Storie di Donne

MARTEDÌ, 01 FEBBRAIO 2011

E’ scomparsa oggi a 50 anni

Maria Ausilia Piroddi

E' morta in casa Maria Ausilia Piroddi, condannata all'egastolo per il duplice omicidio di Franco Pintus, dirigente della Cgil, e di Pierpaolo Demurtas. I due si sarebbero opposti ai piani della Piroddi di scalata ai vertici della Cgil

Maria Ausilia Piroddi era ammalata da tempo. Il giudice aveva ritenuto la detenzione in carcere incompatibile con le sue condizioni di salute e ne aveva disposto la scarcerazione.

La Piroddi si è sempre proclamata innocente e lo aveva ribadito nel libro autobiografico uscito nel 2006 "Quando il mondo si fa piccolo". L'ergastolo fu comminato anche ai complici Adriano Pischedda, suo braccio destro, e ai due sicari Mario Cabras e Sandro Demurtas.

Gli omicidi, commessi fra il 1996 e il 1997, furono ricostruiti su indicazioni di una supertestimone, Donatella Concas, amica e confidente di Adriano Pischedda.

Ma chi era?

Un breve ritratto da un articolo giornalistico

Sindacalista o criminale? Alla sbarra la mafiosa sarda

BARISARDO (Nuoro - 29 maggio 2000 - I capelli neri e ricci, gli occhi dal taglio orientale, un corpo armonioso e compatto, da giovane matrona, e poi quel passo fiero, regale. Piaceva a molti Maria Ausilia Piroddi. E lei piaceva molto a se stessa: sicura di sè, seducente. C' è da giurare che stamane  ci sarà chi andrà al palazzo di giustizia di Lanusei solo per vederla. Da una decina d' anni nell' isola è un personaggio pubblico: prima come sindacalista, poi come criminale: associazione a delinquere di stampo mafioso. In Sardegna non era mai accaduto. E' sospettata di essere stata la mandante di tre omicidi e di una decina di attentati dinamitardi. Il movente, la conquista di spicchi di potere locale: prima nel sindacato, poi nell' amministrazione comunale di Barisardo, un paese di 4000 abitanti sulla costa centro-orientale.

Quando nel 1993 Maria Ausilia Piroddi, trentacinquenne, diventa segretario territoriale della Cgil in Ogliastra, l' evento viene salutato come una piccola rivoluzione: una donna alla guida del sindacato in un territorio difficile, dove stanno assieme la Barbagia e alcuni dei tratti costieri più belli della Sardegna. Parco del Gennargentu e speculazione edilizia. "Fare pulizia", è il suo slogan. Le prime vittime politiche sono gli esponenti della minoranza interna, socialista e sardista, che si è opposta alla sua elezione. Si muove come un rullo compressore, la Piroddi, fino a dare impulso a una indagine che porta in cella per frode all' Inps due esponenti della minoranza. Ha buona stampa: all' esterno i suoi gesti appaiono come un seguito barbaricino e sindacale di Mani Pulite, ma all' interno c' è chi comincia a leggerli in modo diverso: uno dei sindacalisti della minoranza, Francesco Maria Pintus, denuncia ai vertici regionali le prevaricazioni compiute dal segretario. Piccole e sgradevoli storie di fax negati, di serrature cambiate.

Nel luglio del 1995, Maria Ausilia Piroddi viene sospesa per quattro mesi. La tragedia comincia poco dopo. Sono le 21,10 del 13 settembre 1995. La sindacalista con la sua auto percorre una strada che da Barisardo porta al mare. Qualcuno le spara contro una fucilata. Ai carabinieri si presenta una scena un po' strana: parabrezza sfondato, poggiatesta del guidatore crivellato di colpi. Ma la Piroddi è illesa. Un mese e mezzo dopo un anonimo telefona ai carabinieri. Dice di andare a controllare la casa di Pintus, il sindacalista avversario. Nascosto malamente su una grondaia c' è un fucile. Pintus viene arrestato, e subito sostiene di essere vittima di una provocazione: la Piroddi, per riaccreditarsi nel sindacato, avrebbe simulato l' attentato contro se stessa e poi avrebbe tentato di attribuirlo ai suoi avversari interni. Se questo fosse veramente il progetto, è uno dei problemi che ora i giudici dovranno risolvere. Di certo il caso Piroddi-Pintus ebbe l' effetto di allarmare i vertici nazionali del sindacato. Sergio Cofferati in persona fu costretto a interessarsene. Emerse che la Camera del lavoro ogliastrina era diventata un nido di vipere, dove era pericoloso avvicinare le mani. Si decise di scioglierla. Una sconfitta.

 Ma Maria Ausilia Piroddi non è tipo da ammetterla. Agli amici dice che finalmente potrà dedicarsi alla famiglia. Ha un marito architetto, che in paese è stimato da tutti, e che non ha mai smesso di difenderla. Ha due figli, una ragazza che oggi ha 11 anni, un ragazzo che ne ha 16. Conosce perfettamente le leggi sul lavoro e ha avviato una attività imprenditoriale con una società, la Cogemas, che si occupa delle pulizie negli uffici pubblici. Non male per una ragazza giunta nemmeno ventenne a Barisardo dalla vicina Lanusei con una storia familiare molto difficile segnata da tensioni durissime tra i genitori e, vent' anni fa, dalla condanna per omicidio di un fratello. Poco dopo la fine dell' esperienza nel sindacato cominciano gli omicidi. Il primo è del 7 giugno del 1996. La vittima si chiama Pierpaolo Demurtas, ed è un giovane operaio forestale amico della sindacalista. Poco meno di un anno dopo, il 17 aprile 1997, tocca a Francesco Maria Pintus. E' alla guida della sua automobile, accanto a lui c' è la moglie, dietro le due figlie, di tre e dieci anni. Due killer lo aspettano lungo la strada di casa e lo uccidono a fucilate. Secondo l' accusa, Demurtas, contattato per uccidere un altro sindacalista, sarebbe diventato incontrollabile. Pintus, l' avversario di sempre, sarebbe stato sul punto di scoprire la verità. Il terzo omicidio (per il quale la Piroddi è per il momento solo indagata) avviene il 5 giugno 1998. La vittima è un ex carabiniere, Gonario Tangianu. Anche lui eliminato perché era un potenziale testimone. Ma questi sospetti arriveranno due anni dopo. La Piroddi continua ad avere una buona immagine pubblica, ha rapporti con la magistratura locale. Decide di tentare la carriera politica. A sostenerla è il suo socio nella Cogemas (e ora suo coimputato) Adriano Pischedda, di sei anni più giovane di lei, un personaggio molto chiacchierato nella zona. Barisardo dal 1995 è governata da una giunta di sinistra in perenne crisi. Il sindaco è una donna, Lina Taccori.

 Il 16 dicembre del 1996 il marito della Taccori trova sotto la sua auto ottocento grammi di esplosivo. Immediatamente il sindaco si dimette. Gli attentati proseguono senza sosta anche dopo la crisi della giunta. I magistrati ora li vedono legati da un unico filo: le vittime sono personalità paesane che o hanno rifiutato il sostegno alla Piroddi, o le sono apparsi come possibili concorrenti. A compierli, con la supervisione di Pischedda, un gruppetto di malavitosi paesani, coinvolti anche in traffici di droga e di armi. Le elezioni sono fissate per il maggio del 1998. Nessuno ha il coraggio di presentare una lista. Solo la Piroddi si candida. Ma in paese i sospetti cominciano a diventare forti. Viene diffuso un volantino anonimo dove l' aspirante sindaco è ritratta con una bomba tra le mani. Dieci giorni prima del voto, un ordigno esplode davanti al Comune. La Piroddi dà una intervista: "Non getto la spugna questa bomba è contro le elezioni". Naturalmente, secondo l' accusa, anche quell' attentato viene dal suo gruppo che vuole così criminalizzare la campagna astensionistica avviata da tutte le forze politiche locali. Con successo: va a votare meno del 40 per cento della popolazione. Le elezioni sono riconvocate per novembre. Gli attentati proseguono, a largo raggio, anche in centri vicini. Venti giorni prima del voto, l' esplosione di una bomba davanti a una banca di Tortolì saluta l' arrivo in Ogliastra del ministro dell' Interno Rosa Russo Iervolino. Secondo l' accusa, gli obiettivi vengono diversificati per confondere le idee agli investigatori che ormai sono vicini alla verità. Anche le forze politiche locali finalmente decidono di reagire. Viene presentata una lista di "liberazione paesana": il candidato a sindaco è di Alleanza nazionale, il suo vice è del Ds. L' ex sindacalista viene sconfitta. Due mesi dopo, nel gennaio del 1999, l' arresto. Sabato, intervistata dalla "Nuova Sardegna", la Piroddi ha preannunciato la sua linea difensiva: "Sono vittima del mio impegno contro i potenti.

 

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