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Via i sommergibili Usa entro la metà del 2008

Soru: salveremo tutti i posti di lavoro

Quel mistero nato nel '72 e mai veramente risolto

 

Giovedì 10 agosto 2006

Via i sommergibili Usa entro la metà del 2008

La notizia dal vertice romano Stato-Regione che discute sulle servitù militari

   Ora c'è finalmente una data, non ancora ufficiale, ma ormai certa: entro la metà del 2008 la Marina degli Stati Uniti lascerà la base di La Maddalena. La notizia è venuta fuori ieri a Roma dal vertice del gruppo di lavoro Stato-Regione che si occupa delle servitù militari. Il ministero della Difesa. Il ministero della Difesa guidato da Arturo Parisi ha precisato che si tratta di "ipotesi" e che i tempi saranno concordati col governo americano in autunno. Nel vertice non tutto è filato liscio tra Difesa e Regione: forti tensioni su Teulada, Capo Frasca e i principali beni di La Maddalena.

   La delegazione sarda a Roma guidata dal direttore generale della Regione, Fulvio Dettori, quella della difesa dal vice capo di gabinetto, generale Claudio Debertolis. Il presidente Renato Soru, che sull'addio della Base Usa si era battuto fin dall'inizio, ha avuto la notizia a Cagliari e si è subito trasferito alla Maddalena per darne l'annuncio ufficiale. 

  A far emergere la notizia sembra sia stata una lettera (non resa nota) del dipartimento di Stato Usa che, come ha detto Debertolis rispondendo a una domanda di Dettori, indicava come data d'addio il mese di giugno 2008. Con questo calendario: inizio delle dismissioni nel marzo 2007, partenza dei sommergibili a propulsione nucleare nel novembre 2007, chiusura della base fine della primavera 2008. Dopo qualche ora, il .il ministero ha precisato che  che "Come il ministro Parisi ha dichiarato al parlamento, il Governo renderà noti i tempi di rilascio della base di La Maddalena da parte della Marina USA entro il prossimo autunno, una volta concordata la tempistica con il governo americano nel quadro dell'Alleanza che lega l'Italia agli Stati Uniti d'America. Fino a quel momento le anticipazioni in proposito devono essere considerate come ipotesi tecniche in via di formulazione".

   L'indiscrezione non è stato l'unico motivo di tensione della tensione di ieri a Roma. Per quanto riguarda il caso La Maddalena, il documento congiunto firmato da Dettori e Debertolis afferma che va "definito il trasferimento dei beni" nell'arcipelago "il cui territorio deve essere integralmente restituito alla comunità" (in un comunicato del ministero è stata usata una formula più prudente). I contrasti, tuttavia, non sono mancati. Sia sull'Arsenale, che la Regione chiede subito, sia nella "galleria" del deposito delle munizioni, che la marina italiana vorrebbe opzionare per almeno cinque anni. Fra gli altri beni per i quali la regione ha chiesto il trasferimento immediato ci sono soprattutto quelli di Cagliari: il deposito carburanti di Monte Urpinu e le aree di Sant'Elia e Cala Mosca.

  Lo scontro vero (che ha persino rischiato di far saltare la riunione) è stato sulle esercitazioni militari e in particolare su Capo Teulada e Capo Frasca. "Il primo problema da affrontare e risolvere  - ha fatto scrivere la Regione nel documento congiunto - riguarda i poligoni di Capo Frasca e Capo Teulada, che devono cessare di operare in tempi certi e definiti". E la Regione ha chiesto che "nei poligoni sardi cessino da subito le esercitazioni relative a tiri dal mare" sottolineando che "finora non è stato rispettato l'impegno a fornire adeguate e complete informazioni sulla qualità e la nocività di tutti i materiali utilizzati per le attività addestrative". La Regione ha anche sollecitato la realizzazione da parte dello Stato, anche in questo caso in tempi certi e definiti e con la presenza della Amministrazione Regionale, "l'intera bonifica dei siti attualmente sottoposti a vincolo, in vista di una loro restituzione alle comunità locali ed alla loro comunità regionale". La Difesa - è detto nel documento - ha preso atto della forte posizione della Regione sarda e ha ribadito che la necessità di addestramento delle Forze Armate vede nei due poligoni due elementi attualmente essenziali. Tuttavia tenuto conto della volontà della Difesa di risolvere gli annosi problemi esistenti, il rappresentante del Gabinetto si è riservato di riesaminare le problematiche nell'ottica di tale posizione per l'individuazione di un adeguato percorso di modifica degli assetti addestrativi, fermo restando che nel frattempo le attività devono proseguire perché non è consentita alcuna discontinuità nell'addestramento del proprio personale".

  Numerose le prese di posizione. "Il rilascio della Base Usa Di La Maddalena è una notizia certamente positiva", ha commentato il ministro dell'ambiente, Alfonso Pecorario Scanio, "Moderata soddisfazione" è stata espressa dal Senatore Mauro Bulgarelli (Verdi), che ha ricordato: "Si era parlato di fine 2006, ora c'è da chiedersi chi pagherà le spese per il ripristino ambientale". Rifondazione Comunista, con il capo gruppo alla Camera Gennaro Migliore, ha parlato di "Notizia positiva e definitiva". Di "Momento storico" ha parlato Tommaso Sodano, presidente della Commissione Ambiente del Senato. Infine Legambiente: "E' il frutto di una nostra battaglia poi raccolta dalla regione", hanno detto all'unisono il presidente nazionale Roberto Della Seta e il presidente regionale Vincenzo Tiana.

Filippo Peretti

 

Giovedì 10 agosto 2006

Salveremo tutti i posti di lavoro

Il Governatore arriva alla Maddalena e mostra fiducia sul futuro dell'Arcipelago

   Per celebrare la data certa degli americani dalla Maddalena, è arrivato nell'isola anche Renato Soru. Accolto da tantissima gente, applaudito, il "Governatore" ha parlato in Consiglio Comunale, presenti anche i vertici statunitensi di Santo Stefano.

   Soru ha ribadito come "Questo sia un momento importante per la Sardegna e, soprattutto per La Maddalena. Un punto di partenza per costruire il futuro di questa terra".

   Il Presidente della Regione ha anche precisato un aspetto che sta molto a cuore alla comunità maddalenina. "L'addio agli americani non avrà ripercussioni negative per l'isola. Tutti, e ripeto tutti, i posti di lavoro saranno conservati".

   Soddisfatto il sindaco Angelo Comiti, che ha ascoltato con attenzione le parole di Soru. Ora si può pensare, con dati certi, alle aspettative dei maddalenini. "La smobilitazione di Santo Stefano entro il giugno 2008 - dice Comiti - darà il tempo per affrontare i problemi che dobbiamo risolvere".

   Ma ovviamente, Comiti si preoccupa per tutte le questioni ancora aperte. Per il sindaco non basta indicare la data, ma bisogna precisare meglio quali saranno le iniziative che la Regione intende adottare su disoccupazione e riconversione dei siti. Fra gli aspetti da chiarire, per Comiti anche l'atteggiamento degli americani.

   "I vertici Usa, a cominciare dall'ambasciatore, hanno sempre dichiarato che, in questi 33 anni di permanenza nell'isola si sono sempre trovati a loro agio. E hanno lasciato trapelare l'intenzione di non lasciare alle loro spalle un vuoto anche economico. Come tradurranno in pratica queste intenzioni non lo so", si domanda il sindaco.

   Comiti precisa di aver avanzato anche alcune ipotesi. Tra cui scambi culturali, economici e scientifici tra parchi nazionali. "E in questo ambito anche la preparazione di nostri operatori e laureati".

   Ma il futuro di La Maddalena non appare così grigio come molti sostenevano dopo il primo annuncio della partenza americana. Parecchi imprenditori hanno già annunciato l'intenzione di investire alla Maddalena. Uno su tutti Tom Barrack.

    "Noi abbiamo potenzialità di carattere turistico da mettere in campo - sottolinea Comiti - e credo che se gli americani vorranno in qualche modo rendersi protagonisti degli investimenti in questo settore, potranno farlo e saranno bene accetti. Visto che oltre che avere le più grosse potenzialità militari nel mondo, sono anche una grande potenza economica. Mi piacerebbe che l comunità scoprisse questo lato degli Usa".

    La data certa comunque servirà anche per dare l'imput a una pratica che il comune aveva predisposto con l'assessore regionale al Lavoro e con le organizzazioni sindacali per i dipendenti italiani che lavorano presso gli americani - prosegue il sindaco di La Maddalena - . Tra le proposte c'è anche la dichiarazione dello stato di crisi che consente di attivare ammortizzatori sociali per quelli che lavorano e l'estensione dei benefici della legge 28 per gli ex dipendenti degli americani. Per vedere, nell'ambito delle moltissime possibilità del settore pubblico, cosa si può fare"

Andrea Nieddu

 

Giovedì 10 agosto 2006

Quel mistero nato nel '72 e mai veramente risolto

Perché gli Usa scelsero l'Arcipelago per il loro sottomarini?

    "El primero punto e la smilitarizzazione dell'isola di Tavolara" scriveva Franco Nasi, inviato del "Giorno" di Mattei, marzo 1962. Raccontava a Cagliari dell'incontro tra l'Aga Khan e il presidente della Regione Corrias, e della condizione posta da Karim per fare gli investimenti in Costa Smeralda. Il capo degli Ismaeliti aveva capito, quarantaquattro anni fa, come la presenza dei militari era incompatibile con quella dei turisti. Ieri, 34 anni dopo l'arrivo dell'incrociatore Springfeld nell'Arcipelago, gli americani hanno annunciato (ufficiosamente) il loro addio alla Maddalena: avverrà nei primi mesi del 2008. Una partenza svelata nel dicembre 2005 dalle autorità militari statunitensi, e poi confermata, (dati alla mano), nel budget del Department of the Navy, presentato al congresso Usa dal ministro della Difesa Rumsfeld il 6 febbraio del 2006. Alla voce "spese per gli alloggi alla Maddalena nel 2007 - come scritto dalla "Nuova Sardegna" a marzo - c'era scritto zero. Neanche un dollaro. Quindi, nessun investimento diretto per i familiari dei militari al seguito della nave appoggio Emory Land. L'addio dopo un pugno di dollari, dunque. Dal 2000 al 2004, secondo i dati del sito governativo  www.governmentcontractswon.com , le imprese maddalenine (otto) e quelle galluresi (sette)hanno avuto commesse per "soli" 5 milioni di 181 mila euro. Il grosso degli appalti, , invece per un tema tanto caro a Soru, sono andati a imprese con sede legale fuori dall'Isola (e niente tasse alla Regione: da Gemmo spa (impianti) a Pizzarotti spa (costruzioni).

   E ora? Quel primero punto posto dall'Aga Khan a suo tempo - la smilitarizzazione - si realizza. Almeno alla Maddalena (la Base Nato di Tavolara neanche si vede, antenne a parte). Tanto che il Governatore ha subito voluto spiegare ai maddalenini, live, quale sarà il suo impegno per l'Arcipelago: più alberghi, più progetti turistici (magari da finanziare con i fondi europei, visto che le domande alla Maddalena sono un record: 107, su 457 totali della Gallura). Per dire: Pizzarotti, che stava costruendo una trentina di villette per gli americani a Cala Chiesa, parte alta dell'Arcipelago, ha bloccato tutto dopo l'annuncio dell'addio fatto a dicembre. E aspetta, carte alla mano, di capire se il piano paesaggistico consentirà la riconversione di quelle volumetrie in residenziali (o alberghiere). Stessa sorte per Seis spa, gruppo Impreglio, che affitta gli appartamenti agli americani in un suo edificio e che vorrebbe ora farci un hotel. 

   Questo è il futuro (possibile). Resta il passato. E' un mistero. Perché gli americani sono sbarcati nel 1972 alla Maddalena, costruendovi una base d'appoggio ai sommergibili nucleari, aveva una sua spiegazione: c'era la Guerra Fredda e il Mediterraneo era strategico - così come lo era per l'ammiraglio Nelson contro i francesi nel 1800 - nella difesa dell'Europa dall'Urss. Ora, con la guerra al terrore (di matrice islamica), Gli  Usa dicono che il Mediterraneo - o meglio: l'avamposto maddalenino - non è più strategico. Il grande buco è proprio in questo passaggio. Perché gli Stati Uniti, solo nel febbraio 2003, approvando il Budget del Department of the Navy, hanno destinato alla base della Maddalena (a Santo Stefano) 39 milioni di dollari, quasi 80 miliardi di lire. Soldi messi in bilancio, e spesi, per consolidare le strutture militari: i lavori sono quasi finiti. Un paio di potenziamento. Spiegato così da un alto ufficiale della Marina statunitense: "E' indispensabile mantenere questa base perché detiene alcune delle più importanti armi Usa a disposizione di eventuali e futuri interventi sia americani che delle forze alleate" aveva detto Fritz Roegge, il comandante dell'attività di supporto navale alla Maddalena in un'intervista al "Los Angeles Times" rilasciata nel luglio 2005. Che cosa è successo in due anni per far cambiare per far cambiare idea così rapidamente agli Usa? In mezzo, certo, c'è stato l'incidente al sottomarino Hartford (ottobre 2003). Ma sono solo congetture, naturalmente.....

Guido Piga.

 

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