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Venerdì 3 giugno 2005 articolo pubblicato sul settimanale "Oggi" - n°23 - 8 giugno 2005 Un documento inedito rivela un piano per salvare il Duce Nell'agosto de '43 i fascisti volevano liberare Mussolini Una lettera autografa dimostra un fatto storico clamoroso: prima che Hitler rapisse l'amico da Campo imperatore, pochi fedelissimi cercavano di portarlo via da La Maddalena dov'era agli arresti Di Gian Gavino Sulas Enrico Manieri, il collezionista e ricercatore di storia, autore dell'importante scoperta, ha iniziato la sua avventurosa ricerca proprio tra le pagine di questo Sito, studiando la storia della Prigionia del Duce nell'isola VEDI . Ha quindi deciso di contattare l'autore del Sito (il sottoscritto), e ha chiesto se era possibile rintracciare altri documenti o addirittura persone informate sui fatti. Non so se sia stato semplicemente il caso o qualcosa di più, ma il destino ha voluto che uno dei miei amici più cari, Stefano Altea, fosse il nipote del dottor Aldo Chirico, protagonista del racconto. E' grazie a lui, infatti che si è potuta ricostruire questa straordinaria vicenda. Augusto Zedda
"Segnalate il numero delle guardie che circondano la villa. Naturalmente avrete l'aiuto del dottor Chirico, il quale vi informerà dettagliatamente sul piano. Vi ringrazio per quanto fate e stracciate poi questo bigliettino. 16 agosto, Mussolini". Solo sei righe, un messaggio urgente e drammatico, scritto con un pennino a inchiostro nero. Un messaggio dal significato molto chiaro. Rivela, inaspettatamente, che oltre il piano tedesco voluto fortemente da Hitler ("non posso abbandonare così il mio amico Mussolini") e portato a termine, il 12 settembre 1943 a Campo Imperatore, con un blitz, audace e spettacolare, dai paracadutisti del generale Kurt Student e del capitano otto Skorzenj, anche gli italiani, un gruppo di fedelissimi, avevano o preparavano un piano per liberare il Duce dopo l'arresto seguito alla notte del Gran Consiglio e alla caduta del fascismo. Nessuno ha mai parlato prima di questo piano perché evidentemente pochissimi ne erano a conoscenza e tutti hanno custodito gelosamente il segreto fino alla morte. Così come nessuno conosceva l'esistenza di questo messaggio, che non si sa e non si capisce a chi fosse stato inviato da Mussolini. Non compare infatti il nome o un indicazione per scoprire il destinatario. Si sa solo che è stato ritrovato pochi mesi fa a Verona. E questo non ci dice molto, perché potrebbe essere finito nella città scaligera chissà quando e chissà attraverso quali vie. Ma il messaggio per quanto sintetico è chiarissimo. Nel biglietto non è indicato l'anno in cui fu
scritto. Compaiono solo il mese e il giorno, ma è indubbio che la data è
quella del 16 agosto 1943. Lo si deduce da un nome, quello del dottor Aldo
Chirico, e da una "villa". Aldo Chirico infatti, dopo essere stato per
diversi anni podestà, era medico condotto a La Maddalena, l'isola nella
quale il Duce fu tenuto prigioniero da 7 al 27 agosto 1943. Prima era
stato rinchiuso per tre giorni nella caserma Allievi Carabinieri di Roma
e, dal 28 luglio alla sera del 6 agosto, tenuto prigioniero a Ponza.
Dall'isola pontina fu trasferito in gran fretta, con una partenza
notturna, quando Badoglio seppe che i tedeschi si preparavano a un blitz.
Il secondo indizio contenuto nel messaggio è "la villa": non può essere che villa Webber, palazzina ottocentesca eretta in una pineta su un costone che domina il mare, fra Padule e Nido D'aquila, con vista su Palau. Fu la prigione di Mussolini dal 7 al 27 agosto. In questa villa al capo del fascismo furono riservate due camere. attorno alla casa e nel parco cento uomini in armi, fra carabinieri e poliziotti, per la sorveglianza. Il giorno dopo l'arrivo a La Maddalena arrivò l'ordine di togliere il telefono e la radio. L'isolamento era completo. Ma il duce era arrivato in Sardegna con "pochi stracci", come rivela lui nel suo il bastone e la carota. Proprio il dottor Chirico gli fece avere due camice, tre mutande, tre paia di calzini e una maglietta. Il medico voleva mettersi in contatto con il cavalier Benito a ogni costo. Ma la sorveglianza attorno a Villa Webber era insuperabile. Lui stesso lo rivela in un opuscoletto introvabile, "Mussolini prigioniero La Maddalena" (Vedi): "Pensai che l'unica possibilità poteva essere rappresentata dalla figlia del guardiano di Villa Webber, Maria Pedoli, poco più che ventenne, la cui abitazione era nel recinto della villa.... veni a sapere che un agente della scorta si era già recato da lei per chiederle se accettava di lavare la poca biancheria del prigioniero". Così la giovane diventò lavandaia e postina del Duce. Ma lui non si fidava di nessuno e, prima di rispondere ai biglietti che dottor Chirico nascondeva nella biancheria, lasciò passare diversi giorni. Poi gli accordò fiducia, perché aveva saputo che era cugino del colonnello dei carabinieri Ettore Chirico, vice comandante della caserma Allievi Carabinieri di Roma dove era stato tenuto prigioniero per tre giorni. E il 14 agosto affidò alla Pedoli il primo messaggio di risposta: "Le vostre parole sono le prime che, dopo tre settimane di quasi assoluto isolamento, aprono uno spiraglio di luce. Di quanto è accaduto il 25 luglio conosco pochi particolari e imprecisi. Ignoro persino la sorte di mio figlio, il futuro è legato alle vicende della guerra. Fissate nella memoria queste parole e stracciate il foglio. Vi contraccambio cordialmente il saluto". Da quel giorno la corrispondenza fra il medico e il capo del fascismo fu intensa. Aldo Chirico gli scrisse addirittura una lunga e coraggiosissima lettera su carta intestata, quando temette che Mussolini, disperato e depresso meditasse di togliersi la vita. La conferma che l'intuizione del medico era esatta, e che il Duce era in una crisi profonda viene dagli scritti di Mussolini, in particolare ancora Il bastone e la carota: "Oggi i miei pensieri vanno a Bruno (il figlio scomparso in un incidente aereo. E' il secondo anniversario della sua morte. Nelle circostanze attuali sento ancora più profondamente l sua perdita. Caro Bruno! Ho avanti agli occhi la tua immagine mentre scrivo queste parole nella seconda casa dell'esilio.... Una profonda malinconia mi prende alla fine questo primo giorno di esilio a la Maddalena. Sento che mio figlio Bruno è ora veramente morto". Aldo Chirico intuì tutto il dramma dell'uomo-Mussolini e gli scrisse rincuorandolo e richiamandolo ai suoi doveri morali. Di questa corrispondenza è stata trovata traccia presso i discendenti del Dottore. Mentre non c'è mai stata traccia mai stata traccia di un piano di liberazione del Duce organizzato dai fascisti. Un piano nel quale evidentemente anche il dottor Chirico, come dimostra il messaggio, era a conoscenza. Ma non ne ha mai fatto cenno. Con nessuno neppure con figli e nipoti che vivono tuttora in Sardegna. Il medico si è portato nella tomba il suo segreto e, così facendo, non ha compromesso nessuno. Ma il messaggio ci rivela che Mussolini non aveva una corrispondenza solo con Chirico. In questo biglietto si rivolge ad un'altra persona alla quale indica il medico come uomo fidato. Forse non sapremmo mai chi fosse il destinatario, anche se le ricerche dopo questa clamorosa scoperta, sono riprese con accanimento. Quei messaggi potrebbero essere stati distrutti, come raccomandava lo stesso Mussolini, oppure chi ne è in possesso non ha compreso l'importanza. E soprattutto nessuno sa quale fosse il piano per liberarlo e dove il Duce sarebbe stato condotto.
"L'ho aperto e mi sono emozionato", rivela Enrico Manieri "ho capito che non era un falso e che era molto importante, Ma non potevo sbagliare, per cui l'ho affidato immediatamente alla dottoressa Giuliana Pezzola, grafoanalista e grafopedagogista di fama. L'ha analizzato per due mesi e la sua conclusione è stata: "Il documento oggetto di indagine grafica, è certamente autografo e attribuibile alla mano di Benito Mussolini". Da questo originale veniamo a sapere che esisteva un piano italiano per liberare Mussolini. Storici famosi l'hanno sempre negato, compreso un esperto come Renzo de Felice. Lo stesso maresciallo Osvaldo Antichi, che nella prigionia seguì come un'ombra Mussolini, nei suoi Diari non ne fa cenno. Il piano invece esisteva: non fu attuato perché forse qualcuno fece la spia e Mussolini venne tasferito al "Gran Sasso", altro elemento del tutto inedito e che Mussolini nell'isola non scrisse solo a Chirico come si credeva, ma pure ad altri. "Ed emerge infine questo documento che, solo pochi giorni dopo il suo arrivo a La Maddalena, c'era già un piano per liberarlo. Chi l'aveva predisposto? questo è il prossimo obbiettivo delle mie ricerche". La vicenda storica poi prese un'altra piega. Skorzenj, malgrado tutti i depistaggi di Badoglio, aveva saputo che il Duce era a La Maddalena e si preparava a un blitz. Fu fermato da Hitler che preferì seguirei consigli di Canaris, il gran capo del controspionaggio del Reich, secondo il quale Mussolini era prigioniero all'Elba. Aveva ragione Skorzenj invece, che aveva già sorvolato l'isola è individuato Villa Webber. Ma ormai si era perso troppo tempo. all'alba del 27 agosto il capo del fascismo fu imbarcato su un idrovolante bianco della Croce Rossa e trasferito prima sul lago del Bracciano e poi al Gran Sasso e Campo Imperatore. Sarà liberato il 12 settembre.
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