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"...Sia impunemente ucciso..."

La grazia per Nicolò Susini

Le diverse epidemie che nel secolo scorso interessarono i paesi del bacino  Mediterraneo resero necessaria l'adozione di cautele sanitarie dettate da rigide disposizioni che regolamentavano le quarantene, il movimento delle persone e delle merci, e l'istituzione dei lazzaretti e delle ronde sanitarie lungo i litorali.

  La Maddalena, grazie alla sua insularità ed al fatto di essere, unitamente a Cagliari, Alghero e Carloforte, uno dei quattro lazzaretti sardi abilitati alla quarantena, rimase sempre immune dai contagi e solo durante il colera, del 1860 subì la terribile epidemia che fece registrare numerose vittime tra la popolazione.

  Le norme sanitarie emanate sin dal 27 gennaio 1721 col Regolamento del Viceré Barone di di San Remy, furono ribadite col decreto viceregio del 28 novembre 1804 promulgato dal Duca del Genovese durante l'esilio dei Reali piemontesi in Sardegna e ripreso successivamente col regolamento sanitario del 21 gennaio 1835 emesso da Carlo Alberto e promulgato nell'Isola con pregone del Viceré Giuseppe Maria Montiglio il 2 luglio successivo.

Pene Severissime

  Severissime erano le pene per chi violava le norme sanitarie, esse arrivavano persino a comminare la pena di morte per chi fosse clandestinamente sbarcato da una nave sospetta di contagio, per chi ne avesse consentito l'approdo e per coloro che fossero stati colti a terra nell'atto di fare segnalazioni per favorire l'avvicinamento delle navi.

  Chiunque poi, sbarcato da una nave senza essersi sottoposto alla visita sanitaria non si fermasse all'intimazione poteva essere "Impunemente ucciso". E uno di questi episodi si verifico a Porto Pozzo ove un tale Mannoni fu mandato assolto dall'accusa di omicidio per aver ucciso un marinaio di una barca toscana che, sottraendosi alle pratiche sanitarie, era sceso a terra per far legna.

Sette mesi di latitanza

  La vigilanza dei maddalenini fu particolarmente attenta poiché era risaputo che molti isolani si recavano clandestinamente nella vicina Corsica con la quale non erano mai cessate le sotterranee pratiche di contrabbando che a suo tempo avevano dato luogo all'occupazione militare delle isole da parte dei Sardo-Piemontesi.

  A causa della rigida applicazione delle norme sanitarie, una brutta disavventura corse nell'autunno del 1828 a Nicolò Susini, vicenda che si concluse nell'estate successiva grazie all'intervento del Viceré.

  L'esposizione dei fatti che procurarono al Susini ben 7 mesi di latitanza e di forzato esilio, è contenuta in una lettera supplica diretta al Viceré di Sardegna Conte Tornielli di Vergano:

 " Eccellenza,

  Nicolò Susini dell'isola di La Maddalena col più profondo ossequio espone all'E.V. che verso la metà del settembre del 1828 prese imbarco con un legno di sua proprietà dall'Isola di Capraia per restituirsi a La Maddalena sua patria.

  Colto pendente in viaggio da un forte temporale, quel legno fu costretto per la violenza dei venti a prendere la direzione dell'Isola dei Cavalli altro degli isolotti che cingono il litorale di Corsica.

  Nel timore che quel barco avesse sofferto qualche danno si vide il rassegnante obbligato a gittar l'ancora onde passare la visita al medesimo, e fu difatti ossrvato che passava dell'acqua all'interno.

  Tanto da praticare la suddetta visita, quanto per farvi le precise riparazioni, dovette trattenersi qualche giorno in quell'isolotto disabitato, oltreché il tempo si mantenne non gli permise di partire.

  Restituitosi poi in patria da alcuni suoi emuli si fece il rapporto al Governo che il rassegnante aveva toccato l'Isolotto predetto avesse pure comunicato con la Corsica ed avesse quindi violato le leggi di Sanità".

  Il Susini, che evidentemente al suo rientro a La Maddalena non aveva denunciato il fatto di essersi trattenuto in un porto straniero e non si era quindi sottoposto alla quarantena, avrebbe rischiato nella migliore delle ipotesi cinque anni di duro carcere, oltre alla perdita della licenza di commercio e della patente di padrone marittimo.

La fuga e l'Esilio

  Egli, infatti, subodorato il pericolo, si affrettò a lasciare l'Isola per non incorrere nei rigori della legge. L'esposizione dei fatti così prosegue:

  "Non fece sul principio conto su questa voce che successivamente ebbe a spargersi e quindi ripartì per i suoi affari verso Genova, dove ebbe dei riscontri che si stavano facendo delle inquisizioni a tal oggetto, anzi, gli fu riferito che non s'attendeva che il suo ritorno per praticarne l'arresto

  Questi incontri eccitarono dei timori nel rassegnante per causa dei quali si vide obbligato a trattenersi per lo spazio di 7 mesi a Genova, lontano dalla sua casa, e dai suoi affari, per cui ha dovuto subire perdite considerevoli".

  Dopo ben sette mesi di forzato esilio il Susini decise infine di affrontare la situazione recandosi a Cagliari per essere ammesso al cospetto del Viceré e da lui ottenere la grazia visto che, oltretutto, dalla sua manchevolezza non è derivato alcun danno.

A Cagliari dal Viceré

Così prosegue infatti la sua lettera:

  "Prese finalmente la risoluzione di presentarsi in questa Capitale dove si trova da alcuni giorni attendendo le disposizioni dell'E.V. affinché possa restituirsi i patria senza pericolo di poter all'arrivo soffrire qualche sfreggio che sarebbe l'ultimo scoppio alle brame dei suoi emoli".

  Dopo questa frecciata ai suoi delatori che gli avevano procurato questa triste disavventura, il Susini così conclude: "Supplica pertanto egli l'E.V. presoin benigna considerazione quanto ci vien da esporre, lasciare quelle provvidenze che stimerà opportune perché possa l'esponente restituirsi liberamente a La Maddalena".

Il provvedimento

  In calce alla lettera troviamo il provvedimento datato dal Regio Palazzo di Cagliari il 14 luglio 1829 e sottoscritto dal Viceré Tornielli con il quale si disponeva: "Presentandosi il ricorrente in questa segreteria di stato e di guerra, onde sentire le nostre determinazioni, si prenderà in considerazione la domanda".

  L'istanza del Susini trovo pieno accoglimento: fu infatti riconosciuto che l'isola da lui toccata era disabitata e che le avverse condizioni del tempo come non avevano consentito a lui di ripartire non avevano consentito ad altri di approdarvi e di avere contatti con la sua imbarcazione e col suo equipaggio.

  Il Susini, munito di salvacondotto, fece dunque ritorno nell'isola in barba ai suoi concorrenti delatori e fu in seguito uno dei cittadini più illustri di La Maddalena, amico di Garibaldi e per molti anni sindaco della comunità.

 

 

 

 

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