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MARTEDÌ, 10 AGOSTO 2010 Invasione di barche a Mortorio: è scontro Confindustria-ambientalisti
Confindustria si schiera con i
turisti che violano il paradiso di Mortorio. Roberto Azzi,
rappresentante del settore nautico, chiede che la mappa dei
divieti sia rivista: "Siamo sensibili all’ambiente ma
salvaguardiamo i nostri interessi". Giuseppe Bonanno,
presidente del Parco: "È una legge dello Stato e va
rispettata"
di Luca Rojch
![]() «Mi chiedo come mai ci sia una così grande differenza tra il Parco e l'Area marina protetta di Tavolara. Noi che lavoriamo nel campo del turismo nautico siamo sensibili alle tematiche dell'ambiente - dice Azzi -, la salvaguardia del territorio è il nostro capitale. Rispettiamo le regole che tutelano l'ambiente e condanniamo chi si comporta in modo incivile. Mi chiedo perché l'Amp abbia punti di ormeggio, personale che sensibilizza i turisti, una sorveglianza attenta. All'interno del Parco non c'è nulla, a parte le zone di rispetto integrale, che, caso strano, sono le isole più lontane dalla Maddalena. La zonizzazione deve essere rivista. Si devono considerare non solo l'ambiente, ma anche la salvaguardia degli interessi delle aziende della nautica. Non si pu? credere che i turisti con le loro imbarcazioni continuino a scegliere la Sardegna se non è consentito di avvicinarsi alle isole. Preferiscono pagare un contributo di salvaguarda e poter godere delle bellezze di Mortorio. Chiedo al Parco un confronto con noi per creare una sinergia. Di nautica vivono in Gallura 740 imprese, 23 porti, oltre 2mila addetti, 6500 posti barca».
Un barone tra i capi dei rivoltosi in costume «Perché proibirla? Paghiamo» OLBIA. L’aria è da lord dei mari e non da pirati
pronti a fare rotta verso l’isola proibita. A guidare la rivolta
contro i vincoli del parco che blindano le isole davanti alla
Costa Smeralda sono due consorziati storici di Porto Rotondo.
Con casa e yacht nel borgo dei conti. «La zonizzazione del parco
è stata fatta senza criteri scientifici - dice il barone Antonio
Winspeare, in navigazione con il suo yacht in Grecia -. Non
capisco perché vietare l’accesso alle imbarcazioni in un’area in
cui nidificano i gabbiani. Io a Mortorio ci vado dal 1961. Certo
non in agosto quando si popola di cafoni. La legge che blinda
Mortorio e le altre isole è fatta male. È sbagliata. Ci sono
troppi divieti, troppe zone vietate, chiuse alla navigazione,
ora ho visto che hanno messo le boe rosse anche al Pevero e alla
Celvia. Finirà che la gente non verrà più da noi. Io mi sento
per metà sardo. E avviso i miei conterranei che in questo modo
perdiamo il turismo di qualità. Non possiamo solo tenere conto
dei nidi dei gabbiani e dei topi. Sono convinto che con meno
regole e meno burocrazia si tengono le coste più pulite e le
persone più felici». Così si protegge un patrimonio OLBIA. Accusati di essere talebani dell’ambientalismo i gestori del Parco si limitano ad applicare la legge dello Stato che ha istituito la zona protetta. Per legge almeno il 10 per cento del territorio deve essere destinato a zona di riserva integrale marina e terrestre. Sono state scelte le isole di Mortorio, Mortoriotto, Camere, Bisce, Li Nibani. Le più lontane dall’isola madre. I maligni sostengono che la mossa sia frutto di un atto di scaltrezza dei legislatori. I vincoli più rigidi sono stati imposti lontani dalla Maddalena. Ma chi difende la legge sottolinea il pregio di un arcipelago di isole incantate che si specchiano sulla Costa Smeralda. Valore inestimabile. Nelle zone di riserva integrale non ci si può avvicinare a più di 300 metri. Vietato l’accesso. Più o meno come accade nella spiaggia Rosa di Budelli, isola Piana e un tratto tra Razzoli e Santa Maria. Tutte zone in cui l’uomo non può mettere piede. Nelle altre aree ci si può fermare con le imbarcazioni a 250 metri dalla riva e poi avvicinarsi alla costa con mezzi a remi.
Fonte: "La Nuova Sardegna"
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