| GIOVEDÌ, 09 AGOSTO 2007
Il controllo dei beni dismessi dietro la
guerra Comune-Parco
 Due re
per un solo trono. Il conflitto ad alta tensione e bassa intensità tra il
sindaco, Angelo Comiti, e il presidente del parco, Giuseppe Bonanno,
riesplode. Una battaglia in cui i diplomatici sono colombe di guerra, la
pace si costruisce con mattoni di odio, il dialogo è un esercizio di
incomunicabilità. Sulla carta il dissidio è sul ruolo del parco, con un
dna manipolato in modo eccessivo dai laboratori genetici dei Palazzi
romani, in cui non sono rimaste tracce di cromosomi made in Maddalena.
Ma il vessillo ha due facce. Davanti le nobili intenzioni della
battaglia per l’indipendenza, dietro la guerra sotterranea per il
controllo dei beni dismessi. Chi avrà le chiavi delle strutture che i
militari abbandonano controllerà il fiume di denaro in arrivo da Stato e
Regione. La riconversione delle stellette militari in stelle di hotel è un
affare che si conta in miliardi, di euro. Una portaerei carica di denaro e
investimenti. Sapere chi sarà il pilota della nave diventa un dettaglio da
non trascurare. A mettere il turbo al motore della rinascita è il G8, che
ha creato una corsia preferenziale ai progetti di rilancio.
Il Comune ha votato in tre mesi due mozioni fotocopia in cui si chiede
l’eutanasia del Parco. Per rafforzare la posizione dell’amministrazione
anche il via libera a un referendum popolare. Sono state raccolte oltre 2
mila firme in città per chiedere la consultazione. Ma i vertici dell’ente
contestano anche il quesito presentato al popolo.
«Il testo mostrato ai cittadini chiede che le nomine del parco non siano
lottizzate - dice Bonanno -. Non contestano il parco e fanno una domanda a
cui io per primo rispondo in modo affermativo. Io non alzo muri. Per
litigare come per fare l’amore bisogna essere in due, io resto aperto al
dialogo». Ma il dardo di Cupido non sembra aver colpito il vicepresidente
del comitato per il referendum, Marco Poggi, dei comunisti italiani. «Ai
cittadini abbiamo fatto leggere il testo votato da tutto il consiglio
comunale - dice Poggi -, che chiede l’abrogazione della legge che ha
istituito il parco. Troppi fallimenti. È importante fare sentire il peso
della comunità all’interno dell’ente ambientale, noi non vogliamo più
scelte imposte da Roma. Il nodo delle dismissioni resta centrale, ma è
solo un aspetto. Dobbiamo difendere anche l’autonomia del nostro
territorio». La doppia verità viaggia su binari paralleli. Ma diventa
quasi impossibile muoversi in una palude fatta di leggi, mozioni,
commissioni paritetiche, veti incrociati. «Le proposte avanzate in questi
mesi rischiano di rimanere paralizzate dai mille cavilli della politica
locale - afferma Bonanno -. La proposta di modifica della legge che ha
istituito il parco è una panzana, qualcosa di non attuabile. Resto fermo
ai fatti concreti, come il workshop internazionale che si terrà a
settembre. Nell’isola arriveranno oltre cento delegati da tutto il mondo.
Continuo a non capire l’atteggiamento ambiguo del Comune. Da una parte
firma protocolli di intesa con noi, dall’altra vota mozioni per abrogare
il parco. Non mi interessano le piccole liti del Palazzo, devo lavorare.
Ieri ho incontrato l’assessore regionale Cicito Morittu per definire gli
ultimi dettagli dello stanziamento da oltre un milione di euro. Soldi che
serviranno per ripulire i fondali e creare un campo boe. Verrà istituito
anche un corpo di ranger. Il loro compito sarà di controllare tutto il
territorio, per terra e per mare. La Regione mi ha confermato che entro la
fine del mese nominerà il suo membro all’interno del consiglio di
amministrazione del parco. Solo il Comune resterà senza un suo
rappresentante del cda. Una scelta che conferma la scarsa volontà di
partecipare».
Bonanno scaglia anche un gancio teso al cuore dell’amministrazione.
«L’idea di nominare il sindaco come presidente del parco è sbagliata -
continua -. In questo modo si crea una concentrazione di potere
pericolosissima. Le due cariche si sommerebbero nelle mani di una sola
persona. La dismissione dei beni demaniali richiede una separazione dei
poteri. Capisco le pressioni che arrivano dal Comune, ma le proprietà
dello Stato verranno cedute al parco come prevede la legge. Si gira
intorno a questioni di principio, ma il dissidio resta sulle dismissioni.
La porta del mio ufficio è sempre aperta e credo che di noi non si possa
fare a meno. Siamo pronti ad accogliere all’interno del piano del parco il
puc della città. L’amministrazione fa finta di poter fare a meno dell’ente
ambientale. Ma alle intese con la Regione per approvare i progetti
bloccati dal piano paesaggistico nulla può passare senza il via libera del
parco».
Bonanno sembra snobbare mozioni e referendum degli antiparco di Palazzo,
forte del parere del ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, contrario a
qualsiasi modifica della legge che regola gli equilibri di nomina nel
parco.
Fa scoppiare anche il caso sulla visita di Soru e dei delegati del
ministero per il G8. Il presidente non è stato invitato e non fa nulla per
nascondere l’incidente diplomatico. «Si sono dimenticati di noi - afferma
-. Non si sono ricordati che per qualsiasi operazione sui beni demaniali è
necessario sentire anche il parco». Bonanno lancia poi una proposta per il
summit dei capi di Stato. «Facciamo un G8 dei parchi che possa servire a
proporre idee ai potenti del pianeta».
LUCA ROJCH |