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 Nuovo vertice con il governo 

 «Una rete di negozi rilancerà il mercato» 

 

MERCOLEDÌ, 11 APRILE 2007 

La crisi fa paura «Ora servono nuove iniziative»

   Per troppo tempo ostaggio delle basi militari l’isola sembra affetta dalla sindrome di Stoccolma. Impossibile pensare a un’era post atomica, a un’economia lontana da Us navy. Il D-day si avvicina, in realtà il 29 febbraio è una data simbolo, ma gli effetti sono da venerdì nero e già si fanno sentire. A schiacciare l’economia spicciola, quella che si misura nelle buste della spesa, è la paura dell’addio più che il reale peso dei dollari Usa nel portafoglio dei commercianti. I sogni da star del turismo della Maddalena si scontrano con un presente fatto di incertezze. Spaventata e affascinata la classe commerciale, il tessuto mercantile della città parco, sembra sospesa a metà tra la voglia di rivoluzione e la paura dell’abbandono. «La crisi si respira da mesi - spiega Gaetana Frassetto, che vende prodotti tipici -. Ma viviamo uno strano paradosso. In realtà gli americani non hanno mai lasciato grossi introiti nelle nostre casse, ma è chi vive nell’isola ad aver paura di investire. La spesa viene fatta con il contagocce». I soldi finiscono sotto il materasso. In questi anni lo zio Sam ha stretto legami di parentela con tutti nell’isola. Quasi impossibile trovare una famiglia che in qualche modo non abbia un parente alle dipendenze della marina Usa o di quella Italiana. Graziella Riviecio dopo 16 anni da dipendente della Us Navy ha deciso di cambiare vita. Ha aperto in via Garibaldi un negozio di abbigliamento. Suo marito lavora per la marina italiana, così come aveva fatto suo padre. «Dobbiamo superare la sudditanza che per anni ci ha legato ai militari - spiega -. Io l’ho fatto e ho puntato su una nuova professione. Credo nella svolta voluta dalla Regione, sarà il futuro della nostra isola. Ora è vero attraversiamo un momento di crisi».
 La cautela sembra l’imperativo degli imprenditori. «Nessuno vuole investire ora - spiega Tiziano Giorgi, titolare di un bar nel centro -. Anche io attendo che si sappia qualcosa di più. Mancano certezze, anzi una l’abbiamo, che gli americani vanno via. Attendiamo di comprendere quale sarà l’alternativa. Le prime partenze si sono fatte sentire, ma la vera fuga si avrà a giungo quando chiuderanno le scuole».
 Ma c’è chi ha una visione tutta sua dei rapporti Italia-Usa. «Le dismissioni non sono un dramma - spiega il proprietario del ristorante la Grotta, Enzo Barretta -. Negli anni Settanta e Ottanta i militari americani ci hanno arricchito, ora sono diventati i nostri principali concorrenti, le loro attività ci sottraggono clienti. I danni maggiori sono dati dalla mancanza di spirito imprenditoriale della gente di Maddalena. Per decenni tutti hanno puntato al posto di lavoro sicuro nelle basi americane». Scricchiola la comoda scrivania e l’isola non sembra aver accesso ancora l’economia degli ombrelloni, mentre si spegne quella delle stellette. «Non vedo reali iniziative - continua il ristoratore -, ho messo il mio locale in vendita, vado via dopo che hanno ostacolato i miei progetti di investimento». L’obiettivo è recidere il legame perverso che da una parte alimenta un’economia di sussistenza, dall’altra tiene l’isola in ostaggio. Quasi un limite invalicabile della libertà che per anni la ha tenuta lontana dal resto della Sardegna. «La data del 29 febbraio è virtuale - spiega Valentina Cherchi, che gestisce un negozio di abbigliamento -. In realtà gli americani dall’isola hanno già iniziato a scomparire. A giugno con la chiusura delle scuole partirà la fetta più grossa di militari. Ma sono ottimista per natura, credo che per noi ci sarà un futuro, ma serve un progetto immediato».


LUCA ROJCH

 

MERCOLEDÌ, 11 APRILE 2007 

Nuovo vertice con il governo

 Angelo Comiti sarà a Roma martedì prossimo, 17 aprile, per parlare, assieme al presidente della Regione Renato Soru e al presidente della provincia Tempio Olbia Pietrina Murrighile, con gli esperti della Presidenza del consiglio dei ministri sulle ricadute economiche e i rischi occupazionali dell’arcipelago maddalenino dopo la partenza degli americani da Santo Stefano.
  L’incontro tra la delegazione governativa guidata da Aldo Cosentino, direttore generale della protezione della natura, e composta da esperti della presidenza del consiglio dei ministri, del ministero difesa, dello sviluppo dell’economia territoriale e i rappresentanti isolani verterà su tre punti, decisivi per lo sviluppo economico e il futuro dell’isola: istruttoria degli ammortizzatori sociali esistenti; coordinamento delle iniziative di sviluppo settoriali ed infine possibilità di sottoscrivere un nuovo programma a valenza territoriale o meglio un nuovo accordo di programma quadro, che è lo strumento attuativo dell’intesa. Dopo l’incontro si potrà capire quali saranno le sorti dei tanti lavoratori, preoccupati per la crisi occupazionale ormai incombente. Crisi che ormai si sta manifestando in maniera visibile e profonda, specialmente da parte dei lavoratori italiani presso gli americani che chiedono da sempre un intervendo deciso e risolutore del presidente della Regione Renato Soru. In questo nuovo accordo di programma quadro dovrebbero essere inseriti i dipendenti licenziati dalla Gemmo, che garantisce l’approvviggionamento elettrico alla base Usa, quelli della Seis che si occupavano della manutenzione nelle villette abitate dalle famiglie americane, così come i lavoratori licenziati dalla ditta trasporti Fanciulli. L’istituzione dell’area di crisi e l’apertura di un tavolo di confronto interministeriale è auspicato da tutti.


di Andrea Nieddu

 

MERCOLEDÌ, 11 APRILE 2007 

«Una rete di negozi rilancerà il mercato»

La porta del suo ufficio in pieno centro è stritolata tra le vetrine di due negozi di abbigliamento cinesi.
 Segni visibili di un male oscuro che affligge l’economia, ma Franco Lullia, presidente della Confcommercio, è ottimista. Lavora agli antidoti per superare la crisi che ha colpito la classe mercantile. Il primo passo sarà la creazione del centro commerciale naturale che nascerà nei prossimi giorni. Una rete tra le attività per ridare slancio a un settore col fiatone. La sua è un’analisi in chiaroscuro sullo stato di salute dell’imprenditoria.
 «I negozi dei cinesi sono un simbolo - spiega -, di solito compaiono quando il potere di acquisto delle famiglie cala. Non si può più entrare nelle grandi boutique». L’abitino low cost diventa un po’ l’icona di questo momento di incertezza.
 «La partenza degli americani non ha colpito in modo mortale il commercio - spiega Lullia -, solo una piccola parte delle attività faceva affari con i militari Usa. Ma ci sono alcuni fattori che condizionano il clima economico. Da una parte l’incertezza per il futuro. Sappiamo che le basi verranno cancellate, ma attendiamo i progetti per il rilancio che richiedono anni prima di diventare reali. Dall’altra c’è un effettivo calo dell’indotto legato alle basi». Una dopo l’altra scoppiano le bolle speculative.
 Il mercato degli affitti dopato dai dollari aveva raggiunto cifre vicine a quelle di grandi città. Un trivano costava 1200 euro al mese. Ora c’è un crollo. «Ma già con l’ingresso dell’euro il potere di acquisto degli americani era calato - continua Lullia -. È necessario cambiare la mentalità, cambiare una certa indolenza tutta maddalenina. Il posto fisso offerto dalla marina non c’è più. Non bisogna riconvertire un’economia, ma una mentalità». Qualche perplessità anche sulla scelta di indire un referendum per decidere la destinazione dell’arsenale.
 Ma secondo Lullia la rinascita passa per i grandi progetti. Primo fra tutti la valorizzazione del settore nautico e della cantieristica.
 «Potrebbe consentire di superare la stagionalità di un’economia legata solo al turismo - spiega -, che nell’isola funziona per tre mesi all’anno. Ma se puntiamo a diventare una perla del turismo di élite dobbiamo offrire servizi di qualità. Non avere paura del futuro ancora non definito e superare limiti storici. Anche il ruolo del parco deve essere rivisto. Fino a oggi ha vissuto come un corpo estraneo all’interno della comunità. Mancano ancora forti ricadute sull’economia della città». Una missione quasi impossibile traghettare le attività commerciali nel limbo che La Maddalena vive. Partono le navi cariche di militari, ma quelle piene di turisti ancora non arrivano. «Ma per la rinascita dell’isola - conclude - sono indispensabili nuove strutture ricettive e un porto turistico. Il salto di qualità deve partire dalla eccellenza nei servizi». L’isola cerca una nuova direzione che la traghetti verso un futuro lontano dalle basi militari.

LUCA ROJCH

 

 

 

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