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La Nuova Sardegna

 MERCOLEDÌ, 12 MARZO 2008

8 milioni per il porto turistico

   E’ difficile prevedere se il vertice G8 del 2009 cambierà la faccia della Terra. Di sicuro modificherà l’aspetto (e il cuore) della Maddalena. E lo farà subito. Perché nell’elenco degli interventi straordinari (e in deroga) per il “grande evento” entreranno almeno tre opere pubbliche attualmente bloccate: il porto turistico a Mangiavolpe, il nuovo depuratore e il super potabilizzatore.
 Vertice sul G8. Interventi milionari, con progetti esecutivi, ma bloccati dalla burocrazia (e dalle leggi, vedi la valutazione d’impatto ambientale). Il G8 batterà le ultime resistenze, fornendo una corsia preferenziale per la loro realizzazione. A mettere nero su bianco il via libera sarà Guido Bertolaso, il commissario straordinario del G8, con una prossima ordinanza di protezione civile. Ma le prime indicazioni sono arrivate ieri, durante un vertice segreto tenuto in Regione. Da Roma è arrivato Giacomo Aiello, avvocato dello Stato, consigliere giuridico di Bertolaso. Con lui, alcuni uomini dello staff di Palazzo Chigi.
 Ambiente e deroghe. Aiello aveva una missione: verificare tutto il possibile, dalla logistica alla legislazione regionale. Alla fine è tornato nella capitale con una mappa, molto precisa, dei provvedimenti da adottare per avviare l’apertura dei cantieri e delle leggi - eventualmente - da derogare. L’obiettivo tecnico-politico di Bertolaso e della sua squadra è quello di fare in modo che, una volta cominciati i lavori, non ci siano intoppi di nessuna natura. E dunque: tutti quelli che hanno competenze sulla Maddalena sono stati sentiti e lo saranno ancora nei prossimi giorni. Al vertice di Cagliari hanno partecipato il presidente della Regione Renato Soru (ma solo per una parte), i dirigenti degli assessorati regionali all’Urbanistica e all’Ambiente, i soprintendenti, il sindaco della Maddalena Angelo Comiti e uno dei progettisti del restyling, l’architetto Stefano Boeri.
 L’obiettivo strategico di Bertolaso, condiviso con Soru, è invece un altro: quello di fare tutto in fretta, sì, ma nel massimo rispetto dell’ambiente. Il G8 della Maddalena deve essere ecosostenibile, quindi tutti i lavori passeranno al vaglio della valutazione d’impatto. Una procedura di solito lunghissima, articolata in più fasi. L’unica deroga sarà questa: i termini per dire sì alle opere saranno ridottissimi. Bertolaso in questo caso si avvarrà dei suoi poteri straordinari, cercando di evitare di farlo per gli altri lavori, o di farne un uso quanto più limitato possibile. Una strada che dovrebbe evitare contrasti con le associazioni ambientaliste, già molto agitate: domenica alla Maddalena è previsto lo sbarco degli attivisti di Legambiente.
 Aiello si è fatto spiegare dai dirigenti regionali quali sono le leggi in materia urbanistica e ambientale: un’infinità, nell’arcipelago. Il piano paesaggistico regionale, il piano del parco, le aree Sic e Zps, i vincoli demaniali e militari, quelli architettonici... Ha preso nota e ora Bertolaso potrà avere un quadro preciso dei poteri cui potrà ricorrere.
 Le opere pubbliche. Ma il vero colpo grosso è quello del Comune. L’obiettivo politico e sociale del sindaco Comiti è quello di far aprire i cantieri insieme, «per concentrare i disagi in un ristretto lasso di tempo», ma soprattutto di portare a casa tutto quello che serve alla Maddalena, G8 a parte. Missione compiuta. L’isola avrà un nuovo fronte-mare, tutto turistico. Nell’elenco delle opere con procedura accelerata di Bertolaso, entra il porto di Mangiavolpe, accanto a Cala Gavetta. I tecnici di Palazzo Chigi ne hanno discusso con l’assessore regionale ai Lavori pubblici Carlo Mannoni. A disposizione la Regione metterà 8 milioni, uno in più del precedente finanziamento. Ci sarà la valutazione d’impatto ambientale rapida, quella che il sindaco chiederà anche per gli altri due lotti del porto di Cala Balbiano (i lavori per il primo lotto sono partiti proprio in questi giorni). La Maddalena, prima del G8, avrà un unico, grande porto. In attesa della decisione sulla dislocazione di quello commerciale. Sarà un grande biglietto da visita verso il mondo.
 Ma per il “grande evento” serve anche la sostanza. E così Comiti, accompagnato dal dirigente dell’area tecnica Pasquale Russo, è riuscito a far inserire nella lista di Bertolaso anche il depuratore e il potabilizzatore. Il primo ha un progetto esecutivo e un finanziamento, da 12 milioni di euro, ma è bloccato dentro la grande macchina di Abbanoa. Il G8 gli darà vita immediatamente: è un intervento che permetterà all’isola di recuperare i reflui per utilizzarli per usi irrigui o nella lotta agli incendi. Il potabilizzatore, con un finanziamento da 1 milione di euro, è paralizzato da tempo, ma adesso aumenterà la sua capacità, passando da 65 a 85 litri d’acqua trattati al secondo. Collegato alla diga di Puzzoni, sarà una validissima alternativa per l’approvvigionamento idrico della Maddalena in caso di siccità.

GUIDO PIGA


Il ministro Parisi conferma: salvi i posti degli ex dipendenti

L’impegno del ministro della Difesa Arturo Parisi per il reimpiego del personale civile dell’Arsenale della Maddalena (143 dipendenti) è stato ribadito ieri durante un incontro con i sindacati, tenuto a Roma. La proposta è quella di ricollocare subito, nell’isola, 98 lavoratori, prima che partano i lavori per il G8. Per gli altri 45, invece, ci sarebbe un’occupazione spalmata in altri uffici della provincia. Una scelta inacettabile, per i sindacati territoriali.
 «La riunione è stata finalizzata - si legge in un comunicato congiunto ministero-sindacati - affrontare, con il coinvolgimento delle parti sociali, la problematica della ricollocazione reimpiego dei dipendenti civili dell’Arsenale della Maddalena, in vista del G8. Nel corso dell’incontro cumento diramato agli orgasi è dato conto dell’istruttoria già svolta dal dicastero e si è confermato il prioritario interesse del ministro nonché l’impegno per individuare ogni utile percorso praticabile ai fini di una opportuna collocazione di tutti i dipendenti interessati. L’amministrazione della Difesa e i sindacati hanno «convenuto che tale ipotesi costituisce il punto di partenza per avviare, nel solco del memorandum d’intesa sottoscritto il 3 luglio 2007 con il sottosegretario delegato, il previsto confronto in sede locale».
 Ma, al di là dell’ufficialità, c’è molta molta delusione fra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali territoriali. La volontà del ministero è infatti quella di ricollocare da subito 98 lavoratori dell’ex Arsenale nelle altre strutture del ministero della Difesa presenti alla Maddalena. Gli altri 45 lavoratori potrebbero essere collocati nel territorio provinciale o, meglio ancora, nelle procure di Sassari, Tempio Nuoro e Porto Torres. «Questa condizione - ha detto Gaetano Pedroni della Cisl - è inaccettabile, perché noi puntiamo alla ricollocazione di tutti i lavoratori, nessuno escluso. L’offerta del ministero la si può considerare solo un passo iniziale, ma da estendere». Il prossimo appuntamento è un tavolo tecnico di trattativa che sarà aperto alla Maddalena la prossima settimana. Per il 26 marzo, invece, è stato programmato un altro incontro al ministero della Difesa. «Lì - chiariscono i sindacati - si farà una valutazione dell’accordo che si raggiungerà (se si raggiunge) a livello periferico».
 Nel frattempo, lo sciopero dei lavoratori dell’ex Arsenale è stato sospeso: si farà il 28 marzo, qualora due giorni prima a Roma l’intesa non dovesse arrivare. «Se ci riterremo insoddisfatti - conclude Pedroni - inizieremo una lotta ancora più convinta in tutte le forme a partire dal 1° aprile, giorno dell’inizio dei lavori per il G8». Non meno polemico è Lorenzo De Rosa della Uil: «Il ministero della Difesa può fare di più. Non accettiamo la proposta di spalmare il personale fuori dalla Maddalena».
 Anna Rosa Perrone, della Cgil, è più ottimista: «C’è una base di partenza su cui bisogna lavorare molto. La strada che dobbiamo percorrere è irta di difficoltà, ma pensiamo che dopo l’incontro del 26 a Roma si possa capire meglio la situazione. La loro proposta la consideriamo come una base di partenza con la speranza che da quel punto si possa riaprire il discorso che sempre abbiamo sostenuto e cioè che da una rivisitazione delle tabelle organiche, dalla funzioni retribuite al personale militare può essere recuperata la possibilità dell’inserimento in gran parte del nostro personale».

Andrea Nieddu
 

 

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