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DOMENICA, 07 MARZO 2010
Bonifiche in mare, indagini del Ros a
caccia d’illeciti
Il risanamento da completare alla Maddalena
Che cosa cambia di fronte ai nuovi dati dell’Ispra

LA MADDALENA. I carabinieri del Ros hanno già scavato tra le macerie
del G8. Per mesi. Ma dai primi accertamenti sulle bonifiche, costate sino a oggi
31 milioni allo Stato e alla Regione, non sono emerse accuse specifiche. E
neanche spunti inediti d’indagine. Almeno stando a quanto è trapelato finora.
L’inchiesta comunque prosegue. Anche dopo le recentissime anticipazioni dell’Ispra,
l’Istituto per la protezione ambientale.
Grazie a una serie di riscontri tecnici, nelle ultime ore, sono emerse infatti
novità non positive per La Maddalena: il risanamento nell’ex arsenale militare,
dato per scontato da fonti governative, non è concluso. Anzi, dovrà proseguire
in un ampio tratto di mare davanti al Main Conference. Perché i dati
d’inquinamento da idrocarburi e altri veleni continuano a essere tutt’altro che
tranquillizzanti: in qualche punto dove sono stati fatti i carotaggi si sono
rilevati livelli e concentrazioni di metalli superiori a quelli riscontrati
quasi due anni fa, al momento dei primi controlli sullo stato del sito in
origine destinato al summit.
Verifiche. È tuttavia utile capire su quali aspetti si è concentrata
l’attenzione dei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale. A far
drizzare le antenne degli investigatori, nel febbraio 2009, è un colloquio
intercettato tra due persone interessate ai cantieri della Maddalena. Una
conversazione da cui gli inquirenti prendono spunto per ricostruire il ruolo
parziale svolto nelle operazioni di risanamento da una impresa che
nell’inchiesta compare altre volte.
Dossier. Scrivono i militari ai magistrati: «Le demolizioni dei
manufatti e la bonifica dei materiali nell’arsenale sono stati affidati, allo
stato degli atti non si conosce con quale procedura, alla Cogecal srl, con sede
in Roma via Chiesina Uzzanese 11, di cui è socio e amministratore unico Roberto
Calcabrini, nato a Roma il 12.05.1967. Il quale, oltre a essere cugino di Dino
Anemone, padre dei fratelli Diego e Daniele (entrambi indagati, ndr), per come
emerge dall’indagini, è di fatto un dipendente del gruppo Anemone». Per provare
quanto sostiene, il Ros fornisce quindi una serie di elementi e riscontri.
Reportage. In precedenza, dopo la pubblicazione di un articolo del
giornalista dell’«Espresso» Fabrizio Gatti, alla vigilia del Natale 2008 Angelo
Balducci (che qualche settimana è finito in carcere) aveva scritto al capo della
Protezione civile. Lo scopo? Smentire parecchi fatti che i carabinieri a quei
tempi avevano già acquisito come veri, e quindi non suscettibili di
aggiustamenti.
Precisazioni. Sempre grazie alle intercettazioni i militari si sono in
effetti resi conto in quale ginepraio si svolgono fin da allora i lavori alla
Maddalena. Non a caso allegano agli atti giudiziari la lettera a Guido
Bertolaso. Lettera nella quale Balducci un anno e mezzo fa dà per sicuro e
completato il risanamento nella superficie attorno alla zona dove avrebbe dovuto
svolgersi il vertice.
«Il piano di caratterizzazione delle bonifiche terrestri riguardante l’area
citata e il relativo progetto di bonifica sono stati presentati e approvati
nelle sedute di Conferenze di servizio del 12 luglio, 8 agosto, 28 novembre, 19
dicembre dell’anno in corso - scriveva il presidente del Consiglio dei lavori
pubblici - I materiali classificati come rifiuti speciali da smaltire sono stati
trasportati nelle discariche di Sassari, Nuoro, Cagliari, Torino, Milano, a
seconda dei codici Cer attribuiti a seguito di analisi condotte di concerto con
gli Enti preposti al controllo (Asl, Ispesl, Provincia e Regione). I rifiuti
contenenti amianto, con specifiche lavorazioni dal piano approvato, sono stati
trasportati esclusivamente nelle discariche di Torino e Milano. Nessun residuo
con amianto è stato smaltito in Sardegna in quanto, in tutta la regione, non
esiste impianto dedicato all’amianto. Nella discarica di Bolotana sono stati
trasportati rifiuti non pericolosi». Niente viene detto, invece, delle
operazioni in mare, oggi rivelatesi inadeguate, forse anche per via di
consolidamenti non eseguiti in maniera efficace a monte.
Intercettazioni. Nei faldoni dell’inchiesta, sempre a proposito del
risanamento ambientale, compare la registrazione di un colloquio telefonico. La
conversazione si svolge tra Fabio De Santis e il cognato di Bertolaso, Francesco
Piermarini, 52 anni, ingegnere, definito specialista in lavori del genere.
Quest’ultimo, dalla Maddalena, chiede spiegazioni al suo interlocutore, uno dei
funzionari della struttura di missione, su una fattura «dei sommozzatori della
Sige che avevano fatto la bonifica ordigni bellici». Ricevute rassicurazioni per
il rapido sblocco dei pagamenti alla società, Piermarini comunica poi di essere
tornato di recente a Roma per concordare con Bertolaso le parti conclusive dei
lavori. Piermarini:... e stiamo definendo... perché forse riusciamo a
farli scaricare con i fondi del ministero dell’Ambiente.. una buona parte del
costo nella bonifica. De Santis:... meno male. Piermarini:...
quindi recuperare un po’ stiamo lavorando su questo punto. De Santis:...
meno male meno male... allora mo’ mi informo... ciao Francesco». Sono le 10 e un
quarto del 5 agosto 2008. Sedici mesi più tardi Fabio De Santis verrà arrestato
per corruzione. E certamente non per questo colloquio sul versante penale. Un
colloquio da cui risulta però che il capo della Protezione civile seguiva in
prima persona, passo dopo passo, le operazioni di risanamento nei cantieri per
il G8 nell’arcipelago sardo.
Pier Giorgio Pinna
Fonte: "La Nuova Sardegna" |