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LE LEGGENDE AGIOGRAFICHE MAGDALENICHE FRA LE ISOLE DELLE BOCCHE DI BONIFACIO

Di Antonio Frau

   Le molte leggende agiografiche su Santa Maria Maddalena non sono state ancora esaminate a dovere dagli studiosi di cose magdaleniche, ossia teologi, biblisti, patristi ed esegeti, che hanno toccato ogni più sottile meandro della "storia" di Maria Magdala.

  Lo studio sull'agiografia medievale potrebbe essere arricchito da quello sulla diffusione del culto magdalenico nel bacino del Mediterraneo e da quello della conseguente tradizione leggendaria connessa alla Santa, con la creazione di una sana sinergia tra gli studiosi del culto e quelli delle tradizioni popolari nelle sedi universitarie europee e con lo sfruttamento dei programmi "Interreg" tra aree culturali internazionali, programmi che hanno condotto in altri campi valide ricerche di qualità e originalità.

  Le derivazioni popolari sulla "Legenda Aurea" sono numerose e potrebbe risultare particolarmente interessante porle a confronto, pervenendo così alla matrice originaria della più antica tradizione agiografica magdalenica. Tale lavoro di comparazione, sicuramente corposo potrebbe risultare molto complesso considerando che ogni toponimo magdalenico può fornire una locale versione agiografica: infatti, solo in Italia, sono più di duecento le intitolazioni magdaleniche di parrocchie o di semplici chiese, tra cappelle e cappellette a lei dedicate.

  Tutto ciò rappresenta la grande ambizione del Centro Studi e di Documentazione Magdalenica, che sono onorato di dirigere. Una delle finalità del Centro è proprio quella di raccogliere e documentare con metodo tutte queste informazioni, per offrire una banca dati ai tanti studiosi interessati.

  L'argomento riguardante le leggende agiografiche magdaleniche e la loro diffusione è tutto da indagare, e ben poca cosa sarebbe la nostra aspirazione ad elaborare dati, se non si creassero occasioni di scambio di informazioni e aggiornamento, quali il primo Convegno di Studi Internazionali su Maria di Magdala, svoltosi nell'isola di La Maddalena nel 2003 e che ha accolto studiosi tra i più accreditati nel mondo occidentale.

  Possiamo tentare di fornire una prima ipotetica scheda esemplificativa della Leggenda legata all'isola nelle Bocche di Bonifacio che, dalla Santa prende il nome.

  Analizzando il fenomeno toponomastico locale e le sue implicazioni, tra le tradizioni orali riscontrate nel territorio, si possono considerare ben tre leggende locali che giustificano il culto di S. Maria Maddalena tra queste acque.

  Una leggenda, la più recente, vuole che la Santa, durante il presunto viaggio dalla Palestina, su di una fragile barchetta senza timone né vela, possa essere approdata, per volere divino, nelle nostre isole e più precisamente sulla maggiore, spinta dal vento di ponente. Vedremo che il vento di ponente sarà sempre presente anche nelle altre due Leggende e rappresenterà il leitmotiv, tuttora presente un quella che non si può considerare una leggenda ma una tradizione orale molto radicata: nei giorni intorno alla festività patronale del 22 Luglio, si aspetta l'arrivo della Santa con il ponente, che immancabilmente si presenta e domina le Bocche: considerando l'alternanza dei venti in quel particolare periodo meteorologico di fine luglio, cio si verifica quasi ogni anno.

  La seconda leggenda è legata a un fortuito presunto ritrovamento, sulle rive dell'isola maggiore, di un simulacro raffigurante la Santa e alla soprannaturale traslazione da un sito all'interno dell'isola, dove gli abitanti la vollero collocare, alla marina dove è stata rinvenuta.

  I ripetuti tentativi di riportarla al centro dell'isola avevano sortito lo stesso effetto, per cui appariva chiaro che la Santa indicasse in questo modo il luogo di fondazione della chiesa che a Lei si sarebbe dovuta dedicare dai fedeli isolani.

  La terza leggenda è quella di cui abbiamo certezza documentale derivata da una tradizione, antica e popolare, già dal 1777; essa lega l'sola-madre dell'arcipelago, l'attuale isola di La Maddalena, alla anonima isola del miracolo del principe di Marsiglia ricordata nella "Legenda Aurea". Si deduce che questa isola possa essere collocata tra Marsiglia e Roma, come di fatto risulta essere la nostra isoletta. Nell'isola si svolse il miracolo del ritrovamento ancora in vita, del corpo della moglie del principe di Marsiglia e del loro figlio, nato durante il viaggio tempestoso (ponente?) che i nobili marsigliesi vollero fare verso i luoghi evangelici, forti della protezione della Santa che aveva fatto loro un contrassegno di croce sulle spalle; detto segno era stato riconosciuto prontamente a San Pietro a Roma (una derivazione iconografica sul segno templare dei crociati?).

  Questo miracolo di Santa Maria Maddalena è poco oto al grande pubblico, essendo i cicli iconografici (affreschi, pitture o vetrate) che illustrano il soggetto specifico soltanto due o tre: alcuni giotteschi e un affresco vercellese e cinquecentesco di Gaudenzio Ferrari.

  Partendo dal documento più arcaico (1777), che tratta della, già allora, antica tradizione orale, conosciuta e tramandata dalla prima popolazione, prevalentemente còrsa, di stanza nell'arcipelago tra le Bocche, vorremmo fare un excursus veloce sulle tre leggende che, purtroppo, diciamo subito, non hanno il conforto di una radicata persistenza nella realtà locale odierna, essendo note solo ai pochi cultori di tradizioni popolari locali e, quindi, sconosciute ai più.

  Quasi tutti gli attuali maddalenini, se intervistati, ricorderanno una fumosa leggenda, dove si evidenzia la tradizione di una fortunosa sosta della Santa nell'arcipelago, portata dal ponente, vento che la fa da padrone in queste bocche. Solo pochi faranno cenno alla tradizione del ritrovamento, sulla spiaggia isolana, della statua lignea ed ai prodigiosi voleri per cui essa ritornava miracolosamente sempre nel medesimo posto dove poi si edificò una cappella, sulle cui fondamenta fu eretta la prima chiesa parrocchiale alla marina, più o meno dove sorge l'attuale parrocchiale.

  Poi, della tradizione più antica, legata al miracolo dell'isola, si era persa, qusi del tutto, la traccia, che è stata riscoperta solo recentemente per merito del Circolo Maddalenino, che seguendo le indicazioni contenute nello studio del prof. Carlino Sole, mandò a prendere copia di un antico e inedito documento, conservato presso gli archivi parigini, e lo divulgò (in fotocopia) tra gli studiosi isolani.

  Il testo manoscritto è "Il contrasto Corso-Sardo" compilato a Bonifacio nel 1779 col sottotitolo esplicativo:

  "Dialoghi fagliari fra Don Miones Sardo e Monsieur de Stian Corso intorno alle Bocche di Bonifacio ultimamente (1767) occupate dal governo sardo, dalle quali risulta ad evidenza di fatto esser elleno pleno jure di spettanza della Francia". Si legge: (parla Don Miones) "Come mai e per quale ragione l'isola della Maddalena che avete detto che anticamente Busonara chiamavasi, ha cambiato in oggi (1777) il nome di Busonara in quello di Maddalena? Risponde il còrso Monsieur de Stan: "Di tal cambiamento di nome io non so darvene una positiva ragione. So bene che nelle Vite che ho letto, della Santa Penitente Maddalena, si legge di uno strepitoso prodigio veduto in un'isola della quale lo scrittore non solo tace il nome, ma il mare ancora ov'ella contienesi. Se un sì prodigioso miracolo sia o no successo nella Busonaria io non lo so".

  Dico che se colà fussesi ammirato, sarebbe assai credibile ch'ella, atteso il miracolo operato in essa da Dio per intercessione di questa Santa Penitente, avesse cambiato il nome di Busonaria in quello di Maddalena.... ma di una tal cognizione lasciamone il pensiero a chi vuole averlo".

  Questo documento ci svela molto riguardo a quell'idea di una certa "pia leggenda che vuole che S. M. Maddalena fosse stata abbandonata da i suoi persecutori su di una fragile barchetta in balia delle onde", come recita l'anonimo che, ancora nel 1953, scriveva brevi cenni nell'opuscoletto edito alla Maddalena ne 50° anniversario dell'Istituto San Vincenzo: "Prima di essere sbarcata a Marsiglia pare che sia stata obbligata, dal vento di ponente, a sostare qualche tempo nella nostra isoletta che da Lei prese il nome".

  Una tradizione così orale nel tempo, fu, per la prima volta, accolta in un dotto lavoro dell'archeologo sardo il Canonico Giovanni Spano che nel 1782, nel suo "Vocabolario sardo geografico patronimico e etimologico", alla voce Sa (sic) Maddalena, così scrive: "Villaggio e isola La Maddalena. Maddaleninu dicesi anche isulanu come gli abitanti di Carloforte. Nel paese si per tradizione che S. Maria Maddalena, dopo la morte di Cristo, sia passata e dimorata in quest'isola, e perciò sia stata così appellata. (l'isola). Tutti questi riferimenti dimostrano come fosse viva nei primi isolani (ed in qualche misura, anche se in forma più sbiadita, come lo sia anche ai nostri giorni) la tradizione apocrifa del viaggio per mare dela Santa narrato nella "Legenda Aurea", scritta da Jacopo da Varagine o da Varazze. L'opera, nata in area ligure nel 1265, altro non è che una raccolta di vite di santi ad uso popolare, frutto di fervida fantasia e rielaborazione dei vangeli apofrici senza paternità letteraria.

  Nella "legenda" compare anche la vita di Santa Maria Maddalena, ricca di notizie e storielle di tipico impianto medievale, che ha avuto una "fortuna editoriale" incredibile, tanto da rappresentare, per secoli, un repertorio iconografico incredibile, tanto da rappresentare, per secoli, un repertorio iconografico ed agiografico diffusissimo, e che ha colmato tutte quelle lacune che già i vangeli apocrifi avevano cercato di spiegare a modo loro.

  Basti dire che l'episodio della Santa Penitente, in eremitaggio, non ha riscontro nei Sacri Evangeli, ma è popolarmente il più conosciuto di Maria Magdala e lo si deve proprio alla "Legenda Aurea".

  La navigazione della Santa, con i suoi parenti e servi, su di una navicella senza timone abbandonata dai carnefici nel vasto Mediterraneo, e il suo miracoloso approdo a Marsiglia, sono serviti da base leggendaria per un'altra tradizione orale, che si è innestata nella precedente dirottando il viaggio miracoloso, in una sosta di fortuna, sulle spiagge dell'isola di La Maddalenina. Dalla Provenza, dove si è sviluppata la "Legende Dorée", e passata in Corsica e da qui, attraverso il nostro arcipelago, alla Sardegna.

  Per noi è tutta una questione toponomastica! Sappiamo che nel 1300 non portava ancora il nome della Santa, che apparirà nella forma attuale soltanto nel 1570 Gianfranco Fara, nella sua dotta "Chorographia Sardiniae" ci tramanda, per primo, l'attuale toponimo noto ai sue tempi, naturalmente in latino: Magdalena Insula. Pensiamo che, molto probabilmente, esistesse sull'isola un'antica cappella a Lei dedicata, di cui si erano perse le tracce già ai tempi del Fara, ma il toponimo può essere un valido indizio. Ad oggi non si sono ancora trovate certezze inconfutabili, ma solo citazioni in lettere del 1700; tracce un po' deboli, ma di indubbio interesse, che si riferiscono all'esistenza di una cappella Magdalenica nel territorio prima del 1767, quando ancora non era sorta la chiesetta di Santa Maria Maddalena in località Trinita (prima parrocchia ufficiale al'interno dell'isola, poi dedicata alla SS. Trinità, quando fu costruita la parrocchiale nel centro del paese nel 1780 circa). E' interessante notare come la tradizione, in pieno 1700, di un'antica cappella dedicata alla Santa, congiunta alla tradizione del "miracolo dell'isola" (come abbiamo potuto costatare nel "contrasto" del 1799), confermino che il culto dovuto alla Santa e la conseguente dedica toponomastica dell'isola dovevano essere molto antichi.

  Nella "Legenda Aurea" si parla, infatti, di un miracolo di un miracolo della Santa avvenuto i un isola non meglio identificata, ma da certi particolari (la terra era troppo dura; essendo roccia viva, non si poté scavare neppure una fossa) si può pensare che detto "Miracolo del Principe di Marsiglia" sia stato "adattato" alla nostra isola tra le Bocche, così pina di vento e non certamente povera di pietra.

  L'anonimo agiografo, da cui Jacopo da Varagine trasse l'episodio del miracolo del'isola, potrebbe averlo ricalcato su un prodigio molto simile, descritto da Filostrato nella sua Biografia del traumaturgo pagano Apollonio di Tiana. Si riconoscono molte affinità formali tra questo miracolo e quello Magdalenico.

  A questo punto è interessante ricordare che, tra i tomi della nostra prima Parrocchia di Santa Maria Maddalena (1769) si è ritrovato un libretto molto sciupato che si intitola "Leggenda della Gloriosa Santa Maria Maddalena" che fa parte di un "Leggendario" sul cui frontespizio si legge: "Leggendario delle SS. Vergini le quali vollero morire per il Nostro Signore Gesù Cristo per mantenere la sua Santa fede. Nuovamente ristampato in Genova per il Casamara Piazza 5 Lamp (ade).

  Il libro è senza data, ma certi indizi, (stampatore e ristampa) si può verosimilmente ipotizzare che questa sia vicina al 1770.

  Naturalmente, il testo è ripreso dalla "Legenda Aurea", anche se un po' semplificato e reso più fluido nel racconto, come in una sceneggiatura drammatizzata; tutto ciò dimostra che nelle nostre isole, tra le Bocche, ancora alla fine del 1700 si aveva sentore della tradizione del miracolo dell'isola e che vi fosse, sul posto, un testo che lo ricordasse agli isolani, ai quali, probabilmente, veniva letto dal parroco o dal cappellano di stanza nelle isole (che all'epoca ci chiamavano Carrugi, viuzze in genovese).

  La cultura genovese e corsa avevano tramandato, evidentemente, oltre ai toponimi, anche tradizioni e culti popolari, bagaglio culturale sempre vivo se lasciato in eredità ai posteri.

  La Santa, dopo varie peripezie nautiche, sbarcò finalmente a Marsiglia con tutta la sua famiglia allargata (la sorella, il fratello e la domestica di sua serocchia Marta, Martilla, e il suo tutore Massimino, uno dei 72 discepoli di Cristo al quale era stata raccomandata da Pietro). Non trovando a Marsiglia nessuna persona che li volesse ospitare, andarono ad abitare sotto il portico di un tempio pagano. Santa Maria Maddalena predicò il Vangelo ai marsigliesi con dolcezza e persuasione. Arriva poi al tempio il Principe di Provenza con la moglie, desiderosa di avere  figlio, ed entrambi intenzionati a fare un sacrificio al dio pagano per poterlo avere.

  Sia al principe che alla principessa apparve in sogno la Santa che chiedeva ripetuti aiuti materiali per il sostentamento dei suoi parenti e amici "Santi di Dio", avvertendo che sarebbero incorsi nell'ira di Dio Onnipotente se non avessero aderito alla sua richiesta.

  Meravigliandosi del sogno avuto in comune, i due si interessarono alla sorte dei poveri  Santi di Dio, ma chiesero subito una prova della loro santità: il miracolo della nascita dell'erede tanto agognato.

  Furono esauditi per intercessione di Maria Maddalena e vollero andare a Roma da San Pietro per ringraziarlo, riconoscendo in lui il vicario di Dio che li aveva esauditi. Il principe non voleva, che la moglie, gravida, affrontasse un viaggio tanto rischioso, ma ella insistette tanto da convincere il consorte e, sicuri della protezione della Santa, si misero in viaggio. Dopo due giorni e una notte li colse una tempesta di vento e, anticipando le doglie del parto, la principessa sgravò, ma perì.

  Il principe si disperò e i suoi marinai, superstiziosi, avrebbero voluto gettare i mare la salma e l'infante orfano che sarebbe perito, mossi a misericordia dalle parole del principe, approdarono ad un isola (collina nel testo) per seppellire la donna. Ma lasciamo la descrizione originale della "Legenda Aurea" l'episodio nel quale alcuni vollero vedere tra le nostre acque il miracolo dell'isola.

  Della seconda leggenda (quella legata alla statua) si può dire che segue un copione già noto, perché le regole sono le stesse in ogni latitudine: il mare riporta sulla spiaggia statue o dipinti raffiguranti madonne o santi, e il destino vuole che sia sempre un'anima pia a raccoglierli, e una cappella in ricordo del fatto miracoloso inevitabilmente si fa sorgere dove i fatto è accaduto.. Anche nella nostra isoletta si tramanda una simile leggenda.

  Ho potuto apprendere dal signor Tonino Conti, cultore di cose isolane, che hai tempi del bisnonno già si narrava del ritrovamento alla marina, dopo un fortunale, di una statua di legno raffigurante Santa Maria Maddalena e del suo successivo trasporto, nel mezzo dell'isola, alle capanne, dove dimoravano i pochi pastori corsi colonizzatori. Durante la notte la statua, per incanto, tornò alla marina; per ben tre volte fu ricollocata nel posto di partenza ma il ripetersi del prodigio, si decise di lasciarla alla marina, dove fu costruita una cappella in memoria dell'evento.

  La pia leggenda, naturalmente, non ha un riscontro tangibile.

  Dov'è finita la statua? Dov'è situata la cappella? La storia ufficiale con date e nomi e fatti certi non ci aiuta. Ma un altro documento ci viene incontro e allora il confine tra storia e leggenda si fa più sottile.

  Anni or sono (fine anni '70) il nostro ex parroco, Mons. Salvatore Capula, trovò nell'archivio vescovile di Castelsardo una lettera del 1762 antecedente quindi, alla presa di possesso sardo piemontese del '67), di un certo prete Leandro Serra di Genova; nella lettera si nomina, tra quelle dell'arcipelago, una cappella intitolata a Santa Maria Maddalena.

  Sapevamo che la prima chiesa dedicata alla Santa era eretta sul Collo Piano nel 1769 e non si aveva notizia di alcuna cappella antecedente.

  Nel 1964 Emilio De Felice, in un saggio di toponomastica intitolato "Le coste della Sardegna" accenna, e forse intuisce, che il toponimo è sorto nel '400 o nel primo '500 da una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena.

 Una ricerca archivistica sistematica, alla luce di quanto oggi si conosce, potrebbe essere ancora più fruttuosa e quell'accenno alla cappella contenuto nella lettera del 1762 potrebbe offrire uno spiraglio, considerando che qualcosa sicuramente esisteva e che il toponimo maddalenino ha una sua ragione di esistere già da quando lo troviamo documentato nella forma che ancora si conserva.

  I toponimi collegati a nomi di santi hanno sempre un luogo di culto nella zona si stretta derivazione e anche i toponimi del nostro arcipelago seguono questa regola.

  Infatti Santo Stefano deriva dalla chiesetta intitolata a Santo Stefano in Buxinarie ricordata nel "compasso de navegar" portolano di epoca medievale.

 Santa Maria deriva dal convento di Santa Maria in Celsarea che aveva sede nell'isola omonima ed ha avuto molti nomi nei documenti: Santa Maria di Budelli Buelli, Buello, Bovello, Budella, ecc. Tutti toponimi riferiti al gruppo di isole (Budelli, Santa Maria Razzoli) che nell'antichità si distinguevano dalle altre (Spargi, Santo Stefano, Caprera e La Maddalena) che si chiamavano isole Buxinarie.

  Maddalena deriverà certamente, come abbiamo gia detto, da un luogo di culto nell'isola, anche se sappiamo per certo che fino al 1350, nelle collettorie pontificie, il nome dato all'isola più grande era Porcaria e che vi esisteva un convento dedicato a Sant'Angelo, forse a Cala Chiesa.

  Tornando alla leggenda della statua della Santa e dell'elezione di una cappella votiva nel sito del ritrovamento, possiamo vedere nella leggenda ottocentesca una sorta di "imposizione divina" per giustificare il fenomeno naturale e prettamente economico della discesa alla marina della prima comunità corsa.

 Nell'isola una leggenda che era già antica ai tempi della discesa di Cala Gavetta la abbiamo scoperta col contrasto del 1777 di cui abbiamo trattato all'inizio, e il tutto avvalora la tesi che nell'isola ci fosse, in un epoca non meglio precisata, una cappella in onore della Santa Evangelica. Un ambiguo riscontro, circa la storia della statua arrivata per mare, si ha in un documento, anch'esso del 1779, dove si dice che nell'erigenda chiesa parrocchiale sarebbe stato collocato il simulacro che "presentemente hanno gli isolani";

  L'erigenda cappella è quella che Salvatore Sanna, emerito saggista delle problematiche settecentesche isolane, ha recentemente scoperto citata in alcuni documenti conservati negli archivi cagliaritani. Progettata dall'ingegnere piemontese Marciot, non dal Cochis come tutti avevamo pensato, solo perché sono rimasti disegni del progetto del Cochis (mai realizzati) e del Marciot no.

  La statua attualmente venerata nella chiesa parrocchiale (vedi foto) non è di fattura medievale o rinascimentale, ma di un anonimo autore del fine '700 o dei primi dell''800.

  Non è stato trovato in parrocchia nessun documento esplicativo riguardo la sua provenienza; si sa solo che è ligure, forse di scuola savonese, probabilmente poera di bottega di uno dei maestri liguri della scultura lignea, verosimilmente del Maragliano.

  Le casacce o casse da processione, con scene della Via Crucis, erano una tradizione molto sentita anche in Corsica e a Bonifacio in particolar modo.

  La derivazione stilistica di questo simulacro ligneo, esposto nella nostra parrocchiale, da quelli liguri savonesi e per derivazione da quelli Corsi Bonifacini è lapalissiana!

  E' da notare che anche nella chiesa di San Domenico, a Bonifacio, esiste una statua lignea raffigurante Santa Maria Maddalena penitente ed esistono ben due casacce da processione di provenienza savonese, una raffigurante il martirio di San Bartolomeo, l'altra una deposizione con le Tre Marie ai piedi della Croce, dove la Santa con i capelli sciolti ha molti caratteri stilistici che richiamano quelli della Santa Maria Maddalena della nostra parrocchiale.

  Sulla questione della cappella e della sua prima menzione storica dobbiamo, purtroppo, rifarci al materiale archeologico e a riordinare lo scibile antico con poco rigore scientifico, con intuizione deduttiva e molta fantasia. Anche la nostra storia locale ebbe il suo primo studioso "moderno" nella persona del Canonico Spano, che emanando nel 1860 "L'itinerario" del Conte La Marmora riportò un episodio medioevale del 1283, di sua conoscenza senza peraltro fornire, se non con vago accenno, gli estremi archivistici documentali per un riscontro scientifico di verifica.

  Gli studiosi successivi hanno preso per buone le affermazioni del Canonico, senza neanche tentare di trovare la fonte documentale.

  Dice lo Spano che, da un giornale manoscritto (annale) conservato in Pisa (dove?) si ha notizia che, nel 1283, l'ammiraglio pisano Rosso Buscarino (Buzzaccherini?) giunse con la sua flotta nell'arcipelago, inseguito dall'ammiraglio genovese Tommaso Spinola. I pisani si sarebbero rifugiati nell'isola, ove si fortificarono edificando una piccola torre sulla sommità della stessa per vigilare i movimenti della squadra nemica, vi fabbricarono alcuni magazzini nel pendio, vi eressero una cappella e vi scavarono una fontana. Lo Spano crede di riconoscere il sito nella Cala di Chiesa, dove il toponimo, la fontana e "vestigia di antichità" vi sarebbero state ancora nel 1850 (anno del suo sopralluogo).

  Comunque, anche se di cappella si dovesse parlare nel fantomatico documento manoscritto visto dal Canonico Spano e a noi sconosciuto, non ci è stato tramandato a chi questa cappella fosse dedicata.

 Un riscontro effettivo, almeno toponomastico, potrebbe chiarire finalmente la questione del nome dell'arcipelago o dell'isola madre; sarebbe gran cosa sapere se nel "giornale manoscritto pisano" si trovi il toponimo "Maddalena". In tal caso datando presumibilmente al '300 l'annale, si potrebbe avere la prima e più antica prova dell'attuale toponimo e si anticiperebbe il culto verso la Santa di quasi due secoli.

  Comparando gli annali genovesi con quelli pisani che ci hanno comunque tramandato l'episodio, certamente storico, riguardante l'ammiraglio Rosso de' Buzzaccherini, si riscontra una quasi omologazione di informazione e quindi si può ipotizzare la matrice comune per tutti gli annali; spetta comunque agli studiosi medievalisti, padroni dell'epoca e dell'area culturale (Genova, Pisa, la Sardegna e la Corsica), analizzare a fondo l'episodio del 1283, nella considerazione che ad esso sono connessi la distruzione di Pianosa, gli assedi di Bonifacio e di Alghero e tutto il movimento tra le due Repubbliche Marinare in lotta tra loro nello scenario delle Bocche, riscontrabile attraverso molte fonti documentali e riferito in molti testi.

  Considerando che noi non abbiamo, a tutt'oggi, trovato la cronaca menzionata dallo Spano, che potrebbe darci dettagli (torre cappella e fonte) tanto precisi, possiamo asserire che in quasi tutte le fonti pisane e genovesi che riferiscono l'episodio, si indicano le isole tra le Bocche con il toponimo che si sapeva essere "Buxinarie" da cui deriva il "Busonara" del Contrasto del 1777.

  Ritrovare il "giornale manoscritto" sarebbe importante per gli studi di toponomastica e, di conseguenza, anche per gli studi agiografici riferiti al culto della nostra Santa.

  La storia e la leggenda sono in antitesi: la leggenda e la storia povera di certezze ma ricca di fantasia creativa: e se la storia e scienza, la leggenda e arte.

 

Tratto da "LA MADDALENA - L'isola del miracolo del Principe"

Edito dal Centro Studi e documentazione biblio-iconografica Magdalenica (La Maddalena - ss)

 

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