
Arzachena - Tomba dei Giganti di "Coddu Ecciu"
L'età dei metalli
Dopo le prime presenze nell'Arcipelago - quelle del rifugio di Santo Stefano - dobbiamo ritenere che altre ve ne siano state nei secoli successivi per due ragioni, entrambe validissime: la prima e che nel Sud della Corsica e nel Nord della Sardegna esistono i monumenti di due civiltà, talmente simili da far supporre che in realtà si tratti di una sola con frequenti scambi reciproci tra le comunità al di qua e al di là delle Bocche. La seconda è che già da almeno due millenni, cioè prima del 4000 a.C. , l'uomo del Vicino Oriente aveva iniziato il grande nuovo sviluppo dell'Età dei Metalli, cui fece seguito, a partire dalla metà del III millennio, una ulteriore ondata di migrazioni verso la Sardegna, che di metalli era ricca. Nuovi arrivi, dunque, e nuovi transiti attraverso le Bocche di Bonifacio da e per la Corsica.
L'Arcipelago di La Maddalena, ove peraltro nessun ritrovamento ufficiale e stato fatto a riguardo, deve dunque aver svolto ancora una volta la sua funzione di ponte.
Nei secoli a cavallo del 2000 a.C. la Gallura fu al centro di quella che gli studiosi chiamano la "Cultura dei circoli, o di Arzachena" dai ritrovamenti fatti prevalentemente intorno a questa cittadina. Si tratta di una popolazione dedita alla pastorizia, ma che rivela nei grandi circoli megalitici delle sue tombe e nei menhir (men = pietra e hir = luogo) l'origine orientale.
Inoltre nelle attuali regioni dell'Anglona e della Nurra, nel Sassarese, sempre in relativa vicinanza col mare, si stanziò una diversa migrazione che dette origine alla cosiddetta "Cultura di San Michele", la quale si diffuse poi in tutta la Sardegna.
Giunte in Sardegna, queste migrazioni, come altre che vi approdarono, persero a poco a poco la prevalente vocazione dei metalli, che abbondavano nella zona dell'Iglesiente dove con ogni probabilità erano dirette, e si trasferirono verso Nord, fino a stanziarsi definitivamente nella granitica ma fertile Gallura. e nelle vaste pianure del Sassarese.
Il ponte sardo-corso, nella mappa della diffusione della civiltà dei metalli, serviva a unire l'oriente con l'occidente, cioè principalmente con l'Iberia, la Francia e infine l'Inghiterra. Tuttavia la Sardegna, fin dalla preistoria, ebbe la proprietà di fermare ed isolare alcuni gruppi in aree poco permeabili di aggregazione antropica, dove essi finivano per chiudersi in culture locali a carattere prevalentemente agricolo-pastorale, cioè retrocedenti al tardo Neolitico e rinunciatarie rispetto al grande impulso della metallotecnica dal quale avevano tratto origine.
Tratto dal libro: La Maddalena e le Isole Intermedie di Gin Racheli.