| DOMENICA, 06 MAGGIO 2007
Basta coi vincoli della Difesa, il
sindaco va al Tar

Dopo la burrascosa riunione tecnica al ministero difesa e
l’audizione in commissione difesa della camera, il sindaco della
Maddalena Angelo Comiti ha messo mano alle carte bollate. L’amministratore
si è rivolto al Tar della Sardegna con un ricorso predisposto, per
conto dell’amministrazione comunale, dallo staff legale del comune
diretto dall’avvocato Stefano Forgiarini.
Il ricorso è contro il ministero difesa, contro la direzione
del genio militare di Cagliari e contro il dipartimento militare
marittimo dell’alto Tirreno della Spezia essendo questi «i soggetti
che concorrono, come prescrive la legge alla predisposizione di tutti
gli atti di carattere amministrativo e propedeutico che riguardano
l’imposizione delle servitù militari».
Il ricorso fa riferimento alla servitù militare posta a
protezione dell’impianto per lo stoccaggio di materiale esplosivo,
missili, torpedini e quant’altro, di Guardia del Moro a Santo Stefano.
Ieri il sindaco, in una conferenza stampa, ha rimarcato che il ricorso
era già stato annunciato e non ci si poteva sottrarre, visto che «a
nostro giudizio esistono due violazioni di legge. Una è il rispetto dei
termini temporali all’interno dei quali la legge stabilisce che una
servitù militare possa essere rinnovata. In altre parole - ha
proseguito il sindaco - il ministero della Difesa, nel richiedere il
rinnovo delle servitù di Guardia del Moro, è arrivato fuori tempo
massimo. La legge dice che il rinnovo deve essere fatto all’interno
del quinquennio di scadenza delle servitù militari precedenti. Le date
parlano chiaro: nella migliore delle ipotesi sono stati infranti per
almeno di 5 mesi. L’altro elemento si cui si basa il ricorso è di
carattere procedurale. il Co.mi.pa (comitato ministeriale paritetico)
non aveva raggiunto l’unanimità, tanto che la parte civile aveva
opposto diniego al rinnovo di questa servitù. Il tema poi è passato
nelle mani del ministero della Difesa, che allungando i tempi ha
attivato la procedura del rinnovo della servitù».
«Altro punto- dice il sindaco - è il Consiglio comunale della
Maddalena del 19 febbraio scorso, nella discussione sul demanio
marittimo e sui beni da dismettere a favore della Regione ha votato a
larga maggioranza una mozione in linea con la legge 898-76, che prevede
l’opposizione alla scelta ministeriale con un ricorso che deve essere
presentato entro 15 giorni». Amgelo Comiti ha pure spiegato che «l’accordo
stipulato fra Regione, Provincia e Comune nel dicembre 2005 afferma che
il futuro di questa città deve essere alternativo alla monocultura
economica militare. Ebbene, bisogna dire che il rilancio economico della
città è affidato ora al turismo ed alla cantieristica. Per fare questo
la città ha bisogno di utilizzare strutture che oggi il ministero della
Difesa ha dato e che debbono servire per il rilancio di questi settori,
con l’utilizzo anche delle risorse ambientali». Il sindaco è
intenzionato anche a chiedere all’Ente Parco di presentare un ricorso
diverso da quello del Comune. «Sappiamo che il deposito di Guardia del
Moro è sottoutilizzato e nel ricorso citiamo anche, documentalmente,
che è stato offerto alla marina americana perchè ritenuto non utile
alla Difesa italiana. Mentre il capo di stato maggiore della Marina,
ammiraglio La Rosa, ha dichiarato che l’impianto è insostituibile
nello scacchiere europeo per esigenze della difesa e che addirittura
diventerà l’impianto fondamentale all’interno del quale stoccare i
missili di nuova generazione, perchè quelli della Spezia e Taranto non
sono adeguati o non non li vogliono utilizzare».
«Ora - ha concluso il sindaco - che dopo 34 anni ci siamo
liberati di una presenza militare che poteva essere compromettente per
le prospettive di sviluppo di un certo tipo, dobbiamo ricadere
all’interno dello stesso tipo di impedimenti. Ecco perchè con questo
ricorso chiediamo al Tar la sospensiva del provvedimento, che venga
dichiarata nulla l’imposizione della servitù e sia disposto lo
smantellamento dell’impianto. Quanto è in esso custodito deve essere
portato in sicurezza in altri siti militari, in attesa delle decisioni».
Andrea Nieddu
|