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Incontro con Garibaldi

La Maddalena

 

Questo testo è stato tratto dal libro "Incontro con Garibaldi" di Franco Mistrali, scritto nel 1861.

Ci racconta la vita di La Maddalena alla metà del 1800.

Revisione a cura di Augusto Zedda

 

La Maddalena 1861

 

E' in mezzo all'arcipelago sardo che sorge l'isola di Maddalena. 

Centro di sette minori isolette, essa è come la gemma più lucente di una fantastica corona.

Formata triangolo o meglio a tricorno, essa ricorda nel disegno e in minime proporzioni la Sicilia.

Dal lato di mezzodì che prospetta la Sardegna si apre il piccolo seno battezzato Scalo dei Gavetti, dattorno al quale sorgono le case dell'ultima borgata.

Come ho accennato innanzi, la storia della Maddalena è affatto contemporanea.

Sino alla fine dello scorso secolo poche famiglie di nomadi pastori venuti dalla Corsica lo abitavano, erano colle gregge su per le aride pendici.

E quel complesso di rocce di granito, che paiono ammonticchiate dai Titani nell'ultima loro battaglia, vestite appena di una magra e povera vegetazione, piuttosto si impoverivano che arricchirsi dal pascolare degli armenti. 

Veduta la ingratitudine del suolo, quei primi abitatori si volsero al mare; chi sulle navi da guerra, chi su quelle di lungo corso nei lontani paraggi, chi invece sulle numerose pescherie di tonno e di coralli. Ecco perché gli uomini si veggono, e perché la proporzione fra il sesso forte e il sesso debole è nell'isola presso a poco uno a nove.

I quindici anni che la casa di Savoia ebbe esilio in Sardegna furono la sorte della Maddalena, che diventò la residenza di tutta la marineria della Corona. L'Ammiraglio Nelson, il vincitore di Aboukir, ebbe lunga stanza in que' comodi paraggi, e vuolsi da alcuni che Maddalena avesse nome una bella isolana di cui egli fu vago.

Fatto è che l'illustre inglese volle donati alla chiesuola della borgata due candelieri ed una croce di argento accompagnati da una lettera cortese, che nell'archivio parrocchiale è custodita.

E questa chiesa ebbe modo strano di costruzione affatto democratico.

Nei di festivi tutto il popolo, comprese le donne ed i fanciulli, elevarono in mezzo al nascente paese la casa di Dio.

Un altro effetto della vita marinaresca è questo. Appena un fanciullo ha raggiunto otto o dieci anni, s'imbarca sulla prima nave che passa come ragazzo di bordo o mozzo, e non lo si rivede a casa che uomo di quaranta o cinquant'anni. Allora egli cerca una moglie. 

Ecco perché non si vedono che bambini di madri giovanette accarezzati da da padri qualche volta già canuti.

Molte nozze per tanto si fanno qui fra zitelle di Maddalena e giovani di Corsica e di Sardegna.

Allora la cerimonia degli sponsali, ai compie alla maniera patriarcale che ci è ricordata dalla Bibbia.

Un messo viene per procura dal fidanzato a inanellare la vergine, che passa poi il mare col nuziale corredo per congiungersi all'ignoto sposo.

Nè solamente le nozze si compiono qui serbando la tradizione biblica, ma in tutta la vita è qualche cosa di antico e di orientale.

All'isola non ci sono mulini; pertanto vedi sulla soglia, come al tempo di Agar, le donne stritolare fra due molle il frumento, e l'asino alcune volte girar la macina.

Anche il modo e l'acconciatura delle donne ti ricordano la Rebecca al pozzo, quando con l'anfora di terracotta le vedi cercar l'acqua alle fonti.

E bellissime veramente sono le fanciulle di Maddalena, dai neri e vellutati occhi, dalle corvine trecce, e dalle carni bianche di alabastro.

Splendido tipo italo-greco, le figlie della perduta isoletta spirano la voluttà poetica delle Hourris così bene dipinte dalla musa di Byron nel suo Giaurro.

Un nostro compianto concittadino, Luigi Sacchi, tornando da Caprera, si lagnava della miseria d'albergo, quantunque soccorso dalla ospitalità squisita.

L'ospitalità è dote vera di quegli ottimi isolani, ma non per questo mi associo al lamentato disagio.

Il capitano dell'Italia ci aveva spaventati profetizzandoci quattro giorni di deserto - compresa la fame.

Mettendo il piede sul molo mi sentiva fremere pensando a una quaresima forzata senza tetto e senza pane.

Ebbene, per onor del vero, il vaticinio non era che una calunnia, e alla Maddalena vi assicuro che ci si sta bene, fin troppo bene.

La raccomandazione mandata da Garibaldi non fu forse estranea all'ospitale accoglimento, ma ad ogni modo fummo trattati da re.

Dell'albergo poi, s'intende l'unico dell'isola, dove secondo le antiche usanze tu hai in un solo fondaco tutto quanto raccolgono cinque o sei industrie principali, mi permetto di parlare a parte.

Certo che si, è una povera casa come tutte quante. Linda però che innamora quando si pensi che il pavimento e persino la porta qui si lavano periodicamente.

La padrona dell'albergo, chiamata per consenso comune la mamma, ha dattorno a se la più bella corona che io m'abbia vista mai di sette figliuoli.

Due delle maggiori fanciulle sono prodigiosamente belle,: una, l'Agata, è un tipo che non è sfuggito al milanese Zuccoli, pittore insigne, che seco ne riportò il ritratto, futura meraviglia di una qualche esposizione, dove tutti giudicheranno la bella immagine, creazione fantastica e ideale del pittore - ma tutti non videro, come noi, l'Agata di Maddalena.

Alta e spiccata la persona; il collo di cigno; ovale il viso contornato da una profusa e nerissima capigliatura. Aggiungasi un profilo di meravigliosa venustà nella singolare armonia delle curve; pupille velate, dal vivacissimo fuoco; labbra di corallo, denti di avorio,, color bianco alabastrino della carnagione, e avrete una idea, sebbene imperfetta, dell'originale di cui Zuccoli ha nel suo portafogli la gentilissima copia.

Ospitato in casa di un vecchio capitano di nave, ebbi un cicerone quale poteva desiderarlo per informarmi della breve storia di Maddalena.

Ma quello che non avrei mai creduto di trovare nella solitaria isoletta e un brillante episodio di quel grande che, splendida meteora, dal vicino mare nascendo, brev'ora sfolgorò sull'orizzonte per ispignersi in grembo all'immenso lontano oceano.

Dico Napoleone Bonaparte. Vicino al molo dove le navi danno fondo, sul piccolo porto, è una piramide tronca di pietre murate, la quale sostiene col vertice una grossa bomba.

- Questo proiettile ricorda il bombardamento dell'isola, mi diceva il mio vecchio padrone di casa.

 - Diamine, risposi io, non avrei mai sognato che La Maddalena fosse stata soggetta a simili peripezie.

- Eppure è così, ripigliò il vecchio; ed io me ne ricordo, quantunque avessi allora appena undici anni e fossi mozzo nella Marina del Re.

- E quanti ne avete ora? ... interruppi io.

- Ora ne ho appunto settantanove, signor mio, rispose coll'aria più naturale del mondo il mio padrone, che, tra parentesi, non ne dimostra sessanta.

- E vorreste dirmi come fu? domandai timidamente io.

- Ben volentieri, soggiunse il brav'uomo.

E sedutici sul molo incominciò il suo racconto.

- Fin dal 1792 eravamo in guerra colla repubblica francese, e le armate di terra avevano valicato le alpi.

Al primo di gennaio del 1793 una flottiglia leggiera di diciassette navi partiva da Ajaccio comandata da Colonna - Cesari per la Marina e da Napoleone Bonaparte per l'artiglieria. Figuratevi che era pressapoco un ragazzo.... .

- Dai ventidue ai ventitre anni.

- Ebbene, dunque; dopo aver bordeggiato una settimana su e giù per tutta la costa, la squadra buttò le ancore nel canale di Santo Stefano.... quell'isola che si vede rimpetto, - e il narratore mi indicava con la mano l'isoletta. - Quivi il Capitano Buonaparte sbarcò l'unico mortaio da bomba che avesse la flotta, lo pose in batteria e si accinse a fulminare La Maddalena.

La prima bomba vuota che lancio per prova fu così ben diretta che, arrivata sul pinnacolo della chiesa, sfondò il tetto e rotolò appiè dell'altare. Questo proiettile fu comperato da un'inglese per donarlo al nipote imperatore del capitano di artiglieria.

Una seconda bomba spezzò l'angolo della chiesa e lasciò per morto un uomo, che correva armato alla difesa.

E così continuando trenta ore, il giovane guerriero lanciava sul povero paese settanta bombe.

Strano furore delle arti guerresche le quali, si direbbe, null'altro godimento hanno che della strage e delle rovine.

Ma quella prova non riuscì pel valore dei bravi difensori, che, specialmente della costa della Sardegna verso Santo Stefano, molestarono siffattamente le navi con palle infuocate da doversi ordinare la ritirata, lasciando il mortaio ed una batteria di quattro cannoni abbandonati sull'isola.

Quando Napoleone Buonaparte si trovò al cospetto del comandante Cesari, dicono che grandemente gli rampognasse quella codarda risoluzione, sicché, forte del grado maggiore, il Cesari lo redarguisce in malo modo, e il giovane sdegnoso, levando fieramente le spalle, esclamasse:

"Ma per Dio! costui non mi capisce!"

Il mio vecchi narratore avea finito, ed io colla mente riandavo al passato e, di pensiero in pensiero, meco stesso ammirava i decreti inesplicabili della Provvidenza, rammentando come da un insigne storico su questo fatto fosse scritto "Veramente pareva destino Che Buonaparte dovesse cominciare con un rovescio nella piccola isola di Maddalena quella gigante carriera che poi doveva infaustamente finire sull'arido scoglio di Sant'Elena!".

Chi avrebbe potuto vaticinare al capitano di artiglieria che si divertiva a sfondare la chiesa di Maddalena nel 1793, la corona e , più che la corona, la gloria di Carlo Magno?

Stretti lungamente dinanzi a quel sasso e a quella bomba, e per la mania dei confronti e delle ipotesi mi domandavo ostinatamente: 

Che cosa sarebbe avvenuto del mondo se una palla di questi isolani avesse colto in mezzo al cuore il giovane capitano di artiglieria?

Il pranzo ci aspettava.

Le nostre gentili albergatrici si erano moltiplicate per darci prova di ospitalità; e davvero che con maggior leggiadria non si poteva riuscirci.

 

 

 

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