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MERCOLEDÌ,
07 MARZO 2007
La Difesa frena la trattativa per
non cedere i suoi gioielli

ROMA. I «no comment» degli “ambasciatori” del presidente
Renato Soru raccontano soprattutto delusione. E, forse, anche un pizzico
di irritazione. Il silenzio, si sa, a volte dice molto di più di mille
parole. La conferma che le cose non siano andate molto bene nella tanto
attesa riunione tecnica, convocata per ieri mattina al ministero della
Difesa per definire la geografia delle aree e delle strutture militari
da trasferire alla Regione, arriva nel pomeriggio con il succinto
documento diffuso dal gabinetto del ministro della Difesa.
Dunque, non un documento congiunto, come era lecito
attendersi, ma una nota che sembra ispirata dalla ambigua, vecchia,
filosofia che, in fondo, il bicchiere è mezzo pieno. Probabilmente è
eccessivo parlare già di rottura, ma certo tutti gli indizi portano a
disegnare una pericolosa stagnazione nelle trattative che dovrebbero
portare a un alleggerimento del peso dei militari nell’isola. La
sensazione, molto forte, è infatti oggi che gli impegni assunti a
livello politico non si traducano poi in azioni concrete. Ci sono
sicuramente complicazioni oggettive che frenano, ma anche il sospetto
che la tecnocrazia militare stia combattendo una guerra sotterranea per
non cedere i propri “gioielli”.
Il presidente della Regione ufficialmente non commenta, ma è
impossibile non mettere in relazione i risultati deludenti
dell’incontro di ieri mattina al ministero della Difesa con la
pubblicazione in serata, sul sito internet della Regione, della
richiesta di Soru di partecipare al consiglio dei ministri, nel quale si
deciderà sulla reiterazione della servitù militare sul deposito di
Guardia del Moro, nell’isola di Santo Stefano. Cioé un pezzo
importantissimo della trattativa in corso.
Il 16 febbraio di quest’anno, infatti, il ministro Parisi aveva
firmato il rinnovo quinquennale della servitù sul deposito che la
Marina non vuole cedere alla Regione, nonostante il parere negativo
espresso dal Comitato misto paritetico sulle servitù militari. E Soru
non ha perso tempo, presentando ricorso al consiglio dei ministri.
Ieri sera il governatore ha così voluto rendere pubblica una
parte della lettera che ha spedito al presidente del Consiglio Romano
Prodi, quasi per sottolineare che il nodo vero del problema è politico
e non tecnico.
«L’isola della Maddalena e le altre isole limitrofe - scrive
Soru - costituiscono i territori sui quali, più che in qualsiasi altra
località della Sardegna, hanno gravato le servitù e le presenze
militari. La quasi totalità di quei territori è stata per anni
sottoposta a vincoli e limitazioni che ne hanno costantemente
pregiudicato e impedito la possibilità di sviluppo».
«Per effetto della servitù su Guardia del Moro - continua Soru -
la quasi totalità dell’isola di Santo Stefano continuerebbe infatti a
essere interdetta a qualsiasi uso non militare, impedendo alla Regione e
al Comune di programmare modelli alternativi di sviluppo e di creare
nuove e diverse possibilità di occupazione, aggravando la crisi
socio-economica di cui, per responsabilità imputabili anche a scelte e
decisioni del ministero della Difesa, soffre la popolazione della
Maddalena».
Soru, dunque, cerca di rilanciare politicamente la vertenza che,
sul tavolo tecnico, sembra essersi arenata. Tutto questo, mentre il
gabinetto del ministro cerca invece di accreditare l’immagine di un
dialogo che si sta evolvendo positivamente. Si legge infatti nella nota:
«... in data odierna è stata definitivamente concordata l’immediata
dismissione per il transito al patrimonio della Regione stessa di 39
beni militari, con le modalità e le procedure di attuazione
dell’articolo 14 dello Statuto speciale della Sardegna. Sono stati
avviati inoltre specifici tavoli tecnici tematici per il transito di
altri 36 beni, in uso alla Difesa, ma fortemente richiesti dalla Regione
e dalle autonomie locali, attraverso la permuta da realizzarsi con
idonei accordi di programma, bilaterali o multilaterali».
Sull’Arsenale, un po’ il cuore dei problemi alla Maddalena, si
lancia un messaggio di ottimismo in perfetto burocratese: «Di
particolare importanza è stata, ancora, l’individuazione di un
preciso percorso istituzionale, che prevede il coinvolgimento delle
rappresentanze sindacali nazionali del personale civile, volto a
pervenire al rilascio dell’Arsenale della Maddalena per le ipotesi di
valorizzazione pianificate, con l’impegno di entrambe le parti a
tutelare i livelli e le qualità occupazionali del personale civile
della Difesa, attualmente impiegato presso la struttura arsenalizia
stessa».
Siamo dunque ancora all’individuazione del «percorso
istituzionale»! Ma c’è anche una sorta di cortocircuito politico che
emerge dalle ultime righe del documento diffuso dal gabinetto di Parisi.
Si legge infatti che «il ministro ha dato specifico mandato al
sottosegretario Casula di approfindire in tempi brevi con i vertici
della Marina militare le esigenze della Forza armata nell’arcipelago
della Maddalena...».
Il problema è che Emidio Casula ha già da mesi la delega del
ministro per pilotare il “dimagrimento” delle stellette
nell’Isola. Si reitera dunque l’incarico? Lui, il sottosegretario,
non perde il suo aplomb e dice lapidario: «Non posso dire nulla di
quanto è accaduto oggi perché non ho seguito la riunione tecnica,
essendo impegnato in Parlamento». Ma poi aggiunge gelido: «Per quanto
riguarda la delega del ministro, grazie, ma l’ho ricevuta da tempo».
E non aggiunge altro.
Anche il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, è avaro di
parole, ma qualcosa dice. E’ prudente e diplomatico, ma non nasconde
la sua delusione per i risultati della riunione al ministero della
Difesa. «Sinceramente mi aspettavo di più - dice -. Non si sono fatti
grandi passi in avanti e su alcuni punti mi è sembrato addirittura di
vedere un arretramento rispetto alle nostre richieste. Ci sono punti di
criticità che devono essere ancora risolti. Sull’Arsenale, per
esempio, ho voluto ribadire che ha senso la sua dismissione solo se è
completa, perché qualunque frazionamento della struttura, con
conseguente mantenimento di una presenza dell’amministrazione
militare, renderebbe impossibile la sua conversione».
Per Comiti la partita della Maddalena non può essere giocata sul
tavolo tecnico e deve essere portata su un livello di confronto
superiore, quello Stato-Regione. E il sindaco conclude con una promessa:
«Abbiamo qualche arma per valere le nostre ragioni e la utilizzeremo.
Mi riferisco alla servitù sul deposito di Guardia del Moro, a Santo
Stefano. Ci risulta che la servitù scada proprio domani e io, se le
cose dovessero andare in una certa direzione, sono pronto a presentare
un ricorso al Tar contro la rinnovazione dei vincoli».
Sulla stessa lunghezza d’onda, il consigliere provinciale
maddalenino Pier Franco Zanchetta: «Il caso La Maddalena deve essere
riportato sul tavolo politico per uscire da questa pericolosa fase di
stallo. Non è più tollerabile che la Marina voglia mantenere un forte
presidio nell’arcipelago dopo aver ridotto quasi a zero la propria
presenza: va via, ma non vuole lasciare i suoi “gioielli”,
impedendoci così di costruire un nuovo modello economico. Questo
governo, dal quale ci aspettiamo la svolta, sembra non conoscere a fondo
il caso La Maddalena, rischiando di restare imbrigliato dalle logiche
degli stati maggiori».
PIERO MANNIRONI
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