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Gian Carlo Tusceri

Pascal, Mon Amié

 (Il naufragio della Sémillante)

Prefazione

  Il naufragio della fregata francese di primo rango la Sémillante, sulla secca dei Lavezzi, il 15 febbraio 1855, mentre era diretta in Crimea, ha sempre avuto il potere di coinvolgermi emotivamente fin dai tempi della quarta ginnasio, quando "Lettres de mon moulin" di Alphonse Daudet catturava la mia fantasia, con il racconto "L'agonie de la Sémillante".

  Oltre al fatto che conoscevo l'isola di Lavezzi e le Bocche di Bonifacio, dove il vento spira, almeno ogni cinque o sei anni, ad oltre centoventi chilometri orari, mi aveva colpito, in particolare, il fatto che, un mese prima del 15 febbraio, un altra nave militare francese, sempre sulla stessa secca - secondo questo racconto - sempre in rotta per la Crimea, aveva fatto ugualmente naufragio, e che i suoi superstiti erano stati poi rimessi in partenza, da Tolone, sulla nuova fregata La Sémillante, comandata per l'occasione dal capitano Gabriel August Jugan.

  Del naufragio di quest'ultima nave si è sempre saputo, per certo, che non vi sono stati superstiti, che al momento della tragedia vi era un fortunale nelle Bocche di Bonifacio e che, addirittura, non si riusciva a stabilire neppure se gli eventi, mirabilmente descritti da Alphonse Daudet, si fossero svolti di giorno o di notte.

  Ho cercato poi di capire, in particolare, perché quattro cannoni di alcune tonnellate fossero stati rinvenuti sotto costa, a meno di quattro metri di profondità, ben lontano dal carico della nave. Questo quesito risulterà ancora più stimolante per i lettori se si considererà che la fregata sotto carico, pescava, più di sei metri.

  Mi sono domandato anche perché il comandante Jougan, che si diceva conoscesse perfettamente le Bocche di Bonifacio, fosse potuto finire banalmente contro la secca più ovvia. E ancora, perché La Sémillante, armata neppure un anno prima , e quindi con la consistenza e la robustezza di una struttura geometrica abbondantemente collaudata e praticamente perfetta, si era potuta polverizzare, come se fosse stata di vetro...

  Sul naufragio di questa nave da guerra è stato pubblicato, a Bonifacio, diversi anni or sono, un interessante opuscolo, molto ben documentato, scritto da Dominique Milano, un vecchio sindaco della "cittadella" genovese, che aveva ripreso e documentato il materiale raccolto dal collega Françoise Piras, suo predecessore alla guida di quel Comune nel 1854 e 1855, al tempo del colera, e quindi pure del naufragio della fregata La Sémillante.

  Dirò subito che per il lavoro che segue, questo opuscolo è stato fondamentale, sia in senso positivo, che negativo. Nel senso che, apparentemente, sembra mettere tutto il materiale documentaristico possibile sotto gli occhi del lettore, ma in realtà, offrendogli chiavi di lettura basilari quanto scontate, lo svia dagli interrogativi che un inchiesta rigorosa, invece, avrebbe dovuto porsi.

Gian Carlo Tusceri

 

 

 

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