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VENERDÌ, 23 LUGLIO 2010

NUOVA INCHIESTA:
La Corte dei conti indaga sulle spese per le bonifiche

Verifica del Noe di Sassari sui milioni spesi per il disinquinamento. I carabinieri sono stati incaricati di cercare riscontri sulla compatibilità dei lavori svolti

LA MADDALENA. Si apre un altro clamoroso capitolo sulle bonifiche nell’ex arsenale dopo lo scandalo Formato G8: la Corte dei conti ha incaricato i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di verificare se le decine di milioni spesi finora siano compatibili con i lavori svolti realmente. Per questo motivo, ma anche per accertare lo stato dei luoghi - come disposto dalla Procura di Tempio - dalla prossima settimana i sommozzatori dell’A rma effettueranno una serie d’immersioni. Setacciando l’area di sei ettari ancora contaminata dinanzi al Main Conference, e non solo.

Le verifiche arrivano sulla scia di avvenimenti sempre più incalzanti avvenuti negli ultimi mesi. Innanzitutto, il 10 febbraio, le prime notizie pubbliche sull’inchiesta partita dalla Toscana, con gli arresti per corruzione in una catena di Grandi opere (dalla Maddalena agli impianti per i campionati di nuoto a Roma, dalla ricostruzione post terremoto in Abruzzo alla Scuola per marescialli dei carabinieri a Firenze). Ecco i fatti nella loro successione. In carcere finiscono gli appartenenti alla cricca della Ferratella. Gli accusati sono il costruttore romano Diego Anemone, nell’arcipelago sardo responsabile di una delle società incaricate del maxi-risanamento ambientale e della ricostruzione del complesso ora affidato alla Mita Resort, poi il presidente del Consiglio dei lavori pubblici, Angelo Balducci, chiamato a vigilare su quest’attività in vista del summit tra i Grandi della Terra, e infine i funzionari statali Mauro Della Giovampaola e Fabrizio De Santis, entrambi ingegneri come Balducci, e anche loro incaricati di seguire le opere nell’arcipelago sardo. Ben presto l’inchiesta si estende coinvolgendo magistrati, imprenditori, professionisti. Con competenze processuali che in parte si spostano a Perugia e a Roma.


La bufera giudiziaria investe anche il ministro Scajola, costretto alle dimissioni, e Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, incaricata dalla presidenza del Consiglio di coordinare l’intera attività alla Maddalena. Con un blitz che scavalca le consuete procedure d’assegnazione degli appalti e aggira le normali regole a causa dell’urgenza dovuta alla preparazione del G8. Ancora oggi alla Maddalena molti ricordano che della contaminazione nell’ex arsenale si è occupato anche il cognato di Bertolaso, Francesco Piermarini, da lui definito «esperto in bonifiche», ma poi rivelatosi un tecnico del settore amministrativo. Dalle stesse indagini scaturiscono irregolarità nelle assunzioni degli operai, sfruttamento della manodopera, capolarato nei cantieri e un altro lunghissimo elenco d’imputazioni differenti.

Nel frattempo comincia il balletto dei numeri e delle cifre. Di sicuro, nell’ex arsenale si sono già spesi oltre 300 milioni. E 31 milioni - dice il governo - per quel primo risanamento, definito «esemplare» dal sottosegretario Pizza, nell’area di Moneta. Ufficialmente dato per esaurito già nel 2008-2009, ora necessita invece di pesanti integrazioni. Ma i milioni diventano 72 se si aggiungono quelli destinati al riassetto delle darsene nel porto arcipelago della Maddalena. Ora la Corte dei conti parla di 51 milioni. E chiede ai carabinieri del Noe di Sassari, comandati dal capitato Umberto Rivetti, che già operano su direttive della Procura di Tempio, opportuni riscontri.

Se la cricca è ritenuta responsabile di aver fatto ampiamente la cresta su questi e altri lavori, va ricordato come di recente i giudici amministrativi fossero già intervenuti per bloccare il sistema basato sulle continue emergenze avallato da Palazzo Chigi. E precisamente quando avevano escluso che il Vuitton Trophy, in quanto semplice regata, tra maggio e giugno scorsi potesse rientrare tra le competenze di Bertolaso. Fatto che aveva indotto a una rapida retromarcia, all’affidamento dell’organizzazione alla giunta regionale, allo stanziamento di 2,3 milioni per la competizione internazionale. Ma che aveva a sua volta suscitato un’a ltra polemica perché l’opposizione parlamentare aveva dimostrato che quei soldi, con una partita di giro che si è solo promesso di ripianare, erano stati sottratti alle bonifiche del Sulcis.

Intanto alla Maddalena, come ha confermato l’altro ieri lo stesso Bertolaso in Parlamento, c’è l’urgenza di completare il risanamento a mare nei 60mila metri quadrati dell’ex arsenale. E non si placano le bagarre sulle altre opere lasciate a metà dopo il G8 mancato: dagli stop alla sdemanializzazione di una quantità di beni della Marina italiana ai ritardi negli interventi su rete fognaria e depurazioni. E così, dopo i vigili del fuoco incaricati la scorsa settimana dalla Protezione civile di scandagliare le acque davanti al Main Conference e di prelevare una serie di campioni per documentare i livelli d’inquinamento già accertati da Ispra e Arpas, ora alla Maddalena arriva il gruppo sommozzatori dei carabinieri di Cagliari. Chissà che sia la volta buona: almeno per cominciare a vedere meglio in quelle acque ancora contaminate da arsenico, amianto, idrocarburi e metalli pesanti.

GIANNI BAZZONI

PIER GIORGIO PINNA

Fonte: "La Nuova Sardegna"

 

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