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La Nuova Sardegna"

 

 

 GIOVEDÌ, 19 LUGLIO 2007

Furti nella base Usa, perquisizioni a tappeto

Sospetti anche su un cittadino statunitense che avrebbe gestito le ruberie nello spaccio

 Il saccheggio sistematico dei magazzini dello spaccio interno della base della Us Navy della Maddalena non poteva passare inosservato. Ieri sera è scattato il blitz, coordinato dal capitano della guardia di finanza di Olbia Cesare Antuofermo, che ha portato decine di militari e gli agenti del Navy-cis alla perquisizione di quindici tra appartamenti e garage di ex dipendenti della base usa e personaggi legati al mondo della malavita. Tra le persone che hanno subìto la perquisizione domiciliare anche un cittadino statunitense, che avrebbe gestito i furti all’interno dello spaccio militare.
 L’operazione «Usa-j-Dvd» è stata coordinata dal procuratore della Repubblica di Tempio Ezio Castaldi, che ieri mattina aveva firmato le oltre 15 ordinanze di perquisizione che hanno dato la stura al blitz, tutt’ora in corso. Dalle prime indiscrezioni molto del materiale trafugato dai depositi della Us Navy della Maddalena sarebbe già stato recuperato, mentre sono in corso le ricerche di materiale ritenuto particolarmente “delicato” e sensibile, come hard disk, sistemi di intercettazione Wireless, parabole satellitari e sofisticati scanner in dotazione alla marina americana.
 «Non abbiamo nulla da dire» ha tagliato corto uno degli ufficiali della guardia di finanza che ieri, a tarda notte, era impegnato nelle perquisizioni disposte alla Maddalena, Palau, Bassacutena e in diverse abitazioni sulla costa che va verso Santa Teresa. Perquisizioni domiciliari accurate, alle quali hanno partecipato attivamente gli agenti del Naval criminal investigative service, il famosissimo Ncis della serie televisiva. Gli 007 americani, alcuni dei quali di stanza nella base di Santo Stefano, altri provenienti dalla sede di Napoli e altri ancora arrivati direttamente da Norfolk in Virginia, la base dei sottomarini nucleari che hanno stazionato in questi trent’anni alla Maddalena, hanno collaborato con le nostre fiamme gialle alle quali hanno fornito un dettagliatissimo elenco delle cose trafugate. Si parla di materiale di diverso genere, dai Pc portatili alla macchine fotografiche, passando per orologi, occhiali da sole, play station e anche la carta igienica. Tutto regolarmente registrato e dotato di codice a barre d’identificazione. Un valore immenso, si parla di beni per oltre un milione di euro, beni “scomparsi” misteriosamente negli ultimi sei mesi dai capienti depositi dello spaccio militare annesso alla base Usa della Maddalena.
 Uno spaccio dove vanno a fare la spesa le famiglie e gli oltre 1200 marinai della Us Navy ancora presenti nella base di Santo Stefano, in attesa che la Emory Land, l’ultima nave appoggio, lasci per sempre le acque dell’arcipelago maddalenino.
 A rendersi conto che mancava qualcosa nei depositi dello spaccio sarebbero stati i contabili dell’amministrazione militare americana, che sarebbero partiti da alcune casse di....carta igienica che non riuscivano più a trovare. La scomparsa di alcuni sistemi Dvd che stavano per essere rispediti negli Usa ha poi fatto scattare l’inchiesta interna, che si è poi allargata a macchia d’olio coinvolgendo gli agenti del Ncis.
 Ma è proprio l’intervento del Ncis, una elite investigativa che agisce come intelligence contro il terrorismo e crimini informatici ed economici, che fa arricciare il naso a più di un esperto. Dietro il banale furto di beni di consumo, elettrodomestici, carta igienica (?) e apparecchiature elettroniche e informatiche potrebbe esserci anche la sparizione di qualche “dato sensibile”, il che ha fatto alzare a dismisura il livello investigativo.
 Anche perchè dell’esito delle perquisizioni eseguite ieri sera e andate avanti per l’intera notte era tenuto costantemente informato, con collegamento satellitare, il centro di comando del Ncis di Washington.
 Le persone che ieri hanno ricevuto l’avviso di reato - al momento si ipotizza la ricettazione, concorso in furto e introduzione illegale in zona militare - sarebbero una quindicina, tra i quali alcuni ex dipendenti civili della base americana, alcuni pregiudicati locali e un cittadino con passaporto statunitense, forse un ex marinaio Usa rimasto in Sardegna dopo il congedo dalla Marina americana.
 Sarebbe questo l’uomo su cui sono appuntati gli occhi del Ncis, che avrebbero monitorato da mesi i suoi contatti, “girando” le informazioni alla nostra guardia di finanza e alla procura della Repubblica di Tempio.
 Il punto su quanto è stato recuperato sarà fatto questa mattina dai comandanti della fiamme gialle al procuratore della Repubblica di Tempio.
 Resta da capire cosa, veramente, sia scomparso dalla base Usa più protetta d’Italia.
 

 

 

 GIOVEDÌ, 19 LUGLIO 2007

Un imponente spiegamento di mezzi

Il blitz è scattato alle 20. Una cinquantina di uomini in tutto, tra agenti della guardia di finanza e ispettori americani del Ncis in pochi minuti hanno passato al setaccio mezza isola. Uno spiegamento imponente di uomini e mezzi che ha stretto il centro abitato in una morsa di divise e sirene e che non è certo passato inosservato tra i maddalenini e tra i turisti in vacanza. In pratica, un vero e proprio «rastrellamento» in una ventina di abitazioni di militari e civili alla ricerca di tracce e indizi dei furti commessi nella base americana. Stesso movimento di militari anche in alcune abitazioni di Palau e Bassacutena dove pure risiedono militari o personale civile della base Us Navy.
 Sino a tarda sera alla Maddalena si sono vissute ore di stupore e anche di paura. Decine e decine di cittadini e turisti, infatti, hanno assistito al viavai di fuoristrada e auto civetta delle Fiamme gialle da un’abitazione all’altra senza sapere cosa fosse accaduto. Sicuramente qualcosa di grave, almeno a vedere l’imponente spiegamento di forze.
 In almeno due perquisizioni, in via Ammiraglio Spano e in via Indipendenza, tutti hanno assistito in diretta allo svolgersi delle operazioni, coordinate direttamente dal capitano Cesare Antuofermo, comandante della compagnia di Olbia. In entrambi i casi la stessa scena: dentro l’abitazione i militari italiani, fuori dalla porta la presenza attenta e silenziosa di almeno due ispettori americani (in borghese) del «Naval crime investigative service» giunti, si ritiene, direttamente dalla sede di Norfolk negli Stati Uniti.
 Poi tutti fuori a caricare casse di materiale non meglio identificato dentro il baule delle auto militari. Quindi di corsa negli uffici della guardia di finanza per classificare il materiale trovato e per completare i verbali di perquisizione. L’operazione è andata avanti sino a tarda notte, cioè sino a quando i militari hanno terminato di passare al setaccio anche l’ultima delle abitazioni «sospette» indicate nel provvedimento della procura di Tempio che conduce l’inchiesta.
 

Andrea Nieddu

 

 

 GIOVEDÌ, 19 LUGLIO 2007

Traffici illeciti inesistenti

I buoni rapporti tra americani e maddalenini

Il lungo addio della Us Navy è cominciato il 22 novembre di due anni fa. Inatteso, inaspettato. In Italia sono le 20,47 quando le agenzie riferiscono la notizia: «I sommergibili americani di Santo Stefano, La Maddalena, saranno trasferiti fuori dal territorio nazionale della base secondo tempi e modi che dovranno essere definiti più avanti». Il ministro della Difesa Antonio Martino è a Washington e apprende la notizia direttamente dal capo del Pentagono, Donald Rumsfeld. Dunque, dopo 33 anni di paure e di polemiche, di tensioni e di conflitti, gli americani se ne vanno. O meglio, annunciano che se ne andranno. Martino è spiazzato, ma cerca di sfruttare politicamente la situazione e parla di «conclusione di lunghe trattative» tra i due governi amici.
 La verità è che la decisione degli Usa di ritirarsi dal nord Sardegna è ancora un mistero. La Brac Commission che periodicamente analizza e valuta i costi e i benefici del dispiegamento strategico delle forze armate americane nel mondo, non aveva ancora valutato la situazione della Maddalena. Di più: era in corso un’operazione complessa e dispendiosa per potenziare la base e renderla più sicura e funzionale alle nuove esigenze della Us Navy. E allora? Neppure le battute secche e acide sull’argomento del politologo americano Edward Luttwack sono riescite a chiarire il giallo.
 Sta di fatto che la Us Navy ha annunciato anche il suo programma di ritiro: a ottobre salperà le ancore la nave-appoggio Emory-Land che ha fatto da balia ai sommergibili a propulsione nucleare negli ultimi anni; a febbraio del prossimo anno dovrebbe essere tutto finito. La Zio Sam dovrebbe cioé aver concluso il trasloco. Per andare dove non si sa ancora. C’è chi parla di Turchia, ma c’è anche chi dice che la Us Navy sta studiando nuove sistemazioni sul suolo africano.
 Adesso è anche il momento dei consuntivi. Il momento di valutare serenamente come è stata la convivenza tra i soldati del potente alleato e i maddalenini. E tutto sommato il bilancio è buono. Dopo alcune ruvidità iniziali, infatti, le due comunità hanno trovato un modus vivendi, un modo per tollerarsi a vicenda e comunque per sopportarsi. Qualcuno ha anche fatto qualche buon affare. Con gli affitti, per esempio.
 Ma il vero problema è stato quello di quanto la presenza della Us Navy abbia inciso nella vita e nell’economia maddalenina. Per dire la verità loro, gli americani, hanno creato una sorta di autosufficienza: i loro negozi e i loro supermercati hanno fornito a marines e marinai, per anni, merci e beni “made in Usa”. E solo nei momenti di tensione, quando cioé riemergeva il problema politico della presenza nucleare americana in Sardegna, i marines e le loro famiglie si facevano vedere nei negozi della Maddalena. Per dire la verità, la convivenza tra le due comunità non ha mai portato alla nascita di un mercato nero. Non si sono cioé create alleanze poco virtuose tra americani e maddalenini per creare un mercato illecito parallelo. E mai si sono verificati furti nei negozi e nei market dello Zio Sam. Almeno fino a ieri.
p.m.

 

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