Gli americani ammainano la bandiera a stelle e strisce. L’atto
finale di un lungo addio si consuma in queste giornate azzurre di
gennaio di sole abbagliante e di freddo affilato. E come tutti gli
addii, anche questo lascia dentro un senso di vuoto e di paura. Perché
c’è la consapevolezza che un tempo si è compiuto, che una stagione
lunga quasi 36 anni è arrivata alla fine. E da oggi niente sarà come
più prima.
Sospesa in un limbo di sentimenti contrastanti, in questi ultimi mesi
la città è stata percorsa al suo interno da dubbi e diffidenze,
speranze ed entusiasmi, delusioni e rancori sordi. La Maddalena, si
sa, ha una lunga abitudine a condividere il proprio destino con quello
dei militari. Una convivenza che ha generato una cultura di
convenienza e di subordinazione: da una parte, infatti, spazi sicuri
di sereno benessere legati alle offerte di lavoro delle stellette,
dall’altra la difficoltà a pensare, e creare, un futuro al di fuori
degli schemi, ormai assimilati e metabolizzati, delle logiche
militari.
Da qui, cioé da questa debolezza, nasce il senso profondo di un
sentimento diffuso nel quale la speranza convive e si intreccia con lo
smarrimento. E’ un po’ la paura di essere diventati per la prima volta
padroni del proprio destino. Senza alibi e senza possibili
recriminazioni.

IL VERTICE DEI POTENTI. Oggi la sicurezza rappresentata dalla
Us Navy, anche simbolicamente, non c’è più. Ma il domani è adesso.
Mentre infatti si celebra l’ultimo rito dell’addio, la storia della
Maddalena si è messa a correre su un nuovo binario. Dopo una prima
robusta iniezione di risorse arrivata dalla Regione, per addolcire i
contraccolpi del cambiamento di sistema, è arrivata la decisione del
governo di fissare nell’arcipelago l’appuntamento dei «potenti della
terra» per il luglio del prossimo anno.
Al di là della valenza politica della scelta - che sta già
alimentando focolai di polemica - è stato un «regalo» di Prodi a Soru
e alla Maddalena. Nel senso che si sono improvvisamente create due
precondizioni per un cambiamento strutturale nell’arcipelago:
disponibilità di risorse molto consistenti finalizzate a ridisegnare
strategicamente parti della città e procedure veloci e semplificate
per poterlo fare.
Il governo ha affidato la regia dell’«operazione G8» al numero uno
della protezione civile, Guido Bertolaso. Bertolaso, uomo pragmatico,
ha messo subito in moto la macchina, muovendosi su un primo budget di
30 milioni di euro. Dopo una serie di sopralluoghi da parte del suo
staff tecnico, sono state già definite le direttrici degli interventi.
Anzi, si sarebbe già molto avanti. I progetti sono infatti in una fase
avanzata e, secondo alcune indiscrezioni, i lavori potrebbero partire
tra la fine di marzo e i primi di aprile. Tutto dovrà essere concluso
entro l’aprile del prossimo anno.
L’area sulla quale si sono concentrate le attenzioni di Bertolaso è
quella che va dal vecchio ospedale militare fino all’Arsenale,
abbracciando anche le caserme Sauro e Faravelli. Insomma, il cuore
vero del possibile sviluppo “senza stellette” della Maddalena. Qui,
dal primo al 3 luglio 2009, dovranno essere ospitate le delegazioni
dei sette paesi più industrializzati della terra, più la Russia di
Putin. E, sempre dentro questo perimetro, saranno creati gli alloggi e
la gigantesca sala stampa.
Le indicazioni del governo molto chiare: «Si tratta di un evento
capace di determinare l’attivazione di investimenti infrastrutturali
ed effetti espansivi sulla capacità ricettiva dell’arcipelago, da
destinare allo sviluppo economico dell’area, in particolare nel
settore turistico».
In parole povere, significa che tutto quanto sarà progettato dovrà
essere concepito per essere convertito per il “dopo-G8”. E la
vocazione è esplicita: il turismo. E proprio in quello che sarà il
cuore del vertice diventerà l’anima del nuovo sviluppo. L’Arsenale è
infatti destinato a diventare un polo cantieristico di livello
internazionale per la nautica. Dopo la caduta di una cordata
italo-francese e il passo indietro di Tom Barrack, c’è il principe
ismaelita Karim Aga Khan in pole-position per investire nell’area
dell’Arsenale. Ma c’è un outsider fortissimo. Si tratta
dell’imprenditore italiano, naturalizzato svizzero, Ernesto Bertarelli,
il potente patron di Alinghi. E qualcuno nell’arcipelago comincia a
respirare un po’ di clima dell’America’s Cup. Non è infatti un segreto
che Bertarelli avesse pensato molto seriamente alla Maddalena per la
regata più importante del mondo, ma le autorità militari Usa avrebbero
discretamente fatto capire che la cosa non era gradita. E così si optò
per Valencia.
LE DEROGHE. Il fiume di finanziamenti per il G-8 si aggiunge a
un capitale di risorse già notevole. Le procedure commissariali, però,
mettono il turbo anche a questi progetti, aprendo i varchi delle
deroghe. Unico limite: non si potrà andare oltre le norme europee. Ma
si apre anche una sorta di gioco di domino, dove il trasferimento di
strutture da dismettere, porta a una trasformazione delle aree
liberate. Insomma, si arriva a un ridisegno globale di tutta La
Maddalena. Per esempio: lo spostamento del porto commerciale (forse a
Padule) o la creazione della nuova cittadella dello sport a
Giardinelli, che implicitamente consentirà la creazione del grande
parcheggio urbano e di un centro-servizi.
Poi c’è il capitolo degli alberghi. L’intesa con la Regione per l’ok
alla creazione dei “cinque stelle” e la riqualificazione delle
strutture esistenti è ormai vicina. Proprio la settimana scorsa,
infatti, è arrivata dall’assessorato all’Urbanistica la richiesta di
integrazioni ai progetti che, nell’ottobre scorso, hanno superato “con
riserva” le forche caudine del tavolo tecnico all’assessorato
regionale all’Urbanistica.
Si sta parlando della spina dorsale di un futuro fondato sul turismo
di qualità. Ecco la mappa dei progetti.
Immobiliare Lombarda spa. La società, capofila nel settore edilizio
del costruttore siciliano Salvatore Ligresti, ha rilevato dalla Seis,
controllata del colosso Impregilo, il villaggio di Trinità,
conosciuto anche come «il villaggio degli americani». Da questo
complesso, costituito da 134 villette per un totale di 60 mila metri
cubi, l’Impregilo incassava circa due milioni e mezzo di euro l’anno.
Ligresti ha messo sul tavolo 13 milioni di euro e ha comprato. Il
progetto presentato prevede la realizzazione di due strutture
alberghiere di lusso e la riqualificazione delle unità abitative
esistenti. C’è però un problema da superare: le cubature. Dovranno
essere diminuite sensibilmente.
LA SCELTA DEGLI HOTEL. Un altro progetto che, con qualche
aggiustamento, potrebbe avere l’ok è quello della ristrutturazione
dell’Hotel Cala Lunga. Si tratta di un investimento da venti milioni
di euro per la costruzione di un porticciolo a Porto Massimo e per la
riqualificazione di un albergo di 74 stanze costruito negli anni
Settanta.
Il progetto è stato presentato dalla Sviluppo Vacanze spa,
controllata dall’imprenditore Davide Cincotti (produzione e
distribuzione di packaging industriale). Al termine dell’intervento,
la struttura verrà ribattezzata Luxori Yachting resort Porto Massimo.
Cura dimagrante in termini di metri cubi anche per il Club Med, che
vuole realizzare un cinque stelle superlusso, destinato a diventare il
fiore all’occhiello del colosso del turismo. Si parla di un
investimento che potrebbe arrivare addirittura a 35 milioni di euro.
Anche il Touring Club sembra abbia ragionato oltre il tetto massimo
della cubatura consentita e dovrà perciò ridimensionare il progetto.
Ma, con un adeguamento agli standard richiesti, per il complesso di
Abbatoggia non dovrebbero esserci problemi.
Nessun problema, invece, per il “cinque stelle” che dovrebbe nascere
dal Compendio Mordini, dove la Us Navy aveva fissato il suo quartier
generale. La società della famiglia Serra pare abbia preventivato un
investimento che si aggira intorno agli otto milioni di euro.
Anche per quanto riguarda il progetto a Cala di Vela Marina,
nell’isola di Santo Stefano, sembra che i problemi siano davvero
pochi. Per l’albergo di lusso che la famiglia dell’ex sindaco
Pasqualino Serra vuole costruire sull’isola che la Difesa gli ha in
parte portato via e sulla quale il ministero ha rinnovato la servitù,
le obiezioni sono state infatti molto poche.
Poche difficoltà dovrebbe incontrare anche la ristrutturazione
dell’albergo Nido dell’Aquila. Un quattro stelle che, con un piccolo
stralcio, avrebbe la concessione. Nella stessa situazione si
troverebbe anche l’Hotel delle Isole, albergo urbano che si vuole
rimodulare per adeguarsi ai nuovi standard dell’offerta turistica
nell’arcipelago. E infine l’Acquario, nella zona Vaticano, dove
attualmente esiste un deposito per cavi telefonici sottomarini.
Difficile che passi invece l’intervento proposto nella zona
Crocetta-Puntiglione dalla società olbiese Isole Sarde srl. Un
progetto davvero ambizioso, ma che è sembrato da subito un po’ troppo
fuori dai confini del Ppr: un albergo cinque stelle di 25 mila metri
cubi, più 77 ville di lusso, per un totale di 50 mila metri cubi
complessivi. Insomma, un intervento globalmente di 75 mila metri cubi.
La società Isole Sarde srl propone anche la ristrutturazione e il
restauro della storica Villa Weber in favore del Comune come centro
culturale e per congressi. Gli ambientalisti avevano già manifestato i
propri dubbi, ma anche l’assessorato ha giudicato non accettabile i 50
mila metri cubi di edilizia residenziale.
Problemi anche per l’intervento proposto al Villaggio Piras.
Il sindaco Angelo Comiti è avaro di parole. «Siamo in un momento
molto delicato - dice -. Proprio ieri ero a Roma per partecipare a un
vertice con Bertolaso e il suo staff. Che dire, le cose stanno
cominciando a marciare».
Insomma, sembra proprio che per La Maddalena il domani sia adesso.
Piero Mannironi
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