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La Nuova Sardegna"
MARTEDÌ, 22 GENNAIO 2008
La spallata di Regione e Provincia al
Parco
L’assessore Cicito Morittu vuole
abbattere i criteri di nomina dell’ente di tutela

OLBIA. Mani tese, sorrisi istituzionali, parole maneggiate con la
cura di un artificiere. L’assessore regionale Cicito Morittu lancia
l’assalto al parco della Maddalena. La rivoluzione dei colletti bianchi si
consuma senza grida, senza sangue, senza ostaggi. Il nemico da abbattere è
il direttivo dell’ente, colpevole di essere stato calato dall’alto.
Morittu sposa la tesi dell’assessore provinciale all’Ambiente Pierfranco
Zanchetta e dell’amministrazione che vogliono un parco scelto dal basso.
L’accusa è nota, il presidente, Giuseppe Bonanno e i vertici del
parco sono stati nominati dal minstero dell’Ambiente. Scelta che non piace
né alla giunta guidata da Angelo Comiti, né alla Provincia, né alla
Regione. L’appello di stipendificio con cui da Cagliari avevano bollato i
due parchi nazionali della Sardegna, era più di un indizio di una guerra
sottotraccia già in atto. «Mercoledì incontrerò un delegato del consiglio
dei Ministri - spiega l’assessore regionale Cicito Morittu -, per
discutere sulla revisione degli accordi Stato Regione del 1999. Tra questi
anche la legge che regola il funzionamento dei parchi. Non possiamo più
accettare nomine che arrivano dall’alto. Le aree protette devono nascere
dalla volontà popolare, devono essere scelte dal basso. Noi pensiamo a un
organismo direttivo diverso, che preveda solo un presidente e un direttore
decisi da Comune e Provincia». L’assessore regionale tira la spallata al
presidente Bonanno senza mai nominarlo. «Inutile avere due enti - continua
-, uno che crea il piano del parco, l’altro che vara il piano urbanistico.
Due strumenti che si sovrappongono e si ostacolano. Questo è forse
l’esempio più clamoroso della difficoltà ad armonizzare un’istituzione
calata dallo Stato, con le leggi che deve avere la comunità». Ma mentre la
Regione lavora per smontare il parco, il Ministero ha già nominato i
componenti del direttivo. Una circolare del 28 dicembre ha scelto come
membri Danilo Pisu e Pier Mario Manconi, su designazione delle
associazioni ambientali, Marco Curini Galletti e Andrea Cossu, scelti
dalle università. Giuseppe Garibaldi, il pronipote dell’eroe dei due
mondi, e Agostino Bifulco sono stati nominati dal ministero dell’Ambiente,
Bartolomeo Bertolino, su designazione del ministero delle Politiche
agricole. Per completare l’organico mancano i tre membri che devono essere
scelti da Regione e quelli di Provinicia e Comune. Ma non verranno mai
nominati. Un messaggio di dissenso che chiude la porta a qualsiasi tipo di
dialogo.
La polemica ruba la scena al progetto che porta avanti la Provincia. Un
piano organico delle aree protette. L’assessore Pierfranco Zanchetta,
mostra orgoglioso un faldone, custodisce un grande parco naturale che
parte dal basso e va dall’area marina di Capo Testa, che la Provincia
vuole creare, al parco del Monte Acuto, che dovrebbe ricomprendere una
parte dei territori della vecchia comunità montana, fino alla
valorizzazione dell’area protetta che esiste già, quella di Tavolara. Un
progetto ambizioso che muove i primi passi. «Partiremo dalla richiesta di
riconoscimento di oasi permanente per il parco di Pardongianus - spiega
Zanchetta -. Un primo passo per riqualificare una delle aree più pregiate
della città. Ma pensiamo a un percorso che colleghi tutte le zone
protette, dall’Amp di Tavolara, al parco della Maddalenna, fino all’area
protetta di Capo Testa. Una visione diversa del modo di vivere l’ambiente,
la risorsa economica più importante delle nostra Provinicia. La linea
gestionale data dalla Regione va in una direzione diversa dalle nomine
ministeriali imposte dall’alto. Anche i progetti e la gestione devono
essere condivisi dalle comunità locali».
LUCA ROJCH |