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20 agosto 2005 La carestia in uno dei paesi più poveri del mondo Siccità nel Niger che muore di fame
Pochi attimi prima che il sole scompaia dietro ai campi, Abubakar Muhammadu batte il pugno sul muro dell'unico granaio del villaggio di Bambey. Dall'interno rimbomba un eco sordo: è vuota. "Baabu Hatchi", ripete il contadino alzando le mani al cielo, "non c'è più grano". Poco lontano un gruppo di coltivatori appena rientrati dai campi annuisce in silenzio. L'ultimo raccolto è andato male e tutte le riserve si sono esaurite in breve tempo, lasciando il villaggio e i suoi abitanti con poco o nulla da mangiare. Le poche decine di famiglie che abitano questa remota area rurale della regione centro-settentrionale di Tahoua fanno parte delle due milioni e mezzo di persone colpite dalla crisi alimentare che per la quarta volta negli ultimi trent'anni si è abbattuta sul Niger, il secondo paese più povero dell'Africa e del mondo. E' qui che sempre più personale delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative internazionali stanno accorrendo per evitare che la mancanza di cibo e l'elevato stato di denutrizione di 350 mila bambini si trasformi in una vera e propria carestia dalle conseguenze devastanti.
PREZZI IMPAZZITI La scarsità dei beni agricoli ha causato, sui mercati nazionali, un innalzamento dei prezzi che ha dato il colpo finale a centinaia di migliaia di famiglie. "Prima un sacco di miglio costava 6500 Franchi Cfa (circa 10 euro - dice sconsolato Salif Sabit, capo del villaggio di Bambey che assiste impotente all'affamarsi della sua popolazione - ora il prezzo arriva a 20.000 Franchi Cfa. Una cifra che nessun coltivatore si può permettere, da queste parti".
I risultati
si vedono passando per decine di altri villaggi della regione di Tahoua: ombre
di bambini filiformi, talmente deboli da non riuscire neanche a camminare,
fissano il vuoto accovacciati tra le braccia di madri poco più che ragazzine.
Nati in villaggi di fango isolati dal resto del mondo dove mancano acqua
potabile, zanzariere e medicine, sono sempre in agguato mille malattie. Come
quella che ha colpito la piccola Aminata, appena sei mesi e già una grave
infezione alle vie urinarie, o Aisha, che a difficoltà a respirare e non mangia
da quattro giorni. O ancora come quella che si ha portato via Abou Boubakar,
appena un anno di vita: il suo cuore ha smesso di battere mentre i medici
tentavano di farlo respirare artificialmente con dei tubi di gomma. "Da quando faccio l'infermiera non ho mai visto nulla di simile - scuote la testa la giovane Amina, che si occupa dei casi di emergenza in una tendopoli allestita dall'organizzazione Medici Senza Frontiere (Msf) - è sconcertante, Certo, questa gente non se l'è mai passata benissimo. Ma quest'anno è senza dubbio e il peggiore". Vero è che gli aiuti che il Programma Alimentare Mondiale (Pam) ha richiesto nove mesi fa per il paese saheliano stanno arrivando solo ora con una serie di voli cargo diretti alla capitale Niamey. La comunità internazionale è stata sorda ai ripetuti allarmi del governo e dell'Onu fino al luglio scorso, mettendo mano al portafogli solo dopo aver visto, in televisione e sui giornali, immagini di fame e morte che ricordavano le carestie di Bangladesh, Biafra, Etiopia e Somalia. Il Niger non è ancora a quei livelli, ma senza quegli aiuti poco ci manca. Anche se quello che tutti più temono e che una volta spentisi i riflettori dei media internazionali, nei villaggi in cui si patisce la fame piombino nuovamente buio e silenzio. Dopotutto l'economia del paese è ancora fortemente legata a quel quinto di terre coltivabili sul territorio nazionale (il resto è desertico) che ad oggi continua ad essere la principale fonte di sostenimento per i più di dieci milioni di abitanti. In più non esiste uno stato sociale né un sistema di sicurezza efficace a prevenire una carestia o un improvvisa crisi alimentare: una fonte governativa rivela che negli ultimi quindici anni, le riserve di grano si sono ridotte di almeno tre quarti. E praticamente tutti i 3500 villaggi colpiti dalla caduta rovinosa della produzione di sorgo e miglio si trovano in aree raggiungibili solo con una jeep, attraverso sentieri che nella stagione delle piogge, diventano torrenti difficili da guadare o pantani di fango infestati da zanzare malariche. POZZI INQUINATI I pozzi, spesso l'unica fonte d'acqua nel giro di centinaia di chilometri quadrati, sono un pericoloso veicolo di febbri tifoidee, forme di epatite, dissenteria e nell'aria si nascondono meningite e tubercolosi. Tutti batteri e virus letali, soprattutto se chi li contrae è indebolito da settimane di digiuno forzato. "Mio figlio no mangia più nulla da giorni, ho provato a dargli qualcosa, ma non c'è verso. Vi prego, aiutatemi!", implora una donna proveniente dal villaggio di Tabaka, mentre il neonato che tiene tra le braccia non smette di tossire: il cinque per cento dei bambini che raggiungono i centri nutrizionali non fa più ritorno a casa. "Dopo tanta attesa, gli aiuti stanno finalmente arrivando - dice la portavoce del Pam. Stephanie Savaruaud - ma siamo già in estremo ritardo, e ci vuole del tempo per organizzare e distribuire le razioni alimentari. Certo se avessimo avuto i fondi richiesti qualche mese fa...". E invece il Niger, che il 3 agosto scorso ha festeggiato 45 anni di indipendenza dal dominio coloniale francese, si ritrova ne 2005 ancora fortemente dipendente dagli aiuti esterni, con un deficit di 223 mila tonnellate di cereali. Senza le quali, interi villaggi rischiano di sparire. IL NAUFRAGIO DEGLI AIUTI UMANITARI Dall'autosoddisfazione all'imbarazzo, dai sorrisoni del G8 di Gleneagles dove il problema dell'Africa affamata sembrava bello e risolto con filantropia dickensiana agli occhioni disperati dei bambini del Niger. Va bene, d'accordo: non chiamiamola carestia, Sua Eccellenza il Presidente Mamadou Tandja si offende, "chiamiamola grave crisi alimentare" o "epidemia di malnutrizione acuta" come impone la meticolosa burocrazia della Fao, dell'Oms, di Medecins Sans Frontieres. Ma allora i tre milioni e mezzo di nigeriani che aspettano per sopravvivere l'arrivo degli aiuti internazionali (ancora una volta, un'altra volta!), i 150 mila bambini stremati che stanno per essere mortalmente artigliati con la stagione delle piogge da diarrea e paludismo, di quale mostruosità geopolitica ed economica sono figli? Niger 2005: come si crea una carestia. O meglio come la comunità internazionale e i governi localo capitolano di fronte alle emergenze umanitarie.
I numeri del paese:
(Da La Stampa del 20 agosto 2005)
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