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 Solenzara, la base dei misteri 

 Un braccio di mare ad altissimo rischio 

 

 MARTEDÌ, 20 FEBBRAIO 2007

Mirage s’inabissa nelle Bocche di Bonifacio

Morto il pilota: il caccia francese è piombato in mare vicino al traghetto Ichnusa

L’aereo è piombato in mare senza avvisaglie. A bordo del traghetto Ichnusa, sulla rotta da Santa Teresa a Bonifacio, alcuni passeggeri si sono accorti di quanto stava accadendo. La tragedia si è consumata a circa un miglio e mezzo di distanza dalla nave. Un Mirage 2000 C, prestigioso aereo da caccia dell’aviazione francese, si è inabissato portando con sè il pilota. Un capitano di 35 anni, espertissimo, 2000 ore di volo alle spalle, che non ha fatto in tempo ad azionare il sistema di espulsione dal monoposto.
 Mancavano pochi minuti a mezzogiorno. Qualcuno è andato ad avvisare il comandante dell’Ichnusa, Salvatore Grommel. «Non mi sono accorto di nulla - ha detto al telefono l’ufficiale -. Ma appena mi hanno comunicato che probabilmente un aereo era finito in mare, visto che ormai ero vicinissimo a Bonifacio, ho chiamato Capo Pertusato. Ho dato la notizia e ho chiesto se ritenessero necessario dirigere il traghetto verso il luogo dell’incidente, per cercare di prestare i soccorsi. Mi hanno risposto negativamente, facendomi sapere che avrebbero avviato loro le indagini ed eventualmente avvisato le unità di soccorso».
 Quando l’Ichnusa è arrivato al porto di Bonifacio, i militari della Gendarmerie hanno raccolto le testimonianze dei passeggeri, tutti molto impressionati da quanto accaduto. L’aereo infatti è finito in mare a circa tre chilometri di distanza dal traghetto. Nessun pericolo, insomma, ma tanto spavento sì.
 Il Mirage è caduto a circa due miglia a sud da Capo Feno, estrema propaggine sud-ovest della Corsica e a tre miglia di traverso dal porto di Bonifacio. Subito sul posto sono stati inviati due elicotteri Puma dell’aviazione transalpina, un mezzo della marina militare e uno del Soccorso civile di Bonifacio. L’intervento è servito a recuperare i poveri resti del pilota francese.
 «L’incidente - ha dichiarato all’agenzia France Press Frédéric Solano, capo ufficio stampa dell’aviazione francese - è stato repentino. Il pilota non è riuscito ad abbandonare l’aereo, questo significa che il velivolo è precipitato in maniera rapida, brutale. La vittima era un collaudatissimo pilota di Mirage F1, che contava più di 2000 ore di volo».
 L’aereo da caccia finito in mare era della base aerea di Cambrai, nel nord della Francia. Ieri mattina era decollato dalla base di Solenzara, nel sud della Corsica. Pare che il Mirage distrutto fosse in missione insieme ad altri tre aerei. Un volo di esercitazione finito tragicamente. Sull’accaduto è stata aperta un’inchiesta condotta dal Bead (l’ufficio che si occupa degli incidenti che occorrono ai militari francesi).
 E’ la terza volta, in poco più di un anno, che un incidente simile capita a aerei da caccia francesi al largo della Corsica. Il 6 dicembre del 2005, un Super-Etendard della marina nazionale francese, decollato dalla porta-aerei Charles de Gaulle a sud di Tolone, era finito in mare nel porto di Ajaccio, a causa di una collisione con degli uccelli, vicino alla banchina e davanti a diverse persone. Il pilota si era salvato catapultandosi fuori dal velivolo. Il 31 marzo 2006, un Mirage 2000 si era inabissato subito dopo il decollo da Solenzara, a seguito di una collisione con un volatile. Anche in questo caso i due uomini dell’equipaggio si erano salvati, azionando il meccanismo di espulsione. 

PIERO MANNIRONI

(ha collaborato Andrea Nieddu)

 

 MARTEDÌ, 20 FEBBRAIO 2007

Solenzara, la base dei misteri

SOLENZARA. Nel gergo dell’Armée dell’Air viene chiamata seplicemente “Zara”. Situata nella costa sud-orientale della Corsica, la Base aérienne 126 Capitaine Preziosi di Ventiseri-Solenzara, è circondata da un impenetrabile segreto. Ufficialmente si sa soltanto che è la sede di addestramento per i cacciabombardieri dell’Armée de l’Air e base dello squadrone 6/67 di elicotteri Puma SA 330.
 Secondo alcune indiscrezioni che circolano negli ambienti militari da molti anni, Solenzara è anche, e soprattutto, una costola importante della force de frappe, cioé della forza nucleare francese di intervento rapido. Una struttura operativa modellata sull’organizzazione americana e britannica, articolata su tre componenti: missilistica imbarcata su sottomarini nucleari, terrestre e aerea. In Corsica, si dice addirittura che a Solenzara potrebbero essere stoccate anche alcune testate atomiche. L’unica cosa certa è che ai massimi vertici della Difesa francese, la base corsa è definita «strategica». Non quindi solo base di addestramento per i Mirage, i Super-Etendard e Super-Mystère, ma anche punto cardine dell’intero sistema della difesa francese.
 Non è infatti un caso che nel mare davanti a Solenzara e nelle Bocche di Bonifacio incrocino regolarmente i sommergibili a propulsione nucleare della classe Rubis-Amethiste e che a Capo Pertusato, cioé a est di Bonifacio, ci sia una delle più importanti basi d’ascolto del controspionaggio francese.
 La base di Solenzara ha anche uno spazio nella storia italiana recente. E’ infatti un’ombra opaca che si allunga su uno dei tragici misteri italiani, quello dell’aereo precipitato a Ustica il 27 giugno 1980. Fu il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo, braccio destro di Carlo Alberto Dalla Chiesa nella cupa stagione del terrorismo, il primo a mettere in relazione Solenzara con la strage di Ustica. La sera in cui il Dc-9 dell’Itavia precipitò in mare, infatti, dalla base corsa partirono decine di caccia-bombardieri. Bozzo era lì, in vacanza con alcuni parenti, e fu quindi testimone dell’intenso traffico aereo di quella sera.
 La sua testimonianza casuale - durante un briefing in Calabria successivo a un sopralluogo del giudice Priore che indagava sul misterioso Mig-21 trovato sulla Sila - smentì clamorosamente il ministero della Difesa francese il quale aveva comunicato ufficialmente che, il 27 giugno 1980, l’attività aerea nella base di Solenzara era terminata alle 17. Successivamente, Priore accertò che tutto questo non era vero. Oltre alle affermazioni del generale Bozzo, infatti, saltarono fuori registrazioni radar nelle basi italiane (soprattutto Poggio Ballone), registrazioni di conversazioni tra centri di controllo del traffico aereo e testimonianze di turisti italiani che si trovavano nella zona di Solenzara.
 Tutto coincideva: i caccia francesi decollarono e atterrarono sulla pista di Solenzara fino a notte inoltrata. Dal governo francese, un silenzio assordante. Anche alle richieste di rogatoria da parte della magistratura italiana.
 Come pure un incredibile silenzio circonda il misterioso viaggio di un aereo partito da Ajaccio un’ora dopo la strage e diretto a Tripoli. L’aereo era ufficialmente registrato a nome della Air Ambulance, società di copertura dei servizi segreti libici. Chi avesse a bordo e quale fosse la sua missione, dopo 27 anni è ancora un mistero.

PIERO MANNIRONI

 

 MARTEDÌ, 20 FEBBRAIO 2007

Un braccio di mare ad altissimo rischio

BONIFACIO. Bocche di Bonifacio, braccio di mare ad altissimo rischio. Non solo per il traffico delle petroliere che continuano a viaggiare su quella rotta, nonostante sia stato imposto loro l’alt, ma anche per l’intenso traffico militare. Quello che finora ha creato maggiore allarme, è stato quello dei sommergibili nucleari della Us Navy, che hanno il loro punto d’appoggio alla Maddalena.
 Non un pericolo generico, ma molto reale, confermato da incidenti che avrebbero potuto avere conseguenze terribili. Il più noto risale a tre anni fa. E più precisamente all’ottobre del 2003, quando l’USS 768 Hartford, un mostro di 360 piedi di lunghezza per 6.900 tonnellate di stazza, finì sugli scogli davanti a Caprera. Almeno secondo la versione ufficiale. Quell’episodio, che venne alla luce solo grazie a un articolo pubblicato da un piccolo giornale americano del Cennecticut, frantumò molte certezze e fece rivivere il fantasma di un possibile inquinamento nucleare. In Italia, il comando della Sesta Flotta di Napoli aveva preferito la linea del silenzio. In qualche modo l’«incidente» fece prendere coscienza del fatto che l’incidente atomico non solo era possibile, ma addirittura probabile.
 Ma nelle Bocche di Bonifacio non nuotano soltanto i sottomarini d’attacco della classe Los Angeles. Quel tratto di mare è infatti frequentato anche dai sommergibili francesi della classe Rubis-Amethiste. Inquietante il caso di questi vascelli atomici d’attacco.
 Si tratta di sommergibili molto compatti (i più piccoli al mondo con i loro 73 metri di lunghezza per circa 2.500 tonnellate) e silenziosissimi. Quasi dei fantasmi del mare. Per anni sono stati considerati una sorta di orgoglio nazionale per le loro tecnologie d’avanguardia. Fino a quando, però, hanno evidenziato drammaticamente un difetto strutturale, guarda caso, proprio al reattore. Tra il il 1993 e il 1994 in tre sommergibili francesi (il Rubis, l’Emeraude e l’Amethiste), cioé la metà della flotta subacquea del Mediterraneo che ha base a Tolone, si è verificato lo stesso problema: un incendio del reattore (si è a conoscenza di dieci morti). Parigi non ha mai voluto dare spiegazioni e, al momento, non è ancora possibile sapere se i problemi tecnici siano stati risolti.
 E’ bene ricordare che i sommergibili nucleari francesi sono di casa nel Tirreno e, soprattutto, nelle Bocche di Bonifacio. E forse non è un caso che uno dei sottomarini di questa classe era misteriosamente nelle acque della Maddalena proprio quando si è verificato l’«incidente» dell’Uss Hartford.
 Una storia mai chiarita, quella. Proprio nei giorni dell’«incidente», infatti, un generale francese arrivò in gran segreto all’aeroporto di Olbia e, da qui, raggiunse La Maddalena. Ci fu un incontro riservatissimo con le autorità militari americane di circa due ore e poi il generale francese ripartì. Perché quel vertice blindato? Che relazione c’è tra l’incidente dell’Hartford e l’Armée de Mer? E’ possibile che si sia verificato un incidente tra il sommergibile americano e un sottomarino francese?
 Oltre i sottomarini, dunque, oggi i jet militari. L’incidente di ieri mattina pone infatti gli stessi interrogativi di sicurezza nelle Bocche di Bonifacio. Come è infatti possibile che lo stretto braccio di mare che separa la Sardegna dalla Corsica - dove circolano traghetti, navi commerciali e barche da diporto e da pesca - sia utilizzato come un poligono d’addestramento? E per di più, come hanno ammesso gli stessi francesi, per voli a bassa quota?

PIERO MANNIRONI

 

 

 

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