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 I grandi affari francesi  

 

VENERDÌ, 11 MAGGIO 2007

Via alla svolta nell’arcipelago: decine di hotel, niente villaggi

  

  Quella borsa è piena di progetti. Ci sono quelli per la nuova pista dell’aeroporto di Olbia e per lo yacht club Costa Smeralda che compie 40 anni. Ma per Enzo Satta i più “pesanti” sono quelli della Maddalena. Ce ne sono 30: li hanno presentati i privati per cambiare l’economia dell’isola a cominciare dall’inverno del 2008. Quasi tutti sono hotel (uno al posto di una cava).
 Soru l’aveva detto e ridetto: La Maddalena avrà un futuro anche senza i militari americani. Ora i maddalenini stanno provando a concretizzare quel concetto, nonostante il piano paesaggistico, per la verità, non abbia dato loro alcuna corsia preferenziale. Il 15 marzo il sindaco Angelo Comiti e l’assessore all’Urbanistica Enzo Satta hanno scritto un avviso. “Tutti gli imprenditori che vogliono investire alla Maddalena presentino i loro progetti entro il 30 aprile”.
 La risposta è arrivata. Ci sono trenta proposte. Nella maggior parte dei casi, l’obbiettivo è la costruzione di alberghi. «Da quattro stelle super a cinque stelle - informa Satta -, dal centro alle periferie fino al mare». Molte idee portano la firma di gruppi economici noti. C’è Ligresti, naturalmente. E poi il Touring Club, il Club Med. Altre sono di maddalenini: dalla famiglia Serra alla famiglia Mordini-Farina.
 «Tutti i progetti sono, a una prima osservazione, in linea con la filosofia del piano paesaggistico» osserva Satta. Soprattutto con quella, fortemente voluta da Soru, che incentiva la riconversione dell’esistente. Dove ci sono ville, villaggi o aree degradate, hotel. Detto, fatto. Il primo piano è del Touring Club, che ha un villaggio ad Abbatoggia, nella parte nord della Maddalena. L’area è in parte dell’associazione, in parte della Regione. Tempo fa Soru si è detto disponibile a lasciare la proprietà pubblica, ma a una condizione: che lì si faccia un albergo. Il Touring ha depositato un municipio un piano che prevede la realizzazione di un hotel classico, con accorpamento e incremento delle volumetrie e aumento dei posti-letto.
 Il secondo grosso investimento è del Club Med a Caprera. I francesi hanno deciso di puntare su un’idea che, se concretizzata, farebbe nascere un secondo Pitrizza, l’albergo della Costa Smeralda reso particolare dalla camere-sparse. Le strutture del campeggio verranno messe insieme in un’area più contenuta di quella attuale. Tutto l’edificato, volumetrie alberghiere, verrà arretrato entro i 150 metri dal mare.
 Ma il progetto più innovativo di riconversione è quello prospettato per l’isola di Santo Stefano. Lì la famiglia di Pasqualino Serra, ex sindaco democristiano della città, vuole cancellare sia le tracce industriali (due cave dismesse) sia quelle edilizie (una serie di case disabitate). In mezzo alle cave, sorgerà un hotel che coprirà completamente lo scasso prodotto tra gli anni Quaranta e Cinquanta per ricavare blocchi di granito. «Otterremo due obbiettivi: risanare l’ambiente e offrire una possibilità economica» spiega l’assessore all’Urbanistica. L’area è quella di Cala Vela Marina, che dà su Palau e l’Orso. Una rada in cui la famiglia Serra ha chiesto di poter realizzare un porto turistico.
 Un grosso investimento è quello della famiglia Mordini: al centro della città. Dove ora ci sono gli uffici della Us Navy, potranno sorgere un hotel e aree residenziali e commerciali.
 Infine, il villaggio Seis a Trinita. Quelle 134 villette, affittate ai militari americani e alle loro famiglie, sono passate di proprietà da Impregilo a Immobiliare Lombarda, la società della famiglia Ligresi, il primo gruppo italiano a credere nella “scommessa La Maddalena”. Il business plan è chiarissimo: quelle volumetrie saranno trasformate in ricettive. Ne verrà fuori un resort (con incremento volumetrico). Dunque, hotel più servizi (centro benessere, centro sportivo, centro conferenze). «E’ un progetto ambizioso - illustra Satta - perché vuole essere una struttura aperta tutto l’anno».
 Ma adesso viene la seconda fase della sfida. Due giorni fa, il sindaco, Satta e il capo dell’area urbanistica Pasquale Russo erano a Cagliari, negli uffici della direzione generale dell’urbanistica. Tecnici e giuristi delle due parti hanno messo a confronto il Puc della Maddalena con il piano paesaggistico. Risultato: andrà adeguato (erano previsti 270mila metri cubi sul mare, da azzerare o quasi), ma i restanti 2 milioni e 200 mila metri cubi non dovranno essere stravolti.
 Tempi? «Difficile dire - ammonisce Satta -. L’amministrazione ha deciso di istituire l’ufficio del piano e di fare più in fretta possibile».
 Nell’attesa, correrà per fare l’istruttoria dei 30 piani presentati dai privati e, se avranno il parere positivo, per inviarli a Cagliari. E’ ciò che consente il piano paeaggistico: la Regione può dare il via libera a grossi investimenti anche prima dell’adeguamento del Puc alle nuove norme. Un valvola di sfogo per scongiurare la paralisi edilizia e permettere alla Maddalena di aver approvato il suo “grande piano di sviluppo” prima di febbraio del 2008, l’ultimo mese con gli americani.

 GUIDO PIGA

 

VENERDÌ, 11 MAGGIO 2007

I grandi affari francesi 

Crédit Agricole vola col villaggio di Valtur

Per i francesi, La Maddalena è una fissazione. Vogliono conquistarla da sempre, con le armi o con i soldi. Quello che ha usato le prime, Napoleone, non c’è riuscito. Quelli che avevano (e hanno) i secondi, qualche buon colpo l’hanno messo a segno.
 Due villaggi turistici, i più conosciuti dell’arcipelago, sono francesi. Il Club Med di Caprera lo è interamente, anche se nell’azionariato della capogruppo c’è un po’ di tutto: dai giapponesi (fondi d’investimento) ai marocchini (la cassa di depositi e prestiti). Fino agli americani (Colony Capital di Tom Barrack attraverso la sua partecipazione in Accor, il colosso francesissimo degli alberghi). Quello di Valtur, sull’isola di Santo Stefano, lo è per metà. La struttura appartiene a Nextra Sviluppo Immobiliare, un fondo comune di investimento passato sotto la proprietà di Crédit Agricole. La banca francese ha acquisito il villaggio da Banca Intesa, di cui è azionista con il 5.4%.
 Del resto, i francesi sono stati i primi a “scoprire” La Maddalena senza intenzioni bellicose (non come Napoleone che la assaltò nel 1793 a colpi di mortaio, uscendone sconfitto per via della resistenza maddalenina). Nel 1956 Gilbert Trigano, attivo nelle Baleari con il “camping tutto compreso”, scoprì l’isola (Caprera, in questo caso) e decise di realizzarvi un vilaggio. Village Magique il nome. Fu quello, come notò anche la stampa nazionale, l’inizio del turismo di massa in Sardegna. I ricchi, soprattutto d’Oltralpe e anche un po’ avanti negli anni, cominciarono il “gran tour” delle spiagge. Quel villaggio non si è mai fermato: un anno fa ha festeggiato i 50 anni d’attività e il presidente, Henry Giscard d’Estaing, ha annunciato lunga (e nuova) vita per il Club Med.
 Ma i francesi possono sorridere anche per le performance dei 14mila metri quadri di struttura a Santo Stefano. E non solo per merito della gestione di Valtur. Ma anche per l’eredità lasciata loro dalla banca di Bazoli. Il bilancio 2003 del fondo Nextra valutava il villaggio 27 mlioni di euro, con una plusvalenza di 1 milione di euro. Al 31 dicembre del 2004, dopo un intervernto di ristrutturazione per 3 milioni di euro, quel valore è salito a 32 milioni di euro. Investimenti che porteranno - come è scritto nell’ultimo documento disponibile in Borsa - a un aumento del canone di locazione (pagato da Valtur) dell’8.8%. Attualmente, è pari a 2 milioni 800 mila. Non male. 

 GUIDO PIGA

 

 

 

 

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