: fonte di Cala di Chiesa, fonte della Villa, fonte di Valle Majore; abbeveratoio di Cala di Chiesa, abbeveratoio di Spalmatore, 

abbeveratoio di Porto Lungo, abbeveratoio di Monte della Rena, abbeveratoio  del  Massello,  abbeveratoio  dell'Abbatoggia, abbeveratoio di Pietra Banca, abbeveratoio di Piana di Santa, abbeveratoio di Papera della Polvere, abbeveratoio di Mazzone. Nell'isola di Santo Stefano troviamo: fontana di Villamarina, fontana della Piana, fontana di Ciaccarello, fontana della Coda della Sardegna, abbeveratoio della Torre di  Villamarina,  abbeveratoio  della  Coda  della  Sardegna, abbeveratoio della Ciova della Sardegna, abbeveratoio della Licciola, abbeveratoio della Piana della Punta. Nell'isola di Caprera vegono elencate le seguenti fontane: fontana degli Stagnali, fontana della Fontanaccia; questi gli abbeveratoi: 3 abbeveratoi nella zona della Fontanaccia, abbeveratoio Defferrando, abbeveratoio di Stefano, abbeveratoio dei Sassi, abbeveratoio del Murtone, abbeveratoio della Chisella, abbeveratoio della Giunchiccia, abbeveratoio di Baccia, abbeveratoio di Monte Fico. Isola di Spargiotto: abbeveratoio di Spargiotto, abbeveratoio di Petri Nieddi.

L'lsola di Santo Stefano fa registrare; una piccola fontanella alla Sarra; abbeveratoi: abbeveratoio di Cacadda,

 abbeveratoio di muriddiccia, abbeveratoio di Cacavacinaggio, abbeveratoio di Pisci.

Ne]l'lsola di Budelli troviamo; fontana di pasciali; abbeveratoio di Cala di Trana.

Isola Razzoli ha invece: un abbeveratoio grande senza denominazione particolare, e un abbeveratoio piccolo della Piana di Capello, e infine del cosiddetto "abbeveratoio della Lanterna" In quest'anno, infatti, si è proceduto alla costruzione del faro. Va notato che dall'elenco riportato mancano le sorgenti delle isole di Santa Maria e di Soffi, probabilmente per il contenzioso esistente tra il Comune isolano e la famiglia Bertoleoni.

 

L'isola ai tempi di Garibaldi.

Nel 1855 l'isola, che ospita Giuseppe Garibaldi, al termine di uno dei suoi viaggi di piccolo cabotaggio ,  accompagnato dai soliti amici” inglesi “ residenti in città, ha già una popolazione di 2.500 abitanti, di cui una trentina di pescatori, una quarantina di commercianti, 35 tra agricoltori e pastori, 26 artigiani (falegnami, muratori, scarpari, mastri ferrari), 3 becchini, un bigliardiere, una locandiera, 300 marinai della Regia Marina. I rimanenti sono pensionati statali. (50)

lì 7 marzo 1856 l'intendente provinciale di Tempio restituisce il calcolo approvato, per i lavori di ristrutturazione ed ampliamento della fonte pubblica di Cala di Chiesa, rilevando tuttavia che nel bilancio comunale relativo al 1855 vi sono stanziate soltanto £. 100 e che tuttavia, al fine di non ritardare ulteriormente l'attuazione di un progetto tanto importante, si accetta eccezionalmente di prevedere l'uso di altre 86,50 lire, da prelevare, una volta approntato il bilancio del 1856, dalla "categoria casuali". Per il Corpo Reale del Genio Civile - Ufficio permanente in quest'isola, l'ing. Giuseppe Soro, a dimostrazione di come il problema dell'approvvigionamento  idrico  stia  assumendo nuovamente i caratteri della gravità e dell'urgenza, scrive al sindaco il 7 giugno 1856, per comunicargli che concede in via del tutto provvisoria "la chiave della fontana di proprietà governativa (di cui la Comunità Civile - come abbiamo visto -non può neppure verificare la portata) perché la popolazione da Lei amministrata in questi tempi di siccità se ne serva e non manchi l'acqua; però, in pari tempo, mi giova metterla in avvertenza che tal concessione non è che provvisoria, per cui Ella sarà compiacente restituire detta chiave al primo richiamo che se ne faccia da rappresentante di esso governo".

 

 Canevazzi a Caprera.  

 

L'ingegnere Eugenio Canevazzi, (56) dopo aver visitato Caprera, negli anni immediatamente precedenti, pubblica nel 1866 il volumetto "Garibaldi a Caprera», in cui, soffermandosi sui sistemi adottati per innaffiare, scrive che "in questo corpo di terra detto Fontanaccia sono sei pozzi (...) - scrive - dai quali per mezzo di secchie e di mazzacavalli si estrae l'acqua per gli innaffiamenti. Questi pozzi hanno una profondità di due o tre metri, ed il loro fondo è sulla roccia granitica: l'acqua è di eccellente qualità, e filtra lentamente nei medesimi: ed ognuno di essi può somministrarne circa 2 a 3 metri cubi ogni 12 ore. Quantunque siano a poca distanza l'uno dall'altro  (...) nulladimeno le loro acque non comunicano, o almeno hanno una comunicazione così lenta che non rendesi sensibile in un giorno: per la qual cosa danno acqua sufficiente per l'irrigazione delle piante ortive e degli agrumi innaffiati a mano". Canevazzi, che evidentemente di idrografia se ne intende, esclude anche lui la benchè minima possibilità che trivellando il suolo di Caprera si possa intercettare una qualunque sorgente d'acqua proveniente dalla Sardegna e tanto meno dalla Corsica. Egli infatti spiega: "Perché un pozzo trivellato possa dare speranza di esito felice a Caprera (ma lo stesso discorso vale per l'isola madre N. d. A.), converrebbe perforare fino all'incontro di uno strato permeabile derivante dai più alti monti della Sardegna o della Corsica. Ora questo strato, o è intercettato, (come è assai probabile) dal mare che separa le due isole suddette da Caprera, e in questo caso inutile riuscirebbe il trivellamento; oppure passa al di sotto del fondo del mare, e in questo caso essendo a oltre 60 metri la profondità del mare fra sardegna e Caprera, poco meno di 100 quella tra la Corsica e Caprera, ed inoltre poca la distanza fra le due isole e grande relativamente l'altezza dello strato acquifero, ne viene, che forando a Caprera si sarebbe certi di andare a grande profondità prima di raggiungere questo strato". Non per nulla, Garibaldi, che aveva in mente una simile ardita impresa, messo di fronte alla semplicità estrema del ragionamento,  documentato  scientificamente,  sentiti  gli ingegneri Canevazzi e Cadolini, non sicuro affatto dell'esistenza di una  qualunque  vena,  decide  opportunamente  di soprassedere.

 

Acqua potabile, buona e sufficiente

 

Mia domanda se "l'acqua potabile è cattiva o mediocre od in quantità scarsa ed insufficiente", non si sa per quale scopo si risponda che "l'acqua potabile è buona, e in quantità sufficiente dell'attuale popolazione". Da notare che il paese conta in questo periodo circa 2.000 abitanti. Inoltre, al quesito posto per accertare se "il Comune ha fatto degli studi per la provvista dell'acqua", si risponde in maniera negativa e quindi, quando si domanda se il Comune possa (si presume per il futuro) fornire di acqua potabile all’intero paese, e in quale maniera, si risponde nella seguente maniera: "Si ritiene possibile di fornire sufficiente quantità d'acqua potabile per mezzo di acquedotto raccogliendo le acque della vicina collina Guardia Vecchia e costruendo un grande cisternone in via Santa Maria Maddalena, con diramazione in tre punti centrali del paese". La spesa, approssimativamente, sarebbe - secondo la risposta fornita al questionario ministeriale - non meno di £.60.000. Una enormità, se comparata, come si può vedere, con le £.186,00 di nove anni prima. Ma nel frattempo è alle porte la guerra con l'Austria (58) e si è in procinto di istituire l'Unione Monetaria latina (Italia, Francia, Belgio e Svizzera), con un preannunciato calo forzato della circolazione bancaria. Vi è poi un richiamo alla risposta fornita al punto i del questionario. "Se (l'acqua) è di buona qualità e sufficiente ai bisogni della popolazione (dire) se esistono analisi chimiche pubblicate o non pubblicate, e per opera di chi". Questa la risposta: "L'acqua potabile di buona qualità è suffìciente ai bisogni della popolazione, sebbene non possa nascondersi che negli anni di siccità vengano a mancare quanto le sorgenti".Il punto successivo si chiarisce meglio: "Gran parte delle acque sono piovane, raccolte in cisterne; maggiori quantità si hanno nei pozzi con sorgenti, e poste (...) in fonti non sollevate con pompe". Infine al punto 50  spiega: "I pozzi, le fontane sono per lo più situati in piazze o vie ed in campagne a poca distanza dal paese.

 

 Si parla di dighe.

 

 Si parla di pozzi, di cisterne, ma si parla pure, per la prima volta In maniera seria, di grandi dighe e di sbarramenti per la raccolta e il contenimento delle vadine dell'isola. Egli esamina, in particolare, la possibilità di effettuare uno sbarramento a nord del Cimitero Vecchio, per contenere le acque delle "vadine" di Guardia Vecchia e di Caldagilone.

 

 Il censimento delle fonti del 1898.

Nel 1898 si tenta di rimettere ordine nell'intera materia delle scorte idriche locali, raccogliendo in appositi elenchi le fonti pubbliche dotate di buona acqua da bere.

Queste sono nell'ordine le fonti pubbliche: Cisternone Piazza Santa Maria Maddalena (che poi sappiamo essere soggetta ad infiltrazioni di acqua salmastra), fonte di Cala di Chiesa, fonte di Punta Villa, fonte di Caldagilone; ci sono poi le fonti private, che vengono così elencate: Salvatore Sabattini, Regione Agghjastrolu in via Principe Amedeo, Giuseppe Susini, Regione Vadina in via Cairoli, eredi Pietro Variani, Regione Vadina in via Cairoli, eredi Giuseppe Culiolo, regione Vadina in via Cairoli, eredi Antonio Zucchitta, Regione Vadina in via Cairoli, eredi Vincenzo Buzzo, Regione Vadina in via Cairoli, Giuseppe Larco, Regione Vadina in via Cairoli, eredi Giuseppe Lauro Regione Scoglio in via Cairoli, eredi "Isolano" Zicavo, Regione Scoglio in via Cairoli, eredi Gio Battista Casanova, Regione Scoglio in via Cairoli, Fonte del Re Ministero della Guerra, Piazza De Cristoforis, Giulio Baffigo, Regione Chiusedda, eredi Nicolò Montesi, Regione Chiusedda, Salvatore Culiolo,  Regione Chiusedda,  Pietro Ferracciolo, Regione Chiusedda,  Pietro Frau in Regione Chiusedda,  Pasquale  Marco  fu  Marco  Maria,  Regione Caldagelone, eredi Pasquale Volpe, Regione Caldagelone, eredi Giuseppe Millelire,  Regione  Caldagelone,  eredi  Giuseppe Millelire, Regione Caldagelone,  Remigio Filugelli,  Regione Caldagelone, eredi Giacomo Marciaciacà, Regione Spiniccio, Salvatore Culiolo, Regione Spiniccio, eredi Francesco Millelire, Regione via Villa Webber, eredi Francesco Viggiani, Regione via Villa Webber, eredi "la Speranza" Regione via Villa Webber, eredi Tomaso Comparetti Regione via Villa Webber, eredi Giovanni Zonza Regione via Villa Webber, Azara - Chiozzi(Regione Cimitero via Guardia Vecchia, Antonio Piras, Regione Piazza Umberto I, Stefano Dezerega, Regione Piazza Umberto I, eredi Variani e più, Regione Cala di Chiesa; pozzi pubblici in vicinanza del paese: Mercato, entro il Civico Mercato, Piazza Garibaldi, Piazza Garibaldi angolo Manini, Santa Maria Maddalena via Ilva; pozzi privati in vicinanza del paese: eredi Domenico Semidei, via Generale Millelire, Vincenzo Bolasco, via Generale Millelire, eredi Pietro Massidda, Piazza Umberto I, Remigio Filugelli, via Zampiano, eredi Giuseppe Varriani, Regione Padula, eredi Giulio Zonza, Regione Padula, eredi Albini, Regione Padula, eredi Culiolo e più, Regione Piazza Umberto I, eredi Ornano, Regione Cala di Chiesa, Pietro Olivieri, Regione Cala di Chiesa, Matteo Olivieri, Regione Cala di Chiesa. Forniscono acqua a chi non ha disponibilità di pozzi o di sorgenti alternativi, il "cisternino" di via Ilva e quello di Largo Roma, dalle ore 5.00 alle ore 9, 1/4. La Fonte di Caldagilone potrà erogare acqua dalle ore 9.00 alle 11.00 e dalle ore 14.00 alle ore17.00. Una brocca per famiglia. Il 2 agosto 1899  si delibera di ridurre dal 3 agosto la distribuzione dell'acqua di Cala di Chiesa, soltanto "nel mattino e solo nella ragione di due carri, con media di sedici barili per ciascun acquaiolo in tutta la giornata; sempre dal 3 agosto il signor Massidda, proprietario di una fonte, è autorizzato a vendere acqua, in media di tre carri da sedici barili per tutti gli acquaioli che intendano servirsene. Ai privati sarà concessa non più di una brocca per famiglia.

 

Una Limitazione dei consumi.

 

Si rileva che, nella relazione che costituisce il proemio al progetto, il progettista sottolinea "la penuria di acque sorgive in quest'isola" e perciò ritiene di dover proporre una limitazione del consumo d'acqua alimentare a 23 tonnellate al giorno, fornite dalle pubbliche fonti di Cala di Chiesa e di Caldagilone "con una media di litri cinque per abitante e per giornata". Detta quantità, prevista in base a calcoli effettuati due anni prima, quando la popolazione era attestata sui 6.000 abitanti, devono in realtà essere rivisti nella seguente misura: abitanti 8097 al 31 dicembre 1898, e acqua disponibile effettiva, al momento, litri 2,875. Pozzi e cisterne. 1912, forse perché la popolazione comprende che se non  provvede autonomamente, per quanto possibile, a salvarsi dallo spettro della sete, la situazione rischia di diventare presto insostenibi1e, si contano ormai, nei limiti del centro abitato madda1enino, almeno 120 pozzi e 20 cisterne, per circa 2.000 metri cubi di acqua, comprese le scorte non dichiarate dei militari. Il censimento e del 28 aprile.

All’isola, purtroppo, non esiste un bagno pubblico nè gratuito nè a pagamento, e la quantità d'acqua di cui si dispone per usi domestici  è scarsissima e costa cara. consegue che la pulizia personale lascia generalmente a desiderare. Avviene perciò che i casi di scabbia si diffondano e si aggravino singolarmente fino a rappresentare gravi lesioni cutanee così profonde da ripararsi a stento, come in un caso ospedalizzato.

 

 

Il progetto di massima.

 

Il progetto è già allestito ed in linea di massima è stato approvato dal Comitato presso il Provveditorato per le opere bbliche di Cagliari. Il 2 giugno 1925 Mussolini ritorna all'isola per il tradizionale pellegrinaggio alla tomba di Garibaldi. Si è ormai aggiudicato in Parlamento il 65 per cento dei suffragi e 374 seggi, con spregiudicati atti delle sezioni di periferia, a cui quest'isola non è certo rimasta estranea. Mancando, come si è detto, valide sorgenti si ricorrerà ad uno sbarramento  da costruirsi in Regione Puzzoni: sbarramento che fermerà le acque piovane scorrenti lungo i due torrenti detti di Lunga e di Gambino, cadute su di un bacino imbrifero d’impluvio complessivo di 301 ettaro. La superficie del bacino di raccolta è di 9,92 ettari; lo sbarramento, lungo circa 340 metri avrà un 'altezza utile di circa 15 metri. La capacità di questo bacino sarà di metri cubi 580.000 da cui detraendo metri cubi 69.900 che è l'acqua sotto la quota 5, si ha una quantità utile di metri cubi 510.100 con la quale si conta di fornire in media litri 80 al giorno e per abitante.

Si stipula, il 9 febbraio 1931, una convenzione umiliante per la popo1azione isolana, tra il Ministero dei Lavori Pubblici, il Ministero della Marina e il Comune per la "costruzione dell'acquedotto promiscuo a servizio della Regia Marina e del Comune predetto". Dunque gli undicimila abitanti dell'isola contano per il Governo, soltanto in quanto aggregati alle sorti della Regia Marina. Tale concetto viene meglio espresso, nei dettagli, nel corpo della convenzione stessa. Il 10 ottobre 1931 rappresenta una data veramente memorabile per la cittadinanza maddalenina: vengono affidati, finalmente, i lavori all'impresa costruttrice e viene dato in forma ufficiale il primo colpo di piccone per la costruzione dell'acquedotto in località Punti Rossi.

 Gli acquaioli seminano il panico per le strade.

  Mentre i lavori sono quindi già in corso, gli acquaioli pubblici non placano certo la loro esuberanza. Anzi, forse nel tentativo di arrotondare il più in fretta possibile la propria giornata, aumentano un po' tutti l'andatura dei loro carri. Così il 19 maggio 1933 Mario D'Andrea segnala al Podestà che la propria figlia Aurora, mentre giocava in strada, davanti al Giardino di casa, è stata "travolta dal carro di tal Salvatore (noto Chiacchiarò). Colpita dal mozzo del carro, la bimba, cadendo, è finita con un piede parzialmente sotto la ruota. Il padre, ovviamente, chiede i danni.

I ricordi di Renato De Stasio

L’acquedotto viene costruito col solo ausilio di picchi e di pale. I Materiali estratti per far affondare nel terreno le strutture in muratura per le fondazioni delle dighe, larghe circa una ventina di metri alla base, vengono caricati su carri trainati da buoi e caricati all'esterno mediante uno scivolo. Il Capo cantiere si chiamava Ronchi. Egli si avvaleva della collaborazione di un assistente di nome Amedeo, che era suo cognato, e che incute timore nei manovali facendo schioccare la sua frusta. Tutta la breccia utile per il calcestruzzo è ricavata dai materiali di escavazione, spezzettati con le apposite martelline.

 Dopo l'euforia, lo scoramento

Dopo il primo entusiasmo, a seguito di nuovi periodi di siccità, proprio le fontanelle, assieme ai vecchi pozzi e alle tradizionali  cisterne, diventeranno  un  elemento   indispensabile  per l’approvvigionamento idrico. Il 23 aprile 1937, al momento della erogazione dell'acqua nella prima  rete cittadina, si ordina il prelievo dei primi campioni delle acque di Puzzoni per le analisi chimiche e  batteriologiche. Le analisi sono raccapriccianti.

Acqua imbevibile

 

Senonchè non si arrestano a questo punto le deficienze. L'acqua, per quanto dichiarata e riscontrata potabile in partenza, arriva alle abitazioni assolutamente imbevibile per i depositi, specialmente ferruginosi, che vi si riscontrano e che, oltre al gusto, la rendono antipatica anche alla vista. Nel corso della gestione si sono avute lamentele e proteste delle fabbriche di ghiaccio; ma non sono mancate neppure quelle dei pubblici esercizi e dei privati utenti. Molte  sono state   le   domande   di  distacco  e quest’Amministrazione stessa si è trovata costretta di togliere il divieto di circolazione ai carretti già adibiti al trasporto dell'acqua e di provvedere anzi al loro rifornimento attingendo alla fonte di Cala di Chiesa. Allo stato attuale e salvo poche eccezioni, l'acqua dell'acquedotto non viene bevuta, ma di essa si fa uso quale acqua da lavoro.

 

 

 

 

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