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La destra oggi |
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La destra e la sinistra hanno ancora un
senso?
La destra come principio di realtà Il genio è di destra o di sinistra? Il sogno di una società perfetta Religione e cittadinanza e bioetica
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A cura di Augusto Zedda La destra e la sinistra hanno ancora un senso?
Mentre declinavano le categorie di destra e di sinistra nel paesaggio politico e culturale Italiano ci sono stati due fenomeni che hanno contraddetto quel declino o più precisamente hanno ricavato due rifugi, laddove si aprivano le categorie di destra e di sinistra. La caduta del fascismo e del comunismo e la nascita di una democrazia bipolare formata sull'alternanza, hanno liberato gli schieramenti da divieti e ipoteche e hanno rianimato i luoghi della destra e della sinistra. Non solo come spazi politici ma anche come località in competizione, centri di raccolta del consenso a basso tasso ideologico e ad alto tasso antagonistico. La destra e La sinistra hanno preso corpo e senso nella politica, ma disdegnano in modo impreciso due mentalità pre-politiche, cioè orientamenti e sensibilità di tipo culturale, esistenziale e sociale. Ma che cultura ha oggi la destra? Un tema ormai ricorrente da quando una destra vera o presunta è al governo in Italia e nel paese leader del mondo: gli Stati Uniti. Esiste la cultura della destra? Ciò che fa male alla destra è proprio il rifiuto di una cultura, ma anche la molteplicità delle destre, e l'incultura di alcune frange estremiste caratterizzate dalla rozzezza. Ma non è l'esistenza di una cultura che ci dovrebbe riguardare, ma l'esistenza di una destra. Cioè non è l'esistenza di un coagulo di umori e pensieri, sentimenti e risentimenti, eredità e fobie che può essere messa in dubbio, semmai il fatto che quel complesso arcipelago possa definirsi come "destra". La cultura della destra esiste. Ma è necessario analizzare attraverso l'indagine su una mentalità, un modo essere e di pensare. Un fenomeno che non ha tratti specifici di un'entità chiara e distinta, ma designa l'attitudine ad organizzare la propria azione attraverso la prevalenza di alcuni principi, metodi e sentimenti. La cultura della destra non allude a un preciso programma, a un apparato ideologico militante, a un partito o a un percorso intellettuale, ma una forma mentis, a delle aspettative, e idee di sensibilità che per comodità definiamo di destra. In una cultura civile, oggi, giocano eredità, intrecci e progetti che polarizzano tendenzialmente la scelta, le attitudini, i comportamenti, è un sistema di referenze e preferenze su cui si impiantano il nostro agire e le nostre relazioni. La cultura della destra negli ultimi anni e passata da un riferimento elitario, aristocratico, a volte esoterico, sempre in costante polemica con la democrazia di massa, ad un riferimento popolare, se non addirittura populista, accentuando la sovranità democratica, e con una polemica costante verso le oligarchie intellettuali, politiche ed economiche. Il suo principale nemico non è la "ribellione delle masse" ma la "ribellione delle élite". La cultura della destra ha sempre coltivato la duplice critica alla massificazione e alle oligarchie finanziarie, tecnocratiche e intellettuali, perché è animata da un doppio registro, aristocratico e popolare, frutto della sua matrice comunitaria. Al mutamento della destra corrisponde al tempo stesso una novità sul versante della sinistra italiana venuta dal comunismo che la sintonizza con la sinistra americana, ma anche un ritorno all'opinione del suo universalismo e della sua idea di liberazione, di emancipazione dei legami. Alla destra va dissipato il luogo comune che deriva da una stagionata lettura marxista e progressista; la convinzione che appartenga ai ceti forti, alle élite, la preferenza conservatrice per tutelare i privilegi acquisiti, mentre sarebbe naturale la spinta al cambiamento dei ceti subalterni, deboli o proletari che hanno meno da perdere. Ciò non è vero soprattutto oggi, sono i timidi, i perdenti, i meno protetti ad essere conservatori. Come i mutamenti di clima fanno paura ai più cagionevoli e ai più poveri e non a chi gode o dispone di climatizzatori, la stessa cosa accade sul piano della modernizzazione sia tecnologica che del costume. Questa incomprensione non ha conseguenze decisive sul piano culturale e politico: il conservatorismo ha radice popolare. C'è una triplice domanda da porsi: qual'è il nocciolo della cultura della destra, e cioè quali sono le sue passioni fondamentali e le sue ragioni sociali? che cosa è cambiato, e che cosa dovrebbe cambiare rispetto alla destra del passato? Infine, cosa cambia con la destra al Governo? quale può essere la sua cultura di governo?
Liberamente ispirato dal libro "La Destra oggi" di Marcello Veneziani - Laterza Editrice |