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La Nuova Sardegna"
| DOMENICA, 18 NOVEMBRE 2007
Film hard, ricatti ed estorsioni dietro l’arresto del maresciallo
Quello appena disposto dalla Procura della Repubblica di Tempio sarà
certamente catalogato come l’ultimo degli “omissis” che, per trent’anni,
hanno costellato di segreti e misteri la presenza della marina
statunitense sull’isola di Santo Stefano. Il caso riguarda un
sottufficiale dell’Arma, Attilio Mele, già comandante della stazione
carabinieri della Maddalena, il suo amico Carmine Di Martino, ex
responsabile civile dello spaccio della base Usa della Maddalena e una
donna ufficiale della Us Navy coinvolta (suo malgrado) in un “affaire” di
sesso e estorsioni finito male, malissimo. Giampiero Cocco
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| Giovedì 15 novembre 2007 FURTI ALLO SPACCIO USA: Un maresciallo dei Carabinieri coinvolto nei furti
L'inchiesta sui furti allo spaccio della Us Navy, portata avanti dalla Guardia di Finanza di Olbia e dagli uomini del Nics, gli 007 statunitensi, ha fatto finire agli arresti domiciliari l'ex comandante della stazione dei carabinieri della Maddalena, Attilio Mele (nella foto). Con il sottufficiale, sospeso precauzionalmente dal servizio, è stato arrestato anche Carmine De Martino, ex dipendente del supermarket Usa. Il provvedimento restrittivo, firmato dal Gip del tribunale di Tempio Antonella Cozzi, è è stato notificato ieri mattina ai due indagati dagli agenti delle fiamme gialle e da alcuni sottufficiali del comando provinciale dei Carabinieri di Sassari, ed è arrivato dopo la clamorosa inchiesta che, nel luglio scorso, portò alla scoperta di svariati depositi di mercanzia di ogni genere - televisori al plasma, hi-fi, orologi, telefonini, macchine fotografiche, perfino quintali di carta igienica - che erano stati trafugati, con diversi metodi, dai depositi dello spaccio della marina militare statunitense, alla Maddalena. I due arrestati, che sono confinati agli arresti domiciliari (entrambi sono difesi dall'avvocato Luca Montella) sono indiziati per per tentata estorsione e associazione a delinquere (accusa che coinvolge altre sette persone) finalizzata al furto e al contrabbando. L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Elisa Calligaris, era partita nel dicembre del 2206, quando i responsabili dello spaccio Usa si resero conto che dai depositi, mancava materiale per svariate centinaia di migliaia di euro. Il saccheggio sistematico dei magazzini dello spaccio interno della base americana della Maddalena non poteva passare inosservato: per scoprire i responsabili si erano mossi gli uomini della Guardia di Finanza e gli agenti del del Navy-Cis, gli 007 militari degli Stati Uniti. Nelle perquisizioni di di una quindicina tra appartamenti e garage di ex dipendenti della base Usa gli investigatori avevano recuperato camionate di mercanzia, dai potenti hard disk esterni per computer ai sistemi di interconnessione Wireless, parabole satellitari, nonché sofisticati scanner in dotazione alla marina americana. Sull'inchiesta sono trapelate da sempre, pochissime indiscrezioni. La delicatezza del caso, nella quale si trova coinvolto un rappresentante dell'Arma "che è in attesa di essere trasferito ad altro incarico burocratico", dicono i vertici dell'Arma, era emersa sin dalle prime battute. Nessuno, tra quanti si occupano dell'inchiesta della Procura gallurese, ha mai voluto parlare del caso. I prelievi illegali avvenivano nello spaccio dove facevano la spesa le famiglie degli oltre 1200 marinai della Us Navy presenti nella Base di Santo Stefano, prima che la Emory Land, l'ultima nave appoggio, lasciasse per sempre le acque dell'arcipelago maddalenino. Giampiero Cocco Le prime indiscrezioni sull'arresto del sottufficiale Attilio Mele sono iniziate a circolare nella tarda mattinata. Ma, di conferme, per diverse ore non ne è arrivata nessuna. L'accaduto ha infatti provocato un profondo imbarazzo nelle forze dell'ordine, tanto che le notizie sugli arresti del maresciallo sono filtrate solo col contagocce. Frasi smozzicate, mezze ammissioni prima della conferma ufficiale nella serata di ieri, quando non era più possibile fare finta di nulla o continuare a trincerarsi dietro il no comment. In sostanza, al maresciallo si imputa di avere avuto frequentazioni molto strette con persone ritenute direttamente responsabili dei furti negli spacci e di non avere fatto nulla per impedire che le ruberie proseguissero. Sia Mele che De Martino, ieri, hanno risposto con molta sicurezza alle domande degli investigatori. Mele e De Martino sono entrambi difesi dall'avvocato Luca Montella.
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