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La Nuova Sardegna"

VENERDÌ, 16 FEBBRAIO 2007

Via al restauro del sudario e del drappo funebre dell’Eroe, donati alla città e poi dimenticati

Nel 1882 l’amministrazione contribuì alle esequie acquistando la bara e la corona

I preziosi oggetti sono già in viaggio per Cagliari, dove un’équipe di esperti li salverà dal degrado

SASSARI. In 125 anni è stato dimenticato, smarrito, ritrovato e ancora dimenticato. Niente musei, solo muffa e polvere. Una sorte ingloriosa per il sudario di Giuseppe Garibaldi. Quello che poteva essere il vanto dell’amministrazione sassarese, è invece una vergogna lunga più di un secolo. Un’onta che il Comune ha deciso di lavare definitivamente: il lenzuolo sul quale venne composta e imbalsamata la salma dell’Eroe dei Due Mondi verrà finalmente restaurato. La giunta Ganau ha chiesto e ottenuto un finanziamento regionale per ridare lustro a un oggetto che la famiglia di Garibaldi, che era cittadino onorario di Sassari, aveva donato al capoluogo turritano. Un modo per farsi perdonare, proprio nel bicentenario della nascita dell’Eroe.
 Il prezioso cimelio, sinora custodito (o per meglio dire abbandonato) nella biblioteca comunale, è già in viaggio per Cagliari. Là un’equipe di esperti eseguirà una complicata operazione di vaporizzazione e disinfezione nel tentativo di porre rimedio alle ferite portate dagli anni e dall’incuria. Il progetto, commissionato dal Comune, è stato preparato dalla Soprintendenza, che ha previsto una spesa di 8 mila euro, prontamente concessi dalla Regione.
 «Siamo fieri di poter recuperare un oggetto di tale valore - ha spiegato l’assessore alla Cultura, Angela Mameli -. Il sudario si trova in pessime condizioni, è giusto che la città di Sassari riscopra e valorizzi un cimelio di enorme valore storico e culturale. Proprio nel bicentenario garibaldino avremo l’occasione di esporlo e aprire una riflessione su una figura così amata dagli italiani».
 Garibaldi in città. Sulla storia del sudario di Garibaldi si potrebbe scrivere un romanzo. Ma è necessario fare un ulteriore passo indietro. La prima visita dell’Eroe a Sassari risale al 1854, quando sbarcò a Porto Torres, entrò in città da Porta Sant’Antonio e soggiornò per alcuni giorni nella locanda Farina. La sua presenza, testimoniata anche da alcuni documenti di Enrico Costa, è probabilmente riconducibile a una battuta di caccia nella zona. Per l’occasione un gruppo di cittadini si mobilitò, organizzando una sorta di serenata in onore di Garibaldi. La sua seconda visita a Sassari risale all’estate 1856. La sua permanenza, ancora testimoniata dal Costa e da Angelo Rundine (“Sassari e Garibaldi”, 1982), in questa circostanza passò praticamente inosservata.
 La cittadinanza onoraria. Dopo la celebre spedizione dei Mille, Garibaldi tornò nella sua Caprera. Nel gennaio 1861, Simone Manca, allora sindaco di Sassari, propose al consiglio comunale di conferire all’Eroe la cittadinanza onoraria. La delibera, approvata all’unanimità, arrivò sulla scrivania di Garibaldi, che non tardò a rispondere: solo una settimana più tardi Garibaldi scrisse che avrebbe accettato con piacere. Così il 17 febbraio 1861 il sindaco e una delegazione di consiglieri partirono alla volta di Caprera per consegnare ufficialmente l’atto all’Eroe.
 Il sudario. La notizia della morte di Garibaldi, nel 1882, venne accolta con grande commozione in città. La giunta deliberò di partecipare ai funerali portando la banda musicale e accollandosi le spese per la corona, la bara e il drappo funebre, terminato in tutta fretta la sera prima della partenza per Caprera. Dopo i funerali solenni, prima di tornare in città la delegazione sassarese ricevette in dono il drappo, ma portò inavvertitamente con sè anche il sudario che avvolse la salma di Garibaldi prima del seppellimento. Il sindaco di Sassari, Gerolamo Ledà d’Ittiri, scrisse alla famiglia, chiedendo e ottenendo di poter tenere anche il sudario, sul quale erano visibili le tracce dell’operazione di imbalsamazione eseguita sul corpo di Garibaldi. L’originalità dei due oggetti è certificato da un atto datato 1907.
 La lapide Nel 1883 un gruppo di reduci garibaldini decise di porre una lapide commemorativa, fatta in granito di Caprera, sulla casa che nel 1854 ospitò l’eroe nizzardo, al numero 23 di corso Vittorio Emanuele. L’accordo con il proprietario della casa non fu però mai raggiunto, e la lastra venne murata su un lato del palazzo Civico, all’angolo con via Satta, dove tuttora si trova. Curiosamente, le date riportate sulla lapide (1855 e 1859) sono errate.
 Garibaldi e Sassari Dal discorso fatto da Giuseppe Garibaldi durante la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria sassarese, nel febbraio 1861. «La Sardegna ha un posto speciale nel mio cuore, prima d’oggi io presi ad amare la città di Sassari e fra i miei desideri entra quello di potere essere utile in qualunque tempo, in qualsiasi modo alla mia patria elettiva, ai buoni sassaresi che mi vollero onorare della loro cittadinanza, della quale vi dichiaro di andare superbo».


SINI

 

 

 

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