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LE CHIUDENDE I Sardi, a partire dal 1820, hanno già conosciuto l’infamia delle “Chiudende”, editto regio che in nome dello sviluppo consentiva a ricchi e potenti di chiudere tutta la terra che volevano (persino le fonti e gli abbeveratoi), sottraendola cinicamente alla comunità, senza restituire nulla. Da qui nacquero uccisioni, contrasti, sofferenze, non sviluppo: come diceva il poeta Melchiorre Murenu, a proposito di quell’ “afferra, afferra”: “si su chelu fit in terra l’haiant serradu puru”.
Lo Zar di tutte le Russie non si poneva questi problemi, poiché quando vendeva le terre vendeva anche i servi della gleba compresi.
Le chiudende maddalenine seguono quest’ultimo modello: l’Arsenale del Forte è sottratto alla comunità maddalenina, militarmente recintato, senza restituire nulla. Non si comprende cosa volesse dire il sindaco quando dichiarava in salone consiliare “Sarà la passeggiata dei maddalenini”, ma almeno le maddalenine non l’hanno seguito.
Se poi il padrone decide di ampliare il possedimento, basta spostare il muro di cinta (come è in atto) e acquisire anche le quindici famiglie comprese nell’ex-Vaticano, come faceva lo Zar, promettendo di spostarle in altri recinti come l’ex-caserma Sauro (contrariamente alle linee guida degli urbanisti e dei sociologi che professano integrazione sociale, non dormitori, apertura, sviluppo dei servizi, socialità): non so se è vero, ma così mi hanno detto gli interessati. . Sottratta dalla carta geografica tutta quest’area (e verosimilmente non si può escludere in futuro per il resto delle case Area di Moneta), di fatto extra-territoriale, si può far sparire anche Punta Rossa di Caprera: basta abbassare la sbarra e metterci due vigilantes. Bertolaso potrà farne quel che vuole, iniziando per il momento dalla bonifica (ma allora c’è qualcuno che è colpevole di aver inquinato e che non paga?), avendo in tasca un’Ordinanza di Silvio B. per favorire la Vuitton Cup, che è noto che vedrà Punta Rossa da lontano.
Ci si aspetterebbe che il Consiglio Comunale avesse deliberato sulla destinazione d’uso del territorio che teoricamente governa, ma lo Zar non ha bisogno di chiedere, come invece deve fare a Cagliari, a Olbia e in tutta la Sardegna, poiché qui politicamente l’attuale amministrazione è accondiscendente, forse entusiasta, per questo tipo di sviluppo. “Afferra, afferra”. Gian Carlo Fastame
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