Modi di dire
Mi friscini l'aricchji
(mi fischiano le orecchie)
E un modo di dire molto diffuso, originato dall'antica tradizione che si si è oggetto di un discorso che altri stanno facendo a nostra insaputa quando si sentono fischi e ronzii nelle orecchie.
Livà i sentimenti
(Levare i sentimenti)
Indica in modo compito, un comportamento di disturbo.
Muccicosu
(Moccioso)
Così venivano chiamati in senso di affettuoso disprezzo, i ragazzi. L'appellativo è indirizzato ai ragazzi giovani che dimostrano eccessiva presunzione.
Simbrà un ficu calacciu
(Sembrare un fico cadente)
L'espressione è molto usata anche in Corsica. Designa uno stato di debolezza psichica e fisica.
Parpaiòla di criccu
(Nottola di cricco)
Questa intensa e colorita espressione, di origine e uso specificatamente isolano, allude a persona non misurata nel parlare, che con poca discrezione infastidisce chiunque incontri con discorsi incessanti, inconcludenti e vani.
Morta a vacca, spartita a soccita
(Morta la vacca, spartita a soccita)
Di questo detto si è perduto ormai il ricordo. Esso veniva usato a commento di qualunque cosa cessasse per il cessare di un'altra.
A pani e casgiu
(A pane e formaggio)
Simpatica locuzione, ancora di diffusa popolarità in ambito isolano e con larghi riscontri in aria gallurese.
Siccà u cori
(Il disseccarsi del cuore)
L'espressione scaturita dalla fervida immaginazione isolana, in altri tempi era consueta specie in ambito popolare. Si dice in special modo per i bambini quando vengono ingannati o delusi dagli adulti.
Fassi piddà da u ziddìu
(essere impaziente, essere inquieto)
Termine di origine isolana e un tempo di frequente uso popolare. La sua origine è incerta, si può supporre una connessione con il logudorese "suddu" , preoccupazione, idea fissa. Il termine oltre ad agitazione, desiderio affannoso, esprime preoccupazione disagio psicologico o panico.
Imbuvvunà
Il verbo è di largo uso nell'isolano nell'accezione di "trarre in inganno qualcuno abusando della sua credulità". Influenzare con chiacchere.
Stummàcu, Stummachegghju
(nausea, disgusto)
Il termine stummacu è voce diffusa popolare, si trova soprattutto nelle espressioni Fa vinì u stummacu, avè u stummacu, e stummacosu, largamente usati nel linguaggio popolare. Letteralmente è quel fenomeno di disagio gastrico. Metaforicamente connota una manifestazione di insofferenza e di intolleranza nei confronti di persone particolarmente antipatiche.
E' ommu, chi piscia a muradda
(E' uomo chi piscia sui muri)
Tipica espressione che in ambiente isolano valeva come incontestabile affermazione di mascolinità. Il detto è una significativa testimonianza della diffusa abitudine di un tempo di pisciare al muro nelle strade.
Fa Gazzosa
(Fare gazzosa)
Questo termine ha un evidente significato metaforico connesso alla gazzosa, caratteristica bevanda frizzante. Con questo termine si vuole stigmatizzare un comportamento tendente alla spavalderia.
Nun è a morti di nisciunu
(Non è la morte di nessuno)
Il termine è di largo uso in ambito isolano. Con essa si intende sminuire, a ridimensionare una manchevolezza o un imperfezione.
Mammoziu
Termine di scarsa eleganza, che possiede una forte caratterizzazione napoletana e un elevata espressività. In isolano è di preferenza usato nella variante santu mammoziu, e individua una persona goffa, sciocca o imbambolata.
Faccia di picuzzinu
(Faccia di picozzina)
Con l'attribuzione di questo epiteto si vuole denotare una persona dal viso tagliente, privo di sfumature, vistosamente arcigno e con poca propensione al sorriso e all'intesa.
Spiccicatu
(Identico, uguale)
Termine di diffusa popolarità, usata quando si scoprono somiglianze fisiche tra una persona giovane, o un bambino, e un'altra più anziane della stessa famiglia.
La sentenza più comune è: é tuttu u babbu o (a mamma) spiccicatu.
U cani di Zucca
(Il cane di Zucca)
Era un grosso cane bastardo, rimasto nella memoria collettiva come esempio di vagabondaggio ozioso. Pur non disdegnando di presentarsi la sera a casa del padrone, soleva girare pigramente tutto il giorno per le strade dell'Isola. Perciò, Sei cumi u cani di Zucca era la comune sentenza rivolta agli oziosi e a chi perdeva tempo bighellonando per le strade.
Deh!
Interiezione pleonastica. Si usa per richiamare l'attenzione di chi ascolta, preferibilmente nelle apostrofi offensive. "Deh, bruttu bastardu, fiddolu di....." tutte genuine espressioni del liguaggio popolare maddalenino.
Aspittà a babbonu
(Aspettare il nonno)
Kusa sei aspittendi, a babbonu? cosa aspetti, il nonno? il termine serve a mostrare l'inutile frustrante attesa di eventi gratificanti, sottolineandone l'improbabile accadimento.
Malu
(Cattivo, malvagio)
L'espressione viene usata per connotare una persona malvagia, nefanda (roba mala).
Pastecca
(Buffetto, colpetto sulla gota)