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Da "Il Sardegna"

 

2 settembre 2006

Caprera: niente acqua e cibo dai turisti; i cinghiali rischiano l'estinzione

Dopo il divieto emesso dal Parco gli animali stanno morendo di sete

  E' la sete ad ammazzarli, i cinghiali di Caprera, che si gettano a mare, inconsapevoli, alla ricerca disperata di un po' d'acqua. Ma quell'acqua è salata, e crea loro un danno fisico tale da condurli, direttamente alla morte. Perciò, questi animali, da quando vige il divieto di dar loro da mangiare, e quindi anche di dissetarli, vivono una situazione assolutamente critica. Qualche resto di cibo, lo recuperano dal Centro Velico o dal Club Mediterraneé, a Caprera, ma pochissimo.

   NON E' SUFFICIENTE e quindi si lasciano morire, magri, assetati, ammalati. E' facile, racconta qualcuno che per le strade dell'isola di Garibaldi ci va a fare una passeggiata, o ci lavora, trovare le loro carcasse abbandonate e maleodoranti. Nessuno le recupera, in realtà. Dal Corpo Forestale fanno sapere che quella dei cinghiali è una moria naturale. I suini selvatici, d'estate, devono sopportare una selezione naturale molto violenta. E' sempre accaduto. Ma quest'anno il divieto di dar loro da mangiare, ha inciso notevolmente sulla loro vita e sulla loro morte. Insomma, nessuno li vuole, i cinghiali di Caprera che vantano, si fa per dire, una storia lunghissima. A partire da quando anni fa, si decise di metterli nell'isola dell'Eroe dei due mondi. Non si sa bene perché e nemmeno il momento preciso. Forse nel 1992. Fatto sta che, dopo poco tempo, i problemi creati da questi animali sono diventati maggiori dei vantaggi e non sono stati più sufficienti a giustificare la scelta iniziale di portarli nell'isola. A partire dal problema delle zecche che si portano dietro per tutto l'anno. Infestando l'isola e causando pericolo anche per le persone. Ma anche perché, al Parco, sono state recapitate varie denuncie, per i danni provocati da questi suini ai visitatori dell'isola. Tanto che l'Ente Parco, ad un certo punto, ha deciso mezzi e modi per "eradicarli", si leggeva nel verbale di una riunione fatta ad hoc. Visto che "non si tratta di specie autoctone" che, al contrario, non si possono sfiorare nemmeno con un dito. E per un certo periodo, il sistema di trappolaggio con le gabbie ha funzionato. Poi la caccia si è interrotta. E oggi si aspetta che sia la selezione naturale a fare il resto. La morte per sete è crudele, e non importa se è un animale. Dicono. Fatto sta che la moria continua, così come si continua a trovare qualche carcassa abbandonata nella pineta, che potrebbe contaminare anche altri animali. A questo punto non è ben chiaro di chi siano le competenze. Forse toccherebbe al Parco sbarazzarsi degli ingombranti resti, ma c'è anche la Forestale che ha competenza sul territori di Caprera.

Alessandra Deleuchi

 

 

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