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Sabato 27 agosto 2005 Iraq, cosi muoiono i bravi ragazzi. I parenti chiedono al presidente Bush "A cosa è servito il loro Sacrificio?"
Solo alcuni mesi fa, a novembre, alle elezioni presidenziali, Rosemary Palmer e Paul Schroeder depositano nell'urna una scheda con il nome di John Kerry. e cosi fece il figlio Edwaed. Una scelta comune, con motivazioni diverse, Pauul e Rosemary votarono Kerry perchè erano contro la guerra. Il loro unico figlio, Edward, studente, votò Kerry nonostante fosse a favore della guerra. In Ohio Kerry perse le elezioni e la sconfitta in questo stato fu decisiva per dare a Bush la sua vittoria. Il voto per la famiglia Schoeder fu così come un presentimento: Edward a gennaio viene chiamato in servizio, a marzo viene spedito in Iraq e mercoledì 17 agosto muore su una strada per Bagdad, insieme ad altri tredici soldati nel blindato esploso su una mina. Lasciando ai genitori come eredità della sua breve vita di soli 23 anni il senso di un doppio inganno del destino: Perdere un figlio per una guerra mai approvata e poi scoprire che questo figlio è parte di una nuova generazione di patrioti il cui eroismo è negato. La prova di questa generazione e ben esposta nel confortevole salotto degli Schoeder: è la foto di undici marines davanti a un muro di cemento, con sul collo il sole di Bagdad, e gli ampi sorrisi di chi si sente giusto, giovane e contento di essere tra amici. E' in effetti l'unità a cui appartengono, la Lima, è solo una parte del loro legame - sono infatti davvero un gruppo di amici, si sono arruolati insieme, vengono dallo stesso stato, dalla stessa città. La loro scelta di servire il paese nasce dopo l'11 settembre, e insieme sono partiti per la guerra a marzo. La foto è stata scattata a maggio e inviata via internet alle famiglie. Oggi tutti gli uomini in quella foto sono morti, eccetto due. E il cane. Una foto che fissa una storia breve e lancinante, che in america ha creato una differenza. Edwarde Schroeder è uno dei 1864 soldati americani rimasti ancora senza volto e senza nome.; persino il loro numero è stato a lungo tenuto riservato e pronunciato per la prima volta dal presidente Bush solo due giorni fa. Anche Edward sarebbe finito nell'anonimato degli altri caduti, se non fosse stata la sua morte parte di un evento che somiglia a un bizzarria del destino. Lunedì 15 agosto, muoiono in Iraq sei marines. Mercoledì 17 salta un blindato appena fuori Bagdad: muoiono 15 marines. Venti uomini persi nel giro di 48 ore: le più sanguinose per l'esercito Usa in Iraq. Ma quel che scuote la opinione pubblica e il fatto che sedici di quei venti vengano dallo stesso battaglione il 3°, del 25° Reggimento, con base a Cleveland, Ohio. E il battaglione è fatto non di soldati di carriera, ma da riservisti. "Improvvisamente ho capito che sono partiti in tanti", ricorda ora davanti alla foto Rosemary Palmer, insieme al marito, una coppia colta, , riservata, che ha vissuto in Cina, che ha girato il mondo: e non solo i giovani poveri che vanno nell'esercito per mancanza di lavoro . Sono figli nostri, dei nostri amici, studenti e gente che lavora, e che poteva dunque restare a casa, figli della classe benestante, bianchi. Sono andati perché ci credevano a questa guerra e vengono ogni giorno massacrati". La perdita di questi giovani materializza improvvisamente il conflitto in una comunità urbana e operaia come quella di Cleveland, una delle anime profonde degli Stati Uniti, luoghi dove è nata la società industriale e la sua crisi, America decorosa e lavoratrice, che nelle ultime elezioni, proprio sulla guerra, aveva tradito la sua fede democratica a favore di Bush. Questi soldati non sono veri militari, come dice Rosemary; erano solo dei riservisti di solito non partono mai - come sono finiti in questa guerra, e come sono finiti uccisi tutti insieme? In realtà è proprio l'uso di questi soldati a svelare la dimensione della crisi che l'esercito americano sta attraversando nella terra del Tigri e dell'Eufrate. Nella tradizione americana infatti i riservisti sono solo volontari, che si rendono disponibili, ma rimangono ai loro lavori e ai loro studi. Sono spesso gruppi di amici, che si esercitano alcuni giorni al mese in una base vicino a casa, e non sono mai stati mobilitati - al punto di essere spesso stati chiamati i "Guerrieri del Week end". Poi è arrivato l'attacco dell'11 settembre, e il loro numero si è mobilitato. Contemporaneamente le guerre si sono allungate e complicate. Da anni - in risposta alla crisi del Vietnam - in Usa non c'è più la leva: l'esercito è divenuto tutto di professionisti. Il numero dunque di uomini e limitato. La prima conseguenza dell'allungarsi del conflitto iracheno è una cronica penuria di soldati: ed è qui che nasce la decisione di chiamare in servizio attivo i riservisti - per la prima volta dalla seconda Guerra Mondiale. Con loro viene coinvolta direttamente la società civile. E se si pensa che nell'insieme i riservisti costituiscono il 40 per cento dell'esercito attuale, si può forse meglio capire come improvvisamente in America sia salito il livello di sensibilità alla guerra. Le famiglie dei militari di carriera infatti non si lamentano di una morte messa in conto; le famiglie di giovani riservisti invece si domandano: cosa è successo, e stato fatto tutto il possibile per difendere i soldati, perché si sta combattendo in questo modo? Che è poi quello che sta facendo Cindy Sheehan la madre che da sola, da settimane, attende il presidente Bush nel suo ranch in Texas, ed è divenuta il simbolo di una nuova sensibilità contro la guerra, ma anche il centro di una profonda divisione nel paese. La morte dei giovani di Cleveland arriva in quest'aagosto gia denso di tensioni, e ridà fiato e ragione alla madre che vigila in Texas, a a chi la sostiene. Soprattutto rende visibile che in Iraq non stanno morendo dei mercenari, ma che, ancora una volta, una intera generazione di americani rischia se stessa in una guerra. E che a fronte di questo sacrificio non c'è necessariamente onore. E questo, in fondo il cuore degli eventi: la censura militare, il desiderio della politica di non discutere il conflitto, hanno rubato a questi morti non solo i funerali pubblici ma anche le ragioni delle loro scelte. Ed è questo infatti, l'elemento che, più del dolore, più della mancanza, divora oggi le giornate degli Schroeder: "sedici ragazzi morti in un solo colpo, e nessuno sa nulla di loro, nessuno ci dice nulla della guerra, nessuno sa nemmeno i nomi di quelli che muoiono. E' tempo che qualcuno ci dica: esattamente per cosa stanno morendo?" La domanda va rivolta alla politica, ma gli Schroeder anche al loro figlio fatto a pezzi. Ora che è morto, infatti, Paul il padre, specialmente lui, sta ricostruendo nella sua memoria tutte le conversazioni avute con il ragazzo, prima che andasse in guerra, e poi dopo, nei brevi spezzoni per telefono o con le e-mail, per capire davvero perché è andato e come è successo che sia divenuto un eroe. Le risposte che trova vanno tutte in molte direzioni. "Sarebbe facile dire che è stato l'attacco dell'11 settembre. E' stato quello, ma c'e altro: Edward cercava un senso, una direzione. Voleva fare qualcosa che fosse più grande della sua vita quotidiana". L'Iraq e stato la sua messa alla prova. Ma in questa verifica la realtà gli ha rubato ogni illusione. Nei ricordi del padre c'è un percorso che si chiude rapidamente. "E' partito preoccupato, ma contento. All'inizio erano e-mai quotidiane, in cui diceva che gli iracheni erano fantastici, che le donne gli offrivano cibo. Parlava sempre di cibo allora, come tutti i maschi di quell'età". Poi qualcosa si è insinuato in quella conversazione allegra: la svolta è stata l'Operazione Matador. Una operazione cruenta, in cui per altro muore un suo amico, ucciso da un proiettile sparato dalla cantina. Da quel momento non ci sono più iracheni solo nemici". Il padre teme questa differenza e cerca di capire, ma il figlio è ora divenuto cauto. "La censura militare ha imposto a un certo punto a tutti di non parlare. Ma lui stesso stava cambiando". In un caso si rivela tutta la crudezza della situazione in cu si trovava: "gli chiedemmo conto una volta di un incidente famoso: un bambino ucciso da un marine che poi era uscito dalla casa ridendo. Edward ci rispose: so della storia, e il bambino aveva un mitra in mano quando è stato ucciso. Il marine rideva certo, ma avrei riso anch'io se fossi appena sfuggito a un AK-47. Intendeva dire che quel sorriso era pauta nervosismo.. A noi quell'osservazione ci fece capire molto". Nelle ultime settimane le missioni si erano fatte frequentissime e le chiacchierate meno frequenti. "Sapevo che una missione era finita perché il suo tono era più rilassato. Tuttavia lui non credeva più a queste missioni. E'' tutto inutile aveva cominciato a dire, ripuliamo, andiamo, e loro tornano". Negli ultimi giorni prima che morisse il padre aveva cominciato a temere per il futuro del figlio, "per il suo stato di salute mentale". Invece poi, è stato il suo corpo a volare, letteralmente, via. Ed è stato questo forse il dettaglio più osceno. si può chiedere di tuo figlio, saltato in aria su una possente carica di dinamite, com'è? a pezzi, a brandelli, c'è qualcosa da ricomporre, cosa e rimasto di lui? Così la domanda al capita, otto fusi orari più avanti che attendeva dall'altra parte del mondo, in Iraq, Rosemery finì col formularla in questo modo: Potremmo pensare a una bara aperta?" Il capitano disse "No maam" e lei chiese "posso sapere meglio?" e lui fece la descrizione. Ancora adesso è inutile chiedere e a Rosemary Palmer a a Paul Schroeder , quali erano quelle condizioni. Ancora oggi non verbalizzano l'orrore: "Non era effettivamente il caso di avere una bara aperta". Lucia Annunziata Bush scova in Idaho l'antipeace mom - Tammy Pruett ha quattro figli al fronte, il quinto e il marito ne sono appena tornati "Nella vita ci sono ben poche cose più difficili che vedere un proprio caro andare ala guerra. Qui in Idhao, una mamma di nome tammy Pruett ha conosciuto questo sentimento sei volte". Cosi nascono i miti e le leggende, in tempo di guerra. Il presidente degli Stati Uniti viene nel tuo paese e ti cita come esempio alla nazione, trasformandoti come in una celebrità istantanea. E' capitato giovedì a Tammy, che da allora viene spacciata come l'anti Cindy Sheeehan, la madre di un soldato morto in Iraq che da settimane protesta contro davanti al ranch texano di Bush. Questa settimana, per rompere l'assedio, il capo della Casa Bianca è andato a tenere discorsi in fafore della guerra nello Utah e in Idaho. Mentre parlava a Nampa, davanti ai soldati dell'Idaho National Guard, ha cercato di dare un volto alle famiglie che sostengono l'intervento nel Golfo Persico, da opporre a quello onnipresente di Cindy. "Tammy - ha cominciato Bush - dice questo e voglio che tutti voli la sentiate: "Io so che se qualcosa succederà ad uno dei ragazzi, loro lasceranno questo mondo facendo quello in cui credono, ciò che ritengono giusto per il nostro paese. Uno non potrebbe chiedere maniera migliore per vivere la vita che darla per qualcosa in cui crede". L'America - ha concluso il presidente - vive in libertà grazie alle famiglie come i Pruett". Fra cinquant'anni il prossimo Steve Spielberg potrebbe girare un fil si Tammy, così come quello di oggi ha girato "Salvate il soldato Ryan" ispirandosi alla storia dei cinque fratelli Sullivan, partiti da Waterloo in Iowa per andare a morire insieme nella seconda Guerra Mondiale. I Pruett vivono a Pocatello, nel cuore di una delle zone rurali più dimenticate d'Amrica. Il marito di Tammy, si chiama Leon, e insieme hanno cinque figli e una figlia: Eric, Evan, Greg, Jeff, Eren ed Emily. Leon ed Eren sono appena tornati a casa da un turno di servizio in Iraq, dove addestravano i pompieri iracheni a Mosul. Eric, Evan, Greg e Jeff sono schierati vicino a Kirkuk nel 116th Brigade Combat Team, mentre Emily voleva partire con loro ma non ha fatto in tempo a finire l'addestramento. I veri militari di carriera chiamano quelli della Guardia Nazionale "guerrieri del week end", perché sono civili della riserva che si allenano a combattere al domenica. In Iraq, però, stanno morendo più di tutti gli altri. Il sottotenente Eric Pruett ha 26 anni e comanda un plotone di carri armati: nella vita normale fa il manager di un supermercato Wal-Mart. Evan è sotto le armi e aggiusta i mezzi sfasciati dal fratello: il suo vero mestiere è il barista, e ha appena avuto un figlio. Greg ha 23 anni pure lui. In Idaho fa i predicatore, ma adesso vive nell'ex casa di "Alì il Chimico" dove il suo reparto ha il centro comunicazioni. Jeff, vent'anni, è il più giovane dei quattro, ma va in pattuglia a caccia di insorti e depositi di esplosivi. Dopo la tragedia dei Sallivan, il Pentagono vieta ai fratelli di servire nello stesso reparto, manon nella stessaguerra. A chi le chiede perché li ha lasciati partire, Tammy risponde così: "Se non andavano loro toccava ai figli di qualcun altro". Per i critici dei Bush lei è solo una donna semplice, abbindolata da un presidente che a suo tempo evito il Vietnam. Per gli altri e la faccia dell'America Vera. Paolo Mastrolilli
Da "La Stampa" del 27 agosto 2005 |