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Ci
sono voluti ben 150 anni, ma finalmente la U.S. NAVY - la flotta da
guerra statunitense - ha ottenuto nel 1972 di avere nelle acque
sarde dell'arcipelago maddalenino una propria base. I documenti
storici dicono, infatti, che ci tentava fin dal lontano1822. Allora
fu sufficiente l'intervento presso la povera e debole Corte sabauda
dell'Ammiraglio Andrea Des Geneys, padre della neonata Marina sarda
e nume tutelare della giovane comunità maddalenina, per rigettare la
richiesta di concessione avanzata dal governo degli Stati Uniti.
Questo già da un quarto di secolo aveva intrapreso rapporti
commerciali con i paesi del Mediterraneo che, rispetto soprattutto
agli atteggiamenti aggressivi degli "Stati barbareschi", avevano
bisogno di tutela militare. La richiesta, mutatis mutandis,
trovò accoglimento l'11 agosto del 1972 - in piena era repubblicana
- con un accordo bilaterale segreto, in esecuzione di un precedente
accordo del 1954, ed allora ancora inattuato ed anch'esso segreto.
La
Maddalena diveniva così la base di una nave-appoggio per
sommergibili di attacco, a propulsione ed armamento nucleare, della
69° task force aggregata alla VI Flotta statunitense nel
Mediterraneo. I primi vent'anni della base americana in Sardegna
iniziarono, quindi, con una lunga gestazione tenuta nascosta come
una vergogna, e si sono svolti in contemporanea ed all'interno di un
periodo di eccezionali avvenimenti che hanno marcato quanti altri
non mai la vita del mondo contemporaneo. Straordinaria dinamica di
avvenimenti che anche la costituzione e la vita di questo "punto di
appoggio" hanno in qualche modo contribuito a determinare. |