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Luigi Bottini

il Castaldo del Generale

 

Torna d'attualità la figura del maddalenino d'adozione Bottini, che nell'isola ha piantato le radici sue e della famiglia.

 Clinio Quaranta in "la vita intima e famigliare a Caprera" saggio pubblicato sulla nuova antologia del 1° dicembre 1929,  delle belle "ottobrate" a La Maddalena. "In quelle belle giornate, io sedevo qualche ora innanzi alla trattoria del Belvedere a contemplare la vista che dal Palao a Caprera, da Capo d'Orso a Limbara. Alla sera mi trattenevo spesso sulla banchina, mentre la luna vestiva d'una luce argentea e l'estuario addormentato. Conversavo, con la signora Rosina, la padrona della trattoria, e col padre di lei sig. Bottini". Clinio Quaranta dedica poi alcune pagine ai personaggi che considerava salienti alla vita dell'isola e tra queste emerge un bel ritratto di colui che chiama il "muratore Bottini".

  Luigi Bottini era un bel vecchio, forte, complesso, sano, con barba michelangiolesca, due occhietti grifagni, scrutatori, che ho osservato son comuni a uomini di mare segnatamente genovesi, perché il signor Bottini era genovese e non parlava che il suo dialetto. Nel 1853, a ventun anni, dopo aver navigato mezzo mondo per circa due lustri, andò alla Maddalena a fare il muratore, come suo padre; e dopo era sempre vissuto la o meglio per moltissimi anni in Caprera, presso il Generale, come egli chiamava sempre Garibaldi" se ne desume facilmente che Bottini era nato nel 1832. Se il giovane Bottini avesse già navigato per due lustri questo implicherebbe che abbia iniziato la navigazione ad undici anni. Forse in quei tempi non era impossibile.

  Segue la spiegazione dell'interesse di Quaranta per "questo tipo di uomo schietto, dalle maniere semplici, dal fare bonario di galantuomo, che era sempre pronto a fare qualcosa tanto era viva in lui l'abitudine al lavoro, sia nella trattoria che nella vigna" Bottini dice di aver conosciuto il Generale appena e venuto a Caprera: "Sbarcarono a Caprera - allora non v'era ricovero alcuno per abitare - lui e Menotti giovanetto, e fu portato a spalle dalla nave il "San Giorgio", di proprietà del generale, il legname con cui venne costruita la prima casetta di legno...." Siamo nel 1855. Menotti ha 15 anni.

  Bottini andò a vivere a Caprera nel 1850. Aveva  sposato Vincenza Scanadicolo, la cui famiglia veniva dalla vicina Corsica. La Prima figlia della coppia, Rosina, nacque alla Maddalena il 26 aprile 1856. E così fu per i figli successivi, le cui nascite si alternavano nel tempo con le nascite a casa Garibaldi, rafforzando il legame tra le due famiglie, ed in particolare fra le donne (la signora Vincenza prese a balia per breve tempo la figlia di Battistina Ravello e del Generale). Così nasce Antonietta. Poi nel 1861 il primo maschio, al quale si da il nome dei Menotti, e che viene tenuto a battesimo per procura da Menotti Garibaldi e da Anna Maria Susini, figlia si Pietro. Nascono poi successivamente Domenica, Giovannetta, Battistina, e Giuseppe, nel 1878.

  Ma prima di tutto questo, bottini racconta della costruzione della prima casa di pietra da lui fabbricata. "Il Generale mi portava le pietre, ma non e vero che aiutasse a fabbricare" dice, e accetta anche i rimproveri per eccessiva quantità di pietre portata, a scapito di una scelta di qualità. Racconta che sotto ogni angolo della casa fu sotterrata una moneta d'oro di quaranta lire. Il Generale tuttavia era impegnato in molte altre attività: di giorno lavorava sempre nell'isola, dice Bottini, la sera leggeva e scriveva, andava a letto presto, ma per continuare a leggere. Dormiva poco. Nella vita frugale di Caprera, Garibaldi, assieme a Menotti e Bottini, si occupava delle bestie, in particolare delle capre selvatiche, che venivano da Garibaldi addomesticate. Nell'isola abitavano stabilmente Menotti, Frusciante, Basso, Bidischini e qualche volta anche Canzio.

  Interessante questa descrizione dei primi abitanti di Caprera, perché ci danno notizie della famiglia Garibaldi  dopo il 1859. Infatti risulta che con Menotti fossero già dai primi tempi a Caprera i giovani Bidischini e Canzio. Francesco Bidischini, figlio del conte Giuseppe Bidischini dall'Oglio, un'antica famiglia veneta vissuta a lungo in Turchia, a Smirne, sul filo delle attività legate al Commercio della seta. Fu presentato a Garibsldi nel 1859: nato nel 1835, il giovane ha 24 anni. E' fratello di quell'Elisa Lavagnolo Bidischini nota per il suo impegno nei fatti del Risorgimento. Di lei si dice che era di grande bellezza e riuscì in alcune missioni delicate affidatele da Cavour, Rattazzi, ed altre autorità del Regno con le quali era in contatto grazie allo sposo, ufficiale dell'Esercito  piemontese. di lei parla con molto elogio Giacomo Emilio Turatolo. nel suo "Garibaldi e le donne" pubblicato a Roma nel 1913. Il 9 luglio 1868, Menotti sposa a Bologna la sorella di Francesco Bidischini, la sedicenne Francesca Italia. Il giovane Canzio si è arruolato con Garibaldi nelle stesse circostanze. E' carabiniere genovese. Ha 23 anni dirante la Spedizione dei Mille, 24 quando sposa Teresita, la figlia del Generale, il 26 maggio 1861 a Caprera. Non vi sono indicazioni sul primo incontro tra Stefano Canzio e Teresita Garibaldi. E' probabile tuttavia che questo avvenne a Caprera, se Canzio vi soggiornò anche prima del ritorno nell'isola col suo Generale, imbarcatosi con lui da Napoli sulla nave "Washington". Sappiamo che Garibaldi ebbe per lui affettuose attenzioni quando fu ferito in Sicilia.

  Più confusa è la situazione dei due altri figli di Garibaldi, Teresa e Ricciotti. Sappiamo che Teresa e spesso condotta a Caprera dai coniugi Deidery che ne assicurano l'educazione a Nizza. Infatti Rosa Garibaldi, la madre di Garibaldi si è spenta nel 1852. Ricciotti è stato affidato a Emma Roberts, che abita a Londra, tiene con se alcuni mesi il bambino e poi lo indirizza verso un collegio di Liverpool. E' possibile che il piccolo Ricciotti abbia fatto alcuni soggiorni  a Caprera durante quello che lui stesso chiama il suo "esilio" e l'unica stanza abitabile viene allora data alle Signore, mentre gli uomini (Garibaldi, il Colonnello Deidery, Menotti ecc.) dormono sotto una Tenda.

  Nella descrizione della vita di Caprera, Quaranta sembra ridimensionare i tormenti della giovane Teresa, che lamenta di non poter, nella vita austera di Caprera, dare sfogo alla sua giovinezza. Aveva appena sedici anni quando sposò Canzio, a Caprera, ma Quaranta scrive: Menotti e Teresita, giovinetti, si recavano spesso alla Maddalena, ove facevano nell'intimità frequenti feste da ballo nelle famiglie". I balli si protraevano fin verso le due del mattino e spesso fino al giorno seguente. Non ci è dato sapere se Teresa dovesse riprendere la strada di casa in ore più adatte ad una giovane dei suoi tempi. Forse era proprio quella la causa dei lamenti della ragazza.

  Bottini, poi racconta della fuga di Garibaldi da Caprera, di un attentato alquanto velleitario, di un esaltato pronto a suicidarsi per non essere stato ricevuto dal Generale. In mezzo a questi racconti appaiono alcuni dettagli interessanti sulla vita di Caprera e della famiglia Bottini: veniamo a sapere che la madre della Signora Rosina accudiva alle faccende del Generale e rigovernava la casa di Caprera, aiutata dalla figlia ragazzetta. L'esaltato, certo Coroliano Saraceni, aveva lasciato in casa Bottini un poema incorniciato che avrebbe voluto consegnare a Garibaldi. Bottini porta Quaranta a casa sua per fargli vedere il quadro, ed ecco la descrizione della casa di Bottini: "Una bella casa solida, con vasti ambienti, la quale dimostra che chi la costruì sapeva il mestier suo. Ci accolse una figlia del Bottini, Battistina, una cortese ed avvenente signora. Un'altra figlia, Giovannetta, era insignita della medaglia d'argento al valor di Marina, per essersi gettata in mare a nuoto, sudata e vestita, salvando con atto veramente eroico u bimbo caduto in acqua da una barca, il quale annegava".

  Bottini poi racconta della disavventura di Garibaldi che si ostina a costruire un mulino a vento in un posto troppo ventoso. Il mulino è spazzato dalla tempesta e Garibaldi con onestà analizza la sua colpa e rende ragione all'amico.

  Il rapporto di lavoro tra Bottini e il Generale è ricostruito ricostruito da Pengo e merita citazione "Tutte le attività della fattoria erano regolarmente registrate e scritte su dei quaderni che servivano a mantenere il controllo e il governo del personale, di tutto quello che si comprava e si vendeva, e per quanti  prestavano saltuariamente il loro impegno alle attività della campagna". Nel libro "la vita di Giuseppe Garibaldi" di Gustavo Sacerdote è riportato un foglio di quaderno dove si legge appunto come registrava tutta l'attività del personale, in particolare quella con il Bottini, con il quale aveva adottato il sistema di condivisione a contratto agrario, perciò il conducente e il capo di una famiglia colonica si associano per la coltivazione di un podere e per l'esercizio delle attività connesse, al fine di dividere i prodoti e gli utili. Una specie di mezzadria che andava bene ad entrambi. Nello stesso foglio e registrato che il Bottini, trovando la somma di lire cinquanta nel cassetto, ebbe l'attenzione di tenerli e consegnarli a Garibaldi, e che lui stesso poi, registrò la somma sul conto corrente del suo Castaldo.

  Interessantissimo il racconto dell'amicizia del Generale con Pietro Pilesu, che Quaranta raccoglie dalle parole di Bottini.  Pilesu sbaglia la data della visita di Garibaldi a Capo Testa che non è del 1852 - 53 bensì del 1849. Venne la prima volta accompagnato da Pietro Susini di La Maddalena, dal colonnello Pastore, dal capitano Frusciante e dal segretario Bassi. L'ospitalità di Pilesu fu generosa, e vi furono poi altre occasioni di  visita, di doni reciproci tra i Garibaldi ed i Pilesu. Garibaldi pensò di acquistare le terre a Capo Testa, ma poi si orientò su Caprera come sappiamo. 

  A tutti questi eventi presidiò spesso il Bottini che poi le racconto con dovizia di dettagli. Era rimasto amico di Petronilla Pilesu, la figlia di Pietro, che aveva un vero culto per Garibaldi e conservava in casa ogni oggetto da lui utilizzato durante le sue visite come veri cimeli. In occasione del matrimonio di Petronilla, Garibaldi, che soffriva per la ferita di Aspromonte non poté partecipare, ma mandò i figli Menotti e Teresita. Racconta Petronilla Pilesu "In occasione del mio matrimonio. I suoi figli si divertirono per quattro giorni in casa mia, e rammento che Teresita aveva un gran desiderio di sparare al bersaglio contro il il tricorno del prete che ci sposò in casa, e che girava intorno col fucile imbracciato per alzare il tricorno in aria e sparargli al volo. Ma il prete le disse "fate pure, io lo dirò a vostro padre": bastarono queste parole perché Teresita deponesse subito quel bizzarro pensiero"

  Il temperamento vivace di Teresita, si dice simile a quello della madre, appare tutto intero in questo episodio. Al momento della festa, consideriamo che Teresita ha 21 anni, e madre di quattro figli. Per aiutarla nella cura della numerosa famiglia (è appena nata Annita, la quata figlia) Teresa porta con sé a Caprera la giovane Francesca Armosino, l'ultima compagna e moglie di Giuseppe Garibaldi.

  Il ruolo della famiglia Susini nel rapporto tra il Generale  e la Sardegna appare sempre nel sottofondo. Ve ne sono mille esempi. Il signor Nicolò Susini, di La Maddalena, possiede una lettera nella quale Menotti Garibaldi, nei momenti critici di Villa San Giovanni, il 24 agosto 1860, scrive ad Anna Maria Susini figlia di Pietro, che segnala la presenza tra i mille di un suo fratello Pompeo - ma potrebbe essere anche Giovanni Domenico - "Suo fratello non ho avuto ancora occasione d'incontrarlo; ma credo che avrà in me un amico che gli sarà utile in tutto ciò che potrà. Alla famiglia Susini noi siamo debitori di tante cure che anno avuto in 49 per nostro Padre!"

  Bottini fu anche testimone di alcune fantasie del Generale: secondo lui i bambini andavano lavati ogni mattina in acqua gelata (di questo trattamento si lamentava a suo tempo moltissimo il piccolo Ricciotti), e tale trattamento subivano i bimbi portati da lui in visita.

  Sul finire del 1878, Bottini, che si è costruito casa, si trasferisce quasi definitivamente a La Maddalena e realizza, avendo sopraelevato il primo piano, assieme alle figlie Giovannetta e Rosina, l'albergo "Belvedere", uno dei primi alberghi e ristoranti dell'isola. Ricciotti Garibaldi vi soggiorna in occasione delle visite nell'isola. Bottini racconta del del legame perdurante con alcuni membri della famiglia Garibaldi: si tratta probabilmente dei Canzio, perché poi Bottini afferma che dopo la morte del Generale, Menotti e Ricciotti non si sono più visti a Caprera, se non una volta l'anno, il 2 giugno. Anche a Francesca Armosino si è allontanata, per vivere stabilmente con la figlia Clelia all'Ardenza, presso Livorno. Ma rimane attenta vigile dei suoi diritti sulla casa dove abitò quando il Generale era in vita. I Canzio invece vi permanevano spesso, vi tenevano animali da cortile, diversi figli di Stefano e Teresita vi si sposarono, e Teresita vi rimase in modo, sembra, ininterrotto, negli ultimi anni della vita, forse dal 1898 al 1903. fu sepolta nel cimitero caprerino, poi chiuso con la sepoltura di francesca e della figlia Clelia.

  Quaranta raccoglie molti altri aneddoti da Luigi Bottini riportati fedelmente nell'articolo della Nuova Antologia, che vengono completati dalle informazioni riportate da Antonio Remigio Pengo. Attraverso la bella figura di Luigi Bottini appare anche uno squarcio nella vita di Caprera vissuta da chi veramente vi ha abitato a fianco del Generale.

 

 

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