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Uno dei lingotti di piombo e un particolare delle decorazioni
Un carico di lingotti di piombo d'età augustea dalle Bocche di Bonifacio
Di Rubens D'Oriano
Nei giorni a ridosso del Ferragosto del 1997 veniva segnalata alla Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro da privati cittadini l'esistenza, a pochissimi metri di profondità dal pelo dell'acqua e a breve distanza da una spiaggia molto frequentata della costa gallurese settentrionale, di numerosi lingotti di piombo sui quali era ben leggibile una "scritta" latina.
Dopo un immediato intervento, durante il quale si recuperarono gli oggetti più appetibili da parte di eventuali trafugatori, nel successivo mese di novembre si effettuò lo scavo del giacimento archeologico, che ha restituito parte di un trasporto di lingotti e di altri materiali di piombo. di notevole importanza per la rarità o addirittura unicità delle attestazioni.
Ciò che residuava del carico dell'imbarcazione era composto da:
- Lingotti di piombo di tipo usale (a sezione trapezoidale) con bollo AUGUSTI CASEARIS GRMANICUM e bolli secondari indicanti il peso e ilo nome di un personaggio legato al ciclo estrattivo della miniera: LVALRUF (Lucius Valerius Rufus).
- Lingotti a sezione di sfera con lettere latine e greche incise a freddo-
- Lingotti a forma di mattone con un bollo indicante il peso.
- Lingotti sempre a mattone decorati sulle facce minori con la metà inferiore o superiore del corpo di una leonessa a rilievo. Impilando questi lingotti a coppie, si ottiene quindi, sulle facce corte, il corpo intero della leonessa.
- Un lingotto a mattone quadrato, decorato su una delle facce principali con una scena di lotta tra gladiatori.
- Due ciste funerarie (contenitori di ceneri del defunto) tagliate e accartocciate recanti l'iscrizione col nome del defunto e decorate da fasce di leoni e leonesse in rilievo, bordate da fasce con amorini vendemmianti.
- Due ciste funerarie più piccole tagliate e accartocciate, recanti l'iscrizione col nome del defunto Q. POMPONIUS ATTICUS e decorate da leone e quadriglia in rilievo.
- Barilotti pieni di scorie di fusione del piombo.
- Grandi quantità di scorie di lavorazione do piombo o ferro.
- Due ancore di ferro.
Nessuna traccia dell'imbarcazione era conservata, a parte scarsissimi chiodi, in quanto naufragando su un fondale roccioso è stato certo distrutta dallo sfregamento causato dal moto ondoso.
Il rinvenimento brevemente descritto pone svariati interrogativi per la sua assoluta unicità nel panorama di tutti i casi simili finora noti.
Non pone problemi la dinamica del naufragio: l'imbarcazione doveva essere in difficoltà e tentò di arrivare sulla spiaggia, affondando però poco prima della meta. In genere in questi casi il carico veniva recuperato, qualora vi fossero sopravissuti al disastro o di esso vi fosse a conoscenza da parte di abitanti della costa. E può anche darsi che ciò sia avvenuto, ma non completamente. Infatti il gioco delle correnti in questo punto è tale da ammassare in pochi minuti, in determinate condizioni meteo, un enorme quantità di sabbia proprio sull'area dove giacevano i reperti, e la massa di sabbia staziona poi per molto tempo e solo in precise e non frequenti condizioni viene asportata, e per poco tempo, dal mare. Ciò ha determinato il salvataggio dei reperti in età moderna e, forse, il mancato recupero totale, o anche solo parziale, nei tempi antichi.
Svariati problemi sono invece posti dal carico.
Il bollo AUGUSTI CAESARIS GERMANICUM assicura la cronologia all'età dell'imperatore Augusto (31 a.C-14 d.C.) ed è certa anche, per vari motivi che è lungo qui elencare, la provenienza dalle miniere di piombo della Spagna (all'epoca il maggiore produttore), solo apparentemente contraddetta da GERMANICUM, che sottintende PLUMBUM, cioè piombo "dei Germani"; si tratta di una tribù così chiamata che aveva sede proprio presso importanti miniere della penisola Iberica. Del resto in età augustea la Germania romana (area del Reno) non produceva piombo.
Le ciste cinerarie sono di un tipo raro tipicamente spagnolo, appunto, ed erano destinate ad essere rifuse, secondo un uso ben noto e comprensibile. E infatti i barili e le altre ingenti quantità di scorie testimonia questa attività. E possibile che le scorie fossero trasportate per ricavarne ulteriore prodotto con successiva fase di lavorazione o come zavorra, dal momento che pensare ad operazioni di fusione a bordo pare inopportuno, non tanto per le difficoltà (il piombo fonde a temperatura bassissima), quanto per pericolo di fare un fuoco, comunque cospicuo, su una nave.
Quesiti ancora maggiori pongono i lingotti a sezione sferica e a mattone, assolutamente inusitati, e rasenta addirittura l'assurdo la presenza di decorazioni (gladiatori e leonesse), , dal momento che i lingotti per loro intrinseca natura sono destinati alla fusione per ricavarne i più svariati oggetti: ceppi d'ancora, tubature, pesi, lamine protettive di scafi, ecc.
Che dire poi della apparente bizzarria del dover sovrapporre due lingotti per visualizzare il corpo intero della leonessa? l'aggettivo apparente non è usato a caso. Infatti, pur trattandosi di anomalie che finora non sembrano aver riscontro nella panoramica dei casi noti, deve esserci una spiegazione logica che non conosciamo. Potrebbe trattarsi, per esempio, di un peso di riferimento e la garanzia era data dalla decorazione: cioè, solo vedere le due metà combacianti del corpo della leonessa dava la sicurezza che fosse quello il campione ufficiale; i lettori di vecchie spy stories sapranno che due emissari che non si conoscono possono aver certezza reciproca ricongiungendo due metà, a loro affidate, di un oggetto appositamente spezzato. Ma si tratta solo di una delle possibili ipotesi.
Al di là delle stranezze, che si pongono come eclatanti novità sulle modalità di produzione, circolazione, uso, ecc. del piombo in età imperiale, il carico qui illustrato aggiunge un ulteriore tassello alla ricostruzione dei traffici marittimi che interessavano le Bocche di Bonifacio, il Fretum Gallicum, crocevia di scambi tra l'Italia continentale e l'Occidente del Mediterraneo, in questo caso, che dell'approvvigionamento di piombo iberico per la stessa capitale dell'Impero, come testimoniato anche da9i relitti n acque corse.