MERCOLEDÌ, 19 MARZO 2008
Imprenditori
in campo

Slitta la prima riunione della Commissione di Indirizzo sul G8,
programmata per oggi alla Maddalena. Motivi tecnici, è la spiegazione
ufficiale. Si tratta comunque di un rinvio breve, sembra di una decina di
giorni. Ma il presidente della Regione Renato Soru non ha cambiato la sua
agenda e stamane sarà nell’arcipelago per incontrare il consiglio comunale
in questa fase delicatissima della transizione da un’economia assistita,
all’ombra dei militari, a una condizione radicalmente diversa, fondata su
un progetto di turismo sostenibile. Intanto, irrompe sulla scena un fatto
nuovo che fa già discutere: l’appello di un gruppo di imprenditori
maddalenini. Inizitiva forte, di grande impatto: acquistare uno spazio
pubblicitario sulla Nuova Sardegna e uno sul Corriere della Sera per dire
che ci sono e che vogliono contare nel processo di trasformazione della
Maddalena.
Promotori dell’iniziativa, 250 tra imprenditori, commerianti e
professionisti maddalenini riuniti in una società per azioni, la La
Maddalena spa. Gli interlocutori di questo appello-denuncia sono invece il
commissario straordinario per l’organizzazione del G8 Guido Bertolaso e il
presidente della Regione Renato Soru. Questo perché il summit degli otto
grandi della terra è diventato il grimaldello per un’operazione di
trasformazione radicale dell’arcipelago. Per l’ex premier Romano Prodi era
il sistema più efficace per dirottare ingenti risorse sulla Maddalena.
Ma contemporaneamente, avere anche a disposizione procedure veloci e
semplificate per materializzare i progetti in cantieri e poi in strutture
intorno alle quali far crescere il futuro dell’arcipelago. Un futuro nel
quale il turismo sostenibile sarà la colonna vertebrale e che metterà in
moto imprese ecocompatibili e di supporto, come la cantieristica per la
nautica da diporto, l’offerta di servizi avanzati e lo sfruttamento
intelligente di un patrimonio culturale e storico semplicemente
straordinario.
Bertolaso e Soru, dunque, sono gli interlocutori degli imprenditori
maddalenini per il loro ruolo strategico in questa operazione nella quale
finalmente non ci sarà spazio per sommergibili a propulsione nucleare o
missili da crociera.
Pinuccio Farina, imprenditore che tra i primi ha capito che il “goodbye”
della Us Navy avrebbe rappresentato un cambiamento epocale per La
Maddalena, è tra i promotori della società con un Dna tutto isolano e
ispiratore dell’appello-denuncia comparso in questi giorni sui due
quotidiani. Lui, che per decenni ha ospitato nel compendio Mordini il
quartier generale della Marina americana, è stato tra i primi a capire che
quella che era oggettivamente una perdita poteva diventare un’opportunità.
E così si è rimboccato le maniche e ha presentato un progetto per
trasformare quella struttura, diventata simbolo della presenza militare
Usa nell’arcipelago, in un albergo a cinque stelle. Otto milioni di euro
di investimento e un parere già positivo da parte della Regione. Con lui,
nella Maddalena Spa, ci sono imprenditori edili come Mario Mela e come
Domenico Orecchioni, specializzato nel settore dell’elettricità. «Ma con
noi ci sono anche decine e decine di imprenditori, commercianti,
professionisti e semplici cittadini che vogliono partecipare a questa
operazione di cambiamento» dice Farina. Ma perché ricorrere a
un’iniziativa clamorosa come quella di comprare uno spazio pubblicitario
sui giornali per far conoscere le proprie ragioni?
«Perché ci siamo sentiti sistematicamente ignorati» dice Farina. E
ancora: «Poi non vogliamo che non ci siano equivoci: noi non siamo in
concorrenza con le grandi imprese che lavoreranno qui. Rivendichiamo
semplicemente un nostro spazio e ci poniamo in una posizione complementare
con quei gruppi forti, come Bertarelli, Barrack, l’Aga Khan e Ligresti,
che qui nell’arcipelago sembrano intenzionati a fare investimenti
consistenti. Nel senso che possiamo essere per loro anche dei buoni
partner, lavorare al loro fianco. Sia ben chiaro: alla Maddalena non c’è
solo chi non sa guardare oltre un’economia assistita, c’è anche chi non
teme l’innovazione e vuole anche rischiare di suo».
Colpisce l’elevato numero degli azionisti, ben 250. «Ma potevano essere
molti di più - continua Farina -. Se dovessimo riaprire le sottoscrizioni,
sono sicuro infatti che potremmo arrivare entro la fine del mese a 500 e
forse addirittura a mille soci».
Pinuccio Farina cerca poi di cancellare l’impressione che dietro
l’iniziativa della Maddalena spa ci siano spunti polemici o ricerca di
conflitto: «Non so chi o che cosa freni la nostra iniziativa che finora
fatica ad affermarsi. Quello che so è che ora nessuno potrà dire che non
sapeva, nessuno potrà dire che La Maddalena non ha messo sul tavolo di
questa rivoluzione economica, ma anche sociale e culturale, intelligenza,
volontà e risorse. Voglio essere franco fino in fondo: ciò che non
possiamo tollerare è che progetti e imprese vengano da fuori e che fuori
vadano poi anche i guadagni, cioé la ricchezza che qui verrà prodotta».
PIERO MANNIRONI
Le radici del malessere
La
contestazione a Legambiente di domenica scorsa è il termometro di un clima
di diffusa inquietudine. Un groviglio oscuro di sentimenti fatto di
rabbia, diffidenza e paura. Comprensibile. Il nodo del problema è
soprattutto nella diversa velocità con la quale si è mosso il processo di
smantellamento della base della Us Navy e dell’Arsenale della Marina
italiana e la costruzione di un percorso tecnico-burocratico per dare un
paracadute ai lavoratori legati a queste realtà.
La spinta impressa dalla politica ha infatti spesso dovuto fare i conti
con i freni della burocrazia e con alcuni difficili snodi tecnici. Ma
anche di alcune resistenze istituzionali. Come quella, perché no? della
Marina militare.
Oggi il presidente della Regione Renato Soru sarà nell’arcipelago, dove
incontrerà la giunta e il consiglio comunale della Maddalena. Il previsto
primo vertice della Commissione di indirizzo - un organismo del G8 - è
slittato di qualche giorno, ma il governatore non ha voluto mancare
all’appuntamento con la giunta e il consiglio comunale della Maddalena.
Sarà perciò un momento politicamente importante, perché consentirà di fare
il punto sulla situazione. E verosimilmente sarà affrontato anche il
problema dei quasi quattrocento lavoratori che, in questo scenario in
continua evoluzione, non hanno ancora in tasca una garanzia certa per il
proprio futuro.
Facendo un rapido screening della situazione, è forse giusto partire da
quelli che, in questo terremoto economico e sociale, sono stati definiti i
“figli di un dio minore”, cioé i circa cento lavoratori delle imprese
esterne alla base della Us Navy. Il ricorso agli ammortizzatori sociali
per tamponare il disagio della perdita del lavoro è ovviamente una
condizione transitoria e a tempo determinato, in attesa che con il G8 e la
riconversione economica possano essere rapidamente riassorbiti nel mercato
del lavoro.
Grazie all’accordo tra Provincia e Regione, i lavoratori riceveranno per
tutto il 2008 un sostegno economico che potrebbe essere esteso anche
all’anno successivo. L’accordo, come si ricorderà, era indispensabile per
trovare una deroga alla legge che prevede gli ammortizzatori sociali solo
per le imprese più grandi. Nel caso della Maddalena tutte le aziende che
lavoravano intorno alla base avevano infatti meno di 15 dipendenti.
A beneficiare della cassa integrazione saranno la Fanciulli e la Esseti,
undici dipendenti, e i cinque lavoratori dell’Imprevir. Alla lista vanno
aggiunte altre micro imprese per arrivare a un totale di cinquanta
lavoratori. Per completare il quadro, mancano i trenta addetti della Gemmo
impianti. Ma anche per loro è prevista la cassa integrazione ordinaria.
Poi ci sono gli ex dipendenti della Us Navy. Circa 140. Per loro
l’emendamento alla Finanziaria proposto dal senatore Gianni Nieddu ha
consentito di mettere da parte una copertura finanziaria di 21 milioni di
euro da spalmare nel triennio 2008-2010. Il 28 di questo mese, però, scade
il termine per il decreto attuativo. Per questi lavoratori è previsto un
assorbimento nei ranghi della pubblica amministrazione. Dai sindacati
arriva in questi giorni la richiesta di approfittare della grande
opportunità del G8 per accelerare i tempi di ingresso in enti e uffici i
cui organici sono attualmente carenti.
C’è poi il capitolo dei 143 ex dipendenti dell’Arsenale. Qui il primo a
essere chiamato in causa è ovviamente il ministero della Difesa, che
avrebbe dovuto farsi carico della ricollocazione di questi lavoratori. Ma
il percorso è stato finora molto faticoso. Troppo. Tra conferenze di
servizio e vertici politico-istituzionali si è arrivati comunque ad avere
la garanzia che 98 lavoratori dovrebbero essere ricollocati negli uffici
della Marina, alla Maddalena. Parola del ministro Parisi.
Gli altri 45, invece, dovrebbero emigrare verso altri uffici della
provincia.
Una soluzione che non accontenta i sindacati, ma i margini di trattativa
ci sono ancora e sarà molto importante l’incontro programmato per
mercoledì prossimo a Roma.
Legambiente: «C’è stata una
strumentalizzazione» Una battaglia verde macchiata dai colori
della politica. Legambiente rivendica la bontà del passaggio della Goletta
nell’arcipelago e accusa i politici di aver strumentalizzato la protesta
degli ex dipendenti della base Usa. Domenica mattina l’imbarcazione
dell’associazione ecologista doveva attraccare nell’isola per festeggiare
l’addio dei militari americani. Un centinaio di persone ne hanno impedito
l’ormeggio. Un muro di rabbia ha respinto il presidente regionale di
Legambiente, Vincenzo Tiana. «Un’azione intimidatoria - accusa
l’associazione -. La contestazione ha avuto toni illiberali. Un gruppo di
persone ha aggredito una pacifica manifestazione con cui volevamo dare un
segno di solidarietà all’isola. Volevamo festeggiare la chiusura della
base Usa e non mancare di rispetto ai lavoratori». Legambiente dice di
capire il malcontento degli ex dipendenti Usa e punta il dito contro la
politica. «Sulle sacrosante ragioni dei lavoratori - prosegue Legambiente
- si è innestata la strumentalizzazione dei politici locali, impegnati in
una guerra contro la Regione». Legambiente non nega la soddisfazione per
lo smantellamento della base Usa, considerata una zavorra per il futuro
turistico dell’isola. Ma chiede più attenzione nella costruzione di una
economia alternativa. «Bisogna evitare di creare uno sviluppo precario,
dipendente da soggetti esterni - conclude Legambiente -. Diciamo poi no
all’ennesimo incontro di coloro che pretendono di governare il mondo. In
alternativa abbiamo proposto a Federparchi di organizzare una sorta di G8
dei parchi».
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