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Gli
attentati alla vita di Garibaldi
Il 1861, compiuta l’impresa dei Mille, fu un anno di soggiorno di Garibaldi a
Caprera; un anno apparentemente tranquillo durante il quale si consolidò
l’oleografica immagine del Cincinnato di Caprera e di un Garibaldi totalmente
dedito alle attività agricole.
Di fatto le cose erano ben diverse: Caprera era costante meta di misteriosi
personaggi e di celati emissari che venivano a trovare l’Eroe e la piccola
isola sarda era divenuta meta di tutti i rivoluzionari europei che anelavano
alla libertà dei loro popoli, dai polacchi ai croati, dagli ungheresi ai serbi
e ai greci. Significativa in quegli anni la visita dell’anarchico russo
Bakunin ed i messaggi per la redenzione dei popoli che il Generale lanciava dal
suo eremo.
Tutti i movimenti che si registravano nell’isola di Caprera, ove si viveva un
clima apparentemente bucolico, erano invece tenuti sempre sotto stretto
controllo da carabinieri, agenti in borghese e da varie intelligences che si
aggiravano a La Maddalena in incognito e con le più svariate coperture.
Il sogno mai sopito di Garibaldi era quello di vedere Roma capitale d’Italia
ed era a Caprera che si lavorava incessantemente per arrivare a Roma se non con
la forza almeno con una soluzione politica .
Non poche furono le trame ordite in quei giorni per vanificare le azioni di
Garibaldi, fino a far concepire il disegno di attentare alla sua vita.
La minaccia di un attentato a Garibaldi, di cui abbiamo già fatto cenno sulle
pagine di questa rivista, era giunta nell’isola con una lettera del 6 maggio
1861 con la quale Nicolò Ghisotti Morosini lo aveva avvertito da Firenze; da
Genova era poi pervenuta a Basso, fido segretario del Generale, la notizia che
un sicario nominato maschera di ferro era diretto a La Maddalena per compiere la
criminosa missione.
Il 14 giugno, su invito del governo di Torino, che aveva avuto notizia dei
pericoli incombenti sull’Eroe, il sindaco Pietro Susini emise un bando che
vietava a qualsiasi imbarcazione di avvicinarsi a Caprera. A protezione
dell’illustre ospite, fu anche distaccato nell’isola un presidio di
bersaglieri. La voce si era poi sparsa e l’intera popolazione vigilava su ogni
forestiero che compariva nell’isola.
I provvedimenti del sindaco Pietro Susini e le cautele da lui adottate per
proteggere Garibaldi non solo come personaggio di riguardo, ma soprattutto come
amico devoto, non sfuggirono al governatore di Sassari Daziani che il 9
settembre 1861 gli indirizzava personalmente la seguente lettera confidenziale:
“Il sottoscritto tenendo dietro già da qualche tempo agli avvenimenti seguiti
in Caprera nei rapporti del Generale Garibaldi ed alle provvidenze e misure che
si sono adottate e impartite per appurare e scoprire fatti che appaiono tuttora
inesplicabili, non può egli non accorgersi dell’opera dell’intelligente
Sindaco della Maddalena il quale, mostrando evidentemente di apprezzare la
fortuna della dimora dell’illustre uomo nel suo raggio giurisdizionale, nulla
lasciò d’intentato per cooperare agli sforzi del Governo onde svolgere quei
fatti dalle tenebre in cui sembrano tutto dì avvolti.
Chi scrive pertanto fa assai di buon grado espressa mozione a V.S. per
esprimerLe la sua viva soddisfazione ed i suoi ringraziamenti per la solerzia,
intelligenza, zelo e perspicacia dimostrata in questa occasione -soddisfazione e
ringraziamento che sono ben meritati anche da codesta brava popolazione e da
tutte le altre autorità locali, che ebbero ad offrire saggi di indubbia
devozione e di attaccamento alla persona del Generale ed al Governo del Re, che
conosce suo grato dovere di adoprarsi in ogni modo onde l’illustre Generale
venga in ogni circostanza protetto, riverito, difeso e premunito da ogni
pericolo - e nel mentre il sottoscritto attesta la sua approvazione per il
lodevole operato del Signor Sindaco, con preghiera di farla conoscere e renderla
pubblica alla popolazione ed alle autorità locali, spera che anche per
l’avvenire sarà per sempre più meritarsi il plauso del Governo col rendere
al medesimo continuati e buoni servigi”.
Non sappiamo se ‘maschera di ferro’ giunse mai a La Maddalena; certamente
sarebbe stato subito individuato, visto che, come apprendiamo dalla lettera del
governatore, tutte le autorità e tutta la popolazione si erano mobilitati in
difesa dell’illustre ospite.
Garibaldi, come sempre, non prese mai in seria considerazione le minacce e il 16
agosto 1861, cessato l’allarme, scriveva al sindaco Susini:
“Preg. mo Sig. Sindaco,Sensibile alle dimostrazioni d’affetto che ella
unitamente alle autorità ed alla popolazione della Maddalena mi hanno dato in
questi scorsi giorni pregherei intanto di voler ritirare quel distaccamento di
Bersaglieri lasciato qua di stazione perché io credo superflua la loro
presenza.
Nel pregarla Signor Sindaco di farsi interprete presso tutti della mia sentita
gratitudine godo raffermarmi con sensi di distinta stima.
Dev.o Suo G.Garibaldi”
L’episodio ci da modo di fare una riflessione: quel governatore di Sassari,
quel sindaco “solerte, intelligente, zelante e perspicace” e quella
popolazione “vigile e attenta” avevano ben capito, sin da allora, quale
fosse la fortuna della dimora dell’illustre uomo nell’arcipelago.
Molti maddalenini e molti amministratori di oggi questa fortuna non l’hanno
ancora capita.
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