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VENERDÌ,
30 MARZO 2007
Soru: «Alla Maddalena la fine di
un’epoca»
CAGLIARI. La percezione dei cambiamenti epocali è soprattutto
nella fine dei simboli, nel loro dissolversi in una storia
nuova. E senza dubbio La Maddalena era il simbolo di una
stagione ormai finita, ma che continuava a perpetuarsi in
un’isola che la Nato aveva pensato come una piattaforma
addestrativa e come cuore di strutture di intelligence in
funzione anticomunista. Dal ’72, poi, perfino base
strategicamente nevralgica per la Us Navy nel Mediterraneo.
Ieri, nel corso di una conferenza stampa, Renato Soru
ha definito l’accordo raggiunto la scorsa notte al ministero
della Difesa come una «svolta epocale». E, nella sostanza
politica, è impossibile dargli torto. La Maddalena, il simbolo
che sopravviveva a una guerra ormai finita da anni, era così
diventata antistorica, quasi un paradosso. Eppure, fino a tre
anni fa, sembrava impossibile un cambiamento, un ritorno alla
ragione e ai tempi della storia.
Poi, qualcosa è cambiata: gli Stati Uniti hanno
annunciato che faranno le valigie portandosi via i loro
sommergibili nucleari e, l’altro ieri, la Marina ha ceduto
alla Regione i suoi “gioielli” nell’arcipelago. Il destino
della Maddalena si separa così da quello dei militari. E’
sicuramente cambiata la cornice politica generale, ma, a questo
punto, sarebbe davvero ingeneroso non riconoscere che molto lo
si deve anche all’ostinazione di Soru che, pure con certe
ruvidità, ha condotto una difficilissima battaglia per
riequilibrare il peso della presenza militare in Sardegna. A
cominciare dalla Maddalena.
Ieri, nella conferenza stampa alla quale hanno partecipato
anche l’assessore al Lavoro Maddalena Salerno e il sindaco
della Maddalena Angelo Comiti, Soru era gongolante. Il successo
della sua missione romana, preparata da un lungo lavoro
diplomatico del sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, è
davvero una svolta epocale. «L’arcipelago della Maddalena -
ha detto Soru - per lungo tempo ha avuto un’economia
strettamente legata alla presenza dei militari. Oggi possiamo
guardare a un nuovo futuro, che riguarda la collettività e non
solo i 160 dipendenti civili della Marina militare italiana e
quelli della Marina americana: dobbiamo garantire loro e,
soprattutto, creare nuovi posti di lavoro. Regione e Comune
della Maddalena sono d’accordo per valorizzare la vocazione
turistica dell’isola. Questi beni devono diventare un
moltiplicatore degli attuali posti di lavoro. Entro l’estate
partiranno i bandi di gara per la cessione dei beni in gestione:
è un’opportunità da cogliere immediatamente. Se partiranno i
cantieri, l’occupazione crescerà parecchio».
Parlando dei dipendenti civili della Marina italiana e
quelli della Us Navy, Soru ha detto: «Siamo impegnati con il
ministero del Lavoro per chiedere lo stato di crisi alla
Maddalena, estendendo i benefici della legge 98 (assorbimento
dei dipendenti delle basi militari nella pubblica
amministrazione) anche per i residenti nell’arcipelago».
Soru ha poi rivelato che i poligoni di Capo Teulada e di
Capo Frasca potrebbero essere dismessi se l’Italia troverà
una diversa collocazione anche all’estero delle attività
militari. Sembra infatti che si stiano verificando aree
addestrative in Romania e in Bulgaria. Una relazione sulla
possibilità di dismettere completamente i due poligoni, e sui
costi che la Difesa dovrebbe sostenere per trasferire le sue
attività, è già sul tavolo del ministro Parisi, ma è per ora
secretata. «La partita dei poligoni - ha concluso il presidente
- si giocherà nelle prossime settimane».
Soddisfatto anche il sindaco maddalenino Angelo Comiti. «Mi
sono sempre definito un re senza regno - ha detto -, ma da ieri
la situazione mi sembra abbia cominciato a cambiare». E poi: «Non
è stato fatto ancora tutto, però oggi possiamo festeggiare
questo enorme passo in avanti, compiuto grazie all’intervento
della Regione. Il problema è che da noi esiste una specialità,
quella del demanio marittimo: dal 1986 siamo inseriti
nell’elenco dei comuni militarmente importanti, una
caratteristica che ora sembra superata, perciò spero cadano
presto anche questi vincoli».
E ieri ha fatto sentire la sua voce anche il
sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, che ha giocato un
ruolo molto importante nella partita per la Maddalena anche se
ha preferito finora restare sottotraccia. «La Marina militare
statunitense lascerà, come noto, la base navale di Santo
Stefano entro il febbraio 2008 e il comprensorio - ha detto
Casula - passerà alla Regione, ad esclusione del deposito di
Guardia del Moro, che rimarrà ancora in uso alla Marina
italiana. Il ministero della Difesa, nel riconoscere che la
Sardegna è la regione italiana dove insistono più servitù
militari, conferma oggi il suo fermo intendimento nel procedere,
in un regime di reciproca comprensione e collaborazione, alla
soluzione dei problemi legati alla riorganizzazione della
presenza militare in Sardegna».
Casula ha poi fatto intendere che la strada per
l’assorbimento dei dipendenti dell’ex Arsenale è stata già
aperta. Ma l’unica cosa che ha voluto dire in merito è stata:
«Diciamo che sono molto ottimista».
E infine il commento del segretario regionale dei Ds,
Giulio Calvisi: «Tutti gli uccelli del malaugurio sono stati
smentiti dall’accordo raggiunto al ministero della Difesa. Un
accordo che, oggi mi sembra giusto sottolineare, è un successo
importante del governo regionale e del governo Prodi. La
Maddalena, liberata dai tanti vincoli militari, può cominciare
a pensare davvero a un futuro diverso e andrà sostenuta in
questa fase di transizione, aiutanto il reinserimento dei
dipendenti civili delle amministrazioni militari. Sì, oggi è
davvero una bella giornata».
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PIERO MANNIRONI
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