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 Speciale:

  Ampliamento della Base U.S.A. di Santo Stefano

Commenti e reazioni dal mondo politico

Commenti e e reazioni Politiche
DS: una scelta sciagurata                                                      5-10
Grazie Silvio                                                                               5-10
Diventeremo prigionieri degli USA                                      6-10 
Il piano si può bloccare                                                           6-10 
Il WWF chiama alla mobilitazione                                       7-10
Tirotto: tutto sulla nostra testa                                           7-10
Il Psd'Az contro Martino                                                        8-10
Il Sindaco: fingono che io non esista                                  9-10
LegaAmbiente: monitoraggio delle radiazioni                 11-10
Comunicato del PDCI                                                              12-10  
Deligia: tutti a Cagliari                                                            14-10
Mozione dell'UDC                                                                      14-10
Il Sindaco Rosanna Giudice                                          14-10
Il Presidente della Regione                                          16-10
Rifondazione Comunista                                               16-10
Nuovo PSI: trattare gli USA senza pregiudizi          17-10
I Ds contro la Base                                                         17-10
Il Consiglio provinciale si mobilita                              17-10
 

 

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 Vedi anche: La storia della Base U.S.A. 

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La Nuova Sardegna

DOMENICA, 05 OTTOBRE 2003
 
«Base Usa, scelta sciagurata»
Sanna (Ds): sul raddoppio la Regione è subalterna

 CAGLIARI. Prime reazioni politiche alla notizia che il governo ha autorizzato l’ampliamento della base della Us Navy a Santo Stefano: 52mila metri cubi per una spesa di 37 milioni di dollari. Per Emanuele Sanna (Ds), presidente della commissione Autonomia del consiglio regionale, «sulla linea della più umiliante subalternità il presidente della Regione con la sua giunta monca e di minoranza assecondano la sciagurata scelta del governo italiano di raddoppiare la base di Santo Stefano e di edificare altri pezzi pregiati dell’isola della Maddalena per ospitare i militari americani».
 Sanna, ricordando che per i sardi «resta ancora irrisolto il problema della sicurezza ambientale e sanitaria delle popolazioni e dei pesanti freni allo sviluppo economico conseguenti alla presenza di una base per l’assistenza ai sommergibili con testate nucleari», ritiene «quanto mai urgente e ineludibile un nuovo confronto su questi temi in consiglio regionale».
 L’argomento della presenza militare americana alla Maddalena compare anche in una interrogazione presentata da diversi deputati del centrosinistra (primo firmatario il diessino Francesco Carboni) al presidente del Consiglio, al ministro della Difesa e a quello dell’Ambiente.
 I parlamentari chiedono «se risulta al governo che siano state avanzate dal comando militare americano presso il comitato organizzatore della Coppa America richieste volte a escludere Porto Cervo dall’elenco dei siti di svolgimento della competizione velistica internazionale» e «se il ministero della Difesa intenda chiudere l’Arsenale militare della Maddalena e cedere parte delle strutture alla marina militare americana».
 I deputati vogliono sapere quali iniziative intenda assumere l’esecutivo «per mantenere i livelli occupativi già garantiti al personale civile dell’Arsenale militare anche nell’attuazione del progetto di riconversione presentato nel mese di luglio» e «per assicurare la piena fruibilità del parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena».
 Secondo il coordinatore nazionale di Sardigna Natzione Indipendentzia, Bustianu Cumpostu, «adesso è certo: con quell’accordo segreto del 1972 l’Italia ha venduto la Sardegna agli americani, i quali, essendone padroni, dispongono del territorio della nazione sarda come vogliono e quando vogliono. La Sardegna diventa una vera e propria portaerei americana nel Mediterraneo, ne hanno il pieno comando e la useranno per aggredire tutti i popoli, compreso quello sardo, che non accetteranno la loro pax imperialista e non metteranno a disposizione dell’America le loro risorse energetiche».
 

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DOMENICA, 05 OTTOBRE 2003
 
La Maddalena, Usa: grazie Silvio I lacché sardi «servono» Bush

Per favore, nessuno evochi il frusto antiamericanismo contro i sardi che considerano uno scandalo la trasformazione di La Maddalena in grande base strategica degli Usa. Nessuna pulsione anti-yankee: sarebbe frustrante. E’ tutto già deciso, niente cambierà: possiamo almeno sfogare un malumore impotente? Non possiamo avercela con gli americani: fanno i loro interessi, con più bushiana arroganza del passato. Ce l’abbiamo col governo Berlusconi-Martino. Concede di tutto e di peggio strafottendosene del parere contrario non richiesto o ignorato dei sardi.
 Espressione geogragica con ascari di servizio. La Sardegna è ridotta a espressione geografica priva di sovranità politica. Le si può imporre ogni schifezza: non reagirà perché i suoi ascari sono sempre prostrati a ogni padrone esterno. Perciò ce l’abbiamo con furia con i Mauro Pili e ora Italo Masala (più eventuali predecessori). Nessuna obiezione: come per le scorie nucleari, se non dopo la rivolta popolare. Magari plaudono il Cavaliere, Martino e gli Usa per «grazia ricevuta» dagli yes-man sardi della linea «sì buana, bravo badrone».
 Sardegna d’incanto: all’incanto. Non c’è mai stata, tanta cupidigia di servilismo e svendita di noi stessi come negli ultimi scellerati quattro annni: semmai protesta e resistenza. Siamo una terra d’incanto messa all’incanto assieme alla nostra dignità: al peggior offerente. Viene da sospettare che La Maddalena faccia parte del «pacchetto» Costa Smeralda. «Doveva» essere comprata solo da lui, Barrack, amico di Bush e per li rami di Berlusconi e Pili. Gli stessi che «dovevano» comprare e vendere la base maddalenina. Come è stato: bastava aspettare che Regione e Governo fossero in mano al Centrodestra e la Sardegna ai domestici del Cavaliere. Si obbietta: è un allargamento degli impianti esistenti.
 Peggio del 1972, fuori e contro la Nato e l’Europa. Sono bufale buone per i sardi con l’anello al naso e la sveglia al collo che ci vogliono credere. Ci sono gli studi ufficiali americani disponibili ovunque. Li ha riassunti l’ex ambasciatore Sergio Romano. In un recente libro («Il rischio americano») ha documentato la nuova strategia imperiale di Bush. Una serie di basi collocate nei punti nevralgici del pianeta, con poche truppe sceltissime e supertecnologie di guerra: avamposti di prontissimo intervento per ogni crisi che gli Usa piloteranno unilateralmente. La Maddalena diventerà proiezione definitiva della superpotenza grazie a una decisione italiana: più grave di quella del 1972, quando l’«approdo» per sottomarini nucleari fu deciso saltando il Parlamento. Ma allora, almeno, c’erano l’Urss e la guerra fredda: sempre a rischio di diventare bollente e termonucleare. E’ finita da 15 anni, neanche i sub-nucleari servono più. C’è di più: la base è fuori del controllo Nato, totalmente Usa e, se vogliamo, anche contro l’Europa che tenta di darsi una difesa comune. Ma l’Italia berlusconiana se ne sbatte di Europa e Nato: va dove Bush vuole.
 Referendum negato, servitù raddoppiata. Silvio decide, paga la Sardegna, che affossa assieme ai sicofanti nuragici. Prima con le scorie nucleari, ora con la colonia militare a stelle e strisce. Quindici anni fa fu negato ai sardi un pallidissimo referendum sulla base Usa. Oggi quella servitù è moltiplicata grazie ai maggiordomi politici nostrani. E’ una vergogna anche insensata. Resta il rischio nucleare mai esplorato. Ci sono stato, sull’«Orion» (nave-madre dei sottomarini): buon pranzo e cordiale accoglienza degli ammiragli Usa. Non una parola sui piani top-secret in caso di incidente nucleare. E ora la base si estende a dismisura. Nel mare più bello del Mediterraneo e del mondo, nel cuore di un parco nazionale. Nel cuore anche della zona turistica più prestigiosa. Perché non hanno scelto Capri, Venezia o Portofino, dove Berlusconi ha comprato un castello? Non serve: la Sardegna è sempre pronta e genuflessa.
 Ecco 150 posti di lavoro: mentre ne perdiamo 9mila. Stiamo allegri: forse lì arrivano 150 posti di lavoro. Bastano e avanzano a compensare i 9mila in perdita dal Sulcis a Ottana e Porto Torres perché l’energia costa troppo e la Sardegna resta l’unica regione senza metano. Accidenti al Polo del malaugurio che lustra gli stivali di Berlusconi, Comincioli, Martino e chiunque mentre insulta Prodi negandogli il saluto quand’è in visita al Consiglio. Ha distrutto il Poetto, sabotato i parchi, spiantato l’economia e da lacché «serve» La Maddalena a Bush. C’è un inquietante laboratorio terroristico, ancora non assassino per fortuna, incistato in Sardegna. Sarà felice delle ultime motivazioni al suo delirio eversivo: per fare proselitismo. Mentre la politica sarda affonda in «Invalidopoli».
 

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«Comune e parco subiscono tutto, diventeremo prigionieri degli Usa»
«Il potenziamento della base americana ucciderà il turismo». Veto all’America’s Cup e declino


 Augusto Ditel
 

  LA MADDALENA. Non ha mai avuto peli sulla lingua, Franceschino Bardanzellu. Politico di lungo corso, ha sempre detto come la pensava dai banchi del consiglio comunale della Maddalena, dai tempi in cui militava nell’Msi. Ha continuato allo “Sciuti”, da consigliere provinciale di An. Oggi lui fa il commissario dell’azienda di soggiorno di Arzachena, ma non dimentica di essere un maddalenino doc, uno che conosce a menadito l’arcipelago e i suoi problemi. In quest’intervista, Bardanzellu denuncia il pericolo che la “sua” isola venga definitivamente impoverita. Ce n’è per tutti. Anche per il suo partito.  - Bardanzellu, che succede alla Maddalena?   «Semplice: succede che la stanno cancellando, quest’isola delle meraviglie. La vogliono ridurre a un piccolo paese insignificante, prigioniero degli americani».   - Pesante, eh?   «No, sincero. Con questi chiari di luna, nessuno ci verrà più, qui. Il turismo, già asfittico, dopo l’inevitabile agonia, morirà. Chi sarà quel pazzo, poi, che verrà a investire da queste parti?»   - Accuse un po’ generiche, le pare? Vada sul concreto.   «Non mi sembra vero. La Maddalena e l’arcipelago sono strette da una morsa, sono le vittime di una tenaglia che ci strangolerà tutti. C’è un disegno preciso, un percorso vizioso che ci porterà alla rovina, a una durissima punizione sul piano dello sviluppo economico. E, quel che è peggio, esiste un vergognoso silenzio da parte di chi potrebbe ribellarsi, e non lo fa per colpevole connivenza».   - Di questo parleremo dopo. Faccia esempi.   «Partiamo dall’arsenale. Un tempo la forza lavoro arrivava a 800 unità. Oggi gli addetti sono circa duecento. Tra poco saranno meno di cento. Un disastro, per una struttura fondamentale per La Maddalena. Quindici anni fa fui io stesso a segnalare il pericolo dello smantellamento all’allora sindaco Pietro Dettori, ma nessuno intervenne. Prendiamo l’ammiragliato, poi. Non c’è più. Dissolto come neve al sole. Con la sua partenza, hanno anche chiuso l’ospedale militare. Non c’è più l’ammiraglio, e l’edificio di piazza Comando sta per passare al patrimonio immobibiliare del Quirinale. E menomale, altrimenti se lo sarebbero preso gli americani».   - Già, gli americani: ora gli raddoppiano pure la volumetria e arriva anche il sì del governo...   «Appunto. Pensi, che oggi gli americani sono circa tremila, e il loro numero è destinato ad aumentare. Da un lato, si cassano tutte quelle attività che davano lavoro ai maddalenini, dall’altro si consente agli americani di fare tutto ciò che vogliono. Gli si consente anche di far sì che la Coppa America si faccia da altre parti».   - Che c’entra la Coppa America?   «C’entra, eccome se c’entra. Io, da commissario dell’azienda di soggiorno di Arzachena, ho partecipato alle riunioni nelle quali, come galluresi, cercavamo di candidarci a ospitare una manifestazione che ci avrebbe permesso di compiere quel salto di qualità di cui il territorio ha bisogno come il pane. Il terreno era fertile, bisognava solo lavorare tutti assieme sul piano politico perché l’evento si svolgesse qui da noi».   - E poi?   «Ce l’hanno soffiato non per caso, ma perché qualcuno ha lavorato in questa direzione».   - Nomi, prego.   «Beh, gli americani non mi pare fossero entusiasti dell’idea di far disputare la Coppa America in questo lembo di Sardegna. E c’è qualcuno che li ha assecondati, con un silenzio del quale dovranno dar conto».   - Nomi, prego.   «Mi tira per la giacchetta? Va bene, accetto. Il sindaco, intanto. Il capo dell’amministrazione della Maddalena assiste senza fiatare al decadimento programmato della nostra comunità. Non parla, non reagisce, non si mette a capo di una protesta, non si accorge che la gente è esausta, è stufa di assistere al depauperamento dell’arcipelago. E’ come possedere una perla, e consentire che non brilli più. Rosanna Giudice, però, devo dire che si trova in buona compagnia».   - A chi si riferisce?   «Al parco, alla presidenza del parco. Alla Maddalena, come dicevo, non c’è più l’ammiragliato, ma in compenso imperversa questa coppia Comune-parco, alla quale sta bene tutto. Questa è pura connivenza, complicità».   - Scusi, lei è di An, lo stesso partito nel quale militano Rosanna Giudice e Gianfranco Cualbu.   «E che m’importa? Io sono maddalenino, ho fatto per anni il consigliere comunale, poi sono stato anche in Provincia. Da sempre, e ricordo duri anni di opposizione, mi sono battuto per difendere il territorio che ho rappresentato. Non mi posso soffermare sul fatto che oggi al governo ci sono uomini o donne del mio partito. Ho il dovere, oltre che il diritto, di denunciare a gran voce l’esistenza di questo ignobile progetto di smantellamento della Maddalena e, lo ripeto, il silenzio di chi potrebbe contestarlo e non lo fa».   - E la Regione?   «Ce n’è anche per la Regione. Storicamente, la Regione non ha mai preso posizione sulle questioni maddalenine. Dal 1972, l’anno in cui fu deciso che alla Maddalena dovevano sbarcare gli americani, da Cagliari non si è levata alcuna voce di protesta o di ribellione».   - Si può fare ancora qualcosa per scongiurare i pericoli che lei denuncia?   «Forse sì. Approfitto di questa chiacchierata per rivolgere un appello a tutte le forze politiche, non m’importano i colori. C’è da scendere in campo per difendere il sacrosanto diritto alla sopravvivenza. Mi rivolgo ai politici ma anche a chi rappresenta la Costa Smeralda. Il paradiso inventato dall’Aga Khan infatti corre gli stessi rischi di estinzione dell’arcipelago, se lo Stato continuerà a vendere tutto ciò che è vendibile, e se agli americani sarà permesso di impadronirsi dell’isola».

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Bifulco: «Il piano si può bloccare se impugnato entro 15 giorni»
«La Regione deve ricorrere»
Furibonde reazioni Il Pdci: «Martino ci ha scippato la sovranità politica»

 

  ROMA. Continuano numerose le prese di posizione, spesso indignate, all’«appalto di sovranità» esercitato dal ministro della Difesa Martino che ha autorizzato l’ampliamento della base Usa per sommergibili a La Maddalena. Una base di cui, allo stato attuale, non si conoscono neppure i termini di accordo siglati a suo tempo dall’allora ministro Andreotti, una base che agisce, con il suo vai e vieni di sommergibili nucleari, al centro di una zona dichiarata parco naturale e, oltretutto, oggettivamente un posto di bellezza unica, con un delicatissimo ecosistema (in molti punti non è neppure permesso l’ancoraggio dei diportisiti per non compromettere i fondali). Bene, in questi posti potranno proliferare i sommergibili nucleari (e forse non solo), perché il nostro governo centrale, notoriamente filoamericano, ha ritenuto bene di infischiarsi di tutte queste considerazioni e di porre una seria ipoteca sullo sviluppo turistico della Maddalena. E’ quanto ha sostenuto ieri il rappresentate dei verdi Mario Bulgarelli preannunciand un’interrogazione al ministro della Difesa. «L’ok di Martino al progetto di ampliamento della base statunitense della Maddalena per sottomarini a propulsione e armamento nucleare è inaccettabile.  Il ministro deve spiegare al Parlamento perchè ha dato l’ autorizzazione», ha sostenuto Bulgarelli. «Il progetto era stato bocciato dal Comitato misto paritetico sulle servitù militari - ricorda Bulgarelli - e non si comprende perchè il ministro Martino abbia preso questa inaccettabile decisione, di grandissimo impatto politico e di devastazione ambientale».  Sul problema interviene indignato anche Vinicio Garau della federazione cagliaritana del Pdci: «La concessione di altri 50 ettari agli Usa, nella base della Maddalena è l’ ulteriore dimostrazione che la Sardegna, dopo quattro anni di giunta regionale di centro-destra, è ridotta a pura espressione geografica priva di sovranità politica».  E in tutto questo la Regione? Tace. Ma il componente di nomina regionale del Comitato misto paritetico Stato-Regione per le servitù militari, Agostino Bifulco, ha scritto al presidente della Regione Autonoma della Sardegna chiedendogli di presentare ricorso contro la decisione del ministro della Difesa di autorizzare l’ ampliamento della base statunitense per sottomarini a propulsione e armamento nucleare. Nella lettera di due cartelle inviata al presidente Italo Masala, Bifulco sostiene che la Regione può chiedere, ai sensi della legge 896 del 1976 (la stessa per la quale Martino, disattendendo il parere negativo del Comitato misto paritetico ha autorizzato l’ ampliamento della base) che la questione sia sottoposta al riesame in Consiglio dei Ministri.  «La Regione ha tempo 15 giorni per presentare il ricorso - scrive Bifulco - e il Consiglio dei Ministri dovrà pronunciarsi entro 90 giorni, alla presenza del presidente della giunta regionale».

07 ottobre 2003

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Cresce l’opposizione alla scelta del governo per Santo Stefano
Il Wwf chiama alla mobilitazione
Il nucleare in tempo di pace, antitetico allo sviluppo dell’isola

 

  SANTA TERESA. «No, così non va proprio. Altre decine di migliaia di metri cubi di cemento e mattoni. A pro di che?». La sezione del Wwf Gallura, da sempre impegnata sul fronte ambientalista a tutela di uno sviluppo sosteniblile di questo territorio, esprime allarme e contrarietà all’allargamento dell’insediamento militare americano alla Maddalena.  È l’ennesimo sacrificio imposto dall’alto a luoghi di grande pregio ambientale e antitetico alle scelte delle popolazioni che vi gravitano. Il Wwf invita petanto tutti, cittadini e istituzioni, ad unirsi per esprimere in forme civili l’avversione a scelte che, oltre che pericolose per la salute pubblica, marciano in senso opposto allo sviluppo. «Finiti i tempi delle guerre fredde e di nervi tra blocco occidentale-americano ed ex Unione Sovietica - si legge in un documento - è da tempo che si caldeggiano le dismissioni nucleari. La Maddalena, a dire il vero, ha sempre tentato, pur tra sacrifici, contrasti e contraddizioni, il mantemimento dell’Arsenale e delle Scuole Cemm. Il tutto assieme a un ambiente il meno possibile contaminato, in vista soprattutto dell’indotto turistico. Nasce così pure il Parco, seguito dalle immancabili litigiosità. L’industria dell’ospite, se bene organizzata e gestita, è infatti vasta e promettente ma deve imporre a tutte le amministrazioni, di qualsivoglia colore, la scelta obbligata dell’abiente. E’ questa la sola via. Ecco invece altre decine di metri cubi di cemento e mattoni».  «Scelta sbagliata. E non per disamore per America o americani - sarebbe stupido - ma per i motivi appena detti. Il Wwf chiede pertanto al governo nazionale di accelerare l’allontanamento di tutto ciò che nei nostri dintorni fa capo al nucleare. E’ una decisione che seguirebbe un’evidenza chiara a tutti, una scelta di reale opportunità sociale, oltre che una questione reale di salute e di ambiente. Il quadro però non si completa se non con una partecipazione generale più attiva e determinata. Di qui l’auspicio di una presa di posizione più netta ed evidente, attuata nei termini del civismo, di almeno tutta la popolazione della Gallura. La barca è molto piccola: tutto il nord Sardegna è coinvolto nel fenomeno. Tutto, compresi i politici che d’estate frequentano i nostri lidi. Un coinvolgimento generale, una reazione comune possono spingere alla risoluzione del problema». Di qui l’appello del Wwf Gallura a tutti sindaci del nord dell’isola per un pronunciamento d’attuarsi con una delibera consiliare. «La Maddalena - conclude il documento - può essere ancora un centro di Marina pluriforze, privo comunque di nucleare». Tonio Biosa

 

 

7 otobre 2003

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Tirotto: tutto sulla nostra testa, e il potere locale è inconsistente
 

LA MADDALENA. Continuano le reazioni alla notizia ufficiale del ministro Martino che ha dato via libera ai lavori nell’isola di Santo Stefano da parte degli americani.   - Chicco Tirotto capo gruppo di “Forza La Maddalena”, cosa ne pensa?   «Si tratta di una questione delicata perché coinvolge problematiche internazionali, sociali, occupazionali e anche ambientali, da affrontare con attenzione, evitando però di cadere nella manichea contrapposizione americani si-americani no, assolutamente infeconda. Sta per iniziare la vertenza Arsenale, con il Comune pronto a manifestare in Regione e a Roma per ottenere progetti seri di riconversione, è sotto gli occhi di tutti la vertenza Parco nazionale, incentrata sulla questione di un parco che contrariamente alle promesse non crea nuovo sviluppo e anzi succhia risorse all’isola (tassa d’ingresso dei turisti e gabelle per gli imprenditori della nautica), ed ora scoppia una nuova questione, finora sottovalutata».   - Cosi facendo si precluderà lo sviluppo del paese?   «E’ davvero in gioco lo sviluppo economico del nostro territorio, il futuro dei molti giovani che vorrebbero vivere e lavorare nel posto in cui sono nati. Occorre quindi uno sforzo di tutte le forze politiche sane, per far sì che La Maddalena divenga un attore protagonista del suo futuro e non una comparsa che assiste impotente a cosa bolle in pentola, come ha detto in consiglio comunale uno sprovveduto assessore».   - Cosa ne pensa della gita di alcuni amministratori, anche locali, nel sottomarino di stanza a Santo Stefano?   «Certamente poi non offrono un’immagine di serietà le esternazioni a corrente alternata del vicesindaco, vero e proprio assessore agli esteri, che in Francia strizza l’occhio a Villepin, dichiarandosi solidale con la posizione francese sulla guerra in Irak e a casa sua fa le gite sul sommergibile americano».   - E’ segnato, allora, il destino dell’isola?   «Se qualcuno ha già deciso sulla testa dei maddalenini che la nostra isola diventi una Pearl Harbor del Mediterraneo, il Governo lo dovrà dire chiaramente, e le forze politiche locali dovranno dire la loro aprendo un immediato confronto con il governo italiano, analizzando i pro ed i contro e, nel caso in cui tutto fosse già stato deciso, come già accaduto in passato, pretendendo questa volta importanti contropartite». A. N.

 

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Riceviamo e pubblichiamo la seguente Mozione:

 

Gruppo Consiliare U.D.C.

Mozione sulla Base U.S.A. Isola di Santo Stefano

 

   CONSIDERATO che la nostra Isola si trova al centro dell'attenzione regionale e nazionale per i delegati risvolti collegati all'annunciato rilancio della Base Americana di Santo Stefano;

   PRESO ATTO delle dichiarazioni programmatiche presentate dalla maggioranza in campagna elettorale in cui si mostrava attenzione alle problematiche inerenti alla presenza statunitense nel nostro territorio e che mai evidenziano nessun tipo di antiamericanismo;

   TENUTO CONTO della grande responsabilità ricadente sull'intero Consiglio Comunale nel momento in cui è chiamato, come in questo caso, a rappresentare gli interessi generali della Comunità Isolana, interessi da gestire al di sopra di qualsiasi tornaconto partitico o di governo;

   PRESA COSCIENZA con onestà intellettuale politica che la base appoggio per sommergibili nucleari di Santo Stefano è di per se stessa incompatibile con la vocazione turistica e ambientale dell'Arcipelago maddalenino per Altro sede del Parco Nazionale Geomarino e del futuro Parco Internazionale delle Bocche;

   PRESO ATTO che La Maddalena sta per essere definitivamente cancellata come base navale militare italiana in seguito alle congiunte decisioni del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore della Marina, e con ciò non deve impedire un sostitutivo processo di riconversione, indirizzato verso uno sviluppo di carattere turistico - ambientale;

   OSSERVATO che la concessione fatta alla Marina Americana nel 1972 era stata limitata ad un permesso di approdo per una nave officina, l'unica autorizzata all'ormeggio in quel di Santo Stefano e che la citata concessione traeva giustificazioni dai problemi della guerra fredda, non si può accettare oggi passivamente "nel tempo in cui la flotta russa è stata solennemente ospitata nella rada di Santo Stefano" la trasformazione da punto di approdo ad una vera e propria base a terra;

   CONSTATATO che a destare motivate inquietudini dei cittadini non è solo la presenza del nucleare ma anche il rischio collegato ai problemi di sicurezza, considerati gli eventi degli ultimi anni relativi al terrorismo internazionale;

   RICORDATO che il rilancio della presenza americana nell'Isola di La Maddalena stravolgerà non solo l'equilibrio urbanistico per la tendenza a realizzare massicce volumetrie abitative, che probabilmente come in passato (vedi Villaggio Trinita) daranno beneficio a grosse imprese d'oltremare, oltretutto queste operazioni immobiliari tenderanno a realizzare altri quartieri americani ed andranno anche a sostituirsi ai circa 300 piccoli locatori isolani e quindi a provocare un ulteriore impoverimento dell'economia cittadina;

   CONSIDERATO inoltre che in sede ministeriale non è emessa sensibilità alcuna verso i problemi della comunità maddalenina freddamente sacrificata alle ragioni di stato che la Regione non può defilarsi né evitare di entrare nel merito di un problema che coinvolge l'intera Sardegna, costretta com'è ad un tipo di presenza militare che nessuna nazione europea accetterebbe oggi di ospitare, che in questo delicato passaggio non si può rinunciare al diritto di ritenere affidabili assicurazioni sull'assenza di pericoli derivanti da problemi di accumulo dopo 32 anni di presenza nucleare nell'Arcipelago;

   Che la nostra Amministrazione Comunale non è stata resa edotta circa i piani di emergenza e di evacuazione in caso di incidente nucleare;

   Che rispetto al 1972 la presenza della Base U.S.A. ha aggravato i problemi di perdita di immagine turistica a seguito delle limitazioni alla navigazione - al perdurare del divieto di sorvolo del nostro territorio - ai pericoli del terrorismo, che un problema di tali dimensioni lo si possa liquidare con la ricaduta di circa 150 posti di lavoro, pari più o meno all'organico di un albergo a cinque stelle;

 

TUTTO CIO' CONSIDERATO,

IL GRUPPO CONSILIARE U.D.C.,

PROPONE

   Di dar corso alla nomina di una Commissione Speciale composta dai rappresentanti di maggioranza e minoranza ed il Sindaco come suo Presidente; al fine di incontrare urgentemente i rappresentanti politici del Consiglio Regionale Sardo, con i quali affrontare i problemi della base U.S.A. di Santo Stefano, ed in seguito, di concerto, di allargare il tavolo di trattative con i politici nazionali.

 

La Maddalena 9 ottobre 2003

 

Firmatari:

Marco Avolio

Andrea Columbano

Carta

 

GIOVEDÌ, 09 OTTOBRE 2003
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Il Psd’Az: contro Martino le dimissioni
“Da Masala al sindaco, tutti via per difendere la dignità della Sardegna”

 LA MADDALENA. Continua a provocare reazioni, la decisione del ministro della Difesa di concedere l’ampliamento della base di Santo Stefano. Non la stessa reazione provocata dal pericolo scorie, come se il nucleare che c’è già spaventi di meno. E reazioni prevalentemente non maddalenine. L’ultima è dei sardisti, le sezioni della Gallura del Psd’Az sono durissime.
 Il partito si dice «indignato». perché vede «in questo gesto l’ennesima umiliazione-prevaricazione della sovranità del popolo sardo sul proprio territorio. Quella dell’isola di Santo Stefano non è una base Nato, come molti credono, ma una base degli Stati Uniti d’America, gli stessi della guerra dell’Iraq (a proposito, dove sono le famose armi batteriologiche irachene?); è quindi una base nucleare americana e, in quanto tale, è obiettivo militare e nello stesso tempo strumento di guerra «offensiva».
 La sezione di Olbia del partito dei quattro mori si chiede: «Quanto contano le nostre istituzioni autonomistiche regionali, se senza alcuna consultazione preventiva un ministro italiano decide di consentire di aumentare il potenziale nucleare di una superportenza straniera nella nostra terra? Il sindaco della Maddalena, il presidente della Provincia di Sassari, il presidente della giunta regionale e dell’assemblea regionale, dimostrino in concreto la loro ribellione al provvedimento, si dimettano dalle loro cariche per dare un segno clamoroso e vibrante della protesta di tutti i sardi». Sarà interessante vedere l’effetto di una presa di posizione del genere da parte dei sardisti che hanno votato la fiducia a Masala. Ma il Psd’Az non si ferma a questo. E, primo partito a muoversi, propone «una grande manifestazione da svolgersi a Palau, a breve, alla quale invita a partecipare tutte le forze politiche e le persone della società civile, i sardi tutti che vogliano manifestare il dissenso».
Andrea Nieddu

SABATO, 11 OTTOBRE 2003
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Il sindaco: fingono che io non esista
Rosanna Giudice favorevole a opere legate alla sicurezza

 LA MADDALENA. Il sindaco Rosanna Giudice si mostra sbalordita per la presa di posizione del presidente Masala, suo compagno di partito in An. «Anche perché - dice - se ne poteva parlare prima. La Regione spesso e volentieri rimane in “sonno” e ora esce in maniera eclatante». Il sindaco ammette che l’operazione avviata ieri da Masala può essere anche importante, ma si dice «curiosa» di sapere che cosa ne pensa invece il ministro. «Tutto questo mi mette in difficoltà», aggiunge.
 Il sindaco aveva già fatto al ministro Martino alcune richieste, quando era venuta fuori la notizia del potenziamento militare della base americana, con otto sottomarini e 3500 uomini in forza. Riferendosi poi all’ampliamento della base, per quanto riguarda il discorso non di ristrutturazione, ma di abbattimento degli edifici fatiscenti, il ministro era favorevole. Ecco perché il sindaco critica la posizione del presidente della Regione.
 Rosanna Giudice è un fiume in piena: «Meno male che ho sempre sostenuto il no al rinforzo militare. Ma non credo che questo disagio lo senta solo il sindaco della Maddalena. Mi sembra, come persona e non come militante di An, di poter dire: “Ma quanto gliene è importato di Rosanna Giudice a tutta questa gente? Ma quanto gliene è fregato di conferire con il sindaco?” Questa è la domanda che faccio e il disagio che provo. Per me questa decisione può essere definita “fuga in avanti”, ecco perché mi ha lasciato stordita e anche delusa».
 Il sindaco ripete ancora di essersi battuta per evitare il potenziamento militare, mentre è favorevole a un discorso di maggiore sicurezza: «Ora stranamente tutti si elevano a paladini della città bypassando il pensiero del sindaco, perché sembra che in questo paese il sindaco non ci sia. Certo, la delusione è tanta perché ci sono posizioni e operazioni delicate, perché entra in ballo il governo, perché l’idea di mandare in sicurezza quella zona nel rispetto dell’ambiente non la cambierò mai. Quella zona è un casino, badate che ci lavorano anche i nostri concittadini. Allora, rivediamo bene il progetto, perché io rimango sempre su questa posizione. No all’ampliamento militare. Sì alla sicurezza».
 Una lettera contro l’ampliamento della base americana era stata inviata anche da Angelo Bifulco, membro del Comitato paritetico per le servitù militari, che si dice più che contento di una decisione del genere, da parte di Masala, anche perché un’imposizione di questo tipo è inaccettabile per i maddalenini, per i galluresi e per tutta la Sardegna: «Spero che dopo questa decisione da parte del centro-destra ce ne siano ancora altre, perché le cose storte sono tante».
 Pier Franco Zanchetta, capogruppo dei Ds, dice: «Esprimiamo apprezzamento per l’iniziativa del presidente Masala e per le forze politiche del centro-sinistra che hanno sostenuto la nostra battaglia di principio sulla illegittimità di questa scellerata decisione del ministro Martino. Il ricorso al Consiglio dei ministri da parte della Regione è la dimostrazione che avevamo ragione noi, che siamo stati i primi a sollevare il problema della smisurata espansione americana nel territorio dell’arcipelago della Maddalena. Questo è il primo passo per fermare altre migliaia di metri cubi nell’isola madre targati Us Navy, che impedirebbero e negherebbero ogni tipo di sviluppo alternativo alla monocultura militare. È una vittoria dei maddalenini e di tutti i sardi, ma una sconfitta cocente per l’amministrazione Giudice che aveva detto sì al raddoppio della base americana senza calcolarne i rischi economici, sociali e sanitari, ma, facendo solo calcoli di bottega legati agli interessi particolari di qualcuno».
 La giunta e la maggioranza dovranno quindi spiegare ai cittadini, riprende Zanchetta, il perché di una scelta così sciagurata: «Con il ricorso della Regione si apre un tavolo istituzionale importante per trattare di nuovo sulla presenza americana, a partire dallo stato attuale e non dal raddoppio della base, per valutare con attenzione l’attuale rapporto costi-benefici per la comunità maddalenina e galluresi».
Andrea Nieddu
 
SABATO, 11 OTTOBRE 2003
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TIANA (LEGAMBIENTE)
«Monitoraggio delle radiazioni prima di qualsiasi intervento»



 CAGLIARI. Il presidente regionale di Legambiente, Vincenzo Tiana, ha chiesto un incontro con il presidente della Regione autonoma della Sardegna, Italo Masala, per affrontare i temi della sicurezza ambientale nell’arcipelago della Maddalena per la presenza della base statunitense per sottomarini nucleari, di cui il ministro della Difesa ha autorizzato l’ampliamento. Nella lettera inviata al presidente della Regione, Tiana sottolinea che Legambiente promuove l’ambiente come bene primario, mettendo al centro l’uomo che lo abita nell’intento che quest’ultimo ne tragga, in un rapporto eco-sostenibile, il maggior vantaggio, anche economico. «L’ampliamento della base americana della Maddalena - scrive Tiana - nega questa sostenibilità dell’intervento. Non esiste neanche il vantaggio economico perchè i 150 posti di lavoro promessi sono ben poca cosa rispetto alle potenzialità dell’isola della Maddalena». Al centro del confronto tra Regione e governo, secondo Legambiente, dovrebbe esserci l’accertamento delle reali conseguenze del nucleare della base americana sull’uomo e sull’ambiente e l’efficacia del monitoraggio ambientale per individuare eventuali fughe di radiazioni.
 

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Comunicato della Sezione del P.D.C.I.

Posizione dei Comunisti Italiani rispetto all'ampliamento della Base USA

 

   A distanza di 30 anni la storia si ripete uguale per i cittadini di La Maddalena, oggi come ieri il corso degli eventi pare lo stesso.

   La decisione del Ministro Martino di acconsentire alla richiesta americana di ampliamento della base navale di appoggio ai sommergibili a propulsione e armamento nucleare dell'Isola di Santo Stefano presenta le stesse anomalie di quella presa 30 anni fa!! L'unica differenza è che oggi, diversamente da ieri, sappiamo almeno a chi imputare tale decisione. Allora il Governo italiano decise senza informare i maddalenini. Le proteste ci furono, ma davanti al fatto compiuto, la popolazione dovette piegarsi.

   Nel 2003 come nel 1972 il principio base che regge lo stato italiano, cioè il principio democratico, è stato, nuovamente calpestato. Si è deciso non contando le teste, ma passando sopra le teste degli abitanti di questa splendida isola, quale stato democratico può definirsi tale utilizzando questo modo decisionale? Può la volontà del ministro Martino sostituirsi a quella dei cittadini di La Maddalena?

   Pensiamo proprio di no, finalmente spinto dalle forze politiche del centrosinistra, Il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, On. Italo Masala, grazie alla Legge 898 del 1976 può ricorrere contro la decisione del Ministro della Difesa. Non si tratta solo di difendere la dignità dei nostri concittadini, già abbastanza provata, ma anche di difendere quella di tutti i sardi. Per chi ama questa isola, sede di un Parco naturale, economicamente votata al turismo non può tollerare assolutamente la presenza nucleare americana, tanto meno potrà tollerare un ampliamento di tale scomoda e pericolosa presenza.

   La Palla ora passa al Presidente Masala, nella speranza che egli abbia il coraggio di "proseguire" questa partita in difesa dei nostri sacrosanti diritti.

 

Il Segretario di Sezione

Marco Murgia

 

La Nuova Sardegna

MARTEDÌ, 14 OTTOBRE 2003
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Deligia: adesso tutti a Cagliari
L’ex sindaco a Rosanna Giudice: tradisce il mandato
LA MADDALENA Dura la polemica sugli americani

 LA MADDALENA. Non un sassolino, ma una montagna sembra che si sia abbattuta nel bel mezzo di un lago quieto e tranquillo e ha fatto esplodere polemiche e ancora dichiarazioni di fuoco da parte degli oppositori, a proposito delle dichiarazioni del sindaco in seguito alle decisioni del presidente della regione Masala di bloccare l’iniziativa del ministro Martino che aveva dato l’ok per l’ampliamento della base di Santo Stefano.
 «Follie e pure follie», le considera Pier Franco Zanchetta (nella foto) capo gruppo dell’Ulivo e del Buon Vento, che tra l’altro ne approfitta per avanzare anche lui una proposta: «Mille posti di lavoro e mille miliardi di ricaduta per la comunità maddalenina. Ritrattiamo la presenza americana a partire dallo stato attuale e non dopo il raddoppio quando ci sarà il territorio invaso», dice Zanchetta. «Non ci bastano gli attuali posti di lavoro e vogliamo garanzie sotto l’aspetto sanitario». A proposito delle dichiarazioini non sempre lineari della maggioranza, il capogruppo dell’opposizione di sinistra dice: «Siamo di fronte a manifestazioni di isterismo di una maggioranza che ha tradito con un grande inganno la comunità maddalenina e quella sarda e che non ha dignità politica perchè non sa assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Loro sono d’accordo su quest’ampliamento che non riguarda solo l’isola di Santo Stefano (52mila metri cubi), ma anche il territorio della Maddalena con 100.000 mila metri cubi da destinare a supporto logistico della U.S Navy. Tutto ciò significa congelare ogni altra possibilità di sviluppo e di crescita di questo territorio, legato soprattutto al sistema Gallura, fatto di turismo e di servizi legati a un’ industria pulita». I Ds e il gruppo Buon Vento vogliono ricontrattare la presenza americana a partire dallo stato attuale e cioè da quello che esiste oggi che è già un grave peso per il territorio. «Bisogna sedersi a un tavolo istituzionale che comprenda il comune, la regione e il governo e ridiscutere questa presenza». L’iniziativa del presidente Masala è salutata «come un atto non soltanto dovuto, ma che afferma la sovranità della regione Sardegna sulle scelte importanti nel proprio territorio. Abbiamo manifestato compiacimento per l’azione del presidente della regione, ma non possiamo che criticare aspramente il sindaco che non può andare contro le decisione del presidente, solo perché lei, sottobanco assieme alla sua maggioranza, con gli americani aveva già trattato un’altra iniziativa».
 Dal canto suo Giuseppe Deligia, ex sindaco e consigliere all’opposizione, critica aspramente la dichiarazione del sindaco: «Dice di essere costernata, mortificata. Siamo noi scandalizzati dalle sue dichiarazioni, anche perché il sindaco dimentica che tutti, compresa lei, abbiamo votato un ordine del giorno il 16 settembre chiedendo che il consiglio comunale si riunisse a Cagliari. Ebbene, cosa ha fatto lei fino adesso? Ha interessato qualcuno, ha preso appuntamento, ha telefonato? Fino a oggi non sappiamo nulla, quindi, non faccia l’offesa, perché offesi siamo noi che abbiamo riposto la nostra fiducia nella sua persona attraverso il voto in consiglio comunale».
 


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Martedì 14 otobre 2003

Il Sindaco Rosanna Giudice:

Non sono mai stata favorevole al raddoppio della Base U.S.A.

   La Maddalena - Non ho mai detto e non dirò mai di essere favorevole al raddoppio della Base Militare U.S.A.

   Non ho mai detto e non dirò mai di essere favorevole ad un raddoppio o anche ad un semplice aumento del numero dei sottomarini a propulsione nucleare di stanza presso la nave appoggio dislocata a Santo Stefano.

   Non ho mai detto e non dirò mai di essere favorevole ad un aumento di qualsivoglia armamento o potenziale bellico della base U.S.A., come del resto non sarei mai favorevole, personalmente, se l'aumento degli armamenti riguardasse pure, esclusivamente, la base militare italiana.

   L'ho già detto in occasione della guerra in Iraq, durante i colloqui ufficiali di Ajaccio della scorsa primavera, che sono - come cattolica innanzitutto, e come persona civile - assolutamente contraria alla guerra come improbabile mezzo di risoluzione dei problemi internazionali.

   Chi intende avviare la propria campagna elettorale sulla mia pelle sbaglia sonoramente. E per quanto la stampa (RAI compresa) si ostini a tagliare i miei interventi e ad estrapolare ciò che è utile per altri tornaconti, dimentica che in democrazia ci sono altri mezzi per informare l'opinione pubblica.

   Ribadisco una volta per tutte che, nel caso di subdolo potenziamento della base U.S.A. (più volte smentito in maniera categorica dal Ministro della Difesa) io saprò assumermi le mie responsabilità di Sindaco, contro il governo che mi rappresenta politicamente, e, se necessario, contro il mio stesso partito, in difesa dei cittadini maddalenini, che, in circostanze analoghe, dal 1972 in poi, non sono stati adeguatamente difesi.

   Sono invece d'accordo sulla distruzione e sulla ricostruzione delle strutture logistiche della base americana, affinché chi vi opera (compresi i 150 dipendenti italiani) non abbia a patire condizioni igienico-sanitarie da terzo mondo, con lamiere e amianto sopra il capo, e possa fruire di spazi decongestionanti, votati al recupero psicofisico, allo sport, alla cura della propria salute, in una parola nel corso del tempo libero.

   Non si può accettare, del resto, che l'impatto visivo offerto all'imponente diportistica estiva, dal lato orientale di Santo Stefano, debba essere ancora quello vergognoso della cozzaglia di baracche, in cemento precompresso, di palazzine stile popolare, di strutture cresciute al di fuori di ogni logica razionale e legate fra loro in maniera improvvisata, con varianti in corso d'opera, sempre all'insegna dell'emergenza.

   Stranamente, però, finché i lavori si eseguivano quasi di nascosto, alla chetichella, con le passate amministrazioni comunali, sventrando colline, facendo saltare in aria migliaia di metri cubi di roccia, nessuno fiatava. Ora che il discorso è pianificato, ufficiale, alla luce del sole, con tanto di approvazione da parte dell'Ente Parco, per il risanamento ambientale dell'intera zona, con un impegno finanziario massiccio, mai visto prima d'ora, con opportunità di lavoro anche per diverse imprese locali, si grida allo scandalo e si sollevano pretestuosamente argomenti già chiusi in Consiglio Provinciale un anno fa: "Il Sindaco - si dice - è favorevole al raddoppio dei militari in questa città". E' falso!

   Lo ripeto: bastano e avanzano, in città i militari U.S.A. che altri vi hanno portato, che altri sindaci hanno voluto e accettato, in dispregio delle più elementari norme del corretto vivere democratico, quando io ero bambina e frequentavo ancora la scuola media.

   I miei concittadini sotto questo punto di vista possono dormire sonni tranquilli: io non darò mai alcun "Benvenuto", ne ufficiale, ne informale, ad un raddoppio o anche soltanto ad un semplice aumento di fatto, documentato, delle presenze militari straniere nel nostro Arcipelago.

   Ci tengo, inoltre, a precisare un fatto: non sono stati gli americani a chiedere di ridisegnare l'insediamento di Santo Stefano: non l'avrebbero potuto fare neppure volendo, perché non ne avevano titolo. E' stata invece la Marina Italiana a provocare questo terremoto, mettendo in buona sostanza fuori norma, dal punto di vista della sicurezza, le strutture che sorgono sul territorio italiano di Santo Stefano. Perché queste cose nessuno le dice? dove si vuole andare a parare?

   I contrasti tra la sottoscritta e il Presidente neo eletto di A.N. a capo della Giunta Regionale On. Masala, non devono sorprendere: lui è in campagna elettorale, io no.

   Lui si è mosso, su questo argomento, con la grazia di un elefante che ha la pretesa di travolgere il Sindaco di La Maddalena, senza neppure consultarlo. Credo tuttavia, di essere pane troppo duro anche per la sua dentiera. L'On. Masala può condurre tutte le battaglie che vuole contro il suo governo, ed è legittimato a farlo, ma se intende sfruttare l'argomento di La Maddalena, ha il sacrosanto dovere di consultarmi preventivamente e di sentire soprattutto il mio parere, che, in materia, ci sguazzo. - e ne farei volentieri a meno - da circa un anno. Tutti gli altri suoi suggeritori, occulti e palesi, che gli svolazzano intorno, tra un intervista televisiva e l'altra, sonjo di secondaria importanza: anche perché sono lì per incarichi politci di partito e non per mandato popolare

   La mia città si trova ad un guado: tra l'ormai abulica presenza dei militari italiani ed un industria turistica che non è mai esistita come tale. In questo contesto - duole ma è così! - ci sono 150 posti di lavoro che possono anche aumentare, con la razionalità dei servizi a terra, e come Sindaco ho il dovere di tutelarli con il coltello fra i denti. Non sono così pazza da lasciare ai cani quel po' di polpa che c'è per la mia gente, dopo che, di tanta fortuna che ci sarebbe dovuta piovere addosso dal 1972, non c'è stato altro che qualche osso.

   Io, caro Masala, sono il Sindaco di La Maddalena e dei maddalenini, e quando sento tutti i giorni i loro problemi, le loro necessità, e non so da che parte girarmi, per alleviare almeno in parte le loro pene, non posso rivolgermi al governo e tanto meno alla tua regione, sempre più evanescente, che - costi quel che costi - vuoi tenere in piedi.

   Fammi delle proposte alternative: elabora una sola offerta valida da sottoporre ai miei concittadini che chiedono case, stipendi, un ospedale che funzioni al meglio, un Consultorio, un Sert, una Casa Protetta, , una Comunità Alloggio, un futuro decente, perché non si può piu vivere senza gli 800 posti di lavoro dell'Arsenale Militare, senza le centinaia di posti di lavoro delle strutture di servizio che stanno andando ad esaurirsi.... Ne vi supplisce il turismo con una valanga di persone che pure travolgono l'esistente per due mesi l'anno.

   Io amministro una realtà di circa 16.000 persone, forse 18.000, di tutte le razze. Il mio Comune, Tarato per 9.000 unità, è in grande affanno per la mancanza di viabilità adeguata, per assenza di parcheggi, per difficoltà di approvvigionamento idrico, per i limiti edificatori, per vincoli sui litorali, ecc.

   Posso precludermi l'opportunità di far spendere in zona una settantina di miliardi di vecchie lire? Posso rigettare in maniera responsabile certe opportunità di lavoro da barattare col mio governo? Se Masala fosse al mio posto, la campagna elettorale se la giocherebbe dalla mia parte, non vi sono dubbi, alla faccia della mia morale politica e quella dei miei concittadini.

   Onori al meglio quella poltrona che ha voluto occupare, quindi, e lasci a me la responsabilità di quanto sta succedendo: ribadisco che sono pronta a tutto per impedire il raddoppio della base U.S.A., ma sono pure pronta a tutto per smascherare i terroristi e quanti mostrano una protezione pelosa e non richiesta nei confronti dei miei concittadini.

 

Il Sindaco

Rosanna Giudice

 

La Nuova Sardegna

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LA LETTERA
Masala risponde alla Giudice: “Mio dovere chiedere chiarezza”

 Sul progetto di potenziamento della base americana alla Maddalena - autorizzato dal ministro della Difesa Antonio Martino e sul quale la Regione ha presentato un ricorso alla presidenza del consiglio dei ministri - pubblichiamo la lettera del presidente della giunta regionale, Italo Masala che risponde all’intervento del sindaco maddalenino Rosanna Giudice, pubblicato nei giorni scorsi sul nostro giornale.
 Ho letto con estremo interesse l’intervento del sindaco della Maddalena Rosanna Giudice e ne apprezzo la passione sincera un po’ meno i toni scomposti rivolti non tanto alla mia persona, ma all’Istituzione che mi onoro di rappresentare. Lungi dal voler polemizzare su argomenti difficili e delicati sui quali, credo debba essere svolta un attenta riflessione da parte di tutti, mi interessava chiarire alcuni punti anche per rispetto dovuto alla comunita’ della Maddalena.
 Come certamente è noto al primo cittadino esiste una legge (24 dicembre 1976 n.898) che impone termini perentori per opporre una qualche resistenza a decisioni inerenti le servitù militari. Dice la legge «le definitive decisioni sui programmi di istallazioni militari e relative limitazioni sono riservate al ministro della Difesa. La regione interessata può chieder al presidente del Consiglio dei ministri entro quindici giorni dalla pubblicazione o comunicazione ministeriale che la questione sia sottoposta al riesame da parte del Consiglio dei ministri».
 Per una serie di disguidi burocratici la decisone formale del ministro è pervenuta quasi allo scadere dei termini, rendendo quindi improrogabile da parte del presidente della Regione la richiesta di riesame al primo ministro. Tale richiesta, come spiegato in un comunicato riportato domenica scorsa dalla stampa, non era tuttavia da ritenersi in conflitto con eventuali decisioni assunte dal sindaco o da altri soggetti nelle sedi opportune. Era mio dovere invece tenere in debito conto il parere negativo espresso sul progetto dal Comitato misto paritetico (costituito anche da rappresentanti della Regione e alle cui riunioni era presente un delegato del comune) e tentare di prendere tempo per approfondire, anche nell’interesse della comunità sarda, l’intera questione.
 Non sarà sfuggito infatti al sindaco l’impatto negativo che la notizia dell’intervento militare ha suscitato sulla opinione pubblica. Ho creduto mio dovere vederci chiaro per evitare brutte sorprese future. Si tratta di un timore legittimo e, mi risulta, condiviso anche da altri amministratori. Non credo che un paio di mesi, anche se con le elezioni alle porte, possano far precipitare una situazione giustamente da lei definita annosa e sulla quale la Regione è intervenuta con equilibrio e competenza negli anni passati, molto prima che lei assumesse l’incarico di primo cittadino.
 Le assicuro signor sindaco che il rispetto per le istituzioni mi impedisce di fare confusione tra gli obblighi del presidente della Regione che opera nell’interesse della collettività e gli obiettivi del mio partito che comunque, le assicuro, per quanto mi riguarda (e la mia storia personale credo lo confermi) coincidono perfettamente. Lasciamo da parte la ribalta giornalistica e le facili battute e lavoriamo insieme per costruire un futuro per la sua gente che, mi creda, sta molto a cuore anche a me.
Italo Masala

GIOVEDÌ, 16 OTTOBRE 2003
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Rifondazione comunista: «Forze unite per ostacolare il disegno americano»

 LA MADDALENA. «Il recente evolversi della problematica sull’ampliamento della base americana di Santo Stefano sembra finalmente aver aperto gli occhi ai troppi che, per ingenuità o per calcolo, hanno sempre evitato di prendere posizione sull’argomento. Consentendo così l’evolversi di un disegno che ora, col favore del governo nazionale succube dell’alleato statunitense e un’amministrazione locale incapace di assumere una posizione, è giunto a compimento».
 Inizia così il documento del direttivo di Rifondazione comunista che, tramite il segretario Luisito Saltalamacchia, dice che «in tempi brevi rischiamo di assistere oltre all’ampliamento della base, al passaggio in mano americana di lottizzazioni prossime alla realizzazione, all’aumento della presenza di militari con gravi conseguenze sociali e di sicurezza, e, probabile ciliegina sulla torta, vedremo passare in mano agli incontentabili alleati anche l’arsenale militare e le altre strutture che la Marina militare italiana ha da tempo ridimensionato. Tutto ciò in cambio di cosa? Di qualche incerto posto di lavoro - prosegue la nota - che non compenserà neanche il prossimo ridimensionamento occupazionale della centrale elettrica di Santo Stefano. E le ambizioni turistiche della nostra città? E i progetti per la manutenzione dei maxi yacht in arsenale? E il parco? E i gravi problemi di salute che colpiscono tanti nostri concittadini? Tutto questo andrà nel dimenticatoio grazie ad una classe politica locale litigiosa e incapace di difendere il bene della nostra città e respingere questo sciagurato progetto. Noi da anni ormai abbiamo tentato di portare, sempre con fatti alla mano e argomentazioni serie, l’attenzione di tutti sul problema americano visto che i segni di ciò che si andava prospettando erano chiari. Ma per tutta risposta abbiamo ricevuto diffidenza e, qualche volta, scherno. Dispiace rilevare come proprio una parte della sinistra - termina la nota di Saltalamacchia - quella che ora sputa, forse tardivamente, fuoco e fiamme per apparire unico paladino degli interessi maddalenini, ha di fatto ignorato il problema per anni d anzi, nel recente passato, quando ha guidato questa città, ha anche assecondato qualche immotivato desiderio dei nostri incontentabili alleati (leggi concessioni in località Trinita). Lasciando comunque da parte ogni polemica, questo è un doveroso riassunto delle puntate precedenti dedicato agli smemorati. Oggi le forze politiche e sociali cittadine possono e devono, con iniziative anche forti e clamorose, fare un’unica scelta e marciare unite per disinnescare questo disegno atto a farci diventare una polveriera del Mediterraneo cancellando il nostro futuro e la nostra identità».
Andrea Nieddu

La Nuova Sardegna

VENERDÌ, 17 OTTOBRE 2003
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Il Nuovo Psi: trattare con gli Usa, senza pregiudiziali

 LA MADDALENA. Il dibattito che in questi giorni si sta sviluppando tra le forze politiche, sul probabile incremento della presenza americana, attraverso il progetto di ristrutturazione del sito di Santo Stefano, richiama ai socialisti il 1972. Lo scrivono in una nota firmata dal segretario del Nuovo Psi Renato Allegri e Giulio Verrascina, assessore alla portualità e al traffico. «Era l’anno in cui, per la prima volta, la bandiera a stelle e strisce è stata issata su quest’isola. Allora i partiti storici della sinistra italiana, comunisti e socialisti - scrivono i due - assunsero una posizione nettamente contraria all’insediamento della base appoggio per sottomarini a propulsione nucleare. Organizzarono dibattiti e manifestazioni pubbliche con relative marce di proteste. Obiettivo comune era quello di coinvolgere tutta la città nella battaglia antiamericana, denunciando l’alta pericolosità della presenza del nucleare sia sotto l’aspetto ecologico e peggio ancora per ciò che poteva accadere in caso di probabili incidenti ai reattori atomici. Argomenti questi estremamente seri e allarmanti, che però non ebbero la capacità di sollevare la protesta dei maddalenini. A ciò contribuì anche l’attivismo di noti personaggi facenti parte dei partiti che all’epoca amministravano il paese. Avviarono una subdola ma efficace campagna propagandistica, atta a esaltare i grandi benefici economici che la presenza statunitense avrebbe apportato in tutti i settori socio-economici dell’isola. La storia di questi anni ci offre un quadro diverso, la pioggia di dollari che gli imbonitori propagandavano non c’è stata. Sono veramente pochi i cittadini che hanno usufruito e tratto vantaggi da una presenza a dir poco ingombrante. Ora - terminano Verrascina e Allegri - a distanza di oltre trent’ anni, si può riflettere serenamente su tutta la vicenda, riconoscendo di aver commesso forse all’epoca un grave errore politico. Tutta la sinistra, invece di pronunciare un secco No ideologico e incondizionato all’insediamento americano, avrebbe dovuto ricercare un possibile confronto con i partiti che amministravano la città, per concordare e votare in consiglio comunale un documento da utilizzare come piattaforma contrattuale da presentare al governo regionale e nazionale, inserendo in esso alcune condizioni irrinunciabili: impegni sottoscritti dalle parti, capaci di attivare sul nostro territorio un vero sviluppo economico. (andrea nieddu)
 


VENERDÌ, 17 OTTOBRE 2003 (La Nuova Sardegna)
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OGGI UN INCONTRO
I Ds contro l’ampliamento della base Usa

 OLBIA. I Ds hanno presentato una mozione in consiglio regionale contro l’ampliamento della base Usa per sommergibili nucleari alla Maddalena, e oggi la federazione della Gallura la illustrerà all’hotel President alle 18,30 in un incontro aperto al pubblico, al suo contributo.
 Saranno presenti il consigliere regionale Cicitto Morittu, i parlamentari Francesco Carboni e Nino Murineddu, il componente della segreteria regionale Billia Pes.
 Nella mozione dei Ds è scritto che la Regione dovrà impegnarsi a impugnare davanti al Governo il sì dato dal ministro della Difesa Martino al potenziamento della base, e che dovrà contrastare il progetto edificatorio di 52 mila metri cubi alla Maddalena mentre, sostengono i diessini, la Regione deve adottare tutte le msure necessarie per mantenere, anche nel progetto di riconversione, i livelli occupativi garantiti al personale civile dell’Arsenale militare. La Quercia chiede inoltre che la Regione predisponga con urgenza un piano di dismissione delle servitù militari e che costituisca un Osservatorio ambientale-sanitario in ogni poligono militare.
 Infine la mozione del gruppo consiliare dei Ds impegna la giunta presieduta da Italo Masala ad assicurare una corretta gestione e una piena fruibilità del Parco della Maddalena.
 

VENERDÌ, 17 OTTOBRE 2003         (La Nuova Sardegna)
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Contro il raddoppio della base Usa si mobilita il consiglio provinciale
LA POLEMICA Mozione di Forza Italia

 SASSARI. Approda allo Sciuti la polemica sul potenziamento della base militare americana di Santo Stefano, nell’arcipelago della Maddalena, autorizzato dal ministro della Difesa, Antonio Martino.
 Nel corso della prossima riunione, il consiglio provinciale dovrebbe discutere una mozione di Giulio Cesare Giudice (Forza Italia) che sollecita un documento unitario con cui l’assemblea chieda alla Regione di bloccare il progetto Usa. Secondo Giudice, che propone anche di organizzare una riunione aperta del Consiglio alla Maddalena, il capo dell’esecutivo provinciale dovrebbe chiedere al presidente del Consiglio di rendere pubblico l’accordo bilaterale del 1972 tra governo italiano e statunitense sulla base Usa.
 Sulla stessa lunghezza d’onda numerosi consiglieri provinciali, compatti nello stigmatizzare l’atteggiamento passivo che a diversi livelli istituzionali potrebbe dare il via libera al raddoppio della base.
 Il sindaco della Maddalena, Rosanna Giudice, consigliere provinciale di An, ha affermato che in questa vicenda il ruolo dell’amministrazione comunale è stato mortificato. Giudice ha poi precisato di essere assolutamente contraria al progetto di ampliamento. Non è solo un problema di raddoppio delle volumetrie: per il sindaco «bisogna approfondire anche e soprattutto il problema della sicurezza, a cominciare da quanti operano e vivono a Santo Stefano». «Nei previsti 52mila metri cubi sarebbero comprese costruzioni in lamiera che dovrebbero ospitare i lavoratori nella base - ha aggiunto il sindaco -. Una condizione inaccettabile, senza considerare le altre questioni della sicurezza in campo ambientale. Si deve rispettare la volontà e il diritto di conoscere e di controllare, soprattutto da parte della popolazione locale». Per Rosanna Giudice occorre approfondire tutti i dettagli della delicata questione.
 Facendo proprie le sollecitazioni dei diversi consiglieri, il presidente Franco Masala ha condiviso le osservazioni del sindaco della Maddalena e ha annunciato che contatterà Regione e Governo per acquisire elementi utili e precise garanzie sulla salvaguardia del territorio. (m.d.)
 

 

 Vedi anche: La storia della Base U.S.A. 

 

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