Quella borsa è piena di progetti. Ci sono quelli
per la nuova pista dell’aeroporto di Olbia e per lo yacht club
Costa Smeralda che compie 40 anni. Ma per Enzo Satta i più
“pesanti” sono quelli della Maddalena. Ce ne sono 30: li
hanno presentati i privati per cambiare l’economia
dell’isola a cominciare dall’inverno del 2008. Quasi tutti
sono hotel (uno al posto di una cava).
Soru l’aveva detto e ridetto: La Maddalena avrà un
futuro anche senza i militari americani. Ora i maddalenini
stanno provando a concretizzare quel concetto, nonostante il
piano paesaggistico, per la verità, non abbia dato loro alcuna
corsia preferenziale. Il 15 marzo il sindaco Angelo Comiti e
l’assessore all’Urbanistica Enzo Satta hanno scritto un
avviso. “Tutti gli imprenditori che vogliono investire alla
Maddalena presentino i loro progetti entro il 30 aprile”.
La risposta è arrivata. Ci sono trenta proposte. Nella
maggior parte dei casi, l’obbiettivo è la costruzione di
alberghi. «Da quattro stelle super a cinque stelle - informa
Satta -, dal centro alle periferie fino al mare». Molte idee
portano la firma di gruppi economici noti. C’è Ligresti,
naturalmente. E poi il Touring Club, il Club Med. Altre sono di
maddalenini: dalla famiglia Serra alla famiglia Mordini-Farina.
«Tutti i progetti sono, a una prima osservazione, in
linea con la filosofia del piano paesaggistico» osserva Satta.
Soprattutto con quella, fortemente voluta da Soru, che incentiva
la riconversione dell’esistente. Dove ci sono ville, villaggi
o aree degradate, hotel. Detto, fatto. Il primo piano è del
Touring Club, che ha un villaggio ad Abbatoggia, nella parte
nord della Maddalena. L’area è in parte dell’associazione,
in parte della Regione. Tempo fa Soru si è detto disponibile a
lasciare la proprietà pubblica, ma a una condizione: che lì si
faccia un albergo. Il Touring ha depositato un municipio un
piano che prevede la realizzazione di un hotel classico, con
accorpamento e incremento delle volumetrie e aumento dei
posti-letto.
Il secondo grosso investimento è del Club Med a Caprera.
I francesi hanno deciso di puntare su un’idea che, se
concretizzata, farebbe nascere un secondo Pitrizza, l’albergo
della Costa Smeralda reso particolare dalla camere-sparse. Le
strutture del campeggio verranno messe insieme in un’area più
contenuta di quella attuale. Tutto l’edificato, volumetrie
alberghiere, verrà arretrato entro i 150 metri dal mare.
Ma il progetto più innovativo di riconversione è quello
prospettato per l’isola di Santo Stefano. Lì la famiglia di
Pasqualino Serra, ex sindaco democristiano della città, vuole
cancellare sia le tracce industriali (due cave dismesse) sia
quelle edilizie (una serie di case disabitate). In mezzo alle
cave, sorgerà un hotel che coprirà completamente lo scasso
prodotto tra gli anni Quaranta e Cinquanta per ricavare blocchi
di granito. «Otterremo due obbiettivi: risanare l’ambiente e
offrire una possibilità economica» spiega l’assessore
all’Urbanistica. L’area è quella di Cala Vela Marina, che dà
su Palau e l’Orso. Una rada in cui la famiglia Serra ha
chiesto di poter realizzare un porto turistico.
Un grosso investimento è quello della famiglia Mordini:
al centro della città. Dove ora ci sono gli uffici della Us
Navy, potranno sorgere un hotel e aree residenziali e
commerciali.
Infine, il villaggio Seis a Trinita. Quelle 134 villette,
affittate ai militari americani e alle loro famiglie, sono
passate di proprietà da Impregilo a Immobiliare Lombarda, la
società della famiglia Ligresi, il primo gruppo italiano a
credere nella “scommessa La Maddalena”. Il business plan è
chiarissimo: quelle volumetrie saranno trasformate in ricettive.
Ne verrà fuori un resort (con incremento volumetrico). Dunque,
hotel più servizi (centro benessere, centro sportivo, centro
conferenze). «E’ un progetto ambizioso - illustra Satta -
perché vuole essere una struttura aperta tutto l’anno».
Ma adesso viene la seconda fase della sfida. Due giorni
fa, il sindaco, Satta e il capo dell’area urbanistica Pasquale
Russo erano a Cagliari, negli uffici della direzione generale
dell’urbanistica. Tecnici e giuristi delle due parti hanno
messo a confronto il Puc della Maddalena con il piano
paesaggistico. Risultato: andrà adeguato (erano previsti
270mila metri cubi sul mare, da azzerare o quasi), ma i restanti
2 milioni e 200 mila metri cubi non dovranno essere stravolti.
Tempi? «Difficile dire - ammonisce Satta -.
L’amministrazione ha deciso di istituire l’ufficio del piano
e di fare più in fretta possibile».
Nell’attesa, correrà per fare l’istruttoria dei 30
piani presentati dai privati e, se avranno il parere positivo,
per inviarli a Cagliari. E’ ciò che consente il piano
paeaggistico: la Regione può dare il via libera a grossi
investimenti anche prima dell’adeguamento del Puc alle nuove
norme. Un valvola di sfogo per scongiurare la paralisi edilizia
e permettere alla Maddalena di aver approvato il suo “grande
piano di sviluppo” prima di febbraio del 2008, l’ultimo mese
con gli americani.
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