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La lettera che segue è indirizzata a tutti coloro che possiedono Poldina, la bambola costruita dalla Furga negli anni '60. Forse qualcuno la ricorderà in coppia col fratellino Andrea. Ad ogni modo chiunque possa dare notizie sulla bambola in questione è pregato di chiamare la redazione.
Dove si nascondono i sogni? Li puoi trovare guardando nel cielo, pensando al futuro, leggendo un libro, accoccolato nel caldo di una coperta o, più semplicemente, nella vetrina di un negozio, più precisamente quello di "Caprilli", all’ingresso di via Garibaldi una quarantina di anni fa. Quando mia madre aveva cinque anni a chi le chiedeva " Cosa farai da grande?" lei rispondeva: "Prima maestra, poi mamma"; infatti è diventata prima insegnante e poi una bravissima mamma di altrettanto belli (modestia a parte) quattro figli. Durante l’infanzia, quindi, si allenava con tutta se stessa a fare la mamma: accudiva con tanto amore le sue bambole di pezza e le coccolava e parlava loro come si fa con i bambini e come la sua mamma faceva con lei. Poi arrivarono quattro fratelli e per lei e Paola, la primogenita, continuò il gioco delle bambole, ma questa volta con bambini veri che piangevano e mangiavano e giocavano per davvero; davano un gran "da fare" ma mia madre riusciva a ritagliare, comunque, piccoli spazi per le sue bambole che, anche se di pezza, rimanevano sempre le sue bambine e continuava a sognare e fare progetti.. e a volare con la fantasia.. Nel 1962 i suoi ritagli di tempo erano anche offerti alla vetrina di un negozio di via Garibaldi, quello della sig.ra Lina Caprilli. Si da il caso che in quella vetrina fosse stata messa in esposizone una bambola di nome Poldina, una neonata con il corpo morbido proprio come quello di un neonato. Più passava il tempo e più se ne stava ore ed ore a guardare quella bambola dalla vetrina non avendo il coraggio di chiederla ai suoi genitori. Costava ben £6000 e sapeva bene che c’erano cose molto più importanti da comprare, sia per sé che per i suoi numerosi fratelli. Ma i sogni sono gratuiti e così lei immaginava di averla e di giocare con lei, immaginava di essere la sua mamma e di abbracciarla forte. Dopo un po’ di tempo i miei nonni si accorsero della pena che lei provava e con un grosso sacrificio le diedero il permesso di andare dalla signora Caprilli a comprare la bambola. Quel sogno imagazzinato nella vetrina di quel negozio per tanto tempo si infranse nel vetro di quella stessa vetrina quando, varcata la soglia, mia madre venne a sapere che Poldina non c’era più. " Pensavo che il mio cuore si sarebbe spezzato dal dolore" mi disse una volta con le lacrime agli occhi. La signora Lina la convinse a ripiegare su un’altra bambola che si chiamava Gelsomina. Fu così che, distrutta da quella vetrina schiantatasi contro il suo piccolo cuore, mia madre abbracciò Gelsomina e la portò a casa. Negli anni che seguirono il suo pensiero continuò a volare però da Poldina e anche quando nacqui io si ripromise, nel caso l’avesse trovata, di comprarmela ma, purtroppo questo non successe mai e nonostante le mie ricerche fatte via Internet Poldina risulta introvabile perché non viene più prodotta dagli anni ottanta. L’ultima spiaggia sono coloro che leggeranno questa piccola storia di vita e che vorranno regalare un sogno… a mia madre basterebbe solo vederla un’altra volta e accorgersi che non ha sognato invano in tutti questi anni. Dove si nascondono i sogni? Li puoi trovare guardando nel cielo, pensando al futuro, leggendo un libro, accoccolato nel caldo di una coperta, nella vetrina di un negozio di via Garibaldi oppure nel cuore di qualcuno che, inconsapevolmente, ha custodito in tutti questi anni il sogno prezioso di qualc’un altro.
Annalisa
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