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Monsignor Capula
Don Salvatore Capula venne a La Maddalena, come vicario economo, il 1° ottbre 1933, vinse il concorso come "parroco a vita" (secondo il diritto canonico del 1917) il 5 giugno del 1934 e rimase parroco di S. Maria Maddalena sino al 24 gennaio 1998. Salvatore Capula nasce a Castelsardo il 10 novembre 1904. Frequenta il seminario vescovile di Tempio e compie per cinque anni studi filosofici e teologici i quello di Sassari ove conosce padre Manzella. Nel 1926 si trasferisce a Cugleri, al Pontificio Seminario Teologico e vi consegue la licenza in teologia. Viene ordinato sacerdote il 4 agosto 1929. Per tre anni rimane a Tempio, presso il seminario diocesano, quindi nel 1932 vine inviato a La Maddalena in qualità di vice parroco dell'anziano canonico Vico. Nel settembre 1933 don Vico muore. Il primo ottobre è nominato vicario economo. Partecipa al concorso per l'assegnazione della parrocchia. Lo vince nel giugno del 1934 divenendo, secondo il vecchio codice di diritto canonico parroco perpetuo. Siamo in pieno fascismo e don Capula ha trent'anni. Collabora attivamente con suor Gotteland, superiora dell'istituto San Vincenzo, contrasta una massoneria molto forte in città e circoscrive la comunità evangelica già in profonda crisi. Organizza interventi presso gli ambienti anarchici e socialisti di Cava Francese e nel difficile mondo operaio di Moneta e dell'arsenale. Fonda l'Azione Cattolica. Come in altre parti d'Italia l'organizzazione è avversata dal regime. "Tu, vieni con me, perchè noi abbiamo bisogno di te e tu di noi" dice un giorno al quindicenne Donato Pedroni. E quello lo segue. E come lui centinaia di giovani, affascinati dal carisma dell'uomo e dalla "Missione" nell'isola e nel mondo che egli assegna a ciascuno di loro. "Andate, il mondo è vostro, prendetevelo!".
Durante la guerra don Capula partecipa all'organizzazione dello sfollamento della popolazione. Chiede al vescovo Monsignor Albino Morera di poter rimanere a La Maddalena ed ottiene il permesso "sotto la sua personale responsabilità". Nel 1943 viene chiamato a prestare assistenza spirituale a Mussolini, prigioniero a Villa Webber. Quando, nel settembre 1943, La Maddalena viene occupata dai tedeschi, nel timore di saccheggi, nasconde sul Puntiglione l'archivio parrocchiale e i pochi oggetti preziosi tra cui i candelabri d'argento di Nelson. Svolge opera di mediazione col comandante tedesco Uneus e riesce a parlare con gli ammiragli Brivonesi e Bona suoi prigionieri all'Ammiragliato. Terminata la guerra ottiene dalle autorità militari prima Villa Webber dove organizza un centro di assistenza per circa trecento ragazzi e poi la batteria di Nido d'Aquila che trasforma per un paio di decenni, non solo in centro ricreativo e di assistenza, ma anche di formazione religiosa politica e sindacale. Nel 1944 è nata, su sua iniziativa, la sezione della Democrazia Cristiana e primo segretario è Giovanni Battista Vico, suo fedelissimo. Alle elezioni comunali del 1946 vince la DC e sindaco viene eletto Elindo Balata da lui appoggiato. Poi Giuseppino Merella, cattolico praticante ed ex maresciallo dei carabinieri. Nel 1948, alle elezioni politiche, la Dc stravince anche a La Maddalena. Negli anni successivi don Capula consolida la fama di uomo forte dell'isola, autorità spirituale e temporale, più forte degli stessi sindaci che si susseguono, referente obbligato di tutti coloro che comunque con l'isola entrano o vogliono entrare in rapporto. Negli anni '50 la guerra fredda smette i suoi gelidi effetti anche a La Maddalena. La contrapposizione è forte e senza esclusione di colpi. nel 1952 si verificano i dolorosi licenziamenti dall'arsenale degli operai comunisti o presunti tali. Don Capula è coinvolto nella dura polemica. Nello stesso arsenale, negli anni successivi, si consolida la CISL, la cui dirigenza gli è fortemente legata. Dopo aver costruito, prima della guerra, il cinema splendor, sempre nei primi anni '50 don Capula inizia ad edificare, sull'area del vecchio cimitero isolano, l'Opera Pia, il suo cruccio incompiuto. Nel 1975 fondò Radio Arcipelago, oggi l'unica radio comunitaria cattolica in provincia di Sassari. Nel 1972 intanto, sono arrivati gli americani. Ad accoglerli, con tanto di benvenuto, ci sono don Capula, il sindaco suo pupillo Giuseppe Deligia ed il fedelissimo Giovannino Campus. di Claudio Ronchi
Vedi anche: Mussolini prigioniero a La Maddalena
Il parroco "filoamericano"
Questo testo è stato tratto dal libro "Il Governatore" di G.Carlo Tusceri revisione a cura di Augusto Zedda
La Maddalena. Primi anni 70' Rappresentano in quegli anni la segreteria scudocrociata, ubicata in via Regina Margherita, uomini come Romeo Armellini, Stefano Cuneo, il dott. Renzo Manca, il dott. Peppino Grazzini, Francesco Fresi, Eugenio Cuomo, e il sottoscritto in qualità di delegato giovanile. Partecipo comunque, in quella circostanza, ad una serie di incontri che risulteranno straordinari per il futuro dell'isola. Quello con Francesco Cossiga, nell'ufficio del parroco promette subito di esserlo. "Si verificheranno in quest'isola
avvenimenti - dice grosso modo Cossiga ai maggiorenti democristiani raccolti
nell'ufficio del parroco - atti a sconvolgere in positivo la vita dell'isola.
Ci sarà benessere e posti di lavoro per tutti. Quello che mai si sarebbe potuto
immaginare, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, adesso è possibile".
E siccome in quel periodo si parla, a livello di piazza, di bacino di carenaggio dell'arsenale militare ma pure di diga-ponte tra Palau e La Maddalena, penso, piuttosto ingenuamente, che ci siano buone possibilità di realizzare quest'ultima opera. Anche perché del bacino di carenaggio avevano fatto ormai un cavallo di battaglia, da tempo, i socialcomunisti. Lasciato da solo con mons. Salvatore Capula, per sua esplicita richiesta, e col sindaco Giuseppe Deligia, Cossiga, di fatto, specifica meglio la portata delle novità di cui è latore. Parla della cessione ormai in atto della base di Santo Stefano (zona Missili) alla flotta americana, per farvi stazionare i sommergibili a propulsione nucleare. Da tempo vengono effettuati lavori, in galleria, sotto il monte Pan di Zucchero a nord-est si Santo Stefano, e proprio Giuseppe Deligia, impiegato civile della sala disegno dell'arsenale militare italiano, ha già lucidato di persona più di un dettaglio di quell'opera. A tutti sembra logico pensare che i lavori in corso riguardino esclusivamente la flotta della NATO e giammai, comunque, un segmento così a rischio della marina USA. Nessuno mai potrebbe ipotizzare che l'Italia stia per pagare sostanzialmente una cambiale "morale" del dopoguerra, misurata, pesata e quantificata nei dettagli, forse, proprio dalla delegazione di alti ufficiali americani che avevano già visitato l'arsenale nel 1945, di cui molti - mons. Capula compreso - serbano ancora oggi una così chiara memoria. Il 16 maggio alle ore 11.00 telefona al parroco (in riunione col sindaco Deligia e con Giovannino Campus) Francesco Cossiga. L'onorevole - trovo scritto nei suoi appunti - precisa i dettagli che mancavano: verranno a La Maddalena 1800 militari americani con le loro famiglie; avranno il suo nome come riferimento. Con loro giungeranno 300 persone per i servizi. Siccome il Ministero chiede se si è disposti a riceverli come si deve, don Capula dispone perché lo si faccia immediatamente e che il "programma" sia mandato subito in esecuzione. Quando il 21 settembre 1972 scoppia, a livello internazionale, il caso della base USA per sottomarini nucleari a Santo Stefano, qualcuno, quindi, a La Maddalena, senza ombra di dubbio, già conosce il progetto nei minimi dettagli; qualche altro, con ogni probabilità, ha già fornito il proprio entusiastico assenso, almeno a livello informale, ad emissari governativi, di Washington, sponsorizzati dalla fazione democristiana a cui Cossiga risulta legato maggiormente, quella che fa capo al Presidente del Consiglio on. Giulio Andreotti, alla guida, dal 26 giugno, di un governo di "centralità democratica" sorretto da DC, PSDI, e PLI con l'appoggio esterno del PRI. Il parroco è tra questi entusiasti, senza ombra di dubbio. Ne, lui, lo negherà mai. L'ambiente in cui vive e in cui riceve gli ospiti è, negli anni in cui mi detta la sua biografia, letteralmente tappezzato da fotografie di esponenti del Pentagono: ammiragli e commodori americani sempre in alta uniforme, con calde dediche sotto i loro volti di guerrieri sempre sicuri di vincere e pertanto sorridenti. Quando domando a mons. Capula, in maniera esplicita e provocatoria - interrompendo il suo interminabile racconto - se per caso non si sia pentito di aver seguito in maniera acritica l'indirizzo politico di colui che ormai è diventato "il Presidente Cossiga", egli ripete con enfasi, talvolta irritante, che era scritto nel destino di quest'isola. "Gli americani giungono, esattamente come gli inglesi, esclusivamente per volere del governo centrale, centosessantotto anni dopo, in un qualificato porto di mare del Tirreno, dove la gente è abituata da sempre ad incontrare e ad accettare tutti. Qualche parere contrario è da mettere in preventivo. Ci sono sempre stati i bastiancontrari per ogni iniziativa in quest'isola - dice - soprattutto quando la stessa viene appoggiata direttamente o indirettamente dalla parrocchia; ci sono state accanite opposizioni per l'ampliamento della chiesa, ci sono stati ostacoli assurdi per la demolizione del cimitero vecchio e per la costruzione dell'Opera Pia.... Si tratta, stai attento, del famoso mugugno generale dei marinai, che poi, tradizionalmente, finiscono con l'accettare, una volta in mare, qualunque rotta, a patto che chi dirige la nave abbia idee chiare e soldi da elargire. Né il buon comandante può permettersi di titubare, o di farsi mettere in crisi dalle obiezioni di chi è sicuro che ne sa meno di lui. Se è sicuro di quello che sta facendo, deve tirare dritto per la sua rotta. E io so per certo che l'Arsenale sta per chiudere, che la Marina italiana si sta ritirando su vasta scala, e che non vi sono soluzioni dietro l'angolo, alternative". Su questo argomento egli insiste con calore, perché è evidente che lo stesso implica un concetto a lui molto caro... Così azzardo una domanda: "Può, in democrazia, affermarsi un'idea quando è portata avanti da uno sparuto numero numero persone? Quale deve essere l'azione morale di un leader che sa di avere maturato, a livello personale, un'idea, magari molto più valida e più utile per la collettività, rispetto a quella portata avanti da una maggioranza qualificata? Quale deve essere la posizione di un sacerdote che ritiene di essere un leader?" Sulle pericolose implicazioni di queste ricorrenti interruzioni, don Capula sembra che non stia neppure a sentire. Cita Friedrich Nietzsche, che critica la posizione di Socrate in merito all'opportunità di subire, piuttosto che commettere un ingiustizia. E per quanto don Capula si discosti dal filosofo tedesco, quando esaspera il proprio discorso, arrivando a concepire la "teoria del superuomo" e la demolizione di un ente superiore, pare evidente che gli si dimostri indiscutibilmente affascinato dalla teoria del branco amorfo e da quella del capo forte che sa toglierlo dai guai. Non si sofferma sulla distinzione tra sacerdote e sacerdote-leader: segno che, ancora oggi, o oggi più di ieri, addirittura, in lui il concetto di parroco e quello di Governatore dell'isola si fondono, dato l'evidente vuoto di potere che contraddistingue la vita politica locale. "Chi comanda la nave - riprendendo il suo motivo più caro - non può permettersi di farsi condizionare più di tanto dagli umori della ciurma. Una decisione va presa e subito, nell'interesse di tutti. La decisione sulla presenza americana a La Maddalena è una di quelle opportunità che vanno prese al volo. Occorre, se mai, avere idee ferme e chiare per far si che gli americani paghino per questo approdo: non aspettano altro che di poter pagare. Ancora una volta, invece, col nostro comportamento amministrativo fondamentalmente sbagliato, riusciamo soltanto a far credere al Comando americano che stiamo subendo la nuova servitù, e quelli, per contro, ritengono di non dover pagare, per ritorsione, alcun pedaggio in questa città. Ma è chiaro che hanno sempre pagato e che forse stanno ancora pagando. Chissà però, chi è oggi il beneficiario di tali elargizioni in campo nazionale... Le manifestazioni di piazza, le titubanze amministrative di un Comune che prima solleva dubbi, - commenta con cinismo ma pure con sufficiente lucidità mons. Capula - poi accetta i sottomarini atomici e fornisce il proprio benvenuto alla base USA, poi nuovamente tenta di prendere le distanze, poi vota a favore del villaggio americano in Regione Trinita, poi si esprime contro lo spaccio commerciale a Moneta, poi accetta quello di Santo Stefano, poi solleva problemi sulla radioattività ambientale e poi, con la stessa facilità li nega, poi li ripresenta, offrono di questa comunità un immagine ridicola. Sembriamo un popolo alla deriva di squinternati Pulcinella. Dopo l'insediamento degli americani è mancato proprio un leader carismatico, in Comune. Giuseppe Deligia, forse per eccesso di scrupoli, non ha ritenuto di dover rappresentare quella guida ferma e sicura, per i maddalenini, necessaria e auspicabile in un frangente tanto delicato. Dal mio punto di vista, lui che più degli altri e meglio degli altri sapeva come stavano le cose, ha fatto tutte le cose a metà... L'uomo in grado di dettare norme e prezzi, l'uomo in grado di dare ma pure di pretendere ciò che avrebbe messo l'isola al sicuro dai ricatti, anche questi sempre pressanti, da parte della Marina Italiana, è venuto sostanzialmente a mancare. E dopo di lui nessuno, dico nessuno, ha mai saputo raddrizzare questa barca del paese ormai inesorabilmente alla deriva. La Marina italiana, da parte sua, dopo aver voluto prepotentemente la nascita della comunità civile maddalenina, ed aver spremuto le risorse dell'isola, dopo averne condizionato nel tempo forme di sviluppo alternative, alla fine non sa fare altro che minacciare, periodicamente, di togliere ora uno stabilimento, ora una scuola, ora un ufficio, e quindi gettare alle ortiche centinaia di posti di lavoro"... Monsignore rammenta, a questo proposito, ciò che dice nel 1944, durante l'incontro svoltosi tra i quadri comando militari, sia italiani che americani, il sindaco Pasquale Serra, e naturalmente esponenti della Curia, in occasione del rinnovo del dell'Amministrazione comunale. "abbiamo qui un sindaco appena eletto con vasto suffragio del popolo. Dovrebbe avere un grande potere . - esordisce don Capula - ma su cosa lo può esercitare? Su nulla! Da tempo immemorabile giungono i militari italiani, in queste isole, e prendono per se le località più panoramiche, per costruirvi le loro fortezze, e poi prendono anche il mare per gli approdi navali; giungono i magnati del turismo, e appoggiati dal Vescovo, si prendono l'isolotto di Giardinelli, col suo mare di smeraldo, che i maddalenini avevano donato alla parrocchia, per il sostentamento delle proprie anime; giungono gli americani, coi loro sommergibili e dicono: dateci tutto quello che sta sotto il mare, e se lo prendono... Su cosa può esercitare, dunque, le proprie funzioni questo sindaco, titolare di un grande potere popolare? Gli rimane soltanto il vento e bisogna dunque aiutarlo". Egli intende lanciare con questo intervento una ciambella di salvataggio al sindaco, (che per altro non ha appoggiato in campagna elettorale, memore delle trascorse battaglie politiche) nella convinzione della rinnovata disponibilità dei militari USA ad aiutare la città. Avrà la possibilità di chiedere e ottenere, rilasciando in cambio nuove concessioni edilizie per diverse migliaia di metri cubi, da qualche tempo richieste con rinnovata insistenza, dal Comando di via Principe Amedeo. L'incoraggiamento non sortisce alcun risultato pratico. "Questo sindaco, imposta bene la sua battaglia per impedire che il Comando Americano investa miliardi sulla costa gallurese, ma poi non conclude la trattativa per l'ampliamento del villaggio SEIS (Regione Trinita - n.d.a.) a vantaggio dell'isola - commenta il parroco - sembriamo destinati al fallimento per condanna divina, e invece siamo noi, che pur pagando sulla nostra pelle i servizi per questa presenza straniera, non siamo capaci di fare il prezzo senza pentimenti"...
3. Nessun rischio, solo fortuna" Quando il 24 febbraio 1975 si tiene A La Maddalena il primo Convegno per l'indagine ambientale, alla presenza dei più quotati tecnici del CNEN, dell'ISS, del CAMEN, della regione, politici compresi, Mons. Capula è profondamente irritato. Non perché tema che ne possa scaturire un nocumento per gli americani ma più semplicemente perché, a suo avviso, la comunità locale si sta pregiudicando soltanto una ulteriore possibilità di mungere la vacca grassa capitatale per le mani. Quando replico che nell’interesse generale rientrano anche coloro che non ritengono opportuno appoggiare la base USA, e che antepongono a ogni tipo di guadagno la sicurezza per s e per la propria famiglia, replica: "Si fa così quando si vuole buttare al vento una fortuna. possibile che nessuno si accorga che dietro i falsi problemi della sicurezza si nascondono soltanto interessi di carattere politico? Possibile che nessuno si renda conto che le sinistre, potendo, sarebbero lì, a stendere tappeti, dove passano i soldati americani? E siccome invece non ci possono essere, perché i tempi non sono ancora maturi, vi chiedono i convegni sull’inquinamento, e voi gli e li date…. Rammentate: quando i tempi saranno maturi per salire anche loro al potere, di convegni non se ne parlerà più. Ma allora sarà troppo tardi…” Nelle sue cerimonie religiose, per forzare la mano alla classe politica locale, si spinge pure oltre. Arriva a definire i militari americani “angeli biondi, tutori della pace e portatori di benessere”. Nella sua parrocchia compare presto la bandiera USA accanto a quella italiana, per una sorta di rito misto, parte in lingua italiana e parte in lingua inglese.
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