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DOMENICA, 04
FEBBRAIO 2007
Incontro con il
sindaco, i sindacati e i lavoratori della base Usa durante un convegno
dei Ds
Da Damiano il caso
La Maddalena
Denunciato
l’allarme occupazione. «Subito un vertice»

SANLURI. Dopo il faccia a faccia con i
precari a Cagliari («è stato un incontro molto interessante, sono
giovani che esprimono passione, protesta, speranza, voglia di
cambiamento, ricerca di identità») Cesare Damiano si è tuffato in
un’altra drammatica realtà isolana: la perdita del lavoro. Ad
attenderlo a Sanluri, dove è stato chiamato a presiedere la prima
riunione regionale della «Mozione Fassino» in vista del congresso dei
Ds, c’era infatti un’agguerrita delegazione della Maddalena
capeggiata dal sindaco Angelo Comiti e dal capogruppo diessino della
provincia gallurese Pierfranco Zanchetta. Il quale è riuscito a
ottenere il vertice benché abbia aderito alla rivale «Mozione Angius».
Ma la situazione dell’arcipelago è tale che nessuno può permettersi
di far prevalere questioni correntizie. E così, ritardando di una buona
mezzora l’apertura dell’affollatissimo convegno, il ministro si è
riunito in una saletta assieme alla delegazione guidata da Comiti e
Zanchetta e formata da sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil e da dipendenti
della base Usa (in 168 perderanno il posto entro un anno) e delle
imprese dell’indotto (200 lavoratori subiranno la stessa sorte, alcuni
sono già stati licenziati).
Assieme a Damiano c’erano il segretario regionale dei Ds Giulio
Calvisi e responsabile organizzativo Salvatore Corona, il
sottosegretario al Bilancio Antonangelo Casula, il senatore Gianni
Nieddu, l’assessore regionale Massimo Dadea, il segretario generale
della Cgil Giampaolo Diana con il segretario della Funzione pubblica
Giovanni Pinna.
Comiti, dopo aver illustrato i futuri passaggi della dismissione
della base Usa, ha lanciato l’allarme: «Io sono tra i favorevoli alla
partenza degli americani - ha spiegato - ma è stato perso un anno nella
predisposizione degli interventi. La Maddalena ha duemila disoccupati, a
fine anno se ne aggiungeranno altri quattrocento senza che nel frattempo
sia stata assunta una qualsiasi iniziativa». Comiti ha insistito su un
punto: «Sull’arcipelago ci sono le competenze di diversi ministeri,
serve un coordinamento della presidenza del Consiglio». Casula ha
sottolineato che «serve un tavolo di confronto sulle prospettive di
sviluppo, non si può vivere solo di turismo». «La Regione c’è»,
ha detto Dadea. Nieddu ha sottolineato, però, che la cosa più urgente
(dopo che il suo emendamento per un disguido non era entrato nella
Finanziaria nazionale) è quella di avere una norma che consenta di
intervenire a favore dei 168 dipendenti della base Usa: «Serve anche
per dare un immediato segnale positivo ai maddalenini». Un lavoratore
della base ha consegnato al ministro l’accordo che nel 1997 portò il
primo governo Prodi a intervenire in un caso analogo sulla penisola. Su
tutto il testo si è soffermato Zanchetta: «Bisogna mantenere tutti gli
impegni delle dismissioni, a partire dall’Arsenale, per convertire
l’economia. Così come bisogna avere garanzie dalla Difesa sulla
scuola sottufficiali e intervenire per le aziende dell’indotto». «Ci
sono già i primi licenziamenti - ha detto - mentre il presidente Soru
ci aveva garantito che non sarebbe stato perso neanche un posto di
lavoro. E le aziende, soprattutto quelle di Olbia, stanno licenziando i
maddalenini: se gli americani se ne vanno, ci dicono, la colpa è vostra».
Prima di Damiano ha parlato Calvisi: «L’incontro sarà positivo
se il ministro assumerà impegni». E il ministro non lo ha deluso,
anche se - ha spiegato - «non solo solito fare promesse e in questo
caso non possono prendere impegni tecnici». Domani, al rientro a Roma,
Damiano parlerà con la sottosegretaria Rinaldi che è già stata alla
Maddalena: «Vedrò la pratica, parlerò con le direzioni regionali, con
il ministro Parisi, poi con il sottosegretario alla presidenza Enrico
Letta. Credo anch’io che ci voglia il coordinamento di Palazzo Chigi.
Entro una settimana la situazione sarà più chiara».
Il ministro si è quindi trasferito nella sala convegni, dove
centinaia di esponenti di tutte le federazioni, ma soprattutto del Medio
Campidano, hanno partecipato alla «prima» della Mozione Fassino che
punta sul progetto del Partito democratico. Damiano ha insistito molto
nel sostenere che «riformismo non è moderatismo» e ha sottolineato la
«gradualità» delle riforme. Dopo aver messo in guardia dal rischio
del «neocentrismo», Damiano ha posto l’esigenza di una ulteriore «evoluzione»
della sinistra democratica. E ha concluso: la grande sfida del Pd «è
dare una speranza alle nuove generazioni».
La mozione è stata illustrata da Calvisi, che, per quanto
riguarda la Sardegna, ha detto che il Pd «dovrà essere un soggetto
peculiare e autonomo, di ispirazione sardista». Poi, per i dalemiani
doc, ha parlato il deputato Emanuele Sanna, il quale ha invitato «ad
ascoltare tutti i rilievi critici che ci vengono dai compagni, dobbiamo
far capire che è ineludibile la nascita di un partito che raccolga
l’esperienza dell’Ulivo». E ha concluso: «Non è una fusione
fredda, gli ialiani hanno dimostrato con il voto di volere l’unità
dei riformisti, se siamo in ritardo è a causa delle passate resistenze
nella Margherita». L’ex parlamentare Tore Cherchi si è soffermato
soprattutto sull’esaltazione dei «valori storici» della sinistra,, a
iniziare da quello del lavoro: «Deve essere rilanciata la parola
dell’ordine della buona e piena occupazione». Tema su cui si è
soffermato soprattutto Giampaolo Diana. Il leader della Cgil sarda ha
annunciato la propria adesione alla mozione ma ha avvertito che «oggi
il tema del lavoro sembra marginale, mentre chi conosce bene la nostra
base e la società sa che è il punto centrale», tanto che «c’è il
rischio, se non ce ne occupiamo con convinzione, di lasciar fuori molti
iscritti potenziali». Giacomo Spissu, presidente del consiglio
regionale, ha detto che nel nuovo partito saranno conservati gli ideali
del socialismo («altro che abbandonarli!») e ha rimarcato che «una
classe dirigente generosa si sta mettendo in discussione ed è pronta a
mettersi da parte» pur di realizzare «un progetto politico che
riguarda l’intero paese». Infine il capogruppo regionale Siro Marrocu
(leader degli «indecisi» con altri cinque consiglieri regionali
fassiniani che avevano disertato una settimana fa la riunione
organizzativa) stavolta si è presentato e ha detto che «siamo dentro»
la mozione ma che occorrono alcune precisazioni anche sulla situazione
politic regionale, ad esempio nel rapporto del partito con il
governatore.
FILIPPO PERETTI
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