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SABATO, 05 MAGGIO 2007
L’ex sindaco Pasqualino Serra: «Se
vogliono Santo Stefano adesso dovranno pagare»
Davanti alle pretese della Marina
rivendica l’esproprio
Se la Marina dovesse vincere la battaglia su Santo Stefano
con il presidente della Regione Renato Soru, allora si dovrà davvero
parlare di vittoria di Pirro. Sì, perché per il deposito di Guardia
del Moro, la Marina italiana sarà quasi sicuramente costretta a
sborsare una somma notevole.
Facendo un calcolo approssimativo, ma comunque non lontano
dalla realtà, lo Stato dovrà infatti staccare un’assegno da quasi 13
milioni di euro ai proprietari dell’isola che, per oltre trent’anni,
ha ospitato la base-appoggio per i sommergibili nucleari della Us Navy.
Tra qualche settimana Soru si dovrà sedere al tavolo del consiglio dei
ministri per discutere il “caso Santo Stefano”, che resta oggi il
nodo irrisolto della partita più complessa che si sta giocando per
liberare l’arcipelago della Maddalena dal peso delle servitù
militari. Il governatore si è infatti opposto formalmente al rinnovo
quinquennale della servitù, firmato dal ministro della Difesa Arturo
Parisi nel febbraio scorso. Per il governatore Santo Stefano è
determinante per il processo di riconversione economica della Maddalena
e non può essere lasciata ai militari.
E su quel tavolo politico romano ora la famiglia Serra,
proprietaria dell’isola, cala le sue carte. Carte che complicano
tutto. La prima, già annunciata nelle scorse settimane, è quella di
un’opposizione al decreto del ministro che i Serra ritengono sia
arrivato fuori tempo massimo. Clamoroso il gesto dell’ex sindaco
Pasqualino Serra: ha rifiutato la notifica del decreto che gli porta via
la “sua” isola per altri cinque anni, in cambio di un misero
indennizzo di neppure novecento euro complessivi.
Ma la “torpedine” lanciata dall’ex sindaco Pasqualino Serra
è quella di - legge alla mano - pretendere l’esproprio dei 63 ettari
e mezzo di sua proprietà a Santo Stefano. Ed ecco come si arriva alla
cifra di almeno 13 milioni di euro che lo Stato dovrebbe pagare per
“regalare” alla Marina un deposito che, finora, non ha praticamente
mai usato, ma che sarebbe strategicamente fondamentale per i programmi
futuri. Negli anni Ottanta la famiglia Serra aprì un contenzioso con il
ministero della Difesa per i 63 ettari “scippati” per gli interessi
della Nazione. Ebbene, il tribunale di Cagliari nominò un perito per
fare una valutazione dei terreni che venivano sottoposti a servitù. Nel
1988, il tecnico dei giudici attribuì ai terreni lungo la costa di
Santo Stefano il valore di 40 mila lire al metro quadro e 20 mila lire
per gli altri. Calcolatrice alla mano, si arrivò a una somma molto
vicina ai tredici miliardi di lire di allora. Quella cifra, secondo la
rivalutazione dei coefficienti Istat, dovrebbe corrispondere a dodici
milioni 781 mila 326 euro. Centesimo più, centesimo meno.
Si tratta ovviamente di una valutazione teorica, perché non tiene
conto di un piccolo fondamentale particolare: con la partenza degli
americani e la dismissione di gran parte del patrimonio immobiliare
della Marina, quei terreni hanno ora un valore di mercato di molto
superiore. Ma diciamo che quella potrebbe essere considerata la cifra
ipotetica dalla quale la famiglia Serra potrebbe partire per pretendere
un ristoro economico.
Pasqualino Serra conferma la notizia: «Sì, è vero. Abbiamo
deciso, in base a quanto ci consente la legge, di rivendicare
l’esproprio dei nostri terreni a Santo Stefano. Abbiamo anche una
valutazione di partenza: quella fatta dal perito del giudice di Cagliari».
Poi Serra spiega perché ormai questa, per la sua famiglia, è
diventata una scelta obbligata: «Se la Marina la spunterà in questa
partita su Santo Stefano, che io definisco una “polpetta
avvelenata”, allora è del tutto evidente che dovrà essere modificato
tutto il sistema della logistica, oggi articolato sui due poli di
Taranto e della Spezia. A quel punto, non si potrà più tornare
indietro e la servitù diventerebbe permanente. A noi non resta dunque
che ricorrere alla norma che ci consente di pretendere l’esproprio».
Serra non lo dice, ma non è difficile immaginare che i neppure
novecento euro di indennizzo per i 63 ettari di Santo Stefano siano
quasi un’insultante elmosina. Chi lo conosce bene, infatti, dice che
non è proprio riuscito a mandare giù la “gaffe” dell’ammiraglio
Paolo La Rosa il quale, il 13 dicembre scorso, aveva detto in
commissione Difesa che, per il quinquiennio 2007-2012, ai proprietari di
Santo Stefano sarebbe stato corrisposto un indennizzo di circa 893 mila
euro, invece degli 893 euro effettivi. E come dargli torto?
Lucidissima, poi, l’analisi della situazione fatta dall’ex
sindaco che, nei primi anni Novanta, dimostrò come la presenza della Us
Navy non era una ricchezza per la comunità maddalenina, bensì un peso:
«Il deposito munizioni di Guardia del Moro è stato costruito nel 1984
con i fondi Nato, anche se poi quasi tutti dicono che, alla fine, i
soldi ce li misero gli americani. Ebbene, quel deposito non è mai stato
realmente utilizzato: solo qualche mina, qualche torpedine e poi le armi
che vennero sequestrate dal cargo Jadran Express nel 1994. Ora,
improvvisamente, modificando il proprio attuale sistema logistico, la
Marina inserisce nei suoi programmi il deposito che, come avete scritto
sul vostro giornale, era stato offerto solo pochi anni fa agli
americani. Dunque, non serviva. Le conseguenze saranno devastanti per
tutta la Maddalena: quel braccio di mare, che per la Maddalena è come
il Canal Grande per Venezia, verrà fortemente influenzato dalla
presenza militare».
Aggiunge Pasqualino Serra: «Va da sé che tutti i progetti di
riconversione economica, tutto il sogno turistico, saranno pesantemente
condizionati dalla presenza della Marina a Santo Stefano. Una presenza
che, voglio ricordare, giustifica il possesso, sempre da parte della
Marina, di un’area all’interno dell’Arsenale. Tra l’altro,
vorrei proprio capire perché fino a oggi, e cioé per oltre
trent’anni, i collegamenti con Santo Stefano erano garantiti dal molo
che si trova dietro il circolo ufficiali, mentre ora si ha bisogno di un
punto di approdo nell’area dell’Arsenale».
Serra non lo dice, ma lo fa capire molto bene: è come creare un
sistema destinato fatalmente a frenare gli investimenti alla Maddalena.
Sta di fatto che ora la Marina sa quanto gli costerà il deposito
di Guardia del Moro. I Serra sono determinati e, per essere sinceri, la
legge sembra proprio dare ragione a loro. A quel punto, tra qualche
settimana, il consiglio dei ministri non solo dovrà confrontarsi con
l’ostinazione e la determinazione del presidente Soru o tener conto
del ricorso al Tar del sindaco Angelo Comiti, ma sa anche che la
famiglia Serra esige il pagamento di una cambiale che, dopo tanti anni,
ora esige di riscuotere. E in un periodo di sacrifici come questo, sarà
una spesa che il governo dovrà anche saper spiegare.
PIERO MANNIRONI
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