|
GIOVEDÌ,
29 MARZO 2007
Svolta nella complicata partita a
scacchi lanciata dalle promesse elettorali e iniziata dopo la vittoria
dell’Unione
La Maddalena torna ai sardi
Accordo storico tra Soru e il
sottosegretario alla Difesa Casula

Sulla carta doveva essere una cambiale da pagare a breve termine.
E invece quel pagherò, che il centrosinistra aveva firmato in campagna
elettorale, si è improvvisamente trasformato in una complicata partita
a scacchi giocata dal presidente della Regione Renato Soru e dalla
tecnocrazia militare sulla scacchiera della Maddalena.
Partita spigolosa, per dire la verità, nella quale il governo
si è trovato a un certo punto nello scomodo ruolo di arbitro. Mentre la
Us Navy prepara le valigie e ha annunciato che lascerà definitivamente
l’arcipelago nel febbraio del 2008, la Marina italiana ha infatti
cominciato inaspettatamente a difendere le proprie posizioni alla
Maddalena. Una tattica difensiva logorante, che ha portato perfino a far
saltare il tavolo tecnico tra rappresentanti della Regione e quelli
delle forze armate.
Tutto è così diventato maledettamente più difficile. Ed è
sembrato allontanarsi il sogno di una trasformazione economica e
culturale dell’arcipelago, alla ricerca di uno sviluppo possibile
basato sul binomio turismo e ambiente. Mentre Soru forzava il gioco,
chiedendo immediatamente un tavolo politico per la Maddalena, è
cominciata la mediazione del sottosegretario alla Difesa Emidio Casula
che ha cercato di riannodare i fili di un dialogo spezzatosi
bruscamente.
Fondamentale, in questa fase delicatissima, è stato anche il
pressing di quelle forze politiche (soprattutto i ds) della Maddalena e
della Provincia Gallura, che hanno sempre creduto in un futuro senza
stellette e senza servitù. Sicuramente ha infatti avuto un peso
politico molto forte l’incontro nei giorni scorsi a Cagliari tra
alcuni leader diessini e il segretario del partito Piero Fassino.
Sta di fatto che il tavolo si è riaperto ieri al palazzo
dell’Aeronautica in via del Pretoriano, a Roma. Il presidente Soru,
insieme al segretario generale della giunta Fulvio Dettori, è arrivato
puntualissimo alle 16. Ad attenderli, Emidio Casula e alcuni alti
rappresentanti delle forze armate.
L’incontro è stato lunghissimo: oltre cinque ore. Soru ha
giocato subito d’attacco e ha incassato un risultato che, alla
vigilia, era considerato addirittura impossibile: infatti la Marina ha
fatto un passo indietro e quasi tutte le rivendicazioni della Regione
sono state accolte.
Il risultato di questo vertice, decisivo per il futuro della
Maddalena, doveva essere diffuso solo oggi. Unica concessione per la
stampa, un comunicato asciutto che, fondamentalmente, dava solo notizia
di un accordo raggiunto.
Ecco il testo: «Oggi 28 marzo, presso il Palazzo
dell’Aeronautica, è stato firmato tra il sottosegretario di Stato
alla Difesa on. Emidio Casula e il presidente della Regione autonoma
della Sardegna, on. Renato Soru, un accordo su due elenchi di beni
dismissibili: uno relativo all’arcipelago della Maddalena e un altro
relativo ai beni di altre zone della Sardegna. Domani sarà reso noto
l’elenco dettagliato dei beni». Punto e basta.
Ma ieri sera i sorrisi e le strette di mano, nei severi corridoi
del palazzo dell’Aeronautica, facevano capire benissimo che Soru aveva
vinto la partita. D’altra parte conoscendo la sua determinazione sul
«caso La Maddalena», sul quale aveva giocato gran parte del proprio
prestigio e della propria credibilità politica, era davvero impossibile
pensare che il presidente avesse firmato una resa. E mentre saliva in
auto, lui notoriamente avaro di parole, è stato infatti molto
esplicito: «Sono molto soddisfatto: abbiamo raggiunto un risultato
davvero notevole, un passo in avanti molto importante. Ora si potrà
pensare seriamente a costruire un futuro di benessere per l’arcipelago».
E poi: «Abbiamo spiegato con molta determinazione le nostre
ragioni e le aspettative di una comunità che ha dato molto allo Stato e
che ora merita un riconoscimento». E infine l’ultimo sorriso, prima
di sparire sull’auto che lo portava verso l’aeroporto.
Nei corridoi del ministero, però si sussurra, e molte cose
vengono così a galla. Prima di tutto l’Arsenale, la struttura che
viene vista come il cuore del nuovo modello di sviluppo e dove si
progetta di costruire uno dei più importanti poli cantieristici del
Mediterraneo. La Marina cederà tutto l’Arsenale e si terrà solo un
piccolo molo, che verrà ristrutturato. I militari si sono così arresi
su Cala Camiciotto e il Molo Carbone. Come si sono arresi pure su Punta
Rossa, straordinaria fortificazione su un lucente mare turchese, dove si
addestrano, per poche settimane l’anno, gli incursori del Comsubin.
Il risultato è che praticamente tutta Caprera sarà liberata dai
gravami militari.
Ma Soru ha anche avuto il via libera sull’ospedale militare. Il
presidio medico della Marina sarà infatti trasferito in un’altra
struttura. E infine la Marina si è arresa anche sul compendio Faravelli
e sulla Caserma Sauro.
Un pochino più complicata, invece, la situazione per Santo
Stefano, che per 32 anni ha ospitato la base d’appoggio per i
sommergibili a propulsione nucleare della Us Navy. La Marina infatti
cederà tutti gli spazi finora occupati dagli americani e il deposito
carburanti. Resta invece ancora aperta la partita sul deposito di
munizioni di Guardia del Moro. Soru ha comunque già presentato ricorso
al consiglio dei ministri sul rinnovo quinquennale della servitù,
firmato nel febbraio scorso dal ministro della Difesa Arturo Parisi. Ma
in questa vicenda si è inserita una complicazione che non era
assolutamente prevedibile.
E cioé che, per un errore tecnico nei tempi di scadenza dei
vincoli, la servitù è già decaduta e non potrebbe perciò essere
giuridicamente rinnovabile. Tanto che i proprietari dell’area e il
sindaco della Maddalena Angelo Comiti nei giorni scorsi hanno annunciato
un ricorso al Tar.
PIERO MANNIRONI
|