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«Rinascita possibile senza vincoli»

 

 GIOVEDÌ, 08 MARZO 2007

L’ira di Soru sulle servitù militari

CAGLIARI. Il tavolo tecnico non esiste più. Per il presidente della Regione Renato Soru il discorso è definitivamente chiuso: il dialogo con la Difesa e il processo di concertazione per l’alleggerimento della presenza militare in Sardegna può considerarsi ormai definitivamente archiviato. La spiegazione di Soru è di una semplicità disarmante: il tavolo è stato un fallimento. E non certo per responsabilità della Regione. Dicono che il presidente sia furioso. Lui preferisce non esternare e non diffondere comunicati ufficiali, ma negli uffici di viale Trento ieri il clima era davvero incandescente. Soru non ha proprio mandato giù i risultati dell’incontro dell’altro ieri al ministero della Difesa e, secondo alcune indiscrezioni, è ormai deciso a seguire soltanto la strada del tavolo politico.
 Non si può dimenticare che la battaglia per alleggerire la Sardegna dal peso asfissiante delle stellette è stato uno dei cavalli di battaglia di Soru e ora, proprio nel confronto con un governo “amico”, il presidente si trova prigioniero della rete tesa dalla burocrazia militare. E questo nonostante esista una cornice politica a lui favorevole.
 Nel messaggio diffuso l’altro ieri dall’ufficio stampa della giunta regionale si intuisce quali saranno le prossime mosse di Soru. E cioé riportare tutta la partita delle servitù e del demanio militare sul tavolo del consiglio dei ministri. Dove si può decidere, dove non c’è spazio per tatticismi e trattative logoranti che producono soltanto un allungamento spropositato dei tempi. Quei tempi che diventano, giorno dopo giorno, sempre più stretti. Soprattutto in realtà come quella della Maddalena, dove si sta giocando la partita del futuro. La partenza della Us Navy ha in qualche modo fatto evaporare tutti gli alibi e l’arcipelago si trova adesso davanti alla straordinaria e irripetibile occasione di creare un sistema di sviluppo fondato sul turismo e sull’ambiente. Insomma, il futuro è adesso.
 La Marina non può più nascondersi dietro il comodo paravento degli americani, che hanno già cominciato a fare le valigie. Il gioco a questo punto è tutto a carte scoperte. Eppure, una serie di resistenze e alcune rivendicazioni, per la verità davvero incomprensibili, stanno complicando maledettamente la situazione. Il caso emblematico è quello di Punta Rossa, a Caprera. Ebbene la Marina non è intenzionata a lasciare l’area, utilizzata per l’addestramento delle teste di cuoio del Comsubin solo per qualche settimana l’anno. Una posizione che diventa difficile da comprendere, soprattutto se si pensa che attualmente le forze armate controllano oltre 22 mila ettari di territorio in Sardegna...

 SCADUTA LA SERVITU’ A SANTO STEFANO. Per La Maddalena anche una piccola servitù può diventare la pietruzza capace di bloccare tutti gli ingranaggi del motore della riconversione, per la Marina non è certo difficile trovare un altro sito dove temprare i combattenti del “Teseo Tesei”.
 E poi c’è il caso di Guardia del Moro. Gli alti papaveri della Difesa insistono: il deposito sotterraneo di munizioni a Santo Stefano è indispensabile per la Marina. Quei 17,6 ettari, dunque, non possono essere liberati dalle catene delle servitù. Posizione scontata, quella sostenuta dalla delegazione militare che l’altro ieri ha incontrato gli “ambasciatori” di Soru negli uffici di via XX Settembre. D’altra parte pesavano come macigni le parole del capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Paolo La Rosa, che il 13 dicembre scorso, in Commissione Difesa, aveva parlato del grande «valore strategico» del deposito. Come dire: ci serve e non lo cediamo.
 Certo, in quell’occasione, l’ammiraglio commise una terribile gaffe. Disse infatti che la Difesa avrebbe corrisposto una cifra consistente per indennizzare il proprietario del sito: 893 mila euro per il quinquennio 2007-2011. Al Comune della Maddalena sarebbe andata metà di quella somma, cioé 446 mila euro. Peccato però che le cifre reali andrebbero corrette, togliendo tre zeri. Sì, per quella servitù la Difesa paga praticamente una umiliante elemosina ai privati (e cioé alla famiglia Serra) e al Comune.
 Ma qui il paradosso sta nel fatto che la Marina vuole restare in un sito che, esattamente da oggi, è tornato nella disponibilità dei legittimi proprietari. La servitù decade infatti oggi e quindi la Marina si trova nella imbarazzante posizione di occupare abusivamente le aree che rivendica. Salvatore Sanna, consigliere comunale della Maddalena ma soprattutto memoria storica del Comipa e Pio Palazzolo del Comitato misto paritetico, hanno verificato tempi e scadenze della servitù di Santo Stefano. Dicono infatti: «La legge 898 del 1976, che regola le servitù militari, è precisa nel definire l’avvio delle limitazioni: “Il decreto diviene esecutivo decorso il novantesimo giorno dalla data di deposito nell’ufficio comunale”. In questo caso, il novantesimo giorno a decorrere dal 7 dicembre è stato quindi il 6 marzo 2002, per cui la servitù prorogata è andata in esecuzione, a imporre le limitazioni sulla proprietà privata a Santo Stefano, dal giorno 7 marzo 2002. Il quinquiennio di vigenza si conclude, quindi, il 6 marzo 2007».

 L’INTERVENTO DEL SOTTOSEGRETARIO. «Altrettanto precisa - proseguono Sanna e Palazzolo - è la disposizione della stessa legge a proposito del procedimento di proroga delle delle limitazioni di servitù per il quinquennio successivo: “Se non interviene decreto di conferma alla prevista scadenza, le limitazioni restano estinte a ogni effetto”, si legge nell’articolo 10 ultimo comma della 898. La decretazione di conferma deve, quindi, determinare la proroga delle limitazioni di servitù senza soluzione di continuità, pena l’estinzione della servitù».
 Intanto, il sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, che il ministro Parisi aveva delegato a gestire la partita delle servitù, cerca di raffreddare il clima e pensa a ricucire lo strappo: «E’ evidente che si dovrà seguire la via politica. Già dall’inizio sapevamo comunque che, per alcune cose, erano necessari approfondimenti tecnici. Sono perfettamente consapevole che per casi come quello della Maddalena, dove si deve costruire un futuro diverso, devono essere trovate rapidamente le condizioni per rendere possibile questa trasformazione economica e culturale».

 TEMPI STRETTI. «Il problema - continua Casula - è molto complesso: il caso del poligono di Teulada è sul tavolo del consiglio dei ministri e per il poligono interforze del Salto di Quirra sono allo studio iniziative che devono avere ricadute significative per le comunità locali. Entro domani concluderò un approfondimento tecnico interno, poi si cercherà di organizzare un incontro con la Regione per risolvere i problemi». Emidio Casula sa bene che in questa fase delicatissima non possono esserci errori o passi falsi. Infatti dice: «So bene che alla Maddalena si chiedono prospettive certe in tempi molto brevi. Per questo spero di arrivare a una soluzione positiva molto in fretta».
 Intanto, il sindaco della Maddalena Angelo Comiti, reduce dal deludente vertice ministeriale di martedì ieri ha partecipato all’audizione, da parte della Commissione Difesa della Camera, dei sindaci sardi sui cui comuni gravano le servitù militari. Con lui c’erano Leopoldo Trudu (Decimomannu), Walter Vittorio Mura (Perdasdefogu), Luigi Dessì (Sant’Anna Arresi), Gian Pietro Pili (Terralba), Giovanni Albai (Teulada), Marcella Lepori (Tortolì) e Gianfranco Piu (Villaputzu). «Abbiamo rappresentato i nostri problemi - ha detto - e io, per quanto mi riguarda, ho descritto la situazione difficile della Maddalena. La mia valutazione è sempre la stessa: c’è l’esigenza forte di alzare il tiro. Per questo penso che il presidente Soru debba riprendere in mano il bandolo della matassa e aprire subito un dialogo diretto con il consiglio dei ministri. Non ci sono altre strade per uscire dall’impasse».

 

 GIOVEDÌ, 08 MARZO 2007

Sulle dismissioni parla la presidente della Provincia Olbia e Tempio Pietrina Murrighile

«Rinascita possibile senza vincoli»

OLBIA. Non ci sta ad accontentarsi delle briciole. Non accetta i passi indietro, i tentativi della Marina di allungare le mani per mantenere un dominio perduto. Il presidente della provincia Olbia-Tempio, Pietrina Murrighile, ha partecipato all’incontro romano nel quale si è giocata la partita delle dismissioni. «Il risultato - dice - è deludente. C’è stata una retromarcia clamorosa su questioni che ritenevamo ormai risolte. La Marina continua ad accampare diritti sull’arcipelago maddalenino, ignorando i grandi progetti di sviluppo sui quali puntano il Comune, la Provincia e la Regione. La rinascita non è compatibile con i vincoli, il cordone deve essere spezzato senza esitazioni». La volontà del ministero della Difesa sembra essere ben diversa: il guinzaglio rimane, viene solo un po’ allentato. Con la prospettiva di stringerlo quando fosse necessario. Una morsa che chiude in un vicolo cieco l’ex Arsenale militare della Maddalena. Nell’elenco degli immobili militari figura nella sezione “dismissibili immediatamente”. Si sottolinea però la necessità di particolari accordi, per la tutela del personale civile della Difesa. Di fatto, però, la cessione del solo Arsenale non può risolvere i problemi di un arcipelago che insegue sogni di sviluppo turistico e mega yacht. «La struttura si trova alla fine di un corridoio - spiega Pietrina Murrighile - tra Santo Stefano e Caprera. Da queste due isole, la Difesa non vuole levare le tende». Da una parte c’è Guardia del Moro, dall’altra c’è Punta Rossa: nell’elenco, figurano nella sezione “immobili militari in uso oggetto di contestazione”. Ecco il nodo della questione: «Chi investirebbe nell’Arsenale - dice il presidente della Provincia - accettando di convivere con una servitù così pesante? Le navi, gli yacht, il polo cantieristico che vogliamo realizzare mal si conciliano con depositi militari e stellette». E poi, come si fa a dire che alcuni dei beni intoccabili sono utilizzati? «Non possono essere considerati in uso - aggiunge Pietrina Murrighile - ex alloggi dove rimangono solo brandine ammuffite. Che senso ha parlare di accordo di programma? E non è accettabile spacciare per Ops, organismi di protezione sociale, aree che attualmente hanno una funzione ben diversa». Il presidente della Provincia cita un caso esemplare: «È un Ops, secondo la Difesa, il poligono di Porto Tramatzu, a Teulada. La Regione, fotografie alla mano, ha dimostrato che durante la stagione estiva viene utilizzato come stabilimento balneare. Ecco la verità: la Difesa vuole tutelarsi per il futuro. Vuole cioè mantenere potere e vincoli su beni che al momento non le interessano granchè. Ma che un domani potrebbero rivelarsi presidi preziosi. Per l’arcipelago è assolutamente impensabile vivere in regime di libertà vigilata, appeso al filo di interessi per i quali ha già pagato un prezzo troppo troppo alto». C’è solo un piccolo margine di trattativa: «Potremmo accettare un transito occasionale dei mezzi militari, in punti precisi dell’arcipelago, qualora fosse necessario. Ma mai e poi mai tollereremo una presenza stabile». Non è piaciuta neppure la volontà di fare scivolare la discussione su altri tavoli. Pietrina Murrighile e il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, hanno risposto picche alla proposta di rimandare il confronto in ambito locale: «L’attenzione deve rimanere altissima, l’interlocutore della Regione può essere solo lo Stato».


SILVIA SANNA

 

 

 

 

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