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La Nuova Sardegna"

VENERDÌ, 16 FEBBRAIO 2007

Dismissioni, la Marina vuole l’Arsenale e Santo Stefano

Il gruppo di lavoro misto composto dal ministero della Difesa e dai rappresentanti della Regione ha ripreso ieri a esaminare il problema della dismissione delle aree del demanio militare presenti nell’arcipelago della Maddalena. Stavolta la riunione si è tenuta nell’isola con la possibilità di valutare direttamente sul terreno le questioni poste nei precedenti incontri. L’Agenzia industrie difesa ha già ricevuto dal ministro la direttiva di predisporre gli atti per «la chiusura in tempi brevi e la successiva dismissione a favore della Regione» dell’ex arsenale.
 Le indiscrezioni sarebbero che la Marina non vuole cedere nè l’arsenale nè Santoùstefano. Sarà il 5 marzo a decidere definitivamente il destino delle aree. Rimane da definire l’insuperabile interesse dei maddalenini ad avere a disposizione l’intero comprensorio militare di Moneta, compresi Cala Camiciotto e molo Carbone, le ex caserme Sauro e Faravelli con le loro pertinenze. «Vanno rigettate, però - ha detto Salvatore Sanna (ex Comipa) - tutte le ipotesi che vogliono collocare un nuovo ente, da chiamare Maribase, nella cosiddetta area operativa di Marisardegna, che giustifichi la non dismissibilità di quell’area. Questo, infatti, è utile solo se interamente messo a disposizione di un insediamento industriale cantieristico, per il futuro dell’isola nell’epoca post nucleare».
 Anche a Santo Stefano, sempre a giudizio di Sanna, non ha senso prevedere la dismissibilità del deposito carburanti di Punta Sassu e dell’area attualmente utilizzata dalla US Navy, se la Marina italiana d’ora in avanti pretende di usare massicciamente il deposito munizione di Guardia del Moro, sinora utilizzato al minimo. Sia l’area di quest’ultimo deposito e tutta la sua logistica, sia le aree di Moneta oltre l’Arsenale in senso stretto, erano state messe ufficialmente a disposizione del Pentagono da parte della Marina italiana.
 «I piani del Comando navale statunitense in Europa - conclude Sanna - lo proclamavano ufficialmente, prevedendo di collocarvi il comando del loro Naval support agency, le caserme per la sicurezza ed i marinai scapoli, i servizi ricreativi, sportivi e culturali e quant’altro per una base nuova di zecca. Il recupero di interesse da parte della nostra Marina dei siti e degli impianti di cui solo un anno fa dicevano di non farsene niente, non appare accettabile, visto che La Maddalena può costruire il proprio futuro proprio su queste aree. La secolare fortuna militare di queste acque ha avuto come punto focale lo spazio di terra e di mare tra la costa sud orientale di La Maddalena, la costa di levante di Santo Stefano e la costa di ponente di Caprera (il complesso di Stagnali e le batterie)».

Andrea Nieddu

 

 

 

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